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The Darkness - Pinewood Smile
11/10/2017
( 959 letture )
Un fulmine sguaiato, glitterato e osceno si abbatté sulle terre del rock’n’roll quando, praticamente dal nulla, in un momento in cui crossover, nu e altre amenità spadroneggiavano nelle classifiche e nelle rotazioni di MTV, il comico e splendidamente anacronistico video di I Believe in a Thing Called Love dei The Darkness comparve sugli schermi. Un sound che sembrava scomparso e sepolto negli eccessi degli anni 80, un singer con un falsetto inconfondibile e una attitudine poco seria e scanzonata semplicemente non fecero prigionieri: 4 dischi di platino nella nativa Inghilterra e un disco d’oro negli USA, giusto per dare un’idea del fenomeno planetario creatosi attorno a Justin Hawkins e compari. La colossale sbornia di successo però fece perdere completamente la bussola al singer che fu costretto a lasciare la band dopo il secondo disco per disintossicarsi da cocaina e alcool, il gruppo si scioglie per fare ritorno sui palchi solo nel 2011. Da quel momento i The Darkness hanno ricominciato a fare quello che li ha resi grandi, nonostante il treno del successo interplanetario sembri passato, i quattro continuano a godere ancora di una buona popolarità frutto di un sound graffiante e un’immagine spassosamente contagiosa.

Nel 2017 arrivano al quinto disco con le buone sensazioni lasciate dal precedente Last of Our Kind, la ricetta non cambia di una virgola mantenendosi in equilibrio tra la pomposità dei Queen (a tal proposito, interessante sottolineare che il drummer Rufus Tiger Taylor sia il figlio di sua eccellenza Roger) e l’impatto rock’n’roll degli AC/DC in un mix che sulla carta sembra non avere senso, ma che nella pratica ha fatto la fortuna dei ragazzi. Il falsetto di Justin non è più lo stesso dei tempi d’oro, fiaccato dagli abusi, ma rimane uno dei tratti distintivi aggiungendo personalità alle canzoni insieme alla chitarra sferzante e agli arrangiamenti barocchi. Di Pinewood Smile la prima cosa che salta all’occhio, per la sua fantasmagorica bruttezza, è la copertina inguardabile da qualunque prospettiva la si voglia prendere. L’ascolto del disco invece lascia un po’ di amaro in bocca per un sound troppo secco e spoglio, privo delle cromature, sovraincisioni e volumi bombastici che ci si aspetta da un platter targato The Darkness, nonostante il nome di grido dietro alla consolle Adrian Bushby già al lavoro con Foo Fighters e Muse. Occasione mancata lato produzione, ma quello che conta è la qualità delle canzoni di Pinewood Smile e ci troviamo comunque di fronte ad alti e bassi.
In tipicissimo stile The Darkness l’opener e singolo All the Pretty Girls: riff coinvolgente, testo scanzonato e falsetto a secchiate, il refrain anche se è difficile da dimenticare manca della vera e propria zampata del fuoriclasse, che invece arriva nella sferzante critica al cinismo del music business contenuta in Solid Gold una vera perla di hard rock con un riff alla Angus che trascina tutto e tutti, costringendovi ad un headbanging forsennato, fino al ritornello corale che non fa prigionieri. La successiva Southern Trains colpisce con un lavoro di chitarra solido trascinato dal drumming incalzante, la linea vocale poteva essere migliore mentre il solo della sei corde esplode letteralmente nelle orecchie; purtroppo si passa poi alla ballatona ricca di melassa Why Don’t The Beautiful Cry? con una influenza funkeggiante poco convincente, ma in cui a splendere è l’ottimo solo di chitarra. Japanese Prisoner Of Love ha tutti gli ingredienti di una grande canzone dei The Darkness un riff modernissimo quasi alla Alter Bridge a cui si mescolano intermezzi operistici alla Queen in un turbine apparentemente insensato, che alla fine trova un suo perché; i ragazzi continuano positivamente con Lay Down With Me, Barbara leggera e sbarazzina, ma ricca di atmosfera e di influenze che la rendono di grande impatto. L’overdose di falsetti di I Wish I Was In Heaven e la solare Happiness non graffiano, accomunate da un arrangiamento troppo da pop song a stelle e strisce; finale a tinte southern nell’opener di Stampede of Love che prende fuoco con un refrain corale e una strana sfuriata punkeggiante in chiusura.

Nonostante le grandi aspettative verso una band che sembrava finalmente e faticosamente tornare verso i livelli qualitativi che l’avevano resa quel fulmine glitterato quasi quindici anni fa, Pinewood Smile non mantiene del tutto le promesse: la qualità è altalenante con circa metà delle tracce che lo compongono di alto livello e in continuità con il periodo d’oro, e almeno quattro episodi poco ispirati che fiaccano un ascolto altrimenti piacevole. L’idea di rivolgersi ad un produttore vicino alle nuove sonorità del rock non ha per nulla aiutato la causa, il lavoro seppur impeccabile dal punto di vista tecnico, non è quello giusto per questo sound. Il tour in compagnia dei Guns ci ha però mostrato una band in palla, ce li godiamo live e continuiamo ancora ad aspettare il grande ritorno dei The Darkness.



VOTO RECENSORE
66
VOTO LETTORI
72.11 su 9 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 18 Ottobre 2017, 14.31.47
5
Secondo me i due precedenti sono migliori, ma anche questo è un buon album. Rimangono una band divertentissima e con una sana, scanzonata attitudine rock'n'roll. 75 ci sta tutto. P.s.: Anche secondo me le bonus tracks meritano un ascolto, almeno un paio potevano essere incluse nell'edizione standard, vista anche la breve durata dell'album.
quaglio1987cc
Lunedì 16 Ottobre 2017, 14.48.50
4
Secondo me non è così male, certo è lontano dall'album di debutto ma un 70 c'è tutto! Molto bravo rufus alle pelli! Sono un gruppo da vedere live, molto divertenti e carismatici!
Tatore
Giovedì 12 Ottobre 2017, 16.58.43
3
Al momento 2 commenti e su posizioni totalmente opposte. È una vita che non li ascolto (ho i primi 2 album...in mp3), e adesso mi viene la curiosità solo per capire se veramente fa cagare o è veramente bellissimo
Metal Shock
Giovedì 12 Ottobre 2017, 5.18.39
2
Il primo album degli inglesi e` un piccolo classico, il secondo buono, poi dopo mille scazzi e la reunion hanno fatto album discreti, con alcune ottime songs, come nel precedene disco. Qui invece, copertina orribile a parte, siamo su un`altro pianeta. Album molto bello dove accanto a brani tipici della band come All the pretty girls e Solid rock, troviamo canzoni con all`interno cambi di ritmo, riff diversi e solos di chitarra magnifici. Una sirpresa!!! E la voce di Justin e` equilibrata e la preferisco adesso risoetto al debutto. L`innesto di Rufus ha dato una marcia in piu` al gruppo e si sente. Tra l`altro nelle bonus track ci sono Rack of glam e Seagulls che potevano stare nel disco bellissime. Album da 85.!! (Aspetto i soliti detrattori...Klostri dove sei???)
Master
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 20.50.58
1
Concordo con la recensione, anche per me un'occasione mancata. Purtroppo questo è secondo me il peggiore album dei The darkness...cmq piacevole, ma qualitativamente molto lontano dal precedente (per me bellissimo) "Last of our kind",
INFORMAZIONI
2017
Cooking Vinyl/Edel
Hard Rock
Tracklist
1. All The Pretty Girls
2. Buccaneers Of Hispaniola
3. Solid Gold
4. Southern Trains
5. Why Don’t The Beautiful Cry?
6. Japanese Prisoner Of Love
7. Lay Down With Me, Barbara
8. I Wish I Was In Heaven
9. Happiness
10. Stampede Of Love
Line Up
Justin Hawkins (Voce, Chitarra)
Dan Hawkins (Chitarra)
Frankie Poullain (Basso)
Rufus Tiger Taylor (Batteria)
 
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