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Mogwai - Come On Die Young
14/10/2017
( 440 letture )
Il tema della gioventù risulta, col senno di poi, chiaramente fondamentale per i primi Mogwai. D’altronde i nostri ai tempi di Mogwai Young Team e Come On Die Young erano poco più che ventenni. Ma che cos’era per loro la gioventù? Una terra di nessuno, ormai distante dalla spensieratezza infantile e tragicamente prossima all’età adulta, tanto figlia dell’attitudine punk (ancora viva sotto mentite spoglie) quanto vittima di un forte senso di desolazione verso il presente e il futuro della società.
Il volto di Dominic Aitchison sulla copertina di Come On Die Young incombe sull’ascoltatore, inquietandolo con un ghigno consapevole e dissoluto; la musica si è fatta più tranquilla rispetto al debutto, ma ancora non c’è quell’essenziale gusto per la melodia che subentrerà dal successivo Rock Action. La rabbia e la disperazione sono semplicemente mutate in malinconia e nostalgia, sentimenti più silenziosi ma comunque narrati da una band dalla grande forza comunicativa.

L’intro Punk Rock: è già una dichiarazione d’intenti. Un arpeggio di chitarra sostiene il campionamento di un’intervista a Iggy Pop nella quale, partendo dal significato e dalla percezione del termine ‘punk rock’, Iggy definisce ciò che la musica è in quanto tale: totale immersione in qualcosa che non dà piacere o dolore, che pur indefinito è la cosa più vera che ci sia, in certi momenti. Una filosofia adottata sin dal principio dal gruppo di Glasgow. Da qui è breve il passaggio alla titletrack Come On Die Young, alla voce effettata del leader Stuart Braithwaite, al post-rock che già nelle sue premesse è sul punto di perdere ogni speranza. I forti echi Slint della successiva Help Both Ways non aiutano, anzi traghettano ulteriormente l’ascoltatore verso la resa, ma non senza un certo grado di eroismo: arrendersi è nobile e non preclude l’assurda e necessaria ricerca di una qualche forma di felicità nell’esperienza umana, sebbene il titolo dell’opera possa lasciar intendere il contrario. Infatti il math rock di Kappa, che rievoca nuovamente gli autori del capolavoro Spiderland, è oscuro, ma evita di esplodere definitivamente, calcando in maniera quasi progressiva territori sempre più pericolosi senza però perdere mai il controllo del freno di sicurezza. I feedback e le interferenze non riescono a prendere il sopravvento (Year 2000 Non-Compliant Cardia) e con Waltz for Aidan si intravede uno spiraglio di positività. Chiaramente dedicato all’amico Aidan Moffat degli Arab Strap, questo “valzer” dalle armonie e dai toni delicati cerca di estraniare per un attimo la mente dell’ascoltatore, lasciandola alla fantasia e al sogno. Diventa chiaro il desiderio ultimo dei cinque musicisti, suggellato dal titolo del brano successivo: May Nothing But Happiness Come Through Your Door, un augurio desolato di felicità, sincero e realistico. Otto minuti e mezzo che riportano alla mente il precedente Young Team con duetti melanconici tra le chitarre, sospese tra basso e batteria, mentre la tastiera di Barry Burns ricorda la stupenda Tracy con quell’effetto angelico capace di aprire il cuore in due.

Il pianoforte di Oh! How the Dogs Stack Up introduce la seconda parte, anticipando i tre principali richiami al debutto datato 1997. Un immenso giro di basso apre Ex-Cowboy, aprendo le porte a un saliscendi emotivo nel quale la batteria di Martin Bulloch è libera di sbizzarrirsi, mentre Stuart e John Cummings creano legami indissolubili con le due sei corde. Il noise, sempre più presente, rafforza la sensazione di sconforto, parte fondamentale di tutto il lato B di Come On Die Young. La successiva Chocky è una lenta cavalcata decadente retta dal piano di Burns, che prima cita Trent Reznor con armonie dissonanti e poi accoglie gli altri strumenti con una melodia meravigliosa, capace di illudere l’ascoltatore con false speranze. Il brano è tanto reiterato e insostenibile che comincia ad essere sempre più forte e incontenibile l’impulso violento nei cinque membri dei Mogwai. Le chitarre di Christmas Steps raggiungono un livello tale di pessimismo che lo sfogo diventa inevitabile: math rock e distorsioni metal sopraggiungono a seguito di un crescendo memorabile, “chiamato” dal fenomenale basso di Aitchison. Progressive rock viscerale come non mai. Un violino (appena accennato in Ex-Cowboy) sancisce la fine del pezzo, apice assoluto dell’album. Chiude l’opera Punk Rock/Puff Daddy/Antichrist, un outro confuso tra campionamenti vari e i suoni inaspettati di un trombone, di un flauto, ma anche dell’arpeggio di chitarra che aveva aperto le danze, ora incaricato di chiuderle.

Dopo Mogwai Young Team, i nostri evitano di prendere la strada anarchica e quasi epica dei Godspeed You! Black Emperor facendo qualcosa che si ripeterà sempre nella loro carriera: aggiungere elementi nuovi alla propria proposta senza mai snaturarsi. Che siano più accessibili, più essenziali, più complessi o anche più pop, rimangono sempre i Mogwai. Come On Die Young è giustamente un caposaldo del post-rock, sia perché rappresenta una perfetta chiosa per gli anni ’90, un decennio di sfiducia sociale ed esistenziale, sia perché è un album che scava dentro a chi vi si abbandona, segnandolo indelebilmente nel profondo.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Black Meddle
Sabato 14 Ottobre 2017, 21.57.02
3
Tra i dischi di un gruppo magnifico, questo è il più magnifico. Dai, forse se la gioca con young team.
entropy
Sabato 14 Ottobre 2017, 15.31.21
2
Bellissimo cosi come tutti i primi album.
Michele "Axoras"
Sabato 14 Ottobre 2017, 13.48.38
1
Disco strepitoso e bella recensione, sono totalmente d'accordo. Un gruppo sensazionale che nei primi anni di vita ha sfornato cose totalmente avanti di anni rispetto a quello d'uscita.
INFORMAZIONI
1999
Cheikal Underground
Post Rock
Tracklist
1. Punk Rock:
2. Cody
3. Helps Both Ways
4. Year 2000 Non-Compliant Cardia
5. Kappa
6. Waltz for Aidan
7. May Nothing but Happiness Come Through Your Door
8. Oh! How the Dogs Stack Up
9. Ex-Cowboy
10. Chocky
11. Christmas Steps
12. Punk Rock/Puff Daddy/Antichrist
Line Up
Stuart Braithwaite (Chitarra, voce)
John Cummings (Chitarra)
Barry Burns (Piano, tastiere, chitarra, flauto)
Dominic Aitchison (Basso)
Martin Bulloch (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Richard Formby (Lap steel nella traccia 2)
Luke Sutherland (Violino)
Wayne Myers (Trombone nella traccia 12)
Dave Fridmann (Strumenti vari)
 
RECENSIONI
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