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Epica - Consign to Oblivion
14/10/2017
( 444 letture )
Everyone has to dance this dance like anyone
can’t break free of destiny


Funny Fact. Pare che tatuarsi le liriche degli Epica trovi un buon riscontro tra gli adepti del genere. Qualche tempo fa conobbi infatti una ragazza con la suddetta citazione sulla spalla, presa pari pari da Consign to Oblivion. Pensai fosse davvero kitsch. Non ho cambiato idea, ma approfondendo il lavoro della band, questa casuale conoscenza mi ha portato a scoprire un disco di ottimo valore.
Stiamo parlando di una delle formazioni symphonic metal più famose, arrivata con la sua musica a scalare classifiche lontane migliaia di chilometri e, contemporaneamente, insignita in patria del Buma Export Award 2016, riservato agli artisti olandesi più conosciuti all'estero.
Non potendo definire con precisione quale sia il capitolo più riuscito degli Epica, andiamo a descrivere uno dei più apprezzati.

Consign to Oblivion prende lo slancio da The Phantom Agony, debut del 2003, di esplicita matrice gothic e caratterizzato da una mestizia caliginosa che si rivela lontana dal successore. Da qui assecondare l'entusiasmo per il symphonic metal suscitato in precedenza dai Nightwish, è la mossa vincente su cui si basa anche Consign to Oblivion. Viene così rilegato in secondo piano il sound tetro e cupo degli esordi, per seguire la rotondità di un power-symphonic esplosivo e corposo, influenzato da death e prog, rievocante atmosfere ambient e colonne sonore. Detta così si possono temere delle forzature, tutto scorre invece piuttosto fluidamente, in un album che apre agli Epica un nuovo sentiero musicale ed è inoltre un concept. Che il gruppo costruisca la sua musica su radici concettuali non è una novità e sgrovigliare questi messaggi bene o male nascosti tra testo e pentagramma, dà sicuramente valore aggiunto a ogni composizione

L'artwork in copertina raffigura l'effige di una divinità maya a colori caldi e linee spigolose, introducendoci il tema esotico. La cultura maya, le sue tradizioni e la sua filosofia di vita, di grande rispetto per l'universo e profonda armonia con la natura sono infatti gli elementi portanti del concept di questo album costellato di brani luminosi e scenografici.
Solitamente non amo i preamboli, ma gli arrangiamenti orchestrali di Hunab K'u' (A New Age Down - Prologue) incontrano così bene il mio gusto per il fantasy che non posso non apprezzare i suoi movimenti ariosi tanto diversi da Adyta (The Neverending Embrace) del debut. Consign to Oblivion è fin da subito un'esplosione di luminosità e corpose ambientazioni sinfoniche. Dance of Fate lo dimostra per primo: strumenti metal e d'orchestra si incontrano su una ritmica cavalcante che ci conduce tra cori e campanelli alla voce di Simone. La stessa formazione corale, che, ormai si è capito, occupa un ruolo importante, canta perentoria in latino in The Last Crusade, il primo dei tre brani appartenenti al sottotema A New Age Dawns. L'uso del latino regala cripticità al testo e dona maggiore efficacia alle linee corali, mentre la voce di Simone appare in netta maturazione. Lo si noterà meglio ascoltando Solitary Ground, primo singolo estratto, con surreale video annesso. Il brano è una ballata che scalda il cuore. I delicati arpeggi che accompagnano le strofe diventano tutt'uno con l'afflizione del sottofondo acustico spostando l'attenzione sulle melodie della voce. L'impressione è di desolazione e fragilità, ma sono proprio le dinamiche vocali a scaldare questa decadenza, supportate da un tappeto metal gradualmente più deciso. In conclusione un unisono del corpus strumentale all'alzarsi del ritornello, crea un bellissimo climax per quello che rimane uno dei brani più ascoltati dell'intera loro discografia. Blank Infinity è un esercizio di versatilità per la voce di Simone, che emerge col canto lirico, rotondo e pieno, e anche con quello leggero, acquisendo punti in espressività. Il growl e lo scream di Jansen si prestano invece ad un brano che è tra i miei preferiti: Force of the Shore, un pezzo drammatico e uno dei più spinti all'interno del CD. L'acuto corale in chiusura lascia un'inquietudine di cui approfittano le prime gaie note di Quietus, altro worth listening sapientemente posizionato all'interno del CD e secondo singolo estratto. L'andamento sincopato delle chitarre, contrapposto alla melodia fluida del cantato lirico creano una piacevole dinamica. Inoltre un gusto a tratti folk rende Quietus diverso e più immediato. Mother of Light (A New Age Dawns Part #2) è l'ennesimo brano che ti travolge in un rincorrersi pazzo di chitarre, basso e batteria, dove la voce scream doppia quella pulita. Una critica può essere fatta alla produzione di Sascha Paeth che penalizza chitarre e basso spesso sacrificate alla massa orchestrale. Di tutt'altro stampo è Trois Vierges. La ballata ospita la voce di Roy Khan dei Kamelot, in un romantico duetto seguito da Another Me (In Lack' Ech). In Lack' Ech è un antico saluto maya che esprime fratellanza e profonda consapevolezza di come ogni uomo sulla terra sia semplicemente una diversa rappresentazione della stessa fonte originale. Il testo è una trasposizione alla modernità dell'antica morale maya. Infine Consign to Oblivion (A New Age Dawns Part #3) chiude con i suoi 10 minuti l'omonimo disco tramite l'ennesima prova di maestria.

La seconda release degli Epica è un lavoro dal sound intenso e brillante che si prende molto sul serio. Il songwriting e gli arrangiamenti si fondono a creare un prodotto che non solo supera il precedente per qualità esecutiva, ma anche per trasporto emotivo. Le melodie di Consign to Oblivion arrivano immediate all'ascoltatore travolto da un impatto sinfonico piacevolissimo, seppur con qualche difetto di produzione. La sensazione è quella di distensione e piacere che rimane dalla consapevolezza di aver goduto di qualcosa di bello.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
82.16 su 6 voti [ VOTA]
Beta
Lunedì 16 Ottobre 2017, 21.40.06
5
Più o meno mi trovo d'accordo, in linea generale, coi commenti già fatti. Personalmente trovo che sia il disco meno riuscito degli Epica, il che non significa che sia brutto. Vera ha messo l'accento molto bene su alcune canzoni splendide (Solitary Ground e Blank Infinity, su cui concordo con lei), ma altre me le perdo un po' per strada e, come dice Nileator, non mi entrano in testa (tipo Force of the Shore o Trois Vierges, nonostante la presenza di Kahn). Cafuné ha evidenziato benissimo lo stacco stilistico dal molto più gotico The Phantom Agony e, secondo me, questo stacco deve ancora ben assestarsi; qui è abbozzato, mentre raggiungerà il suo apice negli ultimi due dischi (sempre secondo me, ovviamente ). Io darei un 70, perché è un buon disco, ma ha ancora varie lacune in giro.
Ste
Lunedì 16 Ottobre 2017, 15.56.51
4
Disco che dà forma al sound degli Epica facendogli fare un bel salto in avanti di qualità rispetto all'osannato (a torto) The Phantom Agony; album discreto per essere un esordio ma ancora acerbo e con notevoli falle di noia durante l'ascolto. Questo CTO migliora tutti gli aspetti di composizione, suono, originalità dei pezzi mostrando una band cresciuta. I pezzi sono circa sullo stesso standard medio/buono, ci sono anche dai capolavori come l'inevitabile Title track, Black Infinity, The Last Crusade e piccoli gioielli come la ballad Solitary Ground. Le influenze prog e death scritte in recensione, no. Ecco, magari questa è una cosa che emergerà molto di più nel successivo TDC (più "prog" che "death", virgolette d'obbligo) mentre la componente death come influenza sarà determinante nel suono di DYU. Questo CTO è un disco semplice, amabile, immediato e diretto; si ascolta subito benissimo al primo ascolto. Siamo lontani dai mapazzoni (in senso buono) a cui il gruppo ci abituerà una volta nelle fila della Nuclear Blast. Concordo con @Armonie Universali, Michele Greco. Voto troppo alto, se l'esordio sta su un 60, 65/100, per questo un 75/100 è il suo voto. Discordo invece sempre con @Armonie Universali, 1. La produzione è decente, non amatoriale, ovvio che se sbavi per DYU e le produzioni ultra laccate della Nuclear Blast, questo tipo di suond più semplice e meno bombastico possa sembrare tale.
Armonie Universali (M. G.)
Sabato 14 Ottobre 2017, 14.24.09
3
*eccezione *adatte (side note: sono l'unico che Blank Infinity la preferisce alla chitarra acustica. come eseguita in alcuni live?; side note2: concordo con Nileator nel dire che ok, CTO sarà anche un'ottima suite, però è decisamente arrivato il momento di sostituirla nelle setlist)
Armonie Universali (M. G.)
Sabato 14 Ottobre 2017, 14.20.47
2
Voto un po' troppo alto, soprattutto se confrontato con quello di Design Your Universe, ma capisco che le due recensioni siano state scritte da persone diverse. Inoltre, non concordo per niente con la frase che parla di influenze death e prog, che invece sarebbe adatta al successivo The Divine Conspiracy. Ma proprio CTO è l'album più semplice tra quelli degli Epica: le strutture sono per lo più molto lineari, i tempi dispari di TPA sono stati accantonati, il livello tecnico dei musicisti è ancora mediocre e azzoppato da una produzione quasi amatoriale, a parte per alcuni passaggi in Force of the Shore e nella titletrack non ci sono ancora le sfuriate vicine al metal estremo caratteristiche degli album successivi. Nondimeno, le canzoni di CTO funzionano quasi tutte molto bene: la titletravck è stupenda e da sola vale l'acquisto, ma anche gli altri brani sono tutti di buona fattura (ad essezione di Dance of Fate, secondo me inascoltabile). Però non ci sono ancora quei guizzi di personalità artistica e di ispirazione che si sentiranno a partire da TDC. Insomma, per me CTO viaggia tra il 7 e il 7 e mezzo.
Nileator
Sabato 14 Ottobre 2017, 13.08.21
1
Forse l'album meno conosciuto, o meglio, meno considerato dei nostri olandesini preferiti: pure io ho un rapporto particolare con quest'album. Alcune canzoni sono delle vere e proprie perle, tipo la title track (che però ormai potrebbero sostituire in finale di scaletta), la ballata Solitary Ground che come hai fatto notare giustamente te scalda il cuore incredibilmente, Mother of Light e Dance of Fate con il loro incidere; mentre altre come Force of the shore, another Me e The Last Crusade non riesco a farmele entrare in testa, nonostante svariati ascolti. Non un passo indietro rispetto all'esordio, ma un disco totalmente diverso per atmosfera. Un buon disco, da 7 e mezzo, ma il meglio verrà dopo
INFORMAZIONI
2005
Transmission Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Hunab K'u (A New Age Downs - Prologue)
2. Dance of Fate
3. The Last Crusade (A New Age Dawns Part #1)
4. Solitary Ground
5. Blank Infinity
6. Force of the Shore
7. Quietus
8. Mother of Light (A New Age Dawns Part #2)
9. Trois Vierges
10. Another Me (In Lack' Ech)
11. Consign to Oblivion (A New Age Downs Part #3)
Line Up
Simone Simons (Voce)
Mark Jansen (Voce, Chitarra)
Ad Sluijter (Chitarra)
Coen Janssen (Piano, Synth)
Yves Huts (Basso)
Jeroen Simons (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Sascha Paeth (Chitarra in traccia 2)
Roy Khan (Voce in traccia 9)
 
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