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Lo! - Vestigial
17/10/2017
( 248 letture )
D’accordo, l’obiettivo non deve essere quello di trasformare i generi musicali in rigide e immutabili categorie filosofiche, ma bisognerà che prima o poi qualcuno si decida, a riunire a congresso il gotha della metal critica internazionale per approvare un ordine del giorno che abbia i caratteri di una perentoria prescrittività: il post metal NON è un contenitore da raccolta indifferenziata in cui accatastare tutto ciò che risulta difficilmente ascrivibile ad altre, consolidate tradizioni.
Al di là delle opinioni sul valore artistico del genere in sé, ovviamente figlie dell’insindacabile giudizio degli ascoltatori, col passare degli anni si sta infatti consolidando una pericolosa e fuorviante tendenza a considerare i confini della poetica post come una sorta di diaframma permeabilissimo, pronto a lasciar filtrare all’interno qualsiasi suggestione si aggiri nelle vicinanze, con il risultato di far perdere di vista il vero cuore pulsante del movimento. Allora, che il post metal possa essere sommariamente definito come la somma di hardcore, sludge e dilatazioni atmosferiche è senz’altro ammissibile, come giudizio di prima istanza, ma non per questo, ogni volta che in un album si mescolino quegli elementi, il lavoro in questione va automaticamente catapultato nel recinto di cui Neurosis, Isis e Cult of Luna possiedono ancora i sacri codici originali, per l’accesso.

Per analizzare un classico caso di scuola possiamo indirizzare i nostri radar verso la traiettoria artistica degli australiani Lo! , attivi dal 2006 e fin da subito inseguiti da solerti appiccicatori di etichette “post metal”, incollate a bella vista in calce a molte delle recensioni che hanno accompagnato le loro release, fino al tripudio del tour 2013 in compagnia dei Cult of Luna a sancire apparentemente l’ineluttabilità della loro classificazione. Peccato però che, già con il debut Look and Behold, il quartetto di Sidney avesse dato prova di un’ispirazione orientata su frequenze solo in piccola parte riconducibili al mondo post, sbilanciandosi piuttosto in maniera decisiva verso la componente più aggressiva dello sludge, inacidita da dissonanze core di diretta filiazione punk e in mezzo a cui inserire solo occasionalmente brevi “tregue nella tempesta” catalizzatrici di ulteriori, sfrenate cavalcate (Aye, Commodore ne è forse il miglior esempio).
Una sludge-core band con tutti i crismi, in sostanza, come ampiamente confermato anche dall’attitudine a comporre brani dalla durata contenuta (in qualche caso al limite del mordi e fuggi) e del tutto estranei alle pulsioni spettrali/claustrofobiche della scuola neurosisiana, con la componente energetica sempre pronta a dissolvere qualsiasi tentazione di smarrimento che si annidi nelle brevi pause di calo della tensione. Confermato il canovaccio nel successivo Monstrorum Historia, le coordinate dei Lo! non sono mutate nemmeno con il cambio di singer, anzi, l’ingresso in squadra di Sam Dillon al posto di Jamie-Leigh Smith ha aggiunto altra benzina al fuoco dell’abrasività, insieme a un’improvvisa esplosione di creatività anche sul versante visivo (provare per credere il video di Orca, brano di traino dell’EP Tongueless, nel 2014).

Il ritorno alle lunghe distanze di un full-length è affidato ora a questo Vestigial e i Nostri scelgono ancora una volta di solcare acque di cui masticano a dovere potenzialità e confini, puntando sul solito impasto di velocità e dissonanze per un risultato che, rispetto al passato, accentua ulteriormente le spinte grind rivelando però contemporaneamente un sia pur lieve incremento di attenzione per i rallentamenti degli inserti. Il tentativo è quello di esplorare il versante “malato” dello sludge, alla ricerca di quella dimensione popolata di incubi e visioni apocalittiche che sono il corollario imprescindibile della poetica del genere, ma l’impressione di fondo è che, nel dosaggio tra le spinte dell’ispirazione, i venti core della West Coast abbiano comunque largamente la meglio sulle onde crowbarianamente limacciose della Louisiana, se ci si concede di trasportare nel Quinto Continente una classica partizione della scena nordamericana. E sempre alla scena a stelle e strisce ci si può rivolgere per identificare quello che, in linea teorica, si potrebbe indicare come approdo teoricamente ideale per il quartetto, vale a dire una lettura dello sludge ostinatamente fedele a se stessa e in grado di fare di questa coerenza il proprio punto di forza, secondo un modello incarnato da ormai un quarto di secolo dai 16. Se, però, in termini di “confezionamento del prodotto” i Lo! non tradiscono le attese, rispetto alla traiettoria di Cris Jerue e soci i Nostri lamentano un deficit oggettivamente importante, complice una totale rinuncia alla componente southern che si traduce in una significativa contrazione delle soluzioni a disposizione, generando un po’ troppo presto un senso di stanchezza e saturazione che finisce per penalizzare anche i momenti di migliore ispirazione.

Non siamo certo al classico “ascoltata una, ascoltate tutte” con cui demolire lavori che si trascinino stancamente, ma resta il fatto che, ammirati i fuochi d’artificio post punk di una As Fools Ripen capace di spingere la velocità alle soglie della violenza brutale, il cliché tende a ripetersi un po’ troppo spesso nel dipanarsi della tracklist. Come esito più immediato, è il caso di un terzetto come Locust Christ, Butcher Birds e The Worms Lament (che riproducono lo schema modificando di poco l’ordine dei fattori), ma, in generale, sono tutte le parti muscolari a imbarcare prevedibilità, costringendo l’ascoltatore a rifugiarsi negli anfratti più “eretici” per trovare spunti di coinvolgimento. Conviene allora rivolgersi alla seconda metà di Glutton che, saturata di fumi psichedelici ad avvolgere una base sorprendentemente melodica, riesce a riscattare ampiamente un avvio decisamente scontato, oppure alle prolungate rarefazioni di Judas Steer, che sporcano la narrazione con un retrogusto stoner tutt’altro che fuori contesto, o forse alla cantilena malata in dissolvenza della conclusiva Gods of Ruin, ma per planare sulla vetta qualitativa dell’album meglio puntare dritti su A Tiger Moths Shadows. Una struttura (finalmente) articolata, una gestione meno monocorde del ritmo (decisamente riuscito l’innesto di suggestioni tribalistiche nel lavoro alle pelli di Adrian Griffin), un opportuno bilanciamento di velocità e potenza, per una volta vale davvero la pena di spendere con cognizione di causa la definizione di post metal, dato che qui vengono profusi a piene mani i richiami ai Cult of Luna. L’alternativa, detto di una Bombardier che stupisce non poco con i suoi riflessi ambient/cosmic, può risiedere nelle spire ipnotiche disegnate da Bestial Beginnings, l’episodio indubbiamente più originale del lotto e, contemporaneamente, quello che può regalare alla band un’utile alternativa per il futuro, nel caso gli australiani decidessero di avventurarsi su sentieri della loro ispirazione magari più nascosti ma non meno fecondi… e che sono evidentemente nelle loro corde.

Spigoloso e potente ma mai monumentale, percorso da fremiti malsani che pure, travolti dal turbine della velocità, faticano a diventare il centro di gravità della narrazione, segnato da diversi passaggi sopra le righe che finiscono per allentare la tensione, Vestigial è un album che riesce a brillare più per singoli frammenti che nel suo piano di volo complessivo. I devoti più oltranzisti dello sludgecore potranno forse brindare a un lavoro che rispetta in pieno i canoni del genere, noi restiamo convinti che l’arco dei Lo! sia in condizione di scagliare ben altre frecce, senza necessariamente cambiare del tutto il bersaglio.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Pelagic Records
Sludge
Tracklist
1. Hall of Extinct Mammals
2. As Fools Ripen
3. Glutton
4. Locust Christ
5. Butcher Birds
6. Bombardier
7. A Tiger Moths Shadow
8. Judas Steer
9. Bestial Beginnings
10. The Worms Lament
11. Gods of Ruin
Line Up
Sam Dillon (Voce)
Carl Whitbread (Chitarra)
Adrian Shapiro (Basso)
Adrian Griffin (Batteria)
 
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