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Dead - We Won`t Let You Sleep (Trilogy, Vol. III)
17/10/2017
( 373 letture )
Se effettuassimo una rapida indagine per capire quante band con il moniker Dead possano esistere/essere esistite su questo pianeta, ne balzerebbero subito all'occhio (con un minimo di aspettativa tra l'altro) almeno una quindicina con la discriminante etichetta + full length. Dall'interno di questo mazzo è pervenuto alla nostra redazione un duo proveniente dall'Australia, decisamente operativo nonché agguerrito discograficamente (ma anche, come vedremo, musicalmente) parlando, se consideriamo che, con una data di nascita collocabile nel 2010, vanta già una discografia piuttosto consistente, con all’attivo ben otto album più un'innumerevole quantità di split ed EP. L'album che analizzeremo in questa sede s'intitola We Won't Let You Sleep e rappresenta il terzo tassello di una tetralogia articolata su due full-length e due split; il successivo e conclusivo Unpopularity Contest, anch’esso di recente pubblicazione, è uno split con i connazionali Wicked City. Le coordinate stilistiche dei due “aussies” si muovono attorno a quella matrice sludge sporcata della vena hardcore/punk che ci porta inevitabilmente a citare i seminali Melvins, pionieri e maestri assoluti di tali sonorità nonché costante fonte di ispirazione per miriadi di formazioni che si aggirano attorno a questo range espressivo. Non risulta di conseguenza un caso trovare nei credits “amichetti” di rilievo come Toshi Kasai, l'ingegnere del suono che ha rifinito le frequenze dei più recenti lavori (ci riferiamo dunque a questo decennio) targati Melvins, e Kevin Rutmanis, ex-bassista della band appena citata.

Con questi presupposti le aspettative non possono che attestarsi dunque su livelli elevati ed infatti i Dead, pur restando fiera espressione dell'underground più profondo, distendono all'interno del platter una miscela micidiale all'interno della quale la qualità dei pezzi (con qualche piccola riserva) lascia davvero di stucco. Il muro sonoro eretto da Jace e Jem è letteralmente mostruoso; a parte le frequenze di chitarra e basso calibrate alla perfezione, il drumming nervoso, ispirato e possente si rivela il vero motore nel delineare un pesantissimo macigno che trova i propri punti di forza in tracce distruttive e di assoluto spessore come Fingers as Arrows, Picking Teeth, Don't Skimp on the Change, To Hell with Me, attraverso le quali i Dead delineano nel migliore dei modi la componente più aggressiva e acida del loro songwriting, tra l'altro ottimamente completato mediante l'inserimento dei due cantati. A questi momenti se ne affiancano altri che smorzano lo stato tensivo impartito dai Nostri e che si assestano, seppur con qualità inferiore rispetto ai primi episodi citati, su un buon indice di gradevolezza: stiamo parlando di Where's my Gold Star? e Pylons, in cui traspare in maggior misura la componente psichedelica e Chartreuse Blew, dove invece appaiono più palpabili i sussulti punkeggianti. Si rivelano invece trascurabili i due brani che completano il lotto, ovvero Frankly e Frank Lee (a non convincere in entrambe è soprattutto il main riff, banalotto e insipido, a voler essere generosi…), ma va detto che il minutaggio decisamente contenuto e la collocazione strategica rispettivamente all’inizio e al centro della tracklist è forse rivelatrice dell’intenzione della stessa band di configurarli come semplice momenti di passaggio nel corpo complessivo del viaggio.

Sorvolando su alcuni piccoli “difetti di fabbrica”, We Won't Let You Sleep si delinea come un discreto lavoro in cui si materializzano due musicisti capaci di scrivere pezzi di ottima caratura e che oltretutto dimostrano di avere le idee molto chiare sul versante dell’ispirazione, a cui si accompagna una buona capacità di suonare con intenzione e di indirizzare con cognizione di causa le frequenze (anche se in questo ambito ci sono degli evidenti assist da dietro le quinte). Indubbiamente, se il songwriting fosse teso ad esaltare la componente più cruda e selvaggia, che in questo ambito risulta la più brillante, staremmo parlando di un lavoro in grado di assestarsi su livelli qualitativamente più importanti, ma ciò ovviamente non sminuisce l'evidente genuinità del materiale servito. Chiunque, tra curiosi, cultori, nonché malati delle sonorità conseguenti al big bang di Buzzo & co. e figlie dell'humus dell'underground potrà trovare sicuramente in questo lavoro più di uno spunto decisamente interessante e coinvolgente.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
WeEmptyRooms
Sludge
Tracklist
1. Frankly
2. Fingers as Arrows
3. Chartreuse Blew
4. Where's my Gold Star?
5. Frank Lee
6. Picking Teeth
7. Don't Skimp on the Change
8. To Hell with me
9. Pylons
Line Up
Jace (Voce, Basso, Chitarra)
Jem (Voce, Batteria)

Musicisti Ospiti:
Kevin Rutmanis (Basso in tracce 5, 7, 8)
Toshi Kasai (Voci, Chitarra, Tastiera in tracce 2, 4, 6, 7, 9)
 
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