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Belphegor - Lucifer Incestus
21/10/2017
( 464 letture )
Sebbene si sia soliti annoverare l’evoluzione, la capacità di includere nella matrice costitutiva del proprio sound elementi estranei alle proprie storia e tradizionale quali elementi positivi nel decorso della carriera di una formazione esistono entità in grado di padroneggiare la propria sintassi con tali perizia, passione ed ispirazione da riuscire a rimaner totalmente e pedissequamente fedeli ad un certo sound pur senza perdere nulla in freschezza. Tra tali talentuose combo non è possibile non annoverare i Belphegor che, a dispetto del recare nel monicker il sigillo del signore dell’accidia, hanno alle spalle una prolifica discografia che con Lucifer Incestus, licenziato nel 2003, ci mostra una band non già all’esordio bensì con le ali dispiegate verso l’ennesima consacrazione.

La veemente veste grafica della release non tradisce certo le aspettative di chicchessia: con la consueta attitudine dissacrante e volutamente molesta i nostri confezionano la propria proposta mediante un sabba erotico a tinte ciano, nel quale sono sinuosamente intrecciate morbosa sensualità, gusto per il macabro ed inguaribile blasfemia. Tali tratti trovano la loro degna esemplificazione nella breve overture Inflamate Christianos, introducentesi in un tetro paesaggio dipinto da gemiti femminili, urla e preghiere disperate, spegnentisi con la vera e propria opener, The Goatchrist. Ci troviamo dinanzi ad uno sconcertante assalto frontale messo in opera da riff in tremolo taglienti come rasoi, un blast beat insistente e pervasivo squarciati da schizofrenici solo e dai vocalizzi deliranti di Helmuth. La successiva Diaboli Virtus in Lumbar Est sorprende con alcune dissonanze affidate alle sei corde, sullo sfondo abrasivo di una sezione ritmica densa e privo di allentamenti. In Demonic Staccato Erection le maglie grosse del sound dei Belphegor si dilatano per lasciar spazio ad un riffing di matrice maggiormente deatheggiante indugiante in decelerazioni ricche di armonizzazioni accattivanti. Paradise Regain, dischiusa da un campionamento delineante un paesaggio temporalesco ed arcano, costituisce probabilmente uno dei brani più gelidi e maestosi del platter, dipanandosi tra tremolo monolitici ed algidi -accostabili ai migliori lavori novantiani di scuola norvegese- ed un blast beat incessante e chirurgico. Fukk the Blood of Christ, introdotta da incursioni affidate agli archi e da un andamento cadenzato e mefitico, ben presto sgorgante in un loop malevolo, squarciato da eruzioni di blast e tremolo. La breve ma intensa titletrack costituisce una perfetta sinossi di quanto i Belphegor abbiano da offrire in questa release: sei corde dedite a ritmiche serrate e maligne, rincorse da un drumming energico e mordace, il tutto vergato dall’ugola al vetriolo di Helmuth. E se The Sin-Hellfucked con il proprio andamento schizoide ed a tratti sincopato spicca per la propria costruzione in parte eterodossa, Fleischrequiem 69 presenta una delle aperture melodiche più intriganti del lavoro, mediata da arpeggi in clean guitar sapientemente avviluppati a fraseggi distorti ed a cori suggestivi.
Menzione particolare merita inoltre la produzione che, pur conservando l’abrasività e mediosità tipiche di qualsiasi release black che si rispetti, risulta essere incredibilmente potente e nitida, valorizzante tutte le sfumature sulfuree impresse dagli austriaci al proprio platter.

Lucifer Incestus ci mostra in ultima analisi una formazione che pur essendo al quinto lavoro in studio e pur facendo della riproposizione di stilemi consolidati ed ampiamente esplorati in seno al black/death di radice mittleuropea e scandinava, ha le capacità di sfoderare un full-length in grado di intrattenere piacevolmente l’ascoltatore. Il songwriting dei nostri è infatti, potremmo paradossalmente dire, benedetto dall’inossidabile dote dei nostri di proporre composizioni fresche e dinamiche, mai tediose o eccessivamente ripetitive, condite da un gusto per la melodia alla base di frangenti decisamente catchy. Pur senza fare la storia del black metal, generare orde di emuli o costituire un’opera di culto, Lucifer Incestus è senz’ombra di dubbio non solo una delle espressioni più riuscite della verve creativa dei Belphegor bensì un full-length completo ed eccezionalmente congegnato e confezionato, resistente alla prova degli anni e di numerosi ascolti. Tali caratteristiche lo rendono una tappa obbligata tanto per chiunque voglia accostarsi, da totale neofita, al sound degli austriaci quanto per tutti gli appassionati del black/death di matrice europea che ben difficilmente resteranno delusi da questa prova.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
max
Giovedì 26 Ottobre 2017, 19.44.50
6
belphegor !!!! sempre ovunque !!! belphegor!!! pahomet power absolute baphomet goat god dominous!! yeah! yeah!! .......
Sub zero
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 6.35.12
5
Il miglior album dei belphegor e uno dei miei dischi estremi preferiti. 85
saintchristmass666
Lunedì 23 Ottobre 2017, 15.56.35
4
che album! che potenza! poi loro come band hanno mantenuto negli anni sempre la stessa carica! grandi belphegor.
LAMBRUSCORE
Domenica 22 Ottobre 2017, 16.58.55
3
Bel disco davvero, un 80 per me, anche qualcosa in più..
lisablack
Domenica 22 Ottobre 2017, 11.08.30
2
Bell'album forse il migliore dei Belphegor, anche per me 85 va bene.
Ad Astra
Sabato 21 Ottobre 2017, 13.35.18
1
"Lucifer Incestus è senz’ombra di dubbio non solo una delle espressioni più riuscite della verve creativa dei Belphegor"... concordo. anche la più riuscita probabilmente. amore puro.
INFORMAZIONI
2003
Napalm Records
Death / Black
Tracklist
1. Intro: Inflamate Christianos
2. The Goatchrist
3. Diaboli Virtus In Lumbar Est
4. Demonic Staccato Erection
5. Paradise Regained
6. Fukk the Blood of Christ
7.Lucifer Incestus
8.The Sin-Hellfucked
9.Fleischrequiem 69 / Outro
Line Up
Helmuth (Voce, Chitarra)
Sigurd (Chitarra)
Barth (Basso)

Musicisti Ospiti:
Alexander Krull (Voce)
Mathias "da Hexer" Röderer (Synth)
Torturer (Batteria)
 
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