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Until the Sky Dies - The Year Zero Blueprint
23/10/2017
( 1207 letture )
Se non si ha qualcosa di veramente grande tra le mani è difficile mettere su un disco musicalmente monotematico, perché si corre il rischio di sfociare nella monotonia. Servono basi forti e una forma che vada di pari passo con la sostanza. Il particolare duo degli Until the Sky Dies, formato da Clint Listing (A Darkened Sea, Long Winters’ Stare) e Ryan Michalski, debutta con grandi ambizioni con le otto tracce dal titolo prettamente numerico di The Year Zero Blueprint, dichiarando di mescolare doom metal, post-hardcore, industrial ed elettronica in maniera unica e avanguardistica, proseguendo idealmente il percorso di gruppi come Ulver, Solefald e Arcturus. Ma si può veramente definire The Year Zero Blueprint un prodotto Avantgarde? Si tratta piuttosto di uno sludge/doom di larghe vedute e dalla produzione rivedibile, sia per quanto riguarda i suoni, che a volte lasciano a desiderare, sia per alcuni aspetti tecnici: talvolta le canzoni si chiudono con un’improvvisa dissolvenza, scelta incomprensibile anche per un disco dichiaratamente, ma forzatamente d’avanguardia. Non basta la banale e inutile melodia di II a precedere il doom più marcio e sporco che possiate immaginare, accompagnato da un growl da caverna, per dimostrarsi geni (anche incompresi) invece che musicisti pretenziosi, intellettuali invece che intellettualoidi. Oltretutto ripetere per otto minuti lo stesso riff senza mordente non fa che peggiorare la situazione. Un altro pezzo del puzzle molto scarico è IV, che paradossalmente nemmeno partendo con il piede sull’acceleratore riesce ad ingranare. Un momento Joy Division tenta di salvare la baracca, ma non riescere a smuovere TYZB dalla sua staticità.

L’opera -a dir la verità- non parte poi così male: per quanto il tempo dispari di I risulti, anche per colpa del missaggio, così poco spontaneo da rendere impossibile per l’ascoltatore farci l’abitudine, il brano è piacevole. Degno di nota è il basso distorto, riuscitissimo in questo caso (sebbene non rappresenti niente di innovativo), come il pulito di Clint, molto più efficace del growl qui come nel resto del full length. Infatti III, che mette in tavola un interessante riff con reminiscenze blues, alla lunga delude per via di un apporto vocale poco convincente, cadendo poi rovinosamente con un intermezzo pessimo, sia per composizione che per produzione. Un altro bel riff è quello di V, ma anche questa sulla distanza non mantiene le buone premesse, presentando passaggi non particolarmente stimolanti e una carenza generale di idee. Purtroppo, affiora anche il sentore che le stesse performance dei due musicisti siano approssimative, svogliate, che la mancata riuscita di The Year Zero Blueprint non sia solamente frutto di una produzione scarsa o di un calo d’ispirazione. VII riporta quasi alla mente l’idea dietro a Marrow of the Spirit degli Agalloch - forse nemmeno volontariamente - ma lì si parla di artisti di tutt’altra caratura. Qui non si ritrova una scintilla di quella magia, ma c’è forse l’unico growl, quasi uno scream a dirla tutta, convincente di tutto l’album; il problema sta nel fatto che il sound da black metal primordiale affossa facilmente quelle poche intuizioni buone del duo statunitense. L’unica traccia da loro composta che regala qualche bel momento è VI, nella quale si sente finalmente un vero e proprio spirito avantgarde. Tra spoken word, archi, basso di scuola Tool e armonie alla Arcturus riescono a ritagliarsi uno spiraglio di personalità in un disco anonimo e dimenticabile. Sembra assurdo poi che , in chiusura , ci sia una canzone come VIII, una delle più varie del lotto ma anche una delle più brevi nella durata. Elettronica e ambient si mischiano al metal fino ad evocare lo shoegaze, ma il tutto è troppo affrettato e lontano dalla solennità che un pezzo di chiusura dovrebbe sempre avere, risultando infine sfortunatamente anticlimatico.

Questo debutto è senza dubbio un fallimento. Non è un lavoro brutto, ma è insufficiente, carente sotto tanti punti di vista. Vorrebbe dire tanto al pubblico, ma non ha niente da dare, niente di eclatante . La speranza è che gli Until the Sky Dies, nel caso in futuro si rimettano in gioco, tengano conto dei tanti difetti di questo The Year Zero Blueprint e si risolevvino facendo almeno qualche passo avanti.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
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Tatore
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 12.37.57
1
Mi limito alla recensione...non mi ha incuriosito
INFORMAZIONI
2017
Cimmerian Shade Recordings
Avantgarde
Tracklist
1. I
2. II
3. III
4. IV
5. V
6. VI
7. VII
8. VIII
Line Up
Clint Listing (Voce, Chitarra, Basso)
Ryan Michalski (Chitarra, Sintetizzatore, Batteria)
 
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