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Sons of Apollo - Psychotic Symphony
24/10/2017
( 1481 letture )
L'inarrestabile entusiasmo di Mike Portnoy, dopo i tanti progetti recenti sembra essere inesauribile. Neal Morse, i Transatlantic, gli sfortunati Adrenaline Mob, i Flying Colors, l'esplosivo collettivo Metal Allegiance e i The Winery Dogs. Tanti nomi che hanno costellato gli ultimi anni di attività dell'artista nel lasso temporale post-Dream Theater. Eppure questo monicker è tornato a bussare alle porte quando a inizio 2017 una figura nota, tale Derek Sherinian (tastierista dei Dream Theater durante A Change of Season e Falling Into Infinity, attualmente impegnato con i Black Country Communion e collaborazioni in pianta stabile da anni come Billy Idol e Yngwie Malmsteen) rilascia la notizia di un imminente progetto con il batterista di Long Beach. A completare il quadro si uniscono altri elementi degni di un supergruppo come: Jeff Scott Soto (ex-Journey, ex-Yngwie Malmsteen), Ron “Bumblefoot” Thal (ex-Guns N' Roses) e Billy Sheehan (The Winery Dogs, Mr.Big, David Lee Roth, etc.). Fatte queste premesse, armati di un nome a dir poco pretenzioso considerato che Apollo fu la divinità greca -ed in seguito romana- della musica e dell'arte, i Sons of Apollo consegnano al pubblico il loro primo full length. Psychotic Symphony è un calderone di stili che miscelano i differenti (più o meno, considerato quanto nel passato le strade degli artisti citati si siano incrociate) background dei componenti. Una classica base prog metal ospita sfumature neoclassiche, ritocchi barocchi e venature orientali.

Sono proprio le ultime sfumature citate ad aprire quello che è il manifesto del gruppo. God of the Sun è una lunga suite che mette in risalto tutte le caratteristiche dei Sons of Apollo, miscelandole egregiamente. Il brano si apre sulle meravigliose tastiere di Derek Sherinian, seguito poco dopo dalle chitarre di Bumblefoot che macinano un buon riff che -seppur sappia di già sentito- si incastra egregiamente con la sezione ritmica. In una miscela prog metal di alto livello, ma non di certo innovativa, uno di quelli che risalta di più è il buon Jeff Scott Soto, che con il tempo sembra aver acquistato diverse sfumature ed essere invecchiato bene, soprattutto su i registri medi e bassi. Le maestose tastiere orientali continuano a stupire anche nella sezione centrale, regalando uno dei momenti più alti del disco grazie al suo pathos tragico e romantico al tempo stesso. Per quanto piacevole, il successivo stacco di chitarra entra un po' troppo a gamba tesa rovinando quell'atmosfera che sarebbe potuta andare avanti ancora a lungo a mio avviso, relegando una buona idea ad un semplice passaggio. La suite dopo una longeva evoluzione va a chiudere lì dove era iniziata, lasciando poi il posto a Coming Home. La seconda canzone di questo Psychotic Symphony rientra decisamente di più nella forma canzone classica, mostrando un volto del gruppo più spensieratamente rock e meno sofisticato. Al contempo, di pari passo cala anche l'interesse, vista la proposta non del tutto originale. Signs of the Time torna alle coordinate maestose e tese dell'opener, mantenendo tuttavia la forma canzone del brano precedente. Strofe più cupe si contrappongono a ritornelli melodici e ariosi, finché il pezzo non sfocia in delle strutture strumentali dove gli assoli di chitarra e tastiere si incrociano molteplici volte, tessendo trame decisamente interessanti. I Sons of Apollo infatti rendono molto nelle sezioni più ambience e distese, risultando decisamente più godibili. La longeva Labyrinth procede sulle coordinate stilistiche precedenti, risultando tuttavia più altalenante: dalle fastidiose sezioni con la voce liquida ed effettata, decisamente fuori contesto da un punto di vista musicale, a quelle dove chitarra e batteria si rincorrono in funambolici giochi ritmici, che ancora una volta mettono in risalto l'abilità di Portnoy. Le chitarre in clean che aprono Alive lasciano un momento di respiro all'ascoltatore, poiché nonostante le varie differenze fra un brano e l'altro, la proposta del platter inizia -a metà disco- a diventare un po' troppo omogenea. La canzone è un sorta di ballad prog metal che mette in risalto un volto diverso del gruppo, più riflessivo ma non carente dal punto di vista del mordente metal. Lost in Oblivion torna a martellare con ritmi sincopati e stacchi leggermente dissonanti, offrendo una proposta diversa dalla precedente. Decisamente più riuscita ed atipica è invece la successiva Figaro's Whore, breve strumentale dove Sherinian -protagonista indiscusso di questo platter- apre il pezzo con un organo che ha un gran tiro. Proseguiamo con Divine Addiction dove i fraseggi solisti di Bumblefoot risultano di gran lungo tra i più riusciti di Psychotic Symphony. La spensieratezza del brano rende i tecnicismi melodici e leggeri, decisamente più godibili di altri. Atmosfere viscide e cupe avvolgono il gran finale, creando un netto stacco con la canzone precedente. Il basso di Billy Sheehan gioca un ruolo di rilievo in questa prima parte di Opus Maximus, dove le atmosfere tese vanno progressivamente ad aprirsi verso lidi ariosi e speranzosi, mostrando una costruzione magistrale da un punto di vista musicale. Il secondo movimento della suite crea un altro netto stacco con quello precedente, tornando a ritmi improbabili e armonie dissonanti. Mike Portnoy pesta sulle pelli, cambiando tempo e aggiungendo miliardi di filler continuamente, mostrando ininterrottamente la propria classe sconfinata, tuttavia il brano si sviluppa in maniera troppo longeva rispetto alle idee proposte, risultando un po' ripetitivo prima del finale, dove viene ripreso il motivo che chiudeva il primo movimento, sicuramente il migliore della suite.

Esonerandoci dalle considerazioni su quanto sia produttivo aprire continuamente nuovi progetti per un artista come Mike Portnoy -un artista in quanto tale fa quel che vuole della propria arte- tirare le conclusioni su questo Psychotic Symphony è tutt'altro che complesso. Tecnica e produzione rimangono intoccabili, d'altronde non ci si poteva aspettare nulla di diverso da un supergruppo di questa portata, tuttavia ci sono diversi punti oscuri su questo platter: la proposta tende a essere ridondante alla lunga, poiché risulta molto omogenea ed inoltre il disco nel complesso profuma di già sentito in diversi punti. Fermo restando dell'ottima performance da parte di tutto il gruppo, a spiccare seccamente su tutti abbiamo Derek Sherinian, senza la quale questo disco non sarebbe stato lo stesso. Ad ogni modo, Psychotic Symphony rimane un buon platter, godibile, che tuttavia non toglie e non aggiunge nulla alla scena prog metal attuale, poiché a parte qualche piacevole colpo di scena, rimane un po' troppo nei ranghi. Ascolto consigliato, che sarà apprezzato sopratutto dagli amanti del genere e soprattutto degli artisti che fanno parte del supergruppo.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
75.63 su 11 voti [ VOTA]
Tierra Santa 76
Sabato 11 Novembre 2017, 17.56.07
11
Dopo 15 giorni di ascolti posso dire che la montagna ha partorito un topolino. Niente di innovativo, niente di superbo, solo scontato prog metal, prodotto neanche benissimo (chitarra ritmica non si sente). Si salvano sherinian e Soto con la loro classe, gli altri bocciati. 60 tirato....
Ebbasta
Martedì 31 Ottobre 2017, 15.45.39
10
Come le telefonate degli operatori telefonici.....ci avete rotto i coglioni con sto prog metal sempre uguale !!
Prog Rocco
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 11.48.27
9
Classico disco che si dimentica dopo 15 giorni.
Avantasia
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 11.34.19
8
A quanto sento, Portnoy ha acquistato una bella macchina per le fotocopie.
EVH
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 9.53.16
7
Un disco senza ne capo e ne coda ...
freedom
Martedì 24 Ottobre 2017, 22.30.28
6
Voto stitico. Per me è un 75. Buonissimo album.
mpS
Martedì 24 Ottobre 2017, 22.20.00
5
Finalmente un buon disco di prog metal "classico". vero, non sara' il disco del secolo ma , si lascia piacevolmente ascoltare ... senza doverlo ascoltare centinaia di volte per capire se vale qualche cosa. una formazione stellare,con (e non da ora) uno dei migliori cantanti sulla piazza ... lo conosco dai tempi del primo disco solista edito da Y.J.MALMSTEEN e poi dai Talisman ... e un Derek Sherinian che finalmente lascia il segno, spazia a suo piacimento citando grandi tastieristi, KEITH EMERSON lo sentite in Labyrinth? se cercate suoni nuovi ascoltatevi l'ultima fatica dei DISPERSE. voto 80
Maurizio
Martedì 24 Ottobre 2017, 18.49.25
4
meglio di certo dei DT post octavarium.... voto 75
Prog Rocco
Martedì 24 Ottobre 2017, 18.48.07
3
Brutto non è, forse un po' inutile. Cose già sentite e risentite nei dischi più sboroni e meno indispensabili dei DT, tipo Train of Thought, Systematic Chaos o Black Cloud. Qqualche riff cattivo di troppo, una buona prova di Jeff Scott Soto, vicino allo stile di Russell Allen nei brani più progmetal. Un paio di riempitivi rockeggianti. Insomma il voto mi sembra tutto sommato giusto.
Graziano
Martedì 24 Ottobre 2017, 18.17.12
2
Kribbio, son davvero curioso. Mi aspettavo meglio dalla recensione. Vedremo quando mi arriva.
Hard & heavy
Martedì 24 Ottobre 2017, 18.08.05
1
spazio rock la promosso come top album
INFORMAZIONI
2017
InsideOut
Prog Metal
Tracklist
1. God of the Sun
2. Coming Home
3. Signs of the Time
4. Labyrinth
5. Alive
6. Lost in Oblivion
7. Figaro's Whore
8. Divine Addiction
9. Opus Maximus
Line Up
Jeff Scott Soto (Voce)
Ron “Bumblefoot” Thal (Chitarra e Voce)
Derek Sherinian (Tastiere)
Billy Sheehan (Basso)
Mike Portnoy (Batteria e Voce)
 
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