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Ancient - Svartalvheim
28/10/2017
( 1034 letture )
Lo Svartalvheim è un luogo leggendario della mitologia norrena, il cui nome fu ideato da Snorri Sturluson nella sua celebre Edda in Prosa. Si tratta un complesso labirintico sotterraneo composto da miniere e fucine dove si narra vivano gli “elfi oscuri”, abili fabbri e forgiatori e abitanti del sottosuolo per millenni.
Svartalvheim è anche il nome del primo album degli Ancient e unico full-length “norvegese” della band. Nato infatti nel 1992 come duo, il gruppo ha spesso cambiato collocazione geografica in base ai numerosi spostamenti del fondatore, unico membro fisso e mente portante, Aphazel, il quale già nel 1995 decise di muovere verso gli Stati Uniti, causando così il primo di una lunga serie di cambi di line-up, per poi trasferirsi nella nostra penisola qualche anno dopo a seguito di Cristina Parascandolo (o Deadly Kristin), e infine giungendo in Grecia nel 2011, dove attualmente ha base la band e da dove ha reclutato musicisti di grande spessore come Morfeus dei Limbonic Art e Nicholas Barker.

Svartalvheim, si diceva, è quindi l'unica opera concepita nella terra madre norvegese, e del resto, ascoltando il disco, ciò si potrebbe facilmente dedurre. L'album infatti, uscito nel 1994 per la francese Listenable Records, ha una spiccata attitudine “norse”, tanto nel sound quanto nelle atmosfere.
A colpire subito l'ascoltatore c'è un particolare gusto di Aphazel (unico songwriter) per le dissonanze, cosa comunque non inusuale nell'ambiente black metal del tempo, e il missaggio che mette sorprendentemente in risalto le basse frequenze, generando così un suono ben stratificato e profondo. Salta, inoltre, all'orecchio dell'ascoltatore più attento, l'insolito utilizzo, in talune canzoni, della chitarra a sette corde, che quindi permette di raggiungere suoni molto gravi che creano atmosfere oscure ed inquietanti. Nascono così canzoni come Paa Evig Vandring (“Vagando per l'eternità”), plumbea e dall'incedere lento e quasi incostante, dotata però di inattese aperture melodiche in cui fanno capolino una chitarra acustica e addirittura un flauto, nonché di un lungo intermezzo atmosferico in cui a dominare la scena sono solo il synth e la voce di Grimm, a metà tra un sospiro e il suo classico screaming basso e graffiante. Gli Ancient erano però lontani, allora, dalla svolta decisamente più melodica che hanno intrapreso in seguito, e hanno così genesi canzoni di puro black norvegese come l'opener Trumps of an Archangel, in cui la fanno da padrone riff in tremolo e blast-beat (rigorosamente lento, come insegnano i Darkthrone). Indimenticabili poi i mid-tempo oscuri e gli intermezzi acustici di The Call of the Absu Deep, i cui testi, vergati da Grimm, rivisitano in chiave quasi poetica le storie di Cthulu di Lovecraftiana memoria. Compare anche qua e là qualche assolo semplice e melodico (o un “anti-death metal solo”, avrebbe amato definirlo Vikernes), come ad esempio nella bella Huldradans.
Sono però le parti più d'atmosfera ad emozionare maggiormente e non stupisce infatti che l'highlight assoluto del disco sia Det Glemte Riket (“Il regno dimenticato”), già proposta precedentemente come singolo/EP, che splende di un'oscura luce nordica grazie ai favolosi arpeggi acustici in apertura e poi con dei riff semplici quanto efficaci e addirittura un groove da headbanging. Non manca lo spazio, poi, per una canzone totalmente non-black metal (per sound, ma non per atmosfere), tale Ved Trolltjern. Chiudono il disco le mitiche Likferd ed Eerily Howling Winds, tratte dal primo demo del gruppo e facilmente riconoscibili per la pessima qualità audio inversamente proporzionale all'ottima qualità della musica, sempre incredibilmente intrigante seppure ancora acerba.

Insomma, Svartalvheim, pur non essendo forse uno dei migliori album che la scena norvegese abbia mai prodotto, è però probabilmente ad oggi il miglior disco degli Ancient (seppure anche i successivi The Cainian Chronicle e The Halls of Eternity siano molto validi). Nonostante alcune idee ancora non mature, un songwriting decisamente debitore del black metal made in Norway e una tecnica certo non strabiliante (soprattutto per quanto concerne il vocalist/drummer Grimm), il debutto degli Ancient è un disco ben scritto e capace di creare ottime atmosfere, pregi che gli hanno permesso di scrivere un capitolo comunque importante nella storia del "True Norwegian Black Metal".



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
76 su 4 voti [ VOTA]
Davide
Domenica 29 Ottobre 2017, 14.22.07
10
Da metallaro... Morlock, de gustibus, non si discute... ma sta il fatto che "Svartalvheim" è un classico minore del black metal norvegese. Mica sto affermando che è meglio di "Under A Funeral Moon"...
Morlock
Domenica 29 Ottobre 2017, 10.24.37
9
Da chitarrista....una delle primissime chitarre a 7 corde nel mondo del rock/metal la tirò fuori Steve Vai....e andava in alto(con LA in + dopo il mi cantino)...DAvide innanzitutto de gustibus poi se permetti in quegli anni uscivano album che avrebbero segnato la storia,non facciamo come quelli nell'articolo dei Life of agony che scrivevano quasi quasi che era meglio di Dirt degli Alice in Chains su
zero
Domenica 29 Ottobre 2017, 10.00.02
8
confrontato con i capolavori dell'epoca è una piccola cagata, basta vedere che fine ridicola hanno fatto. Ma all'epoca bisognava esserci.
OathBound
Sabato 28 Ottobre 2017, 23.10.27
7
Bell'esordio e interessanti anche alcuni album successivi degli anni 90, ma gli ho sempre preferito la prima trilogia dei Gehenna.
Davide
Sabato 28 Ottobre 2017, 14.46.07
6
Disco splendido e sottovalutatissimo (come dimostra il superficiale Morlock) che insieme a Trolltaar è acquisto obbligatorio per ogni appassionato di black metal anni 90. Dopo era meglio che cambiavano nome secondo me...
Bolsce
Sabato 28 Ottobre 2017, 14.42.00
5
Grazie non lo sapevo. È che mi rimase in mente quella volta che vidi i morbid angel e vedendo azagthot soleggiare mi ero convinto che la settima servisse per andare sempre più su.
Typhon
Sabato 28 Ottobre 2017, 14.36.42
4
No, la chitarra a sette corde ha la corda di B (si) che è più bassa del mi grave. La usa Knut degli Arcturus, giusto per fare un esempio.
Bolsce
Sabato 28 Ottobre 2017, 14.17.28
3
Chi l'avrebbe detta la chitarra a sette corde? Ma la chitarra a sette corde non va verso l'alto? A me piace l'imprecisione di questa batteria, a distanza di anni mi provoca una commistione di tenerezza e compiacimento. Come quando da ragazzino scrissi agli ancient per chiedergli chissà che cosa, e loro mi risposero. Mai più potrò dimenticar quando mi arrivò quella lettera con francobollo raffigurante un dolce roditore delle loro parti, forse un castoruccio dai grandi dentoni. Dopo questo disco che ascoltavo moltissimo, gli ancient hanno smesso di piacermi. Non so perchè ma quando sentii quel brano con reprise di inferno dantesco, mi piacquero più. Ma questo è bello.
Morlock
Sabato 28 Ottobre 2017, 13.33.28
2
Ascoltati,visti dal vivo diverse volte......mai detto nulla...anzi abbastanza noiosi!
Doom
Sabato 28 Ottobre 2017, 12.01.59
1
Anche se non arriva ai livelli di altri lavori di piu illustri colleghi del medesimo anno, rimane comunque un piccolo classico del black di Norvegia. Lo ascoltavo spesso all'epoca. Voto giusto per questo gioiellino
INFORMAZIONI
1994
Listenable Records
Black
Tracklist
1. Svartalvheim
2. Trumps of an Archangel
3. Huldradans
4. The Call of the Absu Deep
5. Det Glemte Riket
6. Paa Evig Vandring
7. Ved Trolltjern
8. Eerily Howling Winds
9. Likferd
Line Up
Grimm (Voce, Batteria)
Aphazel (Chitarra, Tastiera, Basso)
 
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