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Dead Can Dance - The Serpent`s Egg
28/10/2017
( 680 letture )
I Dead Can Dance hanno sempre fatto una musica colta, ispirandosi alle grandi tradizioni musicali dell’Occidente, sia “alte” che del folklore popolare, come pure a quelle mediorientali e alla poliritmica di matrice africana, reinterpretandole in base ad una sensibilità del tutto peculiare, che sfugge a qualsiasi compulsione catalogatoria.
L’indubbio spessore culturale della loro musica non è tuttavia mai di ostacolo alla sua fruizione: i brani si fondano infatti su melodie ed arrangiamenti di grande suggestione, che per il loro frequente andamento “circolare” -vale a dire ripetitivo seppur con continue variazioni-, invitano in modo molto naturale e spontaneo l’ascoltatore ad un’immersione panica nei loro fascinosi meandri.
I paesaggi sonori che vengono di volta in volta creati hanno un potente effetto mesmerizzante e The Serpent’s Egg non sfugge a tale regola implicita in tutti i lavori di questa straordinaria band. Possiamo anzi affermare che esso si attesta saldamente su un livello di qualità eccelso fondato su una padronanza assoluta della “technè” compositiva e su una potenza espressiva che mai viene meno e che si sostanzia in brani contraddistinti da una solenne grandiosità strutturale e da una perfezione esecutiva sia nella parte strumentale che nelle voci, sublime quella della Gerrard, estatica con venature perturbanti quella di Brendan Perry.

I pezzi che lo compongono sono da ascrivere senz’altro al periodo di maggiore fertilità creativa del gruppo, per questo ne diamo una breve descrizione track by track.
Uno dei cavalli di battaglia della band, The Host of Seraphim, apre il disco con la sua aura mediorientale per poi lasciare il passo al canto gregoriano a voci maschili e femminili di Orbis et Ignis. Interessante osservare che pur nella loro alterità si affiancano con grazia ed armonia, forse per via di un comune afflato estatico.
Severance è un brano dove all’organo ed in seguito agli archi si unisce la voce di Perry, che dà qui una delle sue più suggestive prove non solo nell’album ma più in generale nell’intera discografia; è sorprendente come un tessuto musicale così diradato, con così pochi elementi costituivi riesca a creare suggestioni di tale intensità.
La successiva The Writing on My Father's Hand è affidata alla voce celestiale della Gerrard, accompagnata in questo canto in lingua ungherese da un coro femminile. Toccante. In the Kingdom… -frase tratta dagli Adagia di Erasmo da Rotterdam- è invece un pezzo di grande potenza, direi quasi di epica forza, nella quale un motivo di base si reitera arricchendosi vieppiù di ricercate sonorità.
Segue Chant of the Paladin, con le sue percussioni ripetitive ed ipnotiche, e poi la famosa Song of Sophia, un canto puro in cui la voce di Lisa si modula con una perfezione assoluta ed una limpidezza cristallina secondo i canoni del canto mediorientale.
A chiudere, ecco Echolalia, brano di grande complessità che mostra la “facies” più sperimentale del sound della band anglo-australiana e Mother Tongue che, selvaggio e inquieto, predispone al gran finale: un altro classico dei Dead Can Dance, un walzer “sui generis” dedicato alla figura di Odisseo, come a suggellare l’idea di un viaggio musicale di grande qualità e levatura culturale.

Un viaggio che è soprattutto “Nostos”, termine che nell’antichità greca indicava il tema letterario del ritorno dell’eroe alla sua terra d’origine, mentre in questo caso simboleggia la discesa dell’uomo moderno nelle proprie profondità interiori attraverso una creazione artistica quale questo prezioso The Serpent’s Egg.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
89.5 su 2 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Domenica 5 Novembre 2017, 12.13.17
15
Band che straadoro.immensi.ogni cd un capolavoro!
Sorath
Venerdì 3 Novembre 2017, 7.51.54
14
Io voglio solo citare ciò: While we remain in the shadow of summers now past...Severance è uno dei momenti più belli, emozionanti, commoventi che la musica ci abbia mai potuto dare.
Danny Boy
Giovedì 2 Novembre 2017, 15.18.33
13
sono contento di vedere i Dead Can Dance qui. Fin da ragazzo ero affascinato da questi suoni e da questo modo diverso di fare musica. Ascoltare i DCD mi ha aperto la mente e mi ha fatto apprezzare molte altre cose che ancora oggi mi appassionano. Poi che dire....ascoltare "Severance" con un bicchiare di vino rosso in mano, seduto in penombra, al venerdì sera dopo una settimana di fatiche....non ha prezzo.
Stagger Lee
Domenica 29 Ottobre 2017, 18.25.59
12
Hai ragione Galilee. Il fatto che poi il movimento dark si sia "impossessato" di questa band come oggetto di culto secondo me non fa testo. i DCD sono finiti nel calderone insieme a Bauhaus, Joy Division e Cure (che poi sono band che adoro) ma per loro le etichette si possono risparmiare.
Galilee
Domenica 29 Ottobre 2017, 14.21.10
11
In ogni caso son dettagli, basta leggersi la recensione per capirne i contenuti.
Galilee
Domenica 29 Ottobre 2017, 14.06.03
10
O in Spiritchaser...e rimane una delle tante influenze. Ma se si prende già un live come towards the within, il dark è totalmente inesistente. Quindi direi che non fanno dark. Comunque si, in ogni caso è difficile catalogarli, anche se appunto dark lo trovo decisamente inappropriato.
Stagger Lee
Domenica 29 Ottobre 2017, 13.57.22
9
Album favoloso. concordo con galilee, il disco è difficile da etichettare, la componente dark è molto più forte in Within the Realm..
5569
Domenica 29 Ottobre 2017, 9.56.23
8
Non si può vedere un 84 a questo capolavoro con di fianco la cacata degli Ancient a 80.
duke
Sabato 28 Ottobre 2017, 21.49.37
7
grandi....disco bellissimo....
ocram
Sabato 28 Ottobre 2017, 21.22.10
6
Forse il capolavoro più conosciuto dei Dead Can Dance, di una bellezza disarmante. Ricordo ancora la prima canzone in assoluto che ascoltai dei Dead Can Dance fu proprio The Host of Seraphin e furono brividi intensissimi. Voto 90, sublimi.
Rob Fleming
Sabato 28 Ottobre 2017, 15.43.44
5
Sebbene anch'io preferisca Spleen and Ideal, Within the Realm e Aion, devo ammettere che in questo album probabilmente vi sono tra le migliori composizioni del gruppo come The Host of Seraphim con una Lisa Gerrard stratosferica; Song of Sophia capace di rapire l'ascoltatore e portarlo in un'altra epoca; Severance e The Writing on My Father's Hand. 78
enry
Sabato 28 Ottobre 2017, 15.26.05
4
Il mio preferito resta Spleen and Ideal, ma i primi quattro sono pura Arte. Forse era un disco da Low Gain, poco importa...per me 90
Bolsce
Sabato 28 Ottobre 2017, 14.37.45
3
Grande album, grande banda. Chi l'avrebbe detto dave navarro alla voce! Disco che ha anticipato lo shoegaze.
galilee
Sabato 28 Ottobre 2017, 14.27.42
2
Album stupendo come tutti quelli della loro discografia. Anche se etichettarlo come dark è inesatto ..influenze afro, celtiche, gregoriana e qualcosa di New wave. La definizione giusta è world music. Ottima recensione voto giusto.
Morlock
Sabato 28 Ottobre 2017, 13.31.52
1
Capolavoro!
INFORMAZIONI
1988
4AD
Dark
Tracklist
1. The Host of Seraphim
2. Orbis de Ignis
3. Severance
4. The Writing on My Father's Hand
5. In the Kingdom of the Blind the One-Eyed Are Kings
6. Chant of the Paladin
7. Song of Sophia
8. Echolalia
9. Mother Tongue
10. Ulysses
Line Up
Lisa Gerrard (Voce)
Brendan Perry (Voce, Ghironda)

Musicisti Ospiti:
David Navarro (Voce)
Alison Harling (Violino)
Rebecca Jackson (Violino)
Sarah Buckley (Viola)
Andrew Beesley (Viola)
Tony Gamage (Violoncello)
 
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12/06/2004
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DEAD CAN DANCE
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