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Ecnephias - The Sad Wonder of the Sun
30/10/2017
( 1143 letture )
A due anni di distanza dall'uscita del loro disco omonimo, i potentini Ecnephias tornano sulla scena con la pubblicazione del loro nuovo lavoro: The Sad Wonder of the Sun. La sesta release dei lucani rappresenta un ulteriore tassello di rinforzo a quella loro auto-definizione di band “southern extreme occult metal", anche se in questo caso ad aver prevalso pare sia stata la componente più "occult" e in generale la loro attuale proponsione ad avventurarsi su lidi più gothic rock, il tutto a scapito della componente estrema, che è uscita piuttosto ridimensionata dalle nove tracce.

Fin dalla -gradevolissima- opener Gitana è possibile notare la maggior "quadratura" e semplicità del riffing delle chitarre di Mancan e Nikko, che abiurano il loro ruolo di primo piano per diventare qualcosa di più simile ad uno strumento ritmico piazzato -talvolta- nelle retrovie. Recuperano però terreno con i frequenti arpeggi in clean, che lavorano in maniera decisamente efficace nella costruzione della componente più melodica dei brani (insieme alle tastiere di Sicarius, di cui si dirà più avanti). Sono spesso proprio questi arpeggi in pulito a dare al sound degli Ecnephias quella tipica sfumatura quasi folk, evidentissima in situazioni come lo strumming in levare all'inizio di Nouvelle Orleans. Non trascurabili nemmeno gli assoli, spesso armonicamente ben costruiti (Gitana su tutti).
Le già citate tastiere di Sicarius ricoprono un ruolo fondamentale, non solo occupando moltissimo dello spazio nel mix (peraltro in modo comunque molto essenziale, visto che non pare nemmeno ci sia un eccesso di layer sovrapposti) con suoni anche molto eterogenei, si va infatti dal simil carillon ai lead elettronici passando per gli archi e molto altro. Non è azzardato rilevare come una buona metà delle melodie del disco scaturisca dalla sua interpretazione e un ruolo di questo peso non è qualcosa di così comune per il genere (come invece si potrebbe pensare). In generale quindi quella del tastierista lucano è stata una prova di livello, forse macchiata solo da qualche momento elettronico poco ammalgamato all'insieme in alcuni passaggi più calmi (intro di Sad Summer Night).
A livello ritmico la prestazione che colpisce di più è quella di Khorne al basso, che approfitta della linearità della chitarra ritmica per costruire linee anche piuttosto intricate (ben valorizzate dal mix), in tal senso gli viene incontro anche un arrangiamento piuttosto light della batteria di Demil, che si lascia andare abbastanza raramente (Quimbanda), preferendo un accompagnamento spesso poco invasivo, anche se talvolta arricchito da un uso fantasioso dei piatti.
Dietro il microfono Mancan ha dato libero sfogo a tutta la sua “palette” vocale, impiegando sia le sue harsh vocals che il pulito (questo prevalentemente nel range basso, con qualche momento più “acuto”). In un contesto del genere sicuramente è il suo registro basso, caldo e “rotondo”a risultare più efficace, sia perché è palesemente la vocalità con cui si trova più a suo agio (è molto più “timbrato” su quelle note rispetto a quando sale), sia perché è bravo a valorizzarlo con un uso sapiente delle sovra-incisioni, spesso è chiaramente percepibile la differenza tra la le linee messe a destra e a sinistra dell'immagine stereo. Per quanto invece concerne il suo growling acido: preso per sé è più che buono, ma in un contesto così poco estremo tende qualche volta e risultare un po' decontestualizzato.

Dal punto di vista della produzione, The Sad Wonder of the Sun è abbastanza ben realizzato. Chi si è occupato del mix è riuscito a mantenere un buon bilanciamento tra tutti gli elementi e a rendere ben udibile ognuno degli strumenti. Parecchio apprezzabile anche il lavoro che è stato fatto per “allargare” nell'immagine stereo le tastiere di Sicarius e le voci doppiate di Mancan, entrambi elementi che avvolgono piacevolmente l'ascoltatore durante la riproduzione. Le timbriche dei vari strumenti risultano ben contestualizzate nell'economia generale del sound, anche se con diversi alti e bassi: le chitarre ritmiche sono infatti un po' anonime (manca un po' di corpo) e anche il drumkit suona molto “standard”, dall'altro lato invece sono interessanti sia i suoni scelti per le parti soliste della chitarra che quelli delle tastiere.
Il mastering non è stato particolarmente aggressivo nel taglio delle basse frequenze (si tratta dunque di album che si apprezzerà al meglio con impianti in grado di restituire adeguatamente queste ultime) e nemmeno nel comprimere l'insieme, che “respira” molto rispetto a molte produzioni moderne più compresse e lascia intatta una buona quantità di dinamiche.

Ci troviamo di fronte ad un lavoro indubbiamente ben curato, che lascia trasparire ad ogni nota il carattere degli Ecnephias, oltre a sottolineare quel loro essere un gruppo fedele al gusto di sperimentare, elemento peraltro già dimostrato dall'originalità della proposta, che non scopriamo oggi.
Nel contempo però, l'ulteriore “incremento” di quella virata verso un sound più morbido ha fatto perdere immediatezza ai brani e laddove alcuni emergono comunque in maniera decisamente positiva (Gitana, Nouvelle Orleans, Maldiluna), altri rimangono più “sospesi” e meno efficaci (Sad Summer Night, The Lamp). Oltre a questo, non sempre la commistione tra la componente più pesante del sound (il growl di Mancan soprattutto) e il sottofondo musicale più soft risulta così omogenea. Mantenere vivi ed interessanti degli elementi estremi all'interno di sound del genere è ovviamente un compito improbo e va dato merito agli Ecnephias di aver tentato, ma è probabile che in futuro da questo punto di vista si possa fare di più. The Sad Wonder of the Sun rimane comunque un disco consigliato ai fan della band (che ne apprezzeranno gli elementi peculiari) e a tutti quelli che ascoltano volentieri gothic rock e non disdegnano alcune variazioni sul tema.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
71.33 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Martedì 7 Novembre 2017, 11.04.21
3
Non ho ancora approfondito molto ma mi sembra che sia nella (eccellente) scia dell'ultimo omonimo album. Non trovo però la loro musica così "extreme occult metal" (o almeno non così "extreme"). Il cantante ha una voce molto accattivante e i brani hanno un songwriting interessante anche se subito danno l'impressione di non avere grandi differenze tra di loro. Maildiluna, il mio preferito. Una altra notevole realtà Italiana. Au revoir.
legion666
Lunedì 30 Ottobre 2017, 19.35.39
2
scoperto questo gruppo con il precedente lavoro che mi era piaciuto parecchio.....confermo anche per questo nuovo, un album ben fatto e gradevolissimo...un' altra band italiana che regala molte soddisfazioni...
RobertoHM
Lunedì 30 Ottobre 2017, 18.42.25
1
Ho appena finito di ascoltare un paio di brani di questo album. Niente male specialmente "Gitana". Non aggiungo altro perché non conoscevo la band benché esistesse dal 1996. Largo alle bands italiane!
INFORMAZIONI
2017
My Kingdom Music
Gothic
Tracklist
1. Gitana
2. Povo de Santo
3. Sad Summer Night
4. The Lamp
5. Nouvelle Orleans
6. A Stranger
7. Quimbanda
8. Maldiluna
9. You
Line Up
Mancan (Voce, Chitarra, Programmazione)
Nikko (Chitarra)
Sicarius (Tastiere e Piano)
Khorne (Basso)
Demil (Batteria)
 
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