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Moonspell - 1755
03/11/2017
( 2424 letture )
Poveri umani! e povera terra nostra! Terribile coacervo di disastri! Consolatori ognor d'inutili dolori! Filosofi che osate gridare tutto è bene venite a contemplar queste rovine orrende: muri a pezzi, carni a brandelli e ceneri. Donne e infanti ammucchiati uno sull' altro sotto pezzi di pietre, membra sparse; centomila feriti che la terra divora, straziati e insanguinati ma ancor palpitanti, sepolti dai lor tetti, perdono senza soccorsi, tra atroci tormenti, le lor misere vite. Ai lamenti smorzati di voci moribonde, alla vista pietosa di ceneri fumanti, direte: è questo l’effetto delle leggi eterne che a un Dio libero e buono non lasciano la scelta? Direte, vedendo questi mucchi di vittime: fu questo il prezzo che Dio fece pagar pei lor peccati? Quali peccati ? Qual colpa han commesso questi infanti schiacciati e insanguinati sul materno seno? La Lisbona che fu conobbe maggior vizi di Parigi e di Londra, immerse nei piaceri? Lisbona è distrutta e a Parigi si balla [...]. Tutto è bene, voi dite, e tutto è necessario”. Senza questo massacro, senza inghiottir Lisbona, l'universo peggior sarebbe dunque stato?

(Poema sul Disastro di Lisbona, Voltaire)

Lisbona, 1 Novembre 1755, ore nove del mattino.
La festa di Ognissanti ha portato il grosso della popolazione ad affollare chiese e vari luoghi di culto per commemorare tutti i santi della storia cristiana. I fedeli ancora non sanno che proprio quel giorno, per dirla con le parole dei Moonspell: “Todos os santos não chegaram" (Tutti i santi non arrivarono).
Duecento km a sud della costa portoghese il movimento di subduzione della placca africana e di quella euro-asiatica dà vita a tre lunghissime scosse (complessivamente quasi dieci minuti) stimate in 8,5 gradi della scala Richter. Oltre metà degli edifici della capitale (e non solo) collassa e la popolazione in cerca di scampo si ritrova stretta in una morsa tremenda: da un lato i crolli e gli incendi causati dai numerosi fuochi accesi per le celebrazioni, dall'altra un'onda di tsunami di diciotto metri che si abbatte su gran parte della costa portoghese e sul golfo di Cadice. Solo per Lisbona si parla di sessantamila morti, quasi un terzo della popolazione. Non è solo il tramonto dell'impero portoghese per come lo si conosceva allora, ma anche la drammatica ed improvvisa fine di un intero paradigma di spiegazione del mondo (vero focus testuale scelto dai Moonspell al di là del racconto del cataclisma in sé).
L'illusione leibniziana del "migliore dei mondi possibili" si sgretolava insieme agli edifici della sfortunata nazione portoghese: come poteva Dio punire così i suoi fedeli? Perché tanti morti? Perché proprio il Portogallo?
Un efficace riassunto dell'impatto di quell'evento sugli intellettuali di allora fu quello formulato -qualche secolo dopo- da Theodor Adorno in una sola frase.

Il terremoto di Lisbona guarì Voltaire dalla Teodicea di Leibniz.

Voltaire rimase sconvolto dal terremoto e dalle "circostanze religiose" di contorno e scrisse subito un poema in merito, che innescò una serie di riflessioni che portarono ad un progressivo indebolimento delle teodicee (termine coniato proprio da Leibniz), ovvero quelle "giustificazioni" di Dio per la presenza del male nel mondo. Vi siete mai sentiti dire che "il Signore opera per vie misteriose"? Quelle, ma in una versione teologicamente più complessa. Per spiegare il male (che non era una realtà e non era responsabilità di Dio) Leibniz tirava in ballo la concessione del libero arbitrio, o -nel caso di un disastro naturale- l'idea che questo fosse in realtà un bene "male interpretato" dagli uomini, ma comunque sensato nel disegno divino generale. Ma come poteva proprio quel disegno superiore spiegare una simile devastazione?

Mi si perdonerà l'introduzione pedante, ma per capire appieno 1755 è importante coglierne a fondo il nucleo concettuale. Ciò che hanno scritto ed inciso i Moonspell non è solo una banale "traduzione in musica" della violenza di quell'evento, ma un'approfondimento sul "sotto-testo" religioso che -al di là di dare un senso all'approfondimento di uno dei capitoli più tristi della storia del Portogallo- ci restituisce i cari vecchi Moonspell dissacranti che da qualche anno sembravano sopiti e in calo di ispirazione, e per giunta questa volta con una critica al senso religioso che non passa nemmeno dai soliti stereotipi.
1755 è probabilmente uno dei dischi più "cattivi" partoriti dai portoghesi dai tempi dell'accoppiata Wolfheart/Irreligious. Non che nel mentre non abbiano utilizzato arrangiamenti serrati e fatto largo uso del growl di Fernando, ma raramente si erano sentite dieci tracce così pesanti e praticamente tutte cantate in growl (in pulito ci sono solo due frasi, di numero, nella cover degli Os Paralamas do Sucesso). Pur essendo ben conscio della natura camaleontica del sound dei lusitani, non era qualcosa che ci si potesse aspettare dopo un disco “gothic rock oriented” come il precedente Extinct.
I cinque di Amadora hanno corso un bel rischio: proporre un disco tanto “monocorde” (detto senza sfumature negative) è comunque qualcosa che rischia di dividere parecchio fan e critica, se poi aggiungiamo all'equazione i testi totalmente in lingua madre (tolto qualche inserto in latino), ciò che ne risulta è qualcosa di più ostico del loro album “medio”, che però va anche a fugare le accuse di “commercialità” che gli erano state rivolte ultimamente.

L'apertura lascia interdetti: si tratta di Em Nome do Medo, pezzo (peraltro piuttosto trascurabile) già presente in Alpha Noir. L'arrangiamento qui presente è però decisamente più dinamico (stupendo il climax poco prima della conclusione), soprattutto grazie alla presenza delle complesse orchestrazioni (c'è tutto, dagli archi alle percussioni) scritte da Paixão e Amorim. Ne risulta una specie di lunghissima introduzione che si divide tra l'orchestra e la malvagia interpretazione vocale di Fernando, mediata soltanto dai cori (onnipresenti in questo disco).
Un preludio che mostra già le due anime del disco: quella sinfonica e quella pesante, qui non miscelate -come capita spesso- in una sorta di death sinfonico alla Septicflesh o in un black sinfonico alla Dimmu Borgir, ma in un'interpretazione tutta dei Moonspell che mischia l'anima orchestrale ad elementi heavy e thrash (c'è qualcosa di vagamente Sepultura). La titletrack in apertura mostra subito i sottili dettagli dei suoni scelti: chitarra suonata in strumming da Ricardo Amorim con solo un leggero crunch e un flanger impercettibile, una linea melodica del basso di Aires Pereira e poi subito l'esplosione sinfonica del coro accompagnata da una ritmica poderosa della batteria di Miguel Gaspar. Sembra già tanto ma in realtà non si è ancora sentito nulla, entra il growling di Fernando e le chitarre passano subito ad un violentissimo riffing in palm mute con Gaspar che “appesantisce” ulteriormente la mano. I successivi ritornelli e gli assoli (magistralmente costruiti da Ricardo) dimostrano appieno la classe e il gusto per la melodia che emergono anche in un pezzo così tirato, il tutto mentre Paixão “improvvisa” un momento folk orchestrale che urla Moonspell lontano chilometri. Sono già presenti all'appello tutti gli ingredienti, ma ora occorre miscelarli per tutte le tracce rimanenti.
In Tremor Dei mostra un Airer Pereira sugli scudi, che si ritrova con il pulsare suo basso a trascinare un ensemble che viaggia ad alta velocità con una scioltezza disarmante, tanto da riuscire ad inserire insieme al cantato harsh di Ribeiro anche la voce -carica di inquietudine- dell'ospite Paulo Bragança (musicista portoghese un po' lontano dal suo ambiente naturale, visto che in genere suona fado).
La successiva Desastre parte dall'andamento sincopato della batteria di Gaspar, ma esplode subito tra bending tirati all'eccesso e un Fernando schizofrenico che alterna oscuri sussurrati a un ritornello riuscitissimo, che domina un brano breve ma tra i più efficaci, dove la violenza della voce lavora sotto l'ombra di orchestrazioni tra le più inquietanti dell'album, mentre l'inizio di Abanão è di nuovo monopolizzato dall'articolatissimo riffing di Ricardo e viene giocata tutta su momenti di alternanza tra sezioni orchestrali costruite a meraviglia da Pedro, un ritornello fulminante valorizzato dal drumming al fulmicotone di Miguel (tolta totalmente la sicura al doppio pedale) e da una prova vocale di Ribeiro tra le più malvagie in assoluto, a tema con il titolo (Abanão è infatti traducibile con “scuotimento”). Evento prende il via da una melodia di basso suonata ad accordi, ma si tramuta presto in una combinazione di palm mute e blast beat che toglie il fiato, con un testo piuttosto lugubre (comprensibilissimo anche senza parlare una parola di portoghese), respira nella sezione centrale grazie ad una gradevole melodia di basso e ai momenti acustici e solisti delle chitarre. Al contrario, 1 De Novembro è forse il pezzo più debole del lotto, con un approccio relativamente più “leggero” ed heavy delle chitarre e un po' meno aggressivo nella voce di Ribeiro, che per lunghi tratti rimane urlata ma non “sporcata”. Ruinas è marziale nell'incedere della batteria, elaborata nel riffing e nella scelta di lunghissimi delay “tattici” piazzati per dare un senso ritmico alla voce (qui effettata) di Fernando, il tutto condito da archi piuttosto malinconici (d'altronde Lisbona è in rovina), un momento solista double-face (prima note lunghissime e poi tremolo picking) e da un ritornello -anche qui- decisamente riuscito.
Todos Os Santos è un po' il manifesto “ideologico” dei Moonspell di 1755, un'introduzione sinfonica e delle atmosfere “che più gotiche non si può” sconvolte una strofa che cambia completamente d'abito al pezzo, passando ad un andamento minimale condito dal cantato acidissimo di Ribeiro, il bellissimo refrain fa un po' da media ponderata mentre il bridge giocato tra basso arpeggiato e cantato gorgogliante ultra-basso continua ad aggiungere elementi più particolari. L'album si conclude infine in maniera -leggermente- più soft, con la cover (totalmente reinterpretata) di Lanterna dos Afogados, in origine un pezzo pop/rock del celeberrimo gruppo brasiliano Os Paralamas do Sucesso. Qui c'è un po' di spazio per il pianoforte di Paixão e per un'interpretazione un po' diversa di Fernando, che “sussurra” parte del testo senza però dimenticarsi di regalarci anche un momento della sua iconica voce pulita a bassa tonalità. Una chiusura strana ma tutto sommato a tema.

Per quanto riguarda la produzione, la scelta di lavorare in sinergia con Tue Madsen (già produttore, tra gli altri di Aborted, Dark Tranquillity, Hatesphere e The Haunted) ha indubbiamente pagato. È ovvio che una band esperta come i Moonspell abbia ormai un'idea piuttosto chiara di come debba suonare un disco (specie Paixão, che ha fatto a sua volta il produttore), ma la presenza di un'opinione esterna è qualcosa che aiuta sempre a concretizzare meglio il risultato a cui si ambiva.
Nella fattispecie, il lavoro dietro a 1755 è assolutamente pregevole nonostante la “densità” del sound: tutti gli strumenti (basso compreso) sono ben udibili e differenziati, cosa non semplice in mezzo a tante orchestrazioni e anche le timbriche sono piuttosto gradevoli, soprattutto quelle delle chitarre, che suonano comunque “calde” nonostante la cattiveria degli arrangiamenti. L'unica nota stonata è rappresentata dall'eccessiva compressione imposta dal mastering, ma di questi tempi situazioni del genere sono abbastanza la norma, specie per i dischi più importanti.

1755 va considerato nel suo insieme. Un concept album con una storia e un significato profondi, composto ed arrangiato in modo da rendere al meglio tali tematiche. Non è certamente l'opera più “varia” dei portoghesi, la più easy listening e nemmeno la più immediata. Ha però il pregio di mantenere un filo conduttore attraverso tutto il suo sviluppo e soprattutto di essere coraggiosa nell'approccio.
Non sono i Moonspell che ci saremmo aspettati (alzi la mano chi non è rimasto spiazzato alla pubblicazione di Todos Os Santos), ma la genuinità di vederli esprimersi in lingua madre, tornando a criticare l'Onnipotente con la freschezza dei vecchi tempi e nel contempo narrare al mondo -da portoghesi- di uno dei peggiori disastri della storia del loro paese è qualcosa di veramente senza prezzo.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
91.16 su 12 voti [ VOTA]
Mike_9
Mercoledì 15 Novembre 2017, 13.02.10
26
Uno dei più bei dischi in assoluto dei Moonspell per la sua completezza, sembra di assistere ad uno spettacolo teatrale. Miglior disco del 2017 in assoluto
Doom
Sabato 11 Novembre 2017, 16.02.03
25
Ascoltato ancora poche volte, ma mi sembra di poter esser d'accordo con ilc ommento 3 di Metal Shock. Un bell'album da cui trapela la classe ritrovata del gruppo. Anche se per me forse night eternal e The Antidote nella seconda parte di carriera non si battono. Questo però vi si avvicina. Bel ritorno
Zess
Mercoledì 8 Novembre 2017, 23.05.00
24
Trovo interessante il concept, sul disco dico solo: BAH.
Cowboy from Hell
Mercoledì 8 Novembre 2017, 19.39.47
23
Ottimo disco che ha giustamente ispirato un'ottima recensione. L'ho riascoltato dopo essermi documentato sul catastrofico evento, e mi ha fatto immedesimare ancora di più. "Todos os santos" mette i brividi, ma tutto l'album segue un filo conduttore lineare che rapisce l'ascoltatore. Leggevo nei commenti precedenti del portoghese...di solito mi avvicino con molta cautela ad album non cantati in inglese, ma in questo caso mi sono dovuto piacevolmente ricredere.
Graziano
Mercoledì 8 Novembre 2017, 15.18.43
22
Discone!!! Arrabbaitao e teatrale con una parte orchestrale che si intreccia con la musica accrescendo il senso di drammaticità. Notevole davvero. Anche io ho apprezzato gli ultimi lavori dei Moonspell, sono una band mai banale che cambia spesso pelle mai mai identità.
Silvia
Lunedì 6 Novembre 2017, 15.44.42
21
Si' @Giaxomo, hai ragione sul folk, assolutamente.... Chiudo anch'io la parentesi e vi lascio commentare l'album (non e' il mio genere quindi non mi esprimo)
Giaxomo
Lunedì 6 Novembre 2017, 15.34.13
20
@TheSkull @Silvia: Diciamo che l’atmosfera delle “bettole lisboete” dalle 23.30 ha il suo perché . Detto questo, credo che tu abbia ragione nell’affermare che siamo solo statisticamente più abituati, tuttavia, apro e chiudo una piccola parentesi, band che si definiscono folk dovrebbero assolutamente cantare nella loro lingua madre, altrimenti si perde già la metà della componente folcloristico-autoctona, il fattore linguisitico, appunto, se proprio dobbiamo essere puntigliosi. Tornando in topic, ho ascoltato stamattina l’album due volte e fino alla traccia 7 siamo a livelli eccellenti, poi percepisco un calo d’ispirazione. Per il momento anche il mio voto si assesta intorno all’80. Top songs: 1755, In Tremor Dei, Desastre ed Evento.
Silvia
Lunedì 6 Novembre 2017, 14.52.45
19
@TheSkull @Giaxomo concordo e credo che dipenda dal ritmo della lingua. Infatti secondo me l'italiano nel thrash non ha molto successo perche' e' troppo melodico e la struttura delle frasi troppo lunghe... ci vedo piu' una lingua concisa e diretta come l'inglese (o forse perche' siamo abituati)... Ottimo l'esempio degli Ska-P che non immagino in nessun altra lingua e poi la poesia dei Kent (non so se li conoscete) che cantano in svedese con risultati da brivido (infatti i loro pezzi in inglese sono inascoltabili secondo me).
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 6 Novembre 2017, 14.44.31
18
@Giaxomo: io un concerto di fado a lisbona l'ho visto e non mi ha fatto ne caldo ne freddo, sentimentalone! Scherzo, però non concordo che l'unica lingua usabile sia l'inglese. Mi vengono in mente esempi a bizzeffe di band che usano la propria lingua madre con ottimi risultati, dai Wizo agli Ska-p, dagli Eths ai Myrath... forse, gusti a parte, c'è che l'uso dell'inglese ti apre più porte, ti permette di farti conoscere da più persone... ma solo in teoria e comunque questo non è il caso dei Mooonspell. Alla fine credo che il nostro orecchio si è statisticamente abituato all'inglese ma certe cose funzionano alla grande con altri idiomi. Purtroppo non posso dire lo stesso di band italiane, anche famose come gli Extrema ad esempio, che col cantato in inglese ci azzeccano poco ed il risultato è debole
Fan
Lunedì 6 Novembre 2017, 14.30.17
17
veramente ottimo!
Room 101
Domenica 5 Novembre 2017, 14.37.52
16
@Manuel: è più una questione di gusti, personalmente li avevo trovati davvero poco ispirati (opinione soggettiva, ci mancherebbe). Questo mi ha colpito anche perché è una ventata di aria fresca (anche a livello testuale), mentre Extinct lo trovavo un gothic rock più di maniera in quel senso. Poi è ovvio che a tanti altri siano invece piaciuti, nulla di male.
Manuel
Domenica 5 Novembre 2017, 7.25.58
15
Piccola premessa: grande recensione. Ciò che non apprezzo sono certe frasi di Gianluca riguardanti il passato recente dei Moonspell; "preoccupanti cali di ispirazione"? Extinct e soprattutto Alpha Noir (non Omega White) sono strepitosi. Memorial non è forse un disco "cattivo"? Questo non per sottovalutare l'ottimo lavoro in fase di recensione, ma probabilmente l'attenzione nel "comprendere" i lavori precedenti non è stata precisa.
duke
Sabato 4 Novembre 2017, 21.05.03
14
no thanks!non mi entusiasma...
mariamaligno
Sabato 4 Novembre 2017, 17.26.46
13
Giaxomo, se guardi il mio post ho espresso quasi tutti i concetti introducendoli con dei banalissimi ma inequivocabili "a me" o "per me", nessuna intenzione di sparare sentenze assolute che in musica non valgono nulla. Sono gusti e a gusto mio le lingue romanze non si prestano al metal, per milioni di altre persone possono essere perfino più efficaci, per me no. Oltretutto ho detto chiaramente che boccio ill disco anche ma non solo per la lingua utilizzata.
Giaxomo
Sabato 4 Novembre 2017, 17.11.30
12
@mariamaligno: te penalizzi un album per la lingua? Hai mai assistito ad un concerto Fado in un'osteria di Alfama a Lisbona? Io si, ed è stato l'unico caso e sottolineo UNICO caso in cui mi stavo per commuovere ad un concerto o ascoltando una canzone. E sai perché? Per il portoghese, per la lingua adoperata. Per cui affermare che l'inglese è l'unica lingua adatta per il metal/rock/pop/rap/ chi più ne ha, più ne metta è un'affermazione che lascia leggermente spiazzati, se permetti. A me d'altro canto ha stancato l'inglese, pensa un po' te..
mariamaligno
Sabato 4 Novembre 2017, 16.54.31
11
Sono abbastanza deluso. Troppa orchestra e poche chitarre/sostanza. Troppo etnico, per carità certe sonorità le hanno sempre avute e qui a maggior ragione ci stanno visto il tema trattato ma a me proprio non vanno giù. Il portoghese a me purtroppo fa sorridere, come del resto lo spagnolo o lo stesso italiano, per me la lingua del rock e del metal è l'inglese stop. Unica nota positiva la voce eccezionale di Ribeiro che, ferma su un sempre portentoso growl, per me segnerebbe un'assai gradita virata aggressiva (dopo il bellino ma commercialotto Extinct) non venisse però sprecata in una serie di composizioni piatte, simili tra di loro e di cui fatico a ricordare una sola traccia che spicchi tra le altre..65 al disco..100 alla voce di Fernando
Alex DooM
Sabato 4 Novembre 2017, 12.19.47
10
no vabbè ragà questi spaccano davvero ti cambiano sound in ogni album che cosa volete di più fernando è un mostro grande band da sempre tra i miei preferiti ! il nuovo corso della band da night eternal è qualcosa di fenomenale, discografia impeccabile , forse l'unico capitolo che ho digerito poco è stato memorial un disco che non mi è mai entrato il resto tutto impeccabile.VOTO 85/100 UNICI
Beta
Sabato 4 Novembre 2017, 12.14.00
9
Ho ascoltato In Tremor Dei domenica scorsa perché ma l'ha proposta YouTube. Mi era piuaciuta, quindi sono abbastanza predisposta a fidarmi della recenione positiva di Room. Non ho mai ascoltato i Moonspell, ma questo disco mi incuriosisce, soprattutto per il concept, peraltro ben spiegato da Room
Pacino
Sabato 4 Novembre 2017, 11.18.04
8
mi sembra meglio degli ultimi 2, ma non dell'ottimo Night Eternal, grande band, che adoro da sempre, da quell'epocale debutto. Voto 84
InvictuSteele
Sabato 4 Novembre 2017, 11.10.36
7
Vado controcorrente, a me ha ricordato Alpha Noir, ovvero il disco peggiore dei Moonspell, solo con arrangiamenti più orchestrali, belli, per carità, e con una produzione fantastica, ma totalmente privo di melodia, senza nemmeno un ritornello che colpisce e con Ribeiro monocorde che canta solo in growl. Già i tre singoli precedenti non mi avevano colpito e l'album conferma la prima impressione. Continuerò ad ascoltarlo sperando che prima o poi scocchi la scintilla, ma ci credo poco. Per ora sono deluso, ma magari alla distanza mi sorprenderà. Ho preferito mille volte il precedente Extinct, più orecchiabile, melodico e in un certo senso commerciale, ma era bellissimo, ogni pezzo era ottimo e con melodie stupende. In questo lavoro la parte gothic latita e purtroppo quando i Moonspell si lanciano troppo sul Death, come nel caso di Alpha Noir, Memorial e Night Eternal, mi annoiano. Vedremo alla distanza se crescerà. Complimenti per la bella recensione.
Pink christ
Sabato 4 Novembre 2017, 10.36.47
6
100 per la recensione. Mi ha incuriosito moltissimo, penso proprio che lo prenderò.
ocram
Sabato 4 Novembre 2017, 9.30.32
5
Bellissima recensione! Il disco è davvero notevole e il concept è originale ed intrigante, rimane l'unico rammarico di un Ribeiro secondo me non all'altezza rispetto ad Extinct, la quasi totale mancanza delle sue clean vocals secondo me fa perdere un po' di smalto all'opera. Tuttavia il disco è davvero bello ed è talmente diverso da Extinct (mi ha ricordato qualcosa di Night Eternal) che non sembra neanche di sentire la stessa band. Belle le orchestrazioni che non sono neanche troppo opprimenti e donano solennità ed epicità al disco. Per me si stanno riprendendo alla grande dopo il pessimo Alpha Noir. Voto 80
rob
Sabato 4 Novembre 2017, 6.44.31
4
album bellissimo che riprende cose da lavori precedenti (alcuni riff) l'unica nota stonata che e' turro in portoghese ma cio non mi ha fermato dall'aquistarlo....grandi moonspell speriamo di vederli nuovamentw in tour xke anche dal vivo meritano tantissimo!!!
Metal Shock
Sabato 4 Novembre 2017, 5.22.28
3
Sorprendente!! E miglior disco da Si/Pecado. In un concept molto bello, ed interamente cantato in portoghese, cosa magari non nelle corde di tutti, i Moonspell tirano fuori un`album da ascoltare e riascoltare per essere apprezzato in piero. Un`Opera con la O maiuscola, e anche se Fernando canta solo in growl, qui ci sta` benissimo. Disco da 85/90!!!
Giaxomo
Sabato 4 Novembre 2017, 1.12.50
2
Giù il cappello per la recensione, Gianluca. L’album l’ho ascoltato solo una volta oggi pomeriggio e...mi ha sbalordito. Ciò che mi ha colpito di più è la varietà del rifffing, oltre alla produzione e all’amalgama così ben riuscita delle orchestrazioni. Ripasserò sicuramente fra una settimana dopo averlo assimilato e senza rischiare di dare commenti definitvi che potrei cambiare nel corso del tempo. Ora come ora il tuo voto è più che adeguato, anche se potrebbe salire di qualche punticino. Complimenti ancora!
Salvo
Venerdì 3 Novembre 2017, 23.44.50
1
Bravo, recensione molto bella. Il disco per me è stato una sorpresa, non mi aspettavo un disco così dure. Comunque è un gran lavoro. Forse l'unica nota stonata è un pò il cantato monocorde...forse qualche passaggio in più con voce pulita sarebbe stato più adatto, ma va bene così.
INFORMAZIONI
2017
Napalm Records
Gothic
Tracklist
1. Em Nome do Medo
2. 1755
3. In Tremor Dei
4. Desastre
5. Abanão
6. Evento
7. 1 de Novembro
8. Ruinas
9. Todos os Santos
10. Lanterna dos Afogados (cover Os Paralamas do Sucesso)
Line Up
Fernando Ribeiro (Voce)
Ricardo Amorim (Chitarra, Tastiera)
Pedro Paixão (Tastiera, Chitarra, Samples, Programmazione)
Aires Pereira (Basso)
Miguel Gaspar (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Paulo Bragança (Voce nella traccia 3)
 
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