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Living Colour - Stain
04/11/2017
( 526 letture )
I Living Colour sono una di quelle band di cui spesso, parlando, si fa l’errore di associare solo ad un album ben preciso: l’esordio. Certo, Vivid è un capolavoro e siamo tutti d’accordo, ma il resto della discografia? I Living Colour vengono sempre tirati in ballo in quanto musicisti metal di colore, come se importasse qualcosa. Dire che il metal è un genere per soli bianchi è una stupidaggine, ma lo è anche portare come esempio i Living Colour, riducendo razzisticamente una delle migliori band crossover a “prova” che anche il metal è un genere "aperto". Oltretutto la dimostrazione che anche gli afroamericani possano fare del buonissimo metal si ferma a Vivid e, ancora più spesso e ingiustamente, alla canzone-simbolo Cult of Personality. In pochi si sono presi la briga di andare oltre, è come se fosse scontato che una volta esaminato l’esordio si sia già usufruito del meglio dei Living Colour. Davvero un peccato, perché già il secondo Time’s Up era un altro signor album degno di Vivid, ma anche questo terzo –e, prima della reunion del 2002, ultimo– Stain è un capitolo del tutto all’altezza dei primi due e a lungo ingiustamente ignorato, anche in quanto portatore di una virata stilistica che in pochi si aspettavano. Stain presenta infatti un sound più aggressivo rispetto ai lavori precedenti, il funk e l’hard rock vengono messi in secondo piano in favore di sonorità al limite del thrash e dell’industrial. Questa non è l’unica novità, dato che alla vigilia delle registrazioni il bassista Muzz Skillings esce dalla band e al suo posto viene reclutato Doug Wimbish dei Tackhead.

La direzione più pesante e aggressiva si rispecchia anche nei testi e Corey Glover si impegna più di prima nello scrivere qualcosa che possa stimolare una riflessione nell’ascoltatore. L’opener Go Away, guidata da un riff tritamassi di Vernon Reid e da una linea di basso di Wimbish che ha dell’impressionante, è un ottimo esempio.

I see the starving Africans on TV
I feel it has nothing to do with me
I sent my twenty dollars to Live Aid
I paid my guilty conscience to go away


Certo, a volte il pessimismo raggiunge livelli quasi paranoici e tendenti al cattivo gusto, ma probabilmente anche questa era una cosa voluta da Glover per aumentare l’effetto dei testi sugli ascoltatori.

I don’t want anybody to touch me
I think everybody has AIDS
What’s the point of caring for you?
You’re gonna die anyway


Ignorance Is Bliss segue la stessa linea ma è condita da un fenomenale assolo nel classico stile schizofrenico di Reid. Stain è un album rabbioso, manca la goliardia presente in Vivid e Time’s Up, le canzoni sono più dirette, ritmate e simili fra loro e forse questo, alla lunga, rende l’album leggermente difficile da digerire. Ma è proprio questa caratteristica "cattiveria" a renderlo unico nella discografia dei Living Colour. Type e Never Satisfied sono altre due mazzate sui denti dell’ascoltatore, Glover urla il suo risentimento, che non per forza è politico o sociale, ma spesso riguarda anche i sentimenti, come nella già citata Never Satisfied.

Ain’t got no girl to kiss on, what I got
Ain’t got no face to sit on, what I got
Ain’t got no star to wish on, what I got
Well... I will never be satisfied


I Living Colour si dimostrano musicisti esperti e non cadono nel tranello già citato di creare una tracklist troppo compatta e omogenea, e ci infilano una leggermente più distesa e accattivante Bi, condita nuovamente da una prova magistrale di Reid, indubbiamente fra i chitarristi più sottovalutati della storia. Anche Nothingness è un altro momento che concede un attimo di respiro all’ascoltatore, che può fermarsi un attimo ad ammirare la perizia tecnica di questi quattro dottissimi musicisti, prima che l’assalto sonoro riprenda con l’ottima Postman e la strumentale WTFF. In conclusione, come già detto Stain è un degno successore dei primi capolavori, colmo di ottime canzoni e inventiva e portatore di novità di cui purtroppo non abbiamo visto il seguito se non dieci anni dopo con l’uscita di Collideoscope.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
86 su 2 voti [ VOTA]
Zess
Mercoledì 8 Novembre 2017, 23.02.27
8
Bellissimo. E con loro mi fermo qui, le cose successive non sono riuscito ad apprezzarle.
Shadowplay72
Domenica 5 Novembre 2017, 12.07.09
7
Grandissimo album di crossover.che bel periodo quello.ogni cd che usciva era un capolavoro.altro che le schifezze che escono ora.tranne qualcosa ,il resto da usa e getta.pochi che hanno la voglia e il coraggio,di sperimentare,di trovare qualcosa di nuovo!
Galilee
Sabato 4 Novembre 2017, 16.18.59
6
L'unico che mi manca della loro discografia. Prima o poi..
Maz
Sabato 4 Novembre 2017, 16.10.08
5
Finalmente la recensione di "Stain"....grandissimi quelli della redazione e grandissimo "Pink Maggit" per l'ottima recensione....naturalmente essendo un grande fan da sempre della band non posso che esserne super contento.....è praticamente già stato detto tutto....effettivamente risulta, al di là di alcuni brani più orecchiabili, un po' più cupo e assimilabile dei due precedenti album...primo disco col grande Doug Wimbish....consiglio a tutti l'ascolto....per me voto 83.....in più spero che presto arriverà anche la recensione di "Shade"....stay metallized👊
Hard & heavy
Sabato 4 Novembre 2017, 15.10.46
4
questo è un capolavoro di album voto:91/100.
Metal Shock
Sabato 4 Novembre 2017, 13.33.54
3
Mi ricordo quando lo ascoltai la prima volta: rimasi a bocca aperta!! Metal industrial ad aprire le danze per un disco di crossover memorabile.Il piu` pesante dei tre iniziali, na allo stesso modo, tre album enormi, per una band al top. Li vidi anche in concerto di supporto a questo disco, memorabile!!!! Come voto andrei anche sul 90!.
Hellion
Sabato 4 Novembre 2017, 13.21.38
2
Non sono mai riuscito a metabolizzarlo.
Rob Fleming
Sabato 4 Novembre 2017, 11.33.57
1
Contiene alcuni degli episodi più duri e metal della loro carriera: Go away, Nothingness, Ignorance is bliss sono i pezzi che preferisco con la più accessibile Leave it alone. Ñon lo ascolto da una vita, ma non ho un gran ricordo. 73
INFORMAZIONI
1993
Epic Records
Crossover
Tracklist
1. Go Away
2. Ignorance Is Bliss
3. Leave It Alone
4. Bi
5. Mind Your Own Business
6. Ausländer
7. Never Satisfied
8. Nothingness
9. Postman
10. WTFF
11. This Little Pig
12. Hemp
13. Wall
Line Up
Corey Glover (Voce)
Vernon Reid (Chitarra)
Doug Wimbish (Basso)
Will Calhoun (Batteria)
 
RECENSIONI
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