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Curved Air - Phantasmagoria
04/11/2017
( 362 letture )
Quando si parla dei Curved Air, credo che il termine più corretto per approcciarli sia quello di pionieri. Il gruppo inglese, per quanto riconducibile allo sconfinato sottobosco progressive rock dei primi anni settanta, è per certi versi protagonista di un percorso peculiare ed estremamente personale, a tratti molto lontano dal rock vero e proprio, considerando il fatto che buona parte dei musicisti che hanno militato in questa combo hanno avuto una formazione d’impostazione classica e folk. Procediamo con ordine comunque. Nati nel 1969 col moniker Sisyphus, poi sostituito da Curved Air, i nostri pubblicano tra il 1970 e il 1976 (anno dello scioglimento, funestato ed anticipato già negli anni precedenti da continui cambi di line- up) sei album, più un disco live. Per quanto la band sia famosa per il proprio secondo disco, Second Album, contenente il maggior successo commerciale Back Street Luv, oggi ci occuperemo del loro terzo album, Phantasmagoria.

Questo lavoro si presenta decisamente compatto, focalizzato su una forma canzone solo apparentemente semplice, ma in realtà ricco di dettagli e sottigliezze, assimilabili dopo diversi ascolti. A livello prettamente musicale infatti ci troviamo dinanzi ad una variegata stratificazione di stili che, come accennato ad inizio recensione, sono imputabili ai differenti background di formazione dei singoli musicisti. Sin dall’iniziale Marie Antoniette infatti emerge la voce spiritata ed evocativa, inconfondibile tra mille altre di Sonja Kristina, vera protagonista e punto focale di tutto il platter, la quale guida egregiamente l’ascoltatore con i suoi toni soavi nei vari mood del disco e quando non canta, accompagna il resto del gruppo con delicati arpeggi dal sapore medievale e decisamente folk. L’elemento folk però non limita i mezzi espressivi dei Curved Air, in quanto esso è solo la punta dell’iceberg sonoro dei nostri. Infatti, l’utilizzo del violino da parte di Darryl Way è molto versatile e chiaramente devoto sia alla tradizione del folk inglese, prendete per esempio Melinda (More Or Less), ma anche fortemente dettata dagli studi su compositori come Vivaldi (esempio lampante la polifonica titletrack o la virtuosa e dal tremolo insistito di Cheetah). Le influenze del gruppo, decisamente barocche e a tratti labirintiche, solo superficialmente semplici, vedono un ampio uso e protagonismo delle tastiere qua e là impiegate per dare maggiore spinta alla sezione ritmica, quasi come un basso continuo (la titletrack) oppure, attraverso suoni strani, sperimentali e pionieristici, chiaramente ispirati dalla “musica colta” di artisti come Stockhausen (i synth inquietanti di Whose Shoulder Are You Looking o le pazzie strumentali in Ultra-Vivaldi sono un buon esempio al riguardo). In ultimo, da notare la perfetta capacità camaleontica della sezione ritmica nel legare il tutto in un unico impasto sonoro, donando però alla compagine un tocco jazzato, che in contesti prog non può far altro che ingolosire il tutto. La sezione ritmica, soprattutto la batteria, si muove quasi di soppiatto, giocando molto sui fill e sugli accenti, soprattutto sfruttando i piatti, donando dinamicità nei fulminei passaggi solisti. Ultimo, ma non per importanza, uno strepitoso Mike Wedgwood al basso si muove con innaturale destrezza, come un vero cuore pulsante, suonando gustosi giri di basso imprevedibili, più simili a veri e propri assoli continui, senza mai eccedere in protagonismo, ma rendendo a tratti avventurosi i singoli brani (penso all’allegra fanfara di Not Quite the Same o la lunga e delirante Over and Above, vero capolavoro del disco).

A conti fatti, come dicevo ad inizio recensione, questo è solo apparentemente un album facile. Senza dubbio Phantasmagoria è uno dei dischi più maturi ed avanguardistici dei Curved Air ed in linea, se non addirittura una spanna sopra agli alti livelli qualitativi raggiunti dal progressive inglese nella prima metà degli anni 70. Ci troviamo davanti ad un lavoro ben congegnato, stratificato e cervellotico, degno di essere riscoperto. In soldoni, l’opera terza dei Curved Air è consigliata a chi dal prog cerca arrangiamenti raffinati, complessità strumentale, molteplici rimandi a generi disparati ma coesi in un unico, avanguardistico mix sonoro. Un lavoro per fan di King Crimson, Van Der Graaf Generator e Gentle Giant, tutte band capaci di fare fronte comune dinanzi le molteplici influenze musicali, per unirle creando così un impasto unico ed inimitabile.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
maurizio
Mercoledì 8 Novembre 2017, 13.14.41
3
mi sono sempre piaciuti li ho visti dal vivo mi pare al teatro lirico di milano da 90' i loro primi 3 album i miei preferiti sono0 secon e phantasmagoria posso raccontarvi una cosa curiosa che a pensarci adesso mi fa venire da ridere ma allora mi diede molto fastidio monkman il tastierista ad un certo punto del concerto in un crescendo musicale mise una tastiera ai bordi del palco per terra in maniera pensava lui di far suonare il pubblico che allungandosi poteva strimpellare qualcosa con effetti stravaganti ma un gruppo di ragazzi che erano vicino al palco presero la tastiera e la volevano portare via ....pazzesco siamo italiani????????? cmq viva i curved air e mi piace quando fate recensioni di gruppi meno famosi ma importantissimi per i vari generi ciao grazie
papi
Lunedì 6 Novembre 2017, 23.06.00
2
Grazie per la segnalazione!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 6 Novembre 2017, 10.22.30
1
Bien fait, anche i Curved Air su Metallized! Complimenti. Gruppo che è stato fortemente penalizzato dai cambi di line-up e da una non lineare proposta, con alternanze di ottime cose e di pezzi scarsi. Qui siamo ancora nella prima fase, la migliore. Della loro produzione, vanno più valutati i pezzi che gli album, come detto molto eterogenei. La loro composizione che più mi piace è Metamorphosis, su Air Cut, del 1973, ma lì Eddie Jobson sostituiva Monkman e Way. Un appunto per il recensore: nella line-up a destra, alla chitarra, tastiere, ecc., c'è Francis Monkman e non Francis Forman. Monkman, tra l'altro è autore degli ultimi quattro brani dell'album. Au revoir.
INFORMAZIONI
1972
Warner Bros Records
Prog Rock
Tracklist
1. Marie Antoniette
2. Melinda (More or Less)
3. Not Quite the Same Thing
4. Cheetah
5. Ultra-Vivaldi
6. Phantasmagoria
7. Whose Shoulder Are You Looking
8. Over and Above
9. Once a Ghost, Always a Ghost
Line Up
Sonja Kristina (Voce, Chitarra Acustica)
Francis Wonkman ( Chitarra, Tastiere, Tubular Bells, Percussioni)
Darryl Way (Violino, Tastiere, Tubular Bells)
Mike Wedgwood (Basso,Chitarre Acustiche, Voce)
Florian Pilkington (Batteria, Percussioni)
 
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