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Naglfar - Diabolical
04/11/2017
( 543 letture )
Non è mai facile, per qualsiasi band di qualsiasi genere, portare alle stampe un debutto che sappia cogliere sin da subito appieno nel segno, nonché in grado di far conoscere ad un ampio pubblico internazionale il proprio nome, fino a quel momento del tutto sconosciuto. Qualora poi si riesca nell’impresa, risultare all’altezza di creare uno o più dischi che sappiano eguagliare, se non superare, quanto proposto all’interno della propria opera prima, appare ostacolo ancora più ostico. Lo sanno bene i Naglfar che, nel cuore di un decennio come gli anni Novanta così cruciale e proficuo per il black metal, in particolare tra le terre scandinave, diedero ufficiale avvio alla propria carriera pubblicando nel 1995 una perla quale Vittra, che seppe scuotere il pubblico e attirare su di loro molta attenzione ben oltre i confini della loro natia Svezia. A tre anni da tale successo, la band fu chiamata al non facile compito di dare un giusto seguito a tale full-length, ritornando sulle scene con questo Diabolical.

La release, dal minutaggio del tutto comparabile con la precedente e composta dal medesimo numero di brani, vede la propria line-up continuare lungo la strada già tracciata da Vittra, con la sola eccezione del batterista Mattias Grahn, entrato ufficialmente in formazione nello stesso 1998 (in occasione del precedente EP When Autumn Storms Come) in sostituzione di Mattias Holmgren. La coerenza tra i due lavori non si ferma tuttavia ai meri aspetti formali: nonostante l’artwork non di particolare impatto (realizzato da quel Chad Michael Ward futuro autore di cover art per altri noti album quali Engineering the Dead degli Aborted e The Chainheart Machine dei Soilwork), il black metal di stampo melodico proposto dagli svedesi non si è affatto smorzato, anzi, sin dall’uno-due iniziale Horncrowned Majesty/Embracing the Apocalypse il combo appare non aver perso il vigore e l’energia creativa per dar vita ad un black tagliente e ancor più furioso capace, nonostante il synth meno presente rispetto al passato, di creare linee melodiche che lasciano il segno all’interno del massiccio, spietato e onnipresente riffing, fino a costruire sprazzi di rara emozione, ad esempio tramite l’inserimento di un solitario pianoforte dell’ospite Nils Johansson in Into the Cold Voids of Eternity. Il drumming del già citato Grahn, pur appiattito per lunghi tratti da una produzione non ottimale, si conferma marziale e preciso, e dà ottima prova delle capacità del ‘nuovo arrivato’ soprattutto nei pezzi più aggressivi e ricchi in blast beat (ad esempio in The Brimstone Gate, lungo la quale si ritaglia il suo giusto spazio anche il basso di Kristoffer W. Olivius, oppure Diabolical - The Devil's Child).
Quanto proposto dai due chitarristi sa come detto spaziare, in maniera comunque evidentemente ragionata, tra black classico, melodico e accenni death, con riffing pressanti che divengono la vera, essenziale colonna vertebrale dei pezzi, complice una varietà che li mantiene accattivanti lungo la loro intera durata senza né sfociare in una confusione nebulosa, né fare l’occhiolino ai conterranei Dissection in maniera troppo palese. Le preziose vocals di Jens Rydén, con un piede saldamente sullo screaming più tipico della fiamma nera e uno ancor più fermo sul growling à la death metal (anticipando in tal modo certe virate future della band), ci fanno da guida con angosciosa intensità lungo i brani del lotto, interpretando con energia costante e quasi inesauribile i spesso quasi incomprensibili testi, anche con l’ausilio di distorsioni e delay, nonché, in Blades, del supporto delle tormentate urla dei numerosi -per quanto anonimi- ospiti, tra i quali spicca quel Vargher già presente nei primi lavori di Vintersorg, mastermind del progetto Ancient Wisdom nonché futuro (utilizzando tuttavia il suo vero nome, Marcus Norman) chitarrista, tastierista e poi pure bassista degli stessi Naglfar.

Il secondo, solido capitolo della discografia a marchio Naglfar, dunque, pur non raggiungendo i fasti e, in parte, l’eleganza del suo predecessore, si configura come un platter convincente, che propone un black melodico raggelante e drammatico nel suo essere sempre più violento e possente, dando interessante nuova prova del talento di questa agguerrita -non più-rivelazione del panorama scandinavo e della sua capacità creativa, prima dei successivi, progressivi cambi di rotta verso lidi ulteriormente più potenti e crudi, ma al contempo privi di quell’anima oscura e maledetta ancor presente in questo Diabolical. Un album che trovò ampi consensi nel pubblico di ormai quasi vent’anni fa, nonostante qualche passaggio meno ispirato ed un’agguerritissima concorrenza, e che certamente si conferma come un ascolto intrigante e non privo di spunti ancor oggi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
93 su 3 voti [ VOTA]
Max
Martedì 7 Novembre 2017, 9.33.07
8
Disco monumentale a livello del primo. Anche io a un primo ascolto appena uscito ero rimasto stupito dalla maggiore violenza, ma una volta entrato in testa ci si rende conto della grandezza di questo album.
Red Roger
Lunedì 6 Novembre 2017, 10.16.55
7
Due colpi iniziali da KO....poi un lento declino , ho provato ad ascoltare i successivi ma fuori Ryden e Hansson sì sono persi
Kai Shiden
Domenica 5 Novembre 2017, 11.00.39
6
Il disco è buono, ma quello che fecero con Vittra è qualcosa di incredibile.
Morlock
Sabato 4 Novembre 2017, 19.26.51
5
Che dopo questo disco indubbiamente abbiano iniziato una fase più che calante sono pienamente daccordo.....ma personalmente Vittra per quanto possa essere un grande disco ho sempre preferito Diabolical per la violenza dei pezzi!!
Tiradipiunpelodifiken
Sabato 4 Novembre 2017, 14.07.37
4
Si, buono, ma quoto Doom, una delusione gigante dopo il capolavoro assoluto Vittra...come per altri gruppi, sta "mania" di fare i cattivoni e indurire il sound ha portato a una spersonalizzazione della loro proposta, appiattendola e rendendola mille volte meno elegante, epica, straordinaria come nel primo perfetto platter. Per me da qui in su sono rimasti un discreto gruppo, ma una promessa non mantenuta del tutto
Doom
Sabato 4 Novembre 2017, 13.39.17
3
Un buon album che però come già evidenziato non raggiunge minimamente il capolavoro totale Vittra. A conti fatti non torneranno piu (almeno secondo me) su i fasti del mitico esordio. anche la produzione qui non mi ha mai gran chè convinto...ma è una vita che non lo riascolto però. Peccato perchè dopo Vitra mi sarei aspettato altri grandi cose da loro.
Morlock
Sabato 4 Novembre 2017, 11.41.49
2
Ma quale album mediocre....una piccola gemma di un genere oramai aimè defunto..
Luca
Sabato 4 Novembre 2017, 11.38.57
1
Album mediocre, neanche lontanamente paragonabile a vittra..
INFORMAZIONI
1998
War Music
Black
Tracklist
1. Horncrowned Majesty
2. Embracing the Apocalypse
3. 12th Rising
4. Into the Cold Voids of Eternity
5. The Brimstone Gate
6. Blades
7. When Autumn Storms Come
8. A Departure in Solitude
9. Diabolical - The Devil's Child
Line Up
Jens Rydén (Voce)
Andreas Nilsson (Chitarra)
MadMorgan Hansson (Chitarra)
Kristoffer W. Olivius (Basso, Voce)
Mattias Grahn (Batteria, Voce)

Musicisti Ospiti
Belial (Voce in traccia 6)
Bone (Voce in traccia 6)
Captain Psychopath (Voce in traccia 6)
Kaiser K (Voce in traccia 6)
Fredrik Degerström (Voce in traccia 6)
Snake (Voce in traccia 6)
Vargher (Voce in traccia 6)
Nils Johansson (Pianoforte, Synth)
 
RECENSIONI
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