Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Il retrocopertina
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

22/11/17
HYPERION
Dangerous Days

24/11/17
ALMANAC
Kingslayer

24/11/17
LOCH VOSTOK
Strife

24/11/17
DEGIAL
Predator Reign

24/11/17
STRAY TRAIN
Blues From Hell

24/11/17
STARBLIND
Never Seen Again

24/11/17
AETHERIAN
The Untamed Wilderness

24/11/17
DEEP AS OCEAN
Lost Hopes | Broken Mirrors

24/11/17
SCORPIONS
Born To Touch Your Feelings

24/11/17
TAAKE
Kong Vinter

CONCERTI

22/11/17
MARILYN MANSON + GUEST
PALA ALPITOUR - TORINO

22/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
SANTERIA SOCIAL CLUB - MILANO

23/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
QUIRINETTA - ROMA

24/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
ALMAGIA' TRANSMISSIONS FESTIVAL - RAVENNA

24/11/17
DESPITE EXILE
VECCHIA SCUOLA PUB - PALAZZOLO (BS)

24/11/17
BLACK STAR RIDERS
CIRCOLO COLONY - BRESCIA

24/11/17
6TH COUNTED MURDER + KALIAGE
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

24/11/17
UFOMAMMUT + GUESTS
EREMO CLUB - MOLFETTA (BA)

25/11/17
THE MODERN AGE SLAVERY + DESPITE EXILE + AMBER TOWN
LA TENDA - MODENA

25/11/17
COUNCIL OF RATS + NIDO DI VESPE + MALLOY
CASEIFICIO LA ROSA - POVIGLIO (RE)

Tom Petty and the Heartbreakers - Damn the Torpedoes
05/11/2017
( 541 letture )
Damn the torpedoes, full speed ahead!

Probabilmente l’Ammiraglio David G. Farragut, passato alla storia grazie alla propria brillante vittoria nella Baia di Mobile (Alabama) nel 1864, uno dei principali eventi navali della Guerra Civile Americana, non ha mai davvero pronunciato la frase che viene oggi tramandata come simbolo dell’intrepida noncuranza e aggressività con la quale condusse l’attacco attraverso un campo minato alla flotta Confederata a protezione della città di Mobile e ai tre forti che la circondavano. Fatto sta che, come tante altre frasi celebri entrate di diritto nella vulgata popolare (da “Tu quoque Brute, fili mi” a ”Obbedisco”), essa incarna perfettamente lo stato delle cose in momenti chiave di quella lunga catena di eventi chiamata Storia. Nello specifico, la frase dell’Ammiraglio Farragut, scelta come titolo per un album, può e deve essere intesa come una vera e propria dichiarazione di guerra da parte di Tom Petty e della sua band, in un momento decisivo della loro carriera ed è perfettamente rivelatrice della loro volontà di ottenere finalmente il disco del successo, quello che avrebbe colpito dritto al centro del bersaglio, nonostante tutto.
Perché di problemi, in quel particolare frangente, la band ne stava attraversando parecchi. Il successo dei primi due dischi, assolutamente pregevole, non era di quelli destinati a rimanere stabili, se non seguito da una consacrazione definitiva e questo Petty lo sapeva benissimo. D’altra parte, l’industria discografica, con i suoi particolari meccanismi, sembrava volerci mettere davvero lo zampino di traverso. In pratica, la ABC Records, distributrice dei primi due album della band, fu assorbita dalla MCA Records e, con essa, anche il contratto che legava gli Heartbreakers. Ma Petty, che evidentemente non era uno a cui si poteva imporre qualcosa, nonostante l’apparente espressione svagata da bravo ragazzo della folla, fece causa alla MCA, sostenendo che il contratto non poteva essere ceduto senza il suo consenso. La MCA fece causa a sua volta all’artista, che si trovò quindi “costretto” a dichiarare bancarotta, liberandosi così dal vincolo contrattuale con l’etichetta. Un espediente che gli consentì di ricontrattare il proprio accordo con la Backstreet Records, sussidiaria della stessa MCA e arrivare agli Hollywood Studios col nuovo produttore Jimmy Iovine, per registrare quello che è considerato il suo capolavoro, il disco più importante e influente, nonché uno degli album più significativi dell’intera epopea rock.

Ci sono album che nascono per diventare dei classici e Damn the Torpedoes è uno di questi. Difficile dire da cosa sia composta l’aura che avvolge questi album, ma sin dal primo secondo di riproduzione di Refugees si capisce subito che non si tratta del solito disco. Si è giustamente fatto rilevare come proprio Jimmy Iovine abbia compiuto un gran lavoro in fase di produzione, facendo fare alla musica di Petty un salto in avanti di cui aveva davvero bisogno, dando ad ogni strumento uno spazio di grande importanza nella trama, profondità e ampiezza al suono, mantenendo una naturalezza perfetta per l’approccio ruvido e spontaneo degli Heartbreakers. Ma questo è solo uno degli ingredienti. L’angolo visuale da uomo della strada, l’elevazione a forma d’arte della normalità, l’assoluta assenza di enfasi retorica, l’attenzione ai microeventi dell’ordinario quotidiano, rendono l’intero lavoro di Tom Petty qualcosa di assolutamente straordinario e ne rappresentano l’eredità più forte e permeante. Rispetto ad altri interpreti dell’Heartland Rock, infatti, il musicista floridiano non ricerca l’enfasi e l’esaltazione degli Ultimi, come chiave per raccontare storie che muovano le coscienze o in qualche modo dipingano dei “bei tempi andati” quando tutto era bello e giusto, contrapposto ai tormenti dell’odierna alienazione. Se vogliamo, l’approccio è più punk e affatto autoassolutorio: il veicolo del cambiamento non sono le masse, non è il dorato ritorno ad un’epoca mai davvero esistita. Forse un cambiamento neanche esiste e quando arriverà davvero dipenderà da altri fattori che non quelli umani. Qua non si parte dalla Terra per arrivare alle stelle, ma si parte dalla Terra per restare su essa e, forse, neanche si cerca per converso un viaggio verso l’universo interiore. I fatti sono fatti, gli eventi sono eventi, la fotografia non vuole evocare esempi o proiettare emozioni universali, spingere all’azione, esaltare il momento e il luogo. E’ pura narrazione, metodica rappresentazione. La realtà è quella che è, basta documentarla e raccontarla. Petty non è il cantore degli emarginati e la sua non è l’epopea dell’uomo normale: è uno di loro e come tale parla.
Come negli altri album del primo periodo, l’irruenza è forte e il classico rock proposto è vibrante ed intenso, con Petty che spinge la propria ugola ai limiti, quasi ai confini dell’urlo vero e proprio, confermando urgenza e bisogno espressivo e, di fatto, almeno fino a Louisiana Rain non c’è un vero e proprio momento per tirare il fiato. Un risultato questo che conferma l’incipit del titolo in copertina e che ci avvolge da subito col riff esaltante di Refugees, doppiato dalla tastiera, per una opener passata alla Storia anche grazie ad un refrain che resta addosso. Semplicemente stupenda la seguente Here Comes My Girl, nella quale ritroviamo Bob Dylan, Bruce Springsteen e Bob Seger ed è impossibile non innamorarsi della solista di Campbell in Even the Losers, pezzo esaltato anche dall’organo e tra gli highlights assoluti del disco. Ma la successiva Shadow of a Doubt non è affatto da meno e mantiene alti i giri del motore, che con la successiva Century City tocca uno degli apici: rock’n’roll ad alto voltaggio, con chitarra e piano in grande spolvero. Pezzo enorme da far urlare attraverso le casse, che chiude col botto una Side A del vinile. Side B che si apre col singolo Don’t Do Me Like That, divertita e saltellante canzone che apre la strada alla “segeriana” You Tell Me, altro pezzo di bravura, che conferma l’assoluto stato di grazia della band, in qualunque espressione e la grandezza dei “normalissimi” Mike Campbell alla chitarra e Benmont Tench al piano. What Are You Doin’ in My Life? è una divertente e bruciante traccia che parla in sostanza di una sorta di stalker che ossessiona Petty per tutta New York, cercando di convincere tutti che è la sua nuova ragazza e ottenendo solo di rovinargli la vita e la reputazione. Chiude Louisiana Rain, brano classico di Heartland Rock che in un certo senso dirazza da tutto il resto dell’album, introducendo un’atmosfera più rilassata e tipica di questo tipo di canzone. Siamo comunque sempre a casa Petty e il brano racconta il viaggio dalla California a Baton Rouge e la famosa pioggia della Louisiana sta in realtà riempiendo le scarpe del cantante, consapevole che non sarà più lo stesso, una volta raggiunta la propria meta.

Trentotto minuti possono bastare a consacrare una Leggenda del Rock e Tom Petty con i suoi Heartbreakers riusciranno in questo breve lasso di tempo a comporre nove canzoni capaci di trascinarli oltre la cortina di ciò che è destinato a rimanere per sempre. Damn the Torpedoes, uscito il giorno del ventinovesimo compleanno del cantante, raggiunse la seconda posizione di Billboard, dietro solo a The Wall dei Pink Floyd, per sette settimane, ottenendo il triplo album di platino e riportando il rock ai massimi livelli, dopo che disco music e pop ne avevano di fatto minato la supremazia. Al di là dei dati di vendita, quello che resta di questo album è un evidente stato di grazia, che di fatto rende inattaccabile ogni traccia in esso contenuta, tanto da renderle quasi tutte da presenza fissa nei successivi concerti della band. Come dicevamo, alcuni album nascono per essere dei classici e Damn the Torpedoes è uno di quelli. La ricerca compiuta da Tom Petty nei confronti del rock e di quella musica che costituisce il cuore pulsante della tradizione americana non è un mero citazionismo. L’apparente normalità della sua musica e delle sue liriche sono invece testimonianza non solo di una passione bruciante, ma anche il mezzo attraverso il quale elevare la sua poetica del quotidiano e rapportarla a quello che scava all’interno della vita di tutti noi. Uno splendido esempio di perfezione, raggiunto attraverso le piccole cose, granelli della grande Storia, che non raggiungono la fama imperitura, ma ci legano tutti.

Thomas Earl Petty (Gainesville, Florida, 20 Ottobre 1950 – Santa Monica, California, 02 Ottobre 2017)



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
91 su 2 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Martedì 7 Novembre 2017, 16.35.04
13
@Nat 63: vedi, io ritengo che alla fine diciamo la stessa cosa, dando una valenza differente al valore del termine "fan". Ci sono dischi che veramente adoro, ma senza che di quel gruppo mi senta "fan". Altri musicisti come Paul McCartney o Ritchie Blackmore di cui, invece, cerco di non farmi mancare nulla, nemmeno le ciofeche, e dei quali mi reputo, appunto, "fan". Forse sta qui la sfumatura per come la intendo io: al fan non deve piacere per forza tutto, sennò si sconfina nel...ehm...fanatico. Il fan come lo intendo io è colui a cui piace un gruppo/musicista; vuole conoscere la sua opera più integralmente possibile, magari legge libri, interviste; ne approfondisce la figura e sa cogliere le differenze tra le varie opere. Forse alla fine è solo una questione di sottigliezze. Di sicuro se mi attribuisci l'epiteto di fan di Stones o Petty mica mi offendo. Anzi. Mica hai detto che mi piace il reggae o la samba...
nat 63
Martedì 7 Novembre 2017, 15.08.57
12
@rob fleming: allora,rob,facciamo due conti.Dei Rolling Stones, se non ho capito male,ricapitolando, ti piacciono parecchio 1)Aftermath del 66 se non ricordo male; 2) Beggar's banquet 68; 3) Let it bleed 69; 4) Sticky fingers 71; 5) Exile on maine street 72; 6) Some girls 78. Di questi,addirittura,uno (Sticky fingers) lo porteresti con te sulla classica isola deserta, e non ti definisci un fan degli Stones? Scusa, ma continuo a non capirti. Comunque,detto fra noi, ti consiglio anche "Black and blue" del 76,in my opinion bellissimo davvero.
Silvia
Martedì 7 Novembre 2017, 14.35.29
11
@nat, anche x me e' lo stesso! Non c'e' x me nessun gruppo di cui apprezzi in toto tutta tutta tutta la discografia, soprattutto se sono bands che hanno magari 30 anni di carriera. Anche x me essere un fan di un gruppo significa che quel gruppo ha scritto (magari tanti) capolavori che mi comunicano emozioni incredibili, ma a volte bastano anche un paio di album che non mi stancano mai e che mi danno sempre emozioni irripetibili (es. Pantera, 3 album e qualche pezzo sparso). Comunque ragazzi molto bella e interessante la vostra discussione
nat 63
Martedì 7 Novembre 2017, 14.17.31
10
Ragazzi,non so cosa dire...Se per voi la parola "fan" significa che ad un "fan" deve piacere tutto, ma proprio tutto,anche quando l'artista va a fare bisogni corpori ala toilette,beh,cosa dirvi,la pensiamo diversame te.Ripeto,posso essere fan di qualcuno anche riconoscendo qualche suo (per me) passo falso od episodio minore,o qualcosa che a me piace di meno.L'importante e' che,spesso o in qualche misura, mi regali sensazioni e piaceri che rendono piu'belle e pia evole la mia vita.Se di un autore mi piace solo una o due canzoni,ok, non posso definirmi un fan; ma se di lui mi piacciono due o tre album,beh il discorso cambia completamente: secodo me,a quel punto, debbo cominciare a ritenermi un fan, che io lo voglia o no.
P2K
Martedì 7 Novembre 2017, 12.26.15
9
Non penso che quello che ha dichiarato @Rob Fleming sia così sbagliato. Anzi gli fa onore che pur avendo sollevato delle critiche (leggittimissime) sullo stile dello zio Tom, ha comunque riconosciuto il valore di alcune sue opere. Mi ricordo quando negli anni '80 girava ripetutamente sull'allora videomusic il video di "Don't Come Around Here no More", trovavo anche io fastidiosissimo il timbro di Tom, con quella vocetta nasale. Eppure continuavo a vedere quel video (BELLISSIMO!!!) e il pezzo in se mi ammaliava. Ma tanta era l'antipatia che mi dava il suo timbro che non riuscivo a lasciarmi andare. Poi anni dopo spinto dall'inedito "Mary Jane's Last Dance" mi comprai il suo Greatest Hits. Lo fusi per quanti ascolti gli diedi. Esaltazione allo stato puro. Da li comprai tutta la sua discografia (a casa ho anche lo splendido cofanetto "Playback"), e scoprì come il timbro nasale che tanto mi dava fastidio con gli anni si era smussato (e poi alla fine mi abituai e lo apprezzai). Scoprì un mondo di un cantautore eccezionale che ho amato e seguito fino all'ultimo album "Hipnotic Eye". Ritengo la sua discografia in media di alto livello, senza mai grossi scivoloni, con un inizio un po' acerbo nei primi due album, poi si sale vertiginosamente fino a "Echoe" (bellissimo). Dopo si è un po' afflosciato perdendo un po' di quell'irruenza rock e diventando più "cantautore" ("Last Dj", "Highway Companion", "Mojo" e l'ultimo, anche nei due Mudcrutch). "Full Moon Fever" lo ritengo un compendio ideale per chi vuole conoscere tutte le sfaccettature di questo musicista che tanto ha dato e (in Italia) poco ha preso. Concordo poi che dietro aveva una macchina da guerra con i suoi Heartbreakers (che a mio avviso erano superiori alla più nota e blasonata E-Street band), e i suoi sodali Mike Campbell (chitarrista sopraffino) e quel genio dei tasti d'avorio di Benmont Tench.
Rob Fleming
Martedì 7 Novembre 2017, 12.19.58
8
@nat 63: mi piace l'interpretazione che dai al termine "fan". Parlando di me mi reputo fan di un gruppo o cantante quando inizio ad avere la discografia completa o quasi (anche se a volte subentra una visione distorta del "collezionista compulsivo"). Per intenderci: sono un fan terminale di Beatles (non proseguo nell'elenco degli altri gruppi perché sarebbe decisamente lungo), ma non degli Stones. Eppure ritengo che il loro periodo '68-'72 sia pressoché esente da pecche e Sticky Fingers un album che mi porterei nella classica isoletta. Insomma adoro quell'album (aridaje!), ma non mi ritengo un fan perché (salvo Miss You) non ho più preso niente di loro (Aftermath l'ho ascoltato a lungo però e mi piace). Altro esempio: Springsteen. Ogni volta che ascolto Born in the Usa mi emoziono; ho preso altri due o tre album (e stravedo per We shall overcome), ma...boh? Quando parlo di musica che ascolto e mi piace a lui non penso mai (pur riconoscendogli dei pregi in termini di qualità dei concerti). Posso, però, confermarti che do alla parola "fan" un'accezione positiva. Tornando a Petty: ho deciso di ascoltarlo come si deve dopo aver visto un episodio di "Classic Record" dove approfondivano proprio questo album. Ho trovato a € 20 un cofanetto di 5 album (gli altri due, oltre a quelli già citati, sono Hard promises e Southern accents) e ho scoperto un bravo autore con punte massime appunto in questo e Full Moon.
nat 63
Martedì 7 Novembre 2017, 11.43.55
7
Scusami Rob,ma io ritengo che ,se di un artisra io ADORO due albums,allora io di questo artista sono un fan. O per te fan e' veramente l'abbreviativo di fanatico,cioe' di un estasiato adoratore tout court di una ultraterrena divinita'?No perche' sappi che io,la parola fan, la interpreto con tutta la maturita dei miei ..anta anni.Per spiegarmi meglio sono un fan,tanto per fare un nome,degli Stones,pero'mi piacciono molto negli anni dal 68 all'80; prima e dopo mi piaciucchiano,ma non tantissimo.Ciononostante,mi reputo un fan degli Stones.Ma non un fan di quelli oltranzisti e,perdonami la parola, un po'...ottusi.Alla nostra eta',caro Rob(ahime') bisognerebbe essere un po' piu'ampi nelle accezioni delle parole. E comunque penso che, se di Petty tu adori "Damn the torpedoes"e "Fool moon fever", sei un suo ...quasi fan.Va bene?Mettiamola cosi'.
Rob Fleming
Martedì 7 Novembre 2017, 10.49.16
6
Ciao @nat 63. Mettiamola così: musicalmente sono più "inglese" che "americano"; pur con tutti i distinguo del caso (Creedence Clearwater Revival su tutti). Il timbro nasale di Petty mi piace poco (per farti capire: non sopporto Dylan, soprattutto quello più giovane. Sublime autore, ma inaffrontabile cantante). Le canzoni mi piacciono, ma non mi hanno mai sconvolto. Belle, sì, ma adesso mi torno ad ascoltare John Fogerty o i Kinks. Quando poi la componente Beatles (per me in assoluto i numeri 1 di sempre) emerge ed è perfettamente bilanciata come in Full Moon Fever (o anche nel successivo Into the great wide open) allora faccio meno il prezioso. E poi, dai, Tom Petty aveva una backing band assolutamente spettacolare.
nat 63
Martedì 7 Novembre 2017, 10.18.28
5
Ah dimenticavo,io voto 92
nat 63
Martedì 7 Novembre 2017, 10.15.31
4
@rob fleming: ciao,,rob.Leggo sempre con intersse i tuoi post,ti trovo competente e sereno in quel che scrivi,anche se a volte sono in disaccordo con te. Come si puo' non essere fan di Tom Petty,non piacere la sua voce,le sue canzoni non ti piacciono granche',e poi letteralmente ADORARE due suoi albums?Fermo restando,naturalmente,che "non sono d'accordo con la tua opinione,ma darei la vita affinche' tu possa esprimerla". Tornando a noi,"Damn the torpedoes" e' un grande album di classic rock trascinante e suonato alla grande,con canzoni davvero bellissime(vedi ad es. "Refugee" "Here comes my girl" e "Louisiana rain".
Rob Fleming
Martedì 7 Novembre 2017, 9.42.12
3
Devo dire che se da un lato io non sono per niente un fan di Tom Petty (il suo timbro vocale non mi piace e le sue canzoni non mi hanno mai particolarmente avvinto), dall'altro devo ammettere che questo e Full Moon Fever sono album che non si può non avere e adorare. Del resto con pezzi quali Refugee e Louisiana Rain non si sbaglia: capolavori! 80
P2K!
Lunedì 6 Novembre 2017, 9.39.49
2
Il suo primo disco epocale, o per meglio dire, il suo primo disco unanimamente riconosciuto. A mio avviso affinerà meglio le sue peculiarità con i successivi dischi ("Hard Promises", "Long After Dark") e innalzerà le ambizioni con il discusso (dai fan storici) "Southern Accents" e il sottovalutato "Let me up (I've enough)". FIno ad arrivare al suo primo vero GRANDE capolavoro che è "Full Moon Fever" (il vero MASTERPIECE di Tom). Poi successivamente tirerà fuori grandi dischi almeno fino a "Echoe" (compreso), dopo di che dischi piacevoli fino all'ultimo "Hipnotic Eye"...
Jo-lunch
Domenica 5 Novembre 2017, 12.17.38
1
Artista strepitoso e unico. Capolavoro di album, con suoni e voci che si amalgamano alla perfezione. Semplicemente splendida la ballata "Louisiana Rain". Concordo con il voto Lizard.
INFORMAZIONI
1979
Backstreet Records
Rock
Tracklist
1. Refugee
2. Here Comes My Girl
3. Even the Losers
4. Shadows of a Doubt (A Complex Kid)
5. Century City
6. Don’t Do Me Like That
7. You Tell Me
8. What Are You Doin’ in My Life
9. Louisiana Rain
Line Up
Tom Petty (Voce, Chitarra ritmica, Armonica, Produzione)
Mike Campbell (Chitarra solista e ritmica, Tastiera, Basso)
Benmont Tench (Paino, Organo, Harmonium, Cori)
Ron Blair (Basso)
Stan Lynch (Batteria, Cori)

Musicisti Ospiti
Donald "Duck" Dunn (Basso Fender su "You Tell Me"
Jim Keltner (Percussioni su traccia 1)
 
RECENSIONI
72
77
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]