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August Burns Red - Phantom Anthem
06/11/2017
( 1496 letture )
August Burns Red: un monicker una garanzia. Sai cosa ascolti.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando la ormai leggendaria August bruciò il cane Red -episodio che, secondo le leggende metropolitane, diede il nome alla band- e nel frattempo questi cinque ragazzi della Pennsylvania ne hanno combinate d’ogni sorta, con ben 7 album all’attivo (8 se contiamo Sledding Hills, l’album di cover natalizie), tour in tutto il mondo, milioni di follower sui social, diventando ormai una stabile e smagliante icona del metal americano.
Icona -core che piace persino a chi il metalcore non lo sopporta: sarà la loro tecnica evidente ma mai fuori luogo e mai esente da potenza e aggressività pura, sarà l'attitudine death melodica europea completamente rivisitata ed esaltata, unita a quell'autoctonia sfacciata tipica della NWOAHM in un mix che si eleva dalle masse fin dagli esordi, ma i Nostri conquistano un po’ tutti. Da Thrill Seeker e il successivo Messengers (che vedeva l’entrata dell’attuale frontman Jake Luhrs, fuori dal comune per vari fattori, soprattutto per il suo impegno nel sociale), i nostri si sono conquistati un posto d’onore nella scena, riuscendo persino ad ottenere una candidatura per i Grammy Awards.
Complice quell’oscurità schiacciante ma fresca, quell’epicità data dall’utilizzo di scale frigie e misolidie che portano con sé una melodia distorta e una solennità incredibile, i nostri hanno delle sonorità assolutamente riconoscibili. La produzione eccellente è moderna ma non troppo, facendo solo in alcuni momenti l’occhiolino a certe intenzioni djent, per rimanere sempre fedeli ai propri storici, affidabili suoni.
E se gli ABR hanno già detto molto di ciò che potevano -perchè masterpiece come Messengers o Constellations non è facile eguagliarli o superarli- hanno ancora tanto da offrire: con Phantom Anthem riescono comunque a reinventarsi, a proporci un disco efficace e intrattenente, dinamico e accattivante.

In questo lavoro le atmosfere sono più luminose, il gusto più heavy metal americano e non mancano quelle sonorità folkloristiche -in chiave sperimentale- tipiche della Pennsylvania, come sempre volte a rendere onore alle loro origini: altra caratteristica che rende unica questa band, nell'abbracciare un folk completamente diverso da ciò che si immaginerebbe associato alla musica estrema.
Marchio di fabbrica sono certamente i breakdown esaltanti e complessi, gli stacchi ritmici e le successive riprese, in un dinamismo che non stanca mai e che fomenta definitivamente l’ascoltatore. Ritroviamo i guizzanti riff e special di chitarra, i soli squisiti, le digressioni acustiche ed echeggianti e i pattern di batteria in cui troneggiano le destrezze con le campane di Matt Greiner. Ciliegina sulla torta gli harsh vocals esemplari e inimitabili di Jake Luhrs, ispirato dal suo fervore cristiano che ovviamente ritroviamo anche nei contenuti lirici: come sempre il messaggio nei testi è fortemente positivo, incoraggiante e pur passando attraverso parole forti o pesanti, infine rassicurante. Gli August Burns Red sono anche un’icona di christian metal e, per il loro talento e la riuscita della loro carriera, ci sarebbe da pensare che siano davvero benedetti: insomma parliamo di alfieri della fede cristiana, ma se vogliamo potremmo parlare di fede nel metalcore, vista la loro continuativa capacità di ispirare band passate e future e ascoltatori di tutto il mondo con lavori ottimi.

In ogni caso Phantom Anthem è una sorta di concept (rappresentato simbolicamente anche nel poetico artwork) che dà una dimensione e un valore a ciascun essere umano, sia esso uno sconosciuto che incontriamo per strada o qualcuno che passi di sfuggita dalle nostre vite (la bella rosa con le sue forti radici disegnata sull'anonima sagoma nera).
Si parte in quarta con la dissonante King of Sorrow, proseguendo con l’emozionale e possente Hero of the Half Truth, ma è con the The Frost che si comincia a fare sul serio. Davvero brillanti anche il singolo Invisible Enemy, ma ancor di più Lifeline con il suo inserto di sonorità soul/fusion e la variegatissima perizia vocale del singer Jake. L’incalzante Quake invece abbraccia appieno le melodie, i breakdown e le riprese tipici dei nostri, così come Float e Dangerous, mentre Coordinates è curiosa con il suo gusto rock americano e le parti di cantato pulito. Generations va a riprendere a piene mani l’oscura epicità della band per poi divenire in feelings più edulcorati, mentre la degna chiusura del lavoro è affidata all’espressiva, dolce e altisonante Carbon Copy. In conclusione, gli August Burns Red sono la perfetta unione fra abilità e stile. Dopo aver mantenuto degli standard qualitativi altissimi ci regalano un songwriting deciso, consapevole e dall'esito che renderà felice i loro fans e, in generale, gli ascoltatori occasionali. Phantom è un lavoro che pur non piazzandosi in pole position nella discografia, riesce comunque a distinguersi con innovazione facendo onore alla florida carriera degli ABR, confermando ancora una volta il vero valore.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
84.55 su 9 voti [ VOTA]
Acasualdjentleman
Giovedì 23 Novembre 2017, 14.28.38
6
album superlativo molto più vicino a realta come i prtoest the hero per via di certi obbligati che di sentono, eccelsa la componente progressiva che man mano col tempo si fa sempre più accentuata o rosee vedute per gli august é per il metalcore in generale visto le pieghe che nell' ultimo anno ha preso.
Fabio
Venerdì 17 Novembre 2017, 19.56.07
5
Con questo album a mio parere gli August hanno spinto molto sulla tecnica (non che prima non ce ne fosse, come hai detto Constellation o Messenger sono album difficili da eguagliare in tutto e per tutto) Forse in questo ultimo album ho notato molte piu caratteristiche vicino al progressive.
Maldanthen
Venerdì 10 Novembre 2017, 15.02.03
4
Ma infatti, cosa ci azzeccano i PTH con gli ABR che hanno sempre suonato swedish metalcore?!?! che senso ha paragonarli?
Macca
Mercoledì 8 Novembre 2017, 9.47.53
3
@Deris: i PTH hanno anche una forte componente math che negli August Burns Red non è presente, secondo me sono due realtà difficilmente paragonabili.
Deris
Mercoledì 8 Novembre 2017, 8.54.41
2
Non so...a me i Protest the Hero sono superiori...specie nel cantato
enrico86
Martedì 7 Novembre 2017, 11.50.35
1
numeri uno del genere. Mi aspettavo qualche innovazione in piu, ma il livello dei pezzi è eccelso, quindi mi accontento facilmente. voto 85
INFORMAZIONI
2017
Fearless/Spinefarm
Metal Core
Tracklist
1. King of Sorrow
2. Hero of the Half Truth
3. The Frost
4.Lifeline
5. Invisible Enemy
6. Quake
7. Coordinates
8. Generations
9. Float
10. Dangerous
11. Carbon Copy
Line Up
Jake Luhrs (Voce)
JB Brubaker (chitarra)
Brent Rambler (chitarra)
Dustin Davidson (basso)
Matt Greiner (Drums)
 
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