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Rainbow - Bent Out of Shape
11/11/2017
( 2402 letture )
Bent Out of Shape è il terzo album dei Rainbow con Joe Lynn Turner alla voce dopo Difficult to Cure (1981) e Straight Between the Eyes (1982). Il disco in questione è dei tre quello che strizza maggiormente l'occhio al mercato discografico nordamericano assumendo forti tinte AOR. È così che alle incursioni soliste dell'accentratrice chitarra elettrica vengono preferiti gli arrangiamenti sofisticati e i delicati tappeti sonori delle tastiere. La produzione di Roger Glover tende quindi a risaltare le componenti ritmiche e di accompagnamento, una scelta definita in fase di mixaggio dal bassista col supporto di Nick Blagona. Un discorso a parte lo merita il frontman: egli offre un'ottima prova, ma fin troppo spesso viene relegato in un angolo e ciò è veramente un peccato poiché quando viene messo nelle condizioni di emergere nascono alcuni dei migliori brani dell'LP (Desperate Heart, Street of Dreams). Anche stavolta non poteva mancare un cambio nella line up, una consuetudine nella travagliata storia dell'"arcobaleno", perciò tocca al batterista Bobby Rondinelli fare spazio dietro alle pelli a Chuck Burgi.

Stranded regala un avvio incalzante grazie all'irreprensibile sezione ritmica ma si tinge ben presto delle delicate linee melodiche operate da David Rosenthal. I riff impercettibili e parsimoniosi di Ritchie Blackmore donano un interessante alone di oscurità al brano. Can't Let You Go parte come una sorta di commemorazione funebre per poi divenire un mid tempo con un giro armonico semplice, semplice ed un sottofondo favoloso. La voce del singer s'impone con dei buoni acuti sul ritornello ed un'interpretazione sentimentale. Fool for the Night è un brano veloce dalla ritmica pressante e abbastanza lineare col solito coronamento pulsante dei tasti d'avorio. Il climax si ha sul coinciso ritornello mentre il solo di Blackmore nel cuore del pezzo non è niente di stratosferico considerando di chi stiamo parlando; in compenso sul finale gli arpeggi sono rivitalizzanti. Fire Dance ci restituisce per un attimo i Rainbow del passato tramite i passaggi velocissimi da parte di basso e batteria e le tastiere partecipi, le quali non si limitano a contribuire alla creazione dell'atmosfera hard rock settantiana piazzando un inaspettato assolo. In questo contesto è proprio il chitarrista di Weston-super-Mer ad esaltarsi colpendo l'ascoltatore in fase di assolo con fraseggi simili a tante piccole pugnalate. Gli ultrasuoni di Turner sul finale sono la ciliegina sulla torta. Anybody There, scritta da Howard Blake e arrangiata da Ritchie Blackmore, nonostante sia stata nominata ai Grammy come miglior performance strumentale del 1984, risulta un momento rilassante ma poco emozionante. Ben più interessante invece l'altro pezzo strumentale, Snowman: una song lenta, cupa, ridondante, a metà tra la musica tribale e l'elettronica. La chitarra solista del leader si scaglia sull'accompagnamento completamente appannaggio del synth, ben curato ed orchestrato da Rosenthal. Con la movimentata Drinking with the Devil e la conclusiva Make Your Move la band sembra voler ribadire il proprio posto nel passato/presente del panorama hard rock: un ruolo centrale, anche se a farne le spese è il cantante, il quale risulta un semplice ingranaggio della macchina non riuscendo ad esprimere tutte le sue potenzialità. Le canzoni più riuscite dell'album, quelle dove esplode la volontà dei Rainbow di ritagliarsi uno spazio sulle FM di tutto il pianeta, sono Desperate Heart (impreziosita dal solo straripante di Ritchie) e Street of Dreams, hit commerciale contenente un chorus da cantare a squarciagola. Su entrambe risalta la prova meravigliosa di Turner, completamente a suo agio su connotati melodic rock. Non è un caso che due anni dopo il singer confezionerà il suo primo album AOR da solista, Rescue You, ritrovando in formazione Chuck Burgi. Avvalendosi della collaborazione dell'ex tastierista dei Foreigner, Alan Greenwood, Turner mostrerà al mondo intero il suo talento di cantante/compositore.

Bent Out of Shape sarà anche l'ultimo album della band britannica prima dello scioglimento voluto dal fondatore Ritchie Blackmore a causa dell'imminente reunion dei Deep Purple periodo Mark II, perciò per apprezzare un ulteriore capitolo dei Rainbow i fans dovranno attendere addirittura il 1995, anno in cui uscirà Stranger in Us All. A distanza di quasi 35 anni il giudizio complessivo sull'LP rimane comunque positivo: è da considerarsi come un buon tentativo di adattamento alle sonorità friendly dell'epoca. Peraltro otterrà anche un discreto numero di vendite negli U.S.A., l'obiettivo di mercato prefissato, raggiungendo la posizione 34 della Billboard.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
90.16 su 12 voti [ VOTA]
duke
Lunedì 13 Aprile 2020, 20.39.10
12
...grande band...grande disco.....di gran classe....
Stefano
Lunedì 13 Aprile 2020, 20.06.53
11
In questi commenti trovo finalmente risposta a quello che penso da quasi 40 anni (ovvero da quando nel 1983 uscì Bent out of shape): ma che ca**o capiva di musica il giornalista di "Tuttifrutti" che all'epoca diede 3 misere stelle a questo lavoro???? Risposta: niente!!!! Per fortuna me lo volli procurare lo stesso e mai decisione fu più azzeccata: sono 37 anni che mi godo alcune tra le più belle canzoni non solo dei Rainbow ma di tutto il genere e non mi stanco di ascoltarle: Fire dance, Street of dreams, Can't let you go, Snowman, Drinking with the devil e via dicendo sono vere perle ciascuna per un motivo diverso...e poi fatemi spezzare una lancia in favore di Joe Lynn Turner, front-man sempre troppo sottovalutato. Voto 90
DP
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 10.08.09
10
1978.....R.I.P. Raimbow
Aceshigh
Venerdì 21 Dicembre 2018, 10.21.14
9
Mi accodo a chi lo reputa il migliore dei Rainbow del periodo Turner. Un album abbastanza vario, con pezzi più rocciosi come Fire Dance, Stranded o la conclusiva Make Your Move, ed altri più melodici come Street of Dreams e la meravigliosa Can't Let You Go (con un Turner incredibile!). Voto 87
Vox Populi
Sabato 18 Novembre 2017, 2.01.44
8
Una meraviglia.
Metal Shock
Lunedì 13 Novembre 2017, 12.50.30
7
Quando ancora il signor Blackmore ci faceva sognare con la sua chitarra.... mai un disco che non fosse meno che buono, anche quest`album, con un grande Turner, e` un bellissimo esempio di hard rock Aor, con brani come i citati Stranded o Can`t let.... veri e propri gioielli.
EVH
Lunedì 13 Novembre 2017, 11.54.07
6
gran disco ..... un po inferiore agli 2 con J L Turner.
InvictuSteele
Domenica 12 Novembre 2017, 16.38.48
5
Il migliore con Turner alla voce, un grande album AOR. Voto 80
Bright Light
Sabato 11 Novembre 2017, 15.28.13
4
Concordo, anche per me a mani basse il migliore del periodo JLT...Stranded, can't let, street...grandi canzoni, e le altre non da meno
Sadwings
Sabato 11 Novembre 2017, 13.36.53
3
Per me il miglior album dell'era Turner sia perchè ritroviamo un po di sano hard rock come in brani Fire dance e sia perchè probabilmente ci sono le ballad migliori come sreet of dreams. 80
Rob Fleming
Sabato 11 Novembre 2017, 13.36.43
2
Il livello qualitativo si innalza rispetto al precedente e se la gioca con "Difficult.." per la palma di migliore del periodo JLT. Stranded, Can't let you go, Fire dance e Streets of dreams sono brani eccellenti. E non da meno sono Anybody there e Snow man. 77
Hard & heavy
Sabato 11 Novembre 2017, 13.29.00
1
questo album è un masterpiece incredibile, aor di classe voto: 87/100
INFORMAZIONI
1983
Polydor/Mercury
Hard Rock
Tracklist
1. Stranded
2. Can't Let You Go
3. Fool for the Night
4. Fire Dance
5. Anybody There
6. Desperate Heart
7. Street of Dreams
8. Drinking with the Devil
9. Snowman
10. Make Your Move
Line Up
Joe Lynn Turner (Voce)
Ritchie Blackmore (Chitarra)
David Rosenthal (Tastiere)
Roger Glover (Basso, percussioni)
Chuck Burgi (Batteria)
 
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