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Eyehategod - Dopesick
11/11/2017
( 443 letture )
Quelle sessioni sono state bizzarre. Abbiamo preso un bidone della spazzatura ed inizialmente pensavamo di urlarci dentro per registrare l'intro, ma ci è sfuggito tutto di mano. Probabilmente ero completamente sballato e l'ho finita aprendomi una ferita sulla mano, schizzando sangue in tutto lo studio. Non so se fosse Joey (LaCaze, NdR), ma qualcuno iniziò a scrivere Helter Skelter o qualche frase di Manson con il mio sangue. Il ragazzo addetto alle registrazioni inoltre era un cocainomane incredibile ed il proprietario dello studio, inizialmente basito, andò completamente in panico. Chiamò la nostra label dicendo “questi ragazzi sono fuori di testa, dovete buttarli fuori di qui!” Ma comunque rimane una bella storia
Mike Williams, riguardo l'intro di My Name Is God (I Hate You)

La pubblicazione di Take as Needed for Pain aveva pesantemente contribuito, così come altri album seminali di quel periodo, al processo di caratterizzazione e definizione del movimento sludge. Gli Eyehategod avevano oltretutto avuto l'opportunità di ampliare il proprio raggio d'azione decisamente oltre una dimensione “amatoriale” non solo grazie a una serie di tour al fianco di nomi quali Buzzov•en, White Zombie e Corrosion of Conformity, ma anche per la partecipazione di alcuni elementi della line-up ad altri progetti importanti della scena; in particolare Jimmy Bower in qualità di batterista con i Down pubblicherà il capolavoro Nola, e, sempre ricoprendo lo stesso ruolo, Broken Glass con i Crowbar, mentre Brian Patton, come chitarrista invece, darà alle stampe con i suoi Soilent Green il debutto Pussy Soul.

L'intreccio con alcune delle personalità di spicco è infine culminato con l'aggancio di Billy Anderson (personaggio che sovente ci capita di citare ed il perché è semplicemente ascrivibile al suo curriculum), qui arruolato per ricoprire il ruolo di produttore dell'erede di Take as Needed for Pain e affiancato tra l'altro da un tentacolare Pepper Keenan; insomma, una situazione in profondo e decisivo mutamento, se solo si considera che qualche anno prima gli Eyehategod erano una realtà sicuramente stimata ma relegata nei propri confini, vista anche la propensione a trattare la materia che oggi chiamiamo sludge con un approccio decisamente estremo rispetto ad altri colleghi del settore (senza contare il carico di pesanti vicissitudini personali, con Mike Williams che era all'epoca, oltre che un tossico recidivo, anche un senzatetto). Le circostanze favorevoli che si erano venute a creare però non stemperarono minimamente l'attitudine distruttiva e autodistruttiva del five piece di New Orleans, tutt'altro, la esacerbarono; ricollegandoci dunque all'aneddoto iniziale di Williams, possiamo considerarlo solo come la punta dell'iceberg di quelle che furono delle sessioni caotiche, devastanti ed infine surreali, contornate da un abuso di droga e relative conseguenze interconnesse che farebbero rabbrividire perfino un “veterano” di tutto rispetto come Bobby Liebling. Ovviamente tutto questo provocò non pochi fastidi ad una etichetta come la Century Media, indubbiamente avvezza ad un certo professionismo da parte della maggior parte degli artisti del suo roster, portando le due parti sulla soglia del punto di rottura. Il fatto che questo evento poi non giunse a concretizzarsi, rappresentò un vantaggio sicuramente più a favore dell'etichetta che non per gli Eyehategod, visto che oggi può vantare di possedere tra i suoi dischi eccellenti Dopesick, ovvero uno dei lavori più rappresentativi, pesanti, decadenti e malati che la scena sludge abbia mai dato alla luce.

Sul fatto che Billy Anderson avesse un'idea molto precisa sul come far culminare il suono del quintetto della Lousiana ci sono pochi dubbi, visto il risultato; l'impatto che si prova all'ascolto del platter in questione, ovviamente agevolandolo con una buona dose di decibel, risulta equivalente al ricevere una sprangata ben assestata sul ventre, togliendoci letteralmente il respiro; la trasposizione della parola sludge nella nostra lingua qui trova perfettamente la sua collocazione nella definizione di un impasto sonoro denso, pesante e asfissiante nel quale, oltre ad un drumming distruttivo e ad un basso marcissimo, si stagliano delle chitarre talmente esasperate nelle saturazioni da risultare perennemente in feedback nei momenti di pausa, nonché soffocanti quando Bower e Patton scandiscono i riff in palm-muting. Il trabocco di questo contesto, di per sé già inquietante, non può che essere rappresentato dalle urla sgraziate e laceranti di Mike Williams, ad effigiare quell'inestinguibile flusso di dolore, rancore, frustrazione provenienti da una coscienza che, logorata dai suoi profondi stati di alterazione, porta a materializzare sé stessi quale prima causa del graduale annientamento del proprio Io.

Tra ritmi pachidermici e sulfurei, dai quali risulta evidente che gli Eyehategod attingono a piene mani dalla frangia più cupa del doom, sfuriate hardcore/punk scarne ed ignoranti [My Name Is God (I Hate You), Peace Thru War (Thru Peace and War)], derivazioni corrotte del blues e del southern (tracce come Dixie Whiskey e Metamphetamine potrebbero risultare emblematiche nonostante troviamo questi influssi ovunque lungo il corso del disco), echi lontani di Black Sabbath (Ruptured Heart Theory, Zero Nowhere), fino ad arrivare alla conclusiva Anxiety Hangover a scandire un inaspettato colpo di grazia rivelandosi come una delle tracce più distruttive mai partorite dai cinque di New Orleans (spegnendosi nelle stesse urla di dolore e nello spezzarsi dei vetri che avevano infaustamente dato inizio al disco), Dopesick si delinea dunque come un viaggio carico di una rabbia primordiale e di una disperazione che, pur non trovando apparenti risoluzioni, vengono incanalate come energia per costruire un monumento di una pesantezza, sofferenza e marciume che oltre a non avere eguali può corrodere seriamente gli anfratti dell'anima. Sicuramente si può affermare che questo è il lavoro migliore della discografia prodotta dagli Eyehategod e altrettanto sicuramente, come detto, si può affermare che questo è uno dei massimi emblemi dello sludge, ma al di là di queste considerazioni, è importante mettere in evidenza come questo album rappresenti uno dei pochi affreschi che possiamo definire senz'ombra di dubbio autentici, visto che vi convergono nella maniera più pura e, soprattutto, tangibile tutti i sentimenti più negativi, nichilisti e aberranti che caratterizzano l'essere umano della società moderna. Dopesick potrebbe dunque candidarsi seriamente come una delle scelte migliori nel ruolo di ideale colonna sonora in una fase di totale delirio, mentre la nostra porzione di mondo compie il suo inevitabile destino implodendo sui suoi stessi assurdi fondamenti.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
88 su 1 voti [ VOTA]
God of Emptiness
Sabato 11 Novembre 2017, 11.12.35
1
Grande album e una delle mie band preferite in assoluto; a questo però gli preferisco il precedente anche se sono entrambe veramente notevoli e SLUDGEEEEE fino al midollo!!! voto 88
INFORMAZIONI
1996
Century Media
Sludge
Tracklist
1. My Name Is God (I Hate You)
2. Dogs Holy Life
3. Masters of Legalized Confusion
4. Dixie Whiskey
5. Ruptured Heart Theory
6. Non Conductive Negative Reasoning
7. Lack of All Most Everything
8. Zero Nowhere
9. Metamphetamine
10. Peace Thru War (Thru Peace and War)
11. Broken Down but Not Locked Up
12. Anxiety Hangover
Line Up
Mike Williams (Voce)
Jimmy Bower (Chitarra)
Brian Patton (Chitarra)
Vince LeBlanc (Basso)
Joe LaCaze (Batteria)
 
RECENSIONI
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