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Babylon A.D. - Revelation Highway
13/11/2017
( 563 letture )
A volte ritornano, scriveva il maestro Stephen King in una delle sue raccolte di racconti più celebri. Nel mondo della musica, la frase si dimostra di notevole attualità, dal momento che negli ultimi anni sono davvero molte le band che, scioltesi per i motivi più disparati, hanno fatto ritorno, spesso anche con buonissimi risultati. Quest'oggi il comeback di cui ci occupiamo è quello dei Babylon A.D., gruppo formatosi nel 1988 a San Francisco e dedito ad un hard rock a tinte glam che fece loro guadagnare una certa notorietà con il primo disco, omonimo disco. Dopo lo scioglimento avvenuto nel 2000, il quintetto si è riunito nel 2014 per festeggiare il proprio venticinquennale ed ora, grazie alla Frontiers Records, pubblica il suo primo album in diciassette anni, intitolato Revelation Highway.

Tanto per chiarire che il glam non è necessariamente lustrini e melodie gradevoli, la prima Crash and Burn è una bella mazzata hard rock dove le tastiere si sentono assai poco, mentre la chitarra sferza con poco garbo gli ascoltatori: riff energici e linee vocali graffianti animano il pezzo per tutta la sua durata, tessendo un brano che, se non fa gridare al miracolo, regala comunque minuti piacevoli ed incalzanti. Fool on Fire sembra partire in maniera più dolce con la sua chitarra acustica, ma sfodera poi un altro brano hard rock di ottima fattura, che si divide in modo intelligente fra parti più leggere ed altre decisamente più energiche: uno dei migliori pezzi dell'album senza ombra di dubbio. La melodia, per gli amanti del rock più “pulito”, arriva su One Million Miles, pezzo più catchy di quelli ascoltati finora e che, pur risultando interessante, ci convince meno rispetto a quelli che lo precedono; va detto, del resto, che soprattutto Fool on Fire è una canzone abbondantemente al di sopra della media. Tears, pur costituendo nuovamente un pezzo maggiormente improntato sul rock che sull'heavy, convince già di più rispetto al brano precedente grazie ad un bel ritornello e ad una valida interazione fra chitarra e sezione ritmica. She Likes to Give It (non siate maliziosi...o forse sì?) trae giovamento da un abile gioco di chitarre portato avanti dal frontman Derek Davis, nonché dai due assi John Mathews e Ron Freschi, ma di per sé è un pezzo un filo anonimo, tant'è che accogliamo con favore l'energia trascinante di Rags to Riches, introdotta da una bella prestazione della sezione ritmica. Last Time for Love, come suggerisce il titolo, ci riporta su lidi più melodici, ma il brano è positivo grazie alla bella prova al microfono del singer; ci sentiamo però di preferire la valida I'm no Good for You o il roccioso mid-tempo Saturday Night. Si chiude con chitarre in gran forma nella conclusiva Don't Tell me Tonight, summa abbastanza efficace degli stili messi in mostra dai Babylon A.D., con passaggi melodici affiancati ad altri più pesanti.

Non siamo alle prese con un album destinato a rivoluzionare la storia del genere, tanto più che qui e là va registrata la presenza di alcuni evidenti filler; detto questo, l'album funziona bene e scorre via piacevolmente, soprattutto nella prima metà, che appare più riuscita della seconda. I musicisti suonano in maniera valida e, in generale, hanno prodotto un comeback forse non straordinario, ma comunque sufficientemente godibile per gli amanti dell'hard rock e dell'heavy metal più melodico ed anni 80.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Tiradipiunpelodifiken
Lunedì 13 Novembre 2017, 20.49.22
3
Nothing's sacred rimane una perla di assoluto valore, un disco eccezionale. Questo lo ascolterò con attenzione sperando in un buon livello!
Barry
Lunedì 13 Novembre 2017, 17.37.20
2
Ops. un lapsus osceno ovviamente, come dici anche tu, intendevo dire che la prima parte è meglio della seconda
Metal Shock
Lunedì 13 Novembre 2017, 17.17.36
1
Combinazione, lo sto` ascoltando adesso. Il debutto fu uno di quei gioielli che in pochi seppero apprezzare, ma poco aveva da invidiare ai migliori lavori del genere, all`epoca. Questo disco non e` niente male, non passera alla storia ma per gli amanti del genere si fara` di certo appeezzare. La prima parte del disco e` meglio della seconda (e Barry penso che vuoi dire questo invece di "l'album funziona bene e scorre via piacevolmente, soprattutto nella prima metà, che appare più riuscita della prima"), sia con canzoni piu` incisive sia con altre piu` melodiche. Otyima prova dei musicisti e prestazione maiuscola di Davis alla voce. Per me un 70-75.
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Crash And Burn
2. Fool On Fire
3. One Million Miles
4. Tears
5. She Likes To Give It
6. Rags To Riches
7. Last Time For Love
8. I’m No Good For You
9. Saturday Night
10. Don’t Tell Me Tonight
Line Up
Derek Davis (Voce, Chitarra, Tastiere)
John Mathews (Chitarra, Tastiere)
Ron Freschi (Chitarra, Cori)
Robb Reid (Basso, Cori)
Jamey Pacheco (Batteria, Percussioni)
 
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