Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Voivod
The Wake
Demo

Panni Sporchi
III
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

15/10/18
NECROSHINE / ENTIRETY
Live Chaos MMXVIII (split album)

16/10/18
P.O.D.
Circles

19/10/18
GUARDIANS OF TIME
Tearing Up the World

19/10/18
SOULFLY
Ritual

19/10/18
SILENT BULLET THEORY
Divine Ways of Chaos

19/10/18
WHITE WIDDOW
Victory

19/10/18
HATESPHERE
Reduced To Flesh

19/10/18
VALDUR
Goat Of Iniquity

19/10/18
NORTHWARD
Northward

19/10/18
LANDMVRKS
Fantasy

CONCERTI

15/10/18
THE AMITY AFFLICTION + THE PLOT IN YOU + DREAM STATE + ENDLESS HEIGHTS
ZONA ROVERI - BOLOGNA

16/10/18
TARJA + STRATOVARIUS
ORION - ROMA

17/10/18
TARJA + STRATOVARIUS
ALCATRAZ - MILANO

17/10/18
LUCIFER
VINILE - BASSANO DEL GRAPPA (VI)

17/10/18
CARNIVAL OF FLESH + RABID + DANNATI
CENTRALE ROCK PUB - ERBA (CO)

18/10/18
CALIGULA`S HORSE + GUESTS
LEGEND CLUB - MILANO

19/10/18
TAAKE + BÖLZER + SLEGEST
LEGEND CLUB - MILANO

19/10/18
FRACTAL UNIVERSE + GUESTS
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

19/10/18
VADER + ENTOMBED A.D. + GUESTS
REVOLVER - SAN DONA DI PIAVE (VE)

19/10/18
INJURY + VEXOVOID + BROWBEAT
LA TENDA - MODENA

Johannes Luley - Qitara
15/11/2017
( 608 letture )
Johannes Luley è un chitarrista e polistrumentistista tedesco, naturalizzato statunitense, ex membro del gruppo progressive MothVellum, con il quale ha inciso l’unico album della band, uscito esattamente dieci anni fa. Qitaraè il secondo lavoro solista a seguito del debutto Tales From Sheepfather's Grove, pubblicato nel 2013. Questo disco nasce dalla storica passione verso i grandi chitarristi che hanno segnato l’evoluzione musicale di Johannes e si può leggere proprio come una sorta di omaggio nei loro confronti. Il risultato di questo tributo viene presentato al pubblico con l’etichetta di progressive rock, ma ascoltandolo si nota che il tratto prog è ridotto a minime sfumature su una enorme tela di jazz rock e fusion. Anche solo leggendo i nomi dei musicisti ospiti e le loro collaborazioni precedenti (Stanley Clarke, Herbie Hancock, Gino Vannelli, Joe Zawinul) ben evidenziate nel booklet del disco, si capisce che l’intento di Johannes è quello di fare un prodotto pienamente jazz rock condito, però, di qualche stravagante evoluzione tipica del progressive. I brani girano in modo preponderante intorno alla chitarra, mentre gli altri strumenti forniscono un supporto di grande livello. Le incursioni solistiche si limitano a piccoli ritagli ma ben definiti. Il suo stile chitarristico si colloca in un limbo tra prog e fusion , traendo chiaramente inspirazione (le influenze sono interamente citate nel booklet) da David Gilmour, Adrian Belew, Steve Hackett, Steve Hillagee Steve Howeper quanto riguarda il progressive e Mike Stern, PatMethenye Jeff Beckper il lato jazz. Le influenze sono quasi tutte ben identificabili, ma quella probabilmente più evidente, specialmente sul fraseggio solistico, è quella di Metheny.

A differenza del primo disco solista questo presenta un artwork piuttosto essenziale e poco curato. Non si tratta di un punto di forza dell’album. Inserendo il disco nel lettore veniamo subito colpiti dalla produzione essenziale ma ben bilanciata: ogni strumento è ben equalizzato e mantiene un suono pulito e fedele. Per quanto la chitarra sia lo strumento principe non prende troppo spazio e quello che esce è un sound compatto , dove si percepisce chiaramente un’idea musicale che va ben oltre la semplice esibizione personale. L’arrangiamento è molto elegante, ogni parte è ben studiata e strutturata in funzione del brano e non del musicista. Il rischio che spesso si corre quando si tenta di tributare musicisti di quel mondo è quello di costruire la composizione sulla complessità tecnica, ponendo in secondo piano il concetto musicale che c’è dietro, e andando a ridurre il tutto ad una inutile gara tra virtuosi. Per fortuna Johannes Luley ha capito a fondo quei musicisti e ha pubblicato un prodotto che risulta assolutamente piacevole e genuinamente ispirato alla musica dei colossi.

Fondamentalmente parliamo di un album che non aggiunge niente alla storia della musica: non c’è innovazione in nessun campo , e le idee compositive non sono particolarmente brillanti. Tuttavia, il prodotto ha anche un livello qualitativo elevato. Johannes Luley non ha voluto fare un capolavoro, ma ha semplicemente scritto e interpretato la musica che gli piaceva , con grandi musicisti al seguito e ha pubblicato un album in grado di far passare del tempo piacevole all’ascoltatore. Per usare una similitudine enologica potremmo assimilarlo ad un buon vino da pronta beva, quella bottiglia abbastanza economica che si può assaporare senza grosso impegno, ma che ci lascia pienamente soddisfatti.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
My Sonic Temple
Prog Rock
Tracklist
1. The Doer
2. Upness
3. Seconds
4. Sister Six
5. Soliloquist
6. Moonlight Mesa
7. Red and Orange
8. Faces in Reflection
9. Hot Sands
10. The White City
11. Agni Rahasya
Line Up
Robin Hathaway (Voce)
Ryan Downe (Voce)
MortenKier (Voce, Pianoforte)
Scott Kinsey (Organo, Synt)
OtmaroRuiz (Tastiere)
Christian Hammer (Strumenti elettronici)
Katisse Buckingham (Sax soprano)
Michael Hunter (Flicorno)
Jason Lobell (Basso)
DickiFliszar (Batteria)
Edoardo Talenti (Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]