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Electric Wizard - Wizard Bloody Wizard
17/11/2017
( 2219 letture )
Jus Oborn era un Essere semplice: lungo gli anni che hanno caratterizzato la sua carriera, il cantante/chitarrista del Dorset ha infatti mostrato l'unica inclinazione di annientare quanti più neuroni possibili all'interno di quella schiera di accoliti e malcapitati curiosi decisi ad accogliere l'incubo sonoro da lui partorito. Tra monoliti che hanno marchiato per sempre la storia del doom (Dopethrone e Come my Fanatics), lavori che hanno invece saputo mantenere dignitosamente la linea perturbante dei suddetti due indiscussi capolavori ed infine capitoli che ancora dividono pubblico e critica su versanti antitetici, permane comunque la certezza che il mostro di Oborn, gli Electric Wizard, abbia seguito fino ad ora quel filo di continuità, ascrivibile soprattutto all'impostazione estrema del songwriting, in grado di congiungere idealmente tutti i loro lavori a partire dal successore del primo, omonimo album. La formula adottata non è poi così difficile: prendi un riff, reiteralo in maniera ossessiva e morbosa, stratificalo di allucinazioni e vaneggi sonori fuoriusciti da un intelletto completamente alterato nello stato di coscienza, aggiungi qualche piccola variazione giusto per aumentare lo stato confusionale che hai indotto ed ecco, il trip il cui capolinea non può che essere rappresentato dalla manifestazione del delirio, è servito, un modus operandi così semplice e che paradossalmente è divenuto inimitabile ed ha permesso al combo inglese di costruirsi una solida reputazione ed un'aura dannatamente credibile nella scena doom contemporanea.

Con Wizard Bloody Wizard quest'attitudine e queste regole non scritte appaiono improvvisamente cambiate; lo Stregone Elettrico ha improvvisamente mutato pelle tuffandosi nel pieno degli anni '70 ed abbandonando tutto il marciume e la follia sonora in favore di un rock psichedelico dalle tinte occulte ed allucinate. Le chitarre ribassate all'esasperazione ritrovano delle accordature “normali”, i fuzz e le distorsioni esasperate ed asfissianti si sono sgonfiate divenendo più accessibili, il cantato di Oborn accentua maggiormente quel caratteristico timbro “nasale” che già timidamente aleggiava su Time to Die, conservandone le sfumature stralunate e narcotiche ma adottando al contempo delle linee più “melodiche” ed “orecchiabili”. L'insieme degli strumenti converge come d'abitudine in un inciso ruvido, naturale, ricchissimo di fruscii, rispecchiando la fisima caratteristica di questa band che da sempre cerca di offrire una dimensione sonora più vicina possibile a quella live. Ovviamente in questo caso, pur impiegando gli stessi mezzi, l'effetto ottenuto risulta evidentemente diverso se si considerano un approccio completamente inedito nella regolazione delle frequenze delle chitarre e del basso (che tra l'altro mai come in questo capitolo emerge prepotentemente divenendo protagonista con le sue danze pentatoniche intorno al riffage delle sei corde) e gli ascendenti sfruttati per la scrittura dei brani.

Ascoltando questo Wizard Bloody Wizard, infatti, si ha come l'impressione di aver dischiuso un vecchio sarcofago rimasto sigillato per quasi cinquant'anni contenente al suo interno una delle tante band underground degli anni '70 dedite ad una forma di rock psichedelico e maledetto, una circostanza di per sé affascinante nella prospettiva in cui non si tenesse in considerazione che questo lavoro appartiene in realtà a quest'epoca. See You in Hell, traccia apripista del disco nonché primo singolo con videoclip annesso, mette immediatamente in chiaro che l'approccio di Oborn&soci è cambiato; dalla non struttura del brano si passa ora ad un forma “canonica” contenente quindi le classiche sezioni come intro, strofa, refrain, special etc..., attorno a cui il quartetto fa ruotare una vena blues intorbidita di THC mettendo tra l'altro in risalto un'inaspettata abilità compositiva nel trattare un genere che in passato rappresentava uno dei background da cui trarre l'ispirazione per spingersi oltre. Necromania e Hear the Sirens Scream si snodano invece su ascendenti rockeggianti pervasi dalla caratteristica nota acida proveniente dall'ugola di Oborn; anche questi due momenti filano in maniera fin troppo liscia e la mancanza di particolari scossoni inizia a preoccupare, senza considerare che alcuni frangenti non si rivelano particolarmente convincenti (un esempio può essere il refrain piuttosto banale di Necromania). Queste impressioni vengono smorzate dalle digressioni psichedeliche di The Reaper, che, nei suoi soli tre minuti, si dimostra in grado di generare quello stato tensivo che gli stregoni normalmente sono in grado di indurre. Si tratta comunque di una parentesi visto che la successiva Wicked Caresses fa sprofondare Wizard Bloody Wizard nel suo punto più basso; qui la noia che si era evitata nei primi, seppur non brillanti, tre brani diviene pericolosamente tangibile, complice una durata spropositata se si considera che la struttura di questo brano ruota in maniera ossessiva su un tema che alla lunga diviene piuttosto fastidioso; non si tratta più di quell'ossessione in grado di strapparti la razionalità gettandola in un cocktail letale di droghe sintetiche, qui purtroppo la fisima diviene inequivocabilmente tedio. Chiude salvando parzialmente questa scivolata Mourning of the Magicians, il cui particolare andamento ci porta a definirla una sorta di Come Together (parole che il caso vuole che Oborn utilizzi sul ritornello) dei Beatles pachidermizzata e sgasata. Anche in questo caso, però, snellire gli oltre undici minuti che si fondano quasi esclusivamente su strofa e refrain avrebbe giovato alla gradevolezza del risultato, confermando l'idea che spostarsi su lidi differenti utilizzando lo stesso giochino della ripetizione non sempre garantisce lo stesso risultato qualitativo.

Compitino dalla dubbia consistenza, sia per numero di episodi che per una sorta di artefatto e poco funzionale carico di minutaggio sulle ultime due tracce, miscela disomogenea di momenti dignitosi (per fortuna prevalenti, in sede di consuntivo) alternati a parentesi deludenti, risulta evidente che la virata stilistica degli Electric Wizard in questo caso abbia segnato un passo falso, ascrivibile ad un approccio compositivo che si ostina a citare un genere appartenente ad un'epoca ormai remota ed irripetibile, mettendo oltretutto in evidenza pochi spiragli di personalità per una sua possibile e più onorevole re-interpretazione. Tentare di mantenere la barca a galla aggrappandosi all’ortodossia di uno stile segnato indelebilmente dal proprio trademark può forse funzionare finché si indulge all’autocitazione (e tra l'altro anche tali scelte possono sortire conseguenze tutt'altro che indifferenti), ma in questi lidi il discorso è completamente diverso. L'incantesimo dello Stregone si è spezzato.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
78.6 su 5 voti [ VOTA]
Giaxomo
Martedì 9 Gennaio 2018, 16.17.55
10
Comunque da altre "parti" è andato anche sotto la sufficienza..per cui direi che un 65 "oggettivo" va più che bene!
SapoMalo
Martedì 9 Gennaio 2018, 12.33.06
9
Sono controcorrente, a me è piaciuto parecchio. Sicuramente diverso, ma lo sto ascoltando di più dei loro lavori precedenti. Ma sono uno a cui il doom non piace. ma lo stoner sì...
sandoom
Domenica 26 Novembre 2017, 9.58.07
8
personalmente li preferisco da "we live" in poi, in quanto aumenta la matrice doom a scapito di quella stoner.
Shadowplay72
Sabato 25 Novembre 2017, 2.38.54
7
A me piacciono davvero tanto!
Giaxomo
Giovedì 23 Novembre 2017, 11.09.05
6
Come dicevo ieri sera nel forum, quest’album sta girando parecchio nel mio stereo a casa e in macchina da circa una settimana. Dopo una decina di ascolti, alzerei il voto finale di 5 punti. Il lavoro “peggiore” di una delle mie band preferite? Sì, sicuramente sì. Privo di fantasia? Vero pure questo (“questa” voce, con “questi” filtri è il marchio e il cancro stesso di queso genere). Quindi? Cosa ci resta tra le mani? Un album non memorabile, alleggerito rispetto al sound “made by EW”, svuotato del malessere al quale siamo da sempre abituati - senza scomodare “Dopethrone” o “Come My Fanatics”, basti ascoltare “Time to Die”, che qui ha un 91 più che meritato - che, se lo si considera come un album psych-rock con sfumature doom / acid, lascia l’amaro in bocca. Perché? Perché le canzoni n. 3,5,6 sono buoni pezzi, sono quei pezzi che vuoi per il groove e l’assolo finale (traccia 3), vuoi per i riff e gli arpeggi della chitarra (traccia 5, sembrano i Rotting Christ che suonano gli EW), vuoi per quel “ wah” tetro ma appena accennato nell’ultima traccia, perfetta colonna sonora di un qualche racconto di Lovecraft, questi sono i pezzi che ti portano ad ascoltare spesso un album così. Sarà che son di parte per questo genere, ma anche perché son di parte riesco a capire quando sto ascoltando gli scarti delle registrazioni e quando sto ascoltando un lavoro riuscito a metà. È un lavoro che nella gloriosa discografia di questa band può starci, fa parte del loro background musicale E culturale, dovevamo aspettarcelo, non me la sento di condannarlo così. 70. E spero vengano in Italia il prima possibile. Un saluto.
tartu71
Sabato 18 Novembre 2017, 11.12.24
5
sinceramente mi annoiano...
legalisedrugsandmurder
Sabato 18 Novembre 2017, 7.25.00
4
come si capisce dal mio nick sono tra i miei preferiti. Ho letto giudizi contrastanti su questo album, solo con let us prey gli era capitato lo stesso. Boh lo sentirò
Giaxomo
Sabato 18 Novembre 2017, 2.07.28
3
@Black Meddle: alt, alt, alt. A Padova e Bassano dove e quando? 😳
Vox Populi
Sabato 18 Novembre 2017, 0.37.05
2
Molto semplice: se vi piace il loro sound l' album e' stupendo. altrimenti no.
Black Meddle
Venerdì 17 Novembre 2017, 23.19.35
1
Li seguo e li VENERO dall'inizio, da quando se li cagavano in 4 gatti.Li ho visti almeno 4 volte in giro per l'Italia nei posti più assurdi, Bassano del Grappa, Padova, campagne piacentine e chissà dove altro... Ma sono rimasto deluso da questo e concordo in pieno con la recensione. E faccio i miei complimenti al recensore che ha avuto il coraggio dell'onestà intellettuale e per questo si tirerà addosso gli improperi di centinaia di commetatori perché sai...adesso gli EL vanno di moda e a prescindere sfornano capolavori. Delusissimo!
INFORMAZIONI
2017
Spinefarm Records
Psychedelic Rock
Tracklist
1. See You in Hell
2. Necromania
3. Hear the Sirens Scream
4. The Reaper
5. Wicked Caresses
6. Mourning of the Magicians
Line Up
Jus Oborn (Voce, Chitarra)
Liz Buckingham (Chitarra)
Clayton Burgess (Basso)
Simon Poole (Batteria)
 
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