Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Vuur - La band
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

19/01/18
FACELESS BURIAL
Grotesque Miscreation

19/01/18
ARKONA
Khram

19/01/18
UNSHINE
Astrala

19/01/18
RISE OF AVERNUS
Eigengrau

19/01/18
VERHEERER
Maltrér

19/01/18
WALKING PAPERS
WP2

19/01/18
DEATHLESS LEGACY
Rituals of Black Magic

19/01/18
SONIC PROPHECY
Savage Gods

19/01/18
XENOSIS
Devour and Birth

19/01/18
PERFECT BEINGS
Vier

CONCERTI

17/01/18
ARCH ENEMY + WINTERSUN + TRIBULATION + JINJER
ALCATRAZ - MILANO

17/01/18
KREATOR + VADER + DAGOBA
ZONA ROVERI - BOLOGNA

20/01/18
BANCO DEL MUTUO SOCCORSO + HAMNESIA + LA STANZA DI IRIS
CIRCOLO COLONY - BRESCIA

20/01/18
FATES WARNING + METHODICA
LEGEND CLUB - MILANO

20/01/18
VEXOVOID + EXPLORER + SHENANIGANS
CASEIFICIO LA ROSA - POVIGLIO (RE)

20/01/18
AMRAAM + A TASTE OF FEAR + TRACTORS
ALVARADO STREET - ROMA

20/01/18
SAIL AWAY + GUESTS
PADIGLIONE 14 - COLLEGNO (TO)

20/01/18
RAW POWER + TRUTH STARTS IN LIES
BE MOVIE - SANT'ILARIO D'ENZA (RE)

20/01/18
ALEA JACTA + METHEDRAS + CRUENTATOR
COMUNITA' GIOVANILE - BUSTO ARSIZIO (VA)

21/01/18
FATES WARNING + METHODICA
ORION - CIAMPINO (RM)

VUUR - In This Moment We Are Free - Cities
17/11/2017
( 1238 letture )
"Even though our days lie in ruin,
In this moment of nothingness we're free".


La libertà. Quale concetto più avvincente, affascinante, complesso e introspettivo su cui basare il debutto di una nuova carriera musicale? Dire che, nonostante l'immensa portata culturale e soggettiva del termine, Anneke van Giersbergen sia riuscita con maestria e classe nel suo intento di misurarsi con un concept album così corposo, è un dato di fatto: d'altronde, questa prova non smentisce il lungo curriculum dell'artista olandese, mettendo in luce la sua spiccata capacità di comporre musica in maniera sempre diversa, aggiornata e, se vogliamo, ambiziosa, partendo da input esterni derivanti sia da un'esperienza musicale decennale che da stralci di vita più intimi. In This Moment We Are Free - Cities, questo il titolo della prima fatica dei VUUR ("fuoco" in olandese, ma anche "passione" e "ardore"), è il sunto di queste premesse: gli undici brani inclusi nell'opera sanno essere ispirati e ricercati, fornendo richiami più o meno lampanti alle collaborazioni precedentemente strette con artisti dai nomi altisonanti (sopra tutti i mastermind Arjen Lucassen e Devin Townsend) e dando allo stesso tempo la giusta percezione di voler seguire una strada differente da quella percorsa fino ad oggi nel metal: da collaboratrice di progetti (fatta eccezione per la parentesi di carriera coi The Gathering), Anneke diventa ora protagonista della scena con una band del tutto sua, senza mettere da parte i tratti più dolci della sua voce ma scegliendo di affiancarli a scelte decisamente più heavy e accattivanti.

L'album, nella sua ora abbondante di durata, cattura l'ascoltatore intrappolandolo in un vortice di emozioni suscitate sia dai testi che dalla musica. Come da concept, In This Moment We Are Free - Cities non può che essere toccante e trascinante: l'ugola di Anneke, drammatica o ariosa, ci accompagna insieme alla sezione strumentale attraverso un viaggio onirico che tocca le città del mondo che più hanno colpito la cantante durante la sua vita, per episodi specifici o per sensazioni a pelle. Tali episodi non sono mai esplicitati: lo scopo non è raccontare avvenimenti, ma suscitare emozioni, rivolgendosi quindi ad un livello più profondo dell'esperienza. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare leggendo il titolo del disco e delle canzoni, tale passeggiata nel mondo non attinge elementi tradizionali per poi tradurli in musica: mancano, pertanto, gli strumenti folkloristici (fatta eccezione per l'intro di Save Me - Instanbul); ciò che invece è del tutto presente è la volontà di evocare atmosfere, colori, profumi, suoni, persone e situazioni in maniera più profonda e meno stereotipata, facendo leva sui mezzi propri della band. Man mano che le undici canzoni scorrono, l'ascoltatore è portato con naturalezza a fare i conti col suo lato più sensibile, interiorizzando determinati testi e passaggi sonori e partendo alla volta di un bellissimo viaggio personale attraverso ricordi e speranze in maniera del tutto libera.

Libertà di pensare, agire, viaggiare, spaventarsi, rassicurare sé stessi e gli altri, commuoversi, spronare e scoprire sono solo alcune delle sfaccettature del concept articolato dai nostri all'interno del platter. Sulla base dei vari messaggi che il quintetto Orange intende veicolare, si ricorre a strutture musicalmente diverse: non mancano infatti le ballad per gli inni alla speranza e alla positività, né vengono meno soluzioni più pressanti e martellanti per suscitare sensazioni di oppressione e di inadeguatezza. Decisamente complesso in ogni suo passaggio, il lavoro riesce a lasciare qualcosa in più ad ogni ascolto, ammaliando senza risultare pesante e noioso. La mancanza di prevedibilità e la volontà di sperimentazione sono il filo conduttore dei brani che compongono il disco. Sebbene il genere portante di tutto l'album sia il prog, risultano alternati pezzi più pacati ad alcuni più spinti per poi passare ad altri ancora più misteriosi, tenendo così alla larga la ripetitività. Quasi la metà delle canzoni incluse risponde all'animo più "gentile" e calmo della frontwoman. Tra queste, quasi tutte riescono a trasmettere qualcosa di diverso e a suonare originali: The Martyr and the Saint - Beirut, con il suo fare avvolgente e i suoi passaggi accattivanti di chitarra solista; Freedom - Rio, calda e speranzosa, supportata da arpeggi, riff più energici e sezione ritmica precisa; Valley of Diamonds - Mexico City, appena più scarna e spoglia dell'eccellente e glaciale Your Glorious Light Will Shine - Helsinki, che dal suo lato, tra assoli e colpi assestati di batteria, appare sontuosa, matura e suggestiva grazie ad elementi quali l'alternanza tra voce portante e cori, oltre a saper essere dura ma rassicurante; e infine la superba Reunite! - Paris, che con il suo climax vocale e strumentale appare pacata, romantica e commovente, ma anche decisa ed esplosiva. Sono due le canzoni più veloci del disco: Sail Away - Santiago, strumentalmente accattivante fin dai primi istanti, fonte sicura di headbanging e con una voce che, come in altri momenti dell'album, esplora costantemente a trecentosessanta gradi, osando per estensione e grinta; e uno degli apici assoluti del disco, la già citata Save Me - Instanbul, col suo fare arabeggiante ipnotico e maestoso. Brano che costituisce una categoria a sé è The Fire - San Francisco: pur distaccandosi dagli altri per la sua essenza meno progressive in quanto a passaggi strumentali, colpisce per il suo carattere ardente, drammatico e spiazzante; la voce di Anneke, ai limiti del drammatico, passa repentinamente dal calmo all'aggressivo, incendiando letteralmente l'animo di chi ascolta. Tre, infine, i brani più muscolari e più sperimentali del lavoro, quelli che ancor più degli altri richiedono maggiori passaggi per essere assimilati: qui rientrano la opener My Champion - Berlin, scura e misteriosa, con entrambe le chitarre in focus e con un bridge vocalmente notevole; la successiva e articolatissima Time - Rotterdam, anch'essa cupa ed opprimente, con una sezione ritmica trascinata e lenta e con un'attenzione particolare a riff e arpeggi, laddove presenti; e l'altro singolo estratto Days Go By - London, ulteriore perla di ricercatezza e laboriosità col suo fare sontuoso e fremente in cui Anneke dà nuovamente piena prova della sua voce, mostrando polso e risolutezza e testando alla grande le note alte.

Con In This Moment We Are Free - Cities, i VUUR dimostrano di essere sulla strada giusta e di avere chiarezza in termini di genere musicale da proporre al pubblico. Sanno sedurre, sorprendere ed emozionare senza cadere nel banale e nel circolo del già sentito. Le aspettative riversate su questa nuovissima band non sono state deluse e anzi, si troveranno col tempo a crescere ulteriormente vista la tecnica e la naturalezza dimostrate col debutto. Insomma: non ci resta che vedere come se la caverà il quintetto dal vivo durante le prossime date italiane, consapevoli che, vista la portata qualitativa del disco e l'esperienza musicale su cui si basa la band, non potremo che assistere a spettacoli con la s maiuscola.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
63.85 su 7 voti [ VOTA]
Steelminded
Venerdì 5 Gennaio 2018, 22.51.08
15
Bravo, infatti tobringer
Todbringer83
Venerdì 5 Gennaio 2018, 22.46.16
14
Premessa al veleno: Se questi fanno prog gli Haken cosa producono? Musica di altri mondi? Per carità non scomodiamo un genere di cui qui non ne sento nemmeno una nota. E' un buon lavoro di Modern Rock / Alternative Metal condito ed impreziosito da una voce sublime e da musicisti abbastanza preparati, ma il Progressive Metal per come lo intendo io è un altro paio di maniche. Strutturalmente l'album mostra fin troppe carenze compositive, brani poco ispirati, monotoni e monocordi. A tratti sembra di ascoltare lo stesso riff suonato all'infinito pezzo dopo pezzo. Diventa piacevole invece li dove è meno ruffiano, vale a dire in brani come Freedom e Reunite! I punti di forza sono la voce di Anneke e gli ottimi soli di chitarra, per il resto ci vedo più ombre che luci. Voto: 62
AndKingA
Lunedì 27 Novembre 2017, 17.24.48
13
Acquistato l'album incoraggiato dalla valutazione, dato che li andrò a vedere dal vivo volevo prepararmi un pò meglio a conoscere questo gruppo e sopratutto Anneke che..(ammetto la mia ignoranza) non avevo mai sentito prima. Sto cercando ancora di digerirlo ma dai primi ascolti e con le aspettative che mi ero fatto non riesco a trovarmi molto d'accordo con la valutazione che gli è stata attribuita. Non mi sta piacendo per ora, spero di potermi ricredere in futuro.
Armonie Universali (M. G.)
Lunedì 20 Novembre 2017, 13.15.00
12
L'ho ascoltato parecchie volte e paradossalmente a ogni ascolto il mio voto è sceso. LOL È comunque un buon album, apprezzabilissimo sebbene non eccezionale; come punto di partenza va più che bene.
Vittorio
Lunedì 20 Novembre 2017, 10.56.01
11
Se al primo ascolto non vi ha colpito molto, riascoltatelo perché ha bisogno di tempo e molti ascolti per essere apprezzato. Una delle migliori uscite dell'anno.
Armonie Universali (M. G.)
Domenica 19 Novembre 2017, 13.14.58
10
Credo che la presenza di Anneke, figura quanto mai divinizzata, abbia contribuito non poco a gonfiare i giudizi. Per carità, questo è un buon album, ma assieme ai pregi porta con sé anche difetti non di poco conto. Anneke e soci hanno le capacità per fare di meglio.
tino
Sabato 18 Novembre 2017, 16.16.07
9
beh dio prog metal classico, nzomma...
Graziano
Sabato 18 Novembre 2017, 15.17.18
8
Forse non saranno dischi epocali, ma sia che Vuur che Sons of Apollo son ottimi album di prog metal classico. Avercene....
Maurizio
Sabato 18 Novembre 2017, 11.41.16
7
disco rivelazione, stupendo.Voto 90
Luke25
Sabato 18 Novembre 2017, 11.01.33
6
Bel debutto! Album scorrevole grazie alla varietà delle traccie, per nulla scontato e come scritto in recensione (molto bella) più lo ascolti e più te ne innamori! Per me sono un'ottima scoperta questi Vuur!!
tino
Venerdì 17 Novembre 2017, 21.11.18
5
Secondo me un ottima alchimia, sound moderno canzoni riuscite per la miglior voce femminile di sempre. Dopo the gentle storm un altro colpo vincente. Voto 80
klostridiumtetani
Venerdì 17 Novembre 2017, 20.40.40
4
Questa è la Anneke che mi piace. Mi trovo linea con la (bellissima) recensione e con il voto. Nient' altro da aggiungere.
Armonie Universali (M. G.)
Venerdì 17 Novembre 2017, 20.20.32
3
Pregi: alcuni brani sono davvero ottimi, i musicisti sono tecnicamente molto preparati, Anneke si è mantenuta delicata e non ha imitato lo stereotipo della metallara urlatrice, risultando quindi piacevolissima. Difetti: il sound è fin troppo omogeneo, con poche variabili, e rende difficile ascoltare per intero tutto l'album senza annoiarsi, pochi brani hanno una personalità riconoscibile e ancora meno sono quelli in cui si percepisce la specifica ispirazione, alcuni brani sono un prevedibili e ripetitivi. Voto: 74. Brani migliori: Save Me, The Fire, Sail Away, The Martyr and the Saint e Valley of Diamonds.
draKe
Venerdì 17 Novembre 2017, 20.07.43
2
devo ancora ascoltarlo diverse volte per assimilarlo ma l'impressione iniziale che più colpisce è la produzione adottata che fa stridere troppo secondo i miei gusti la parte strumentale da quella vocale: batteria, chitarre e basso cattivissime e la voce angelica di Anneke! La tecnica non manca, alcuni brani mi piacciono, sicuramente di sperimentazione ce n'è ed è più o m eno riuscita a seconda dei casi. Difficile sarà riproporre dal vivo il lavoro vocale, visto che la voce viene spessissimo armonizzata...Sarò un nostalgico ma la Anneke con i vecchi The gathering mi restituiva una magia che qui non trovo!
ocram
Venerdì 17 Novembre 2017, 19.56.28
1
Per me una grandissima delusione, speravo in un grande album e invece non è proprio niente di che. Prog metal di maniera, con scarsissima varietà nel songwriting, che è gia di per sè qualitativamente molto altalenante. Non c'è un riff memorabile e non trovo nessuna delle atmosfere delle città dei titoli delle canzoni. Salvo solo la meravigliosa voce di Anneke. Disco dimenticabile. Davvero un peccato. voto 60
INFORMAZIONI
2017
InsideOut
Prog Metal
Tracklist
1. My Champion – Berlin
2. Time – Rotterdam
3. The Martyr and the Saint – Beirut
4. The Fire – San Francisco
5. Freedom – Rio
6. Days Go By – London
7. Sail Away – Santiago
8. Valley of Diamonds – Mexico City
9. Your Glorious Light Will Shine – Helsinki
10. Save Me – Istanbul
11. Reunite! – Paris
Line Up
Anneke van Giersbergen (Voce)
Jord Otto (Chitarre)
Ferry Duijsens (Chitarre)
Johan van Stratum (Basso)
Ed Warby (Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]