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Condemned - Desecrate the Vile
18/11/2017
( 345 letture )
È datato 2007, il (forse un po’ troppo) prematuro album d’esordio degli americani Condemned, che in Desecrate the Vile propongono un brutal death estremo, tanto che trova posto di diritto tra le prime file del cosiddetto slamming brutal death, rifacendosi alle sonorità di gruppi quali Disgorge e Devourment.
Analizziamo una a una le ragioni che hanno lasciato aperta la parentesi del "prematuro", in riferimento a quest’album, senza però lasciarsi troppo condizionare dalle accezioni negative dell’aggettivo: prematuro non vuol dire necessariamente brutto, anzi, nel nostro caso vuol semplicemente dire che il disco non è così azzeccato come sarebbe potuto diventare, con diversi accorgimenti. Ma andiamo con ordine: a prima vista, sembra che nell’artwork di copertina manchi qualcosa. Mi riferisco alla presenza della vita umana. Siamo molti passi oltre ai soliti scenari tipici del brutal, infatti, non incontriamo la presenza di sangue o di sofisticate tecniche di tortura, bensì siamo proiettati in uno scenario apocalittico "a giochi fatti". Lo sterminio è già avvenuto, ogni organismo vivente è stato cancellato dalla faccia della terra, restano solo delle ossa che presto scompariranno definitivamente pure loro. In lontananza il tramonto, gli ultimi bagliori. È la fine di ogni cosa, la fine di TUTTO. Definire eloquente una simile copertina, è riduttivo.

Per quel che invece riguarda l’ascolto, va ribadito il concetto stilistico accennato poc’anzi: la band si rivolge a un pubblico ristretto, di nicchia, ovvero ai seguaci dello slam. Quindi, se consideriamo il brutal stesso un sottogenere (molti non saranno d’accordo con la seguente affermazione), qui siamo alle prese con il sottogenere d’un sottogenere! Credo sia da leggere all’interno dei seguenti parametri, la svolta che intraprenderà il gruppo con i lavori successivi a Desecrate the Vile, sicuramente più orientati verso i canoni del brutal vero e proprio, il cui filone è decisamente molto più corposo rispetto al solo ramo dello slam. Una seconda lettura riguardante le scelte future della band (la prospettiva temporale di ben 10 anni gioca a nostro favore in questo), potrebbe essere del tutto orientata su questioni prettamente stilistiche. L’album, per quanto ben suonato e ottimamente prodotto, risente eccessivamente dei criteri assai ristretti del genere. La struttura di base delle canzoni si ripete costantemente, e si ha l’impressione che il quintetto sia come una belva in gabbia: grinta e potenza ci sono, ma risultano in qualche modo sopite, frenate.
Tutte le canzoni sono decisamente brevi, alcune stentano addirittura ad arrivare a 2 minuti di durata. Le 10 tracce scorrono molto in fretta, quindi, ma a farne le spese sono le parti soliste: non ve n’è il benché minimo accenno, completamente assenti. In men che non si dica, si è già giunti all’ultima traccia che, vedendo la sua notevole durata rispetto alle altre (ben oltre gli 11 minuti), si vuol sperare che sia una suite, per poi restare amaramente delusi nel constatare che dopo i canonici 120 secondi, ci si deve sorbire ben 9 minuti di grugniti mostruosi che fungono da outro. Un evidentissimo escamotage per portare l’album alla soglia dei 30 minuti, non del tutto apprezzabile.
Vi è un’indubbia sinergia tra i due chitarristi, perfettamente in simbiosi tra loro, anche se esagerano (credetemi, dire che esagerano è poco) con gli armonici. Questi ultimi sono frequentissimi, e in alcuni casi rischiano di rendere l’ascolto troppo ridondante. Se bene architettati, come avviene in Internally Devoured, ammaliano e lasciano di stucco, laddove arrivano quasi a creare una vera e propria melodia di soli armonici!
La batteria diventa memorabile grazie all’uso del rullante: presentissimo, sfondato a furia di blast beat. I tecnicismi sono scarsi, ma in tutta sincerità non se ne sente molto il bisogno in un album come questo, tanto diverte l’ascolto di quel rullante che corre e travolge ogni cosa. Dispiace un po’ invece per il ruolo del basso: relegato in secondo piano, fatica a ritagliarsi degli spazi di rilievo, rimane defilato quando invece lo si vorrebbe udire molto più presente.
Quanto detto, vale per tutto l’album eccetto che per Chapter of Defilement: qui la ricetta cambia notevolmente e quanto esce buono il piatto finale! Innanzitutto, questa è la canzone più lunga dell’album, nonché la più originale e diversa. Suo il merito di spazzare ogni dubbio sorto sulle capacità della band. Qui la voce di Angel Ochoa denota tutta la sua immensa voglia di sperimentare, il suo growl diventa molto più cavernoso e più articolato. La doppia cassa viaggia come un treno e il basso arriva addirittura a marcare la sua presenza per un secondo. Scherzi a parte, questa sicuramente è la vetta del disco, canzone ispirata e ricca di idee originali.

Desecrate the Vile è un album piacevole e ben suonato, non arriva ad annoiare. Risente sicuramente troppo da un lato per la scarsa originalità messa in campo, e quindi per la continua ripetizione di strutture e di formule appartenenti ad un genere ancora troppo chiuso all’interno dei suoi rigidi schemi esecutivi. La band però è abile nel disseminare via via dei piccoli indizi, che comunicano senza troppi equivoci doti di abilità e (laddove vi sia sperimentazione) di potenzialità per sviluppare uno stile personale. Riprendendo quindi, per chiudere, l’analisi su prospettiva temporale, si può dire allora che con gli album più recenti i Condemned abbiano dimostrato un’intelligenza tale da sapersi evolvere verso panorami che consentano loro una maggiore espressione artistica. Essi mutano e crescono di volta in volta e, a quanto pare, il cambiamento giova loro.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
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Kappa
Giovedì 23 Novembre 2017, 10.29.48
2
Io li vidi anche dal vivo, questo è un signor disco a mio avviso.
gianmarco
Sabato 18 Novembre 2017, 23.32.42
1
sentito tutto , discone .
INFORMAZIONI
2007
Lacereted Enemy
Brutal
Tracklist
1. Fixation on Suffering
2. Subject to Infliction
3. Descending into Extintion
4. Impulsive Dismemberment
5. Servants of Derangement
6. Habitual Depravity
7. Chapter of Defilement
8. Mutilating the Inferior
9. Internally Devoured
10. Amputated Repugnance
Line Up
Angel Ochoa (Voce)
Steve Crow (Chitarra)
Jerry Williams (Chitarra)
Mario Pena (Basso)
Forrest Stedt (Batteria)
 
RECENSIONI
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