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Serenity - Lionheart
21/11/2017
( 782 letture )
Dieu et mon droit (Dio e il mio diritto)
Riccardo I d'Inghilterra

La figura di Riccardo I “Cuor di Leone” è probabilmente una delle più “saccheggiate” dalla modernità, specialmente quando si tratta di utilizzare alcune delle sue gesta come esempio di epica medioevale, in quanto valoroso re crociato che risponde al richiamo del Papa e corre a strappare Gerusalemme a Saladino, succedendo dove persino il Barbarossa aveva fallito (Federico I era morto ben prima di arrivarci in Terra Santa, ma questa è un'altra storia). La realtà storica è chiaramente meno entusiasmante di quella raccontata dall'epica, e se -in un certo senso- l'acume strategico e il coraggio di Riccardo riuscirono in qualche modo ad alterare lo status quo mediorientale durante la terza crociata, dall'altro ciò che ottenne non fu molto più che la possibilità per i pellegrini cristiani di entrare in una Gerusalemme comunque sotto il controllo musulmano. L'impatto della sua figura “per il grande pubblico” è da attribuire alla grande vittoria di Arsuf, dove per la prima volta dimostrò la battibilità sul campo del sultano ayyubide Saladino, ma per il resto si trattò di un personaggio in linea con i suoi tempi: convinto di regnare per diritto divino, crudele nel raggiungere i propri obiettivi e anti-semita al punto da scatenare autentici massacri in Inghilterra.

Tutto questo per dire che un po' fa strano che un laureato magistrale in storia come Georg Neuhauser abbia optato per un'analisi (esplicitata nei testi) di Riccardo “Cuor di Leone” così aderente all'immagine che arriva dall'epica e così tanto idealizzata. Resta però l'evidenza dell'efficacia della messa in musica di tale idealizzazione: Lionheart è un disco che fa proprio delle atmosfere epiche il suo nucleo, concettuale e musicale.
Tastiere magniloquenti lavorano come un'operosa orchestra per spostare gli accenti delle canzoni dai momenti di climax ai preludi e alle attese. L'impostazione degli archi è chiarissima sin dall'intro Deus Lo Vult e si protrarrà anche nei brani più tirati, per andare a sottolineare i momenti drammatici dello sviluppo della storia di Riccardo (ascoltare la parte centrale della titletrack, Stand and Fight o l'accompagnamento di Heaven per credere) e senza dimenticare di dare l'ovvio tocco mediorientale in brani come The Fortress (Of Blood and Sand).
Alle chitarre Christian Hermsdörfer si fa carico -da solo- di un lavoro particolarmente complesso: spingere sull'acceleratore per creare ritmiche che stiano dietro alla batteria e soprattutto che convivano correttamente nel complesso quadro delle armonie creato da tutti gli altri strumenti.
Se il riffing rimane spesso piuttosto quadrato nell'uso dei power chord, si apprezzano però la capacità di incattivire il tutto con un po' di sano palm muting quando richiesto (Stand and Fight) e soprattutto il buon gusto nell'arrangiamento delle parti soliste, che spesso si originano dalla melodia del ritornello ma riescono poi ad evolvere in modo indipendente tra armonizzazioni riuscite e impiego di tecniche abbastanza varie.
Al basso il nostro Fabio D'Amore lavora con costanza e pulizia per fungere da perfetto legante tra una cascata di melodia e una serrata ritmica power, nel complesso ci riesce bene, mantenendo la discrezione di quei bassisti che -pur essendo tecnicamente molto dotati- riescono a lavorare al servizio della canzone. Nel suo caso a colpire è la capacità con cui “dà vita” ai vari colpi della cassa di Andreas Schipflinger, elemento che può far la differenza in un disco con un'impostazione ritmica così prepotentemente power. Il citato Schipflinger invece non lesina abbondanti tirate di doppio pedale, ma riesce comunque a non limitarsi ai soliti stilemi, inserendo anche qualche filler creativo e cercando comunque di dare sfumature ritmiche che non assomiglino proprio sempre alla stessa minestra riscaldata (sezione iniziale di The Final Crusade).
Alla voce il mattatore della situazione è ovviamente il buon Georg Neuhauser, che continua a dimostrare la sua notevole capacità di interpretare i vari mood delle canzoni con uno stile che vocalmente richiama un po' Tony Kakko. Ogni tanto ha qualche momento un po' “nasale”, ma che viene ben bilanciato da una grande capacità di lavorare efficacemente su range anche abbastanza alti. Lionheart è peraltro un disco piuttosto “attento” a valorizzare i molti ritornelli e in tal senso il lavoro del cantante austriaco è stato fondamentale per mantenerli sempre densi di pathos. Da non trascurare l'ottima prova di contorno di Fabio, che ha un ruolo vocale fondamentale in Stand and Fight e che dimostra ancora una volta di avere tutto quello che serve per fare anche solo il cantante (ha un timbro vagamente “Sammettiano”) e quella delle due ospiti. In Heaven troviamo la bravissima Katja Moslehner (Faun), che duetta in modo piuttosto efficace -con un Georg mai così suadente- per creare una ballad molto riuscita, anche se non ancora in grado di “battere” brani analoghi del livello di Serenade of Flames (da Death & Legacy). Nella conclusiva The Final Crusade tocca invece Federica Lanna (singer dei nostri Sleeping Romance, anche loro usciti recentemente per Napalm Records con Alba), che si fa carico dell'ultimo ritornello del disco dimostrando così di saperci decisamente fare.

La produzione di Lionheart riesce -abbastanza- a valorizzare ognuno degli elementi senza però eccellere o rivelare sfumature particolari. Vi è senza dubbio un buon bilanciamento di tutti gli strumenti, che è un risultato apprezzabile vista comunque la “densità” del sound. I pezzi della batteria emergono chiaramente nelle zone a cui sono assegnati, il basso ha il suo bello spazio e le chitarre e le tastiere riescono comunque a convivere sulle medio/alte (tolto qualche momento di fase un po' impastata) senza mutilarsi troppo a vicenda. In tal senso ha giocato a favore dei Serenity un mix preciso e un mastering che comunque non ha troppo brutalizzato nessuna parte dello spettro. Tutto suona molto “in your face”, con un'immagine stereo non troppo ampia e soprattutto con una compressione che ha abbastanza ucciso parte delle dinamiche, un po' più pesante dello standard del metal moderno nel complesso ma ancora relativamente normale per un disco power.

Con Lionheart i Serenity si confermano una solida e feconda (non sono passati nemmeno due anni dal predecessore, Codex Atlanticus) realtà della scena symphonic/power europea. Da un lato la ricetta di base non è cambiata rispetto al passato (tema storico, ospitate femminili, canzoni “chorus centriche”), ma dall'altro questa viene servita con una dose di professionalità notevole e soprattutto con un gusto per la melodia che spesso molti gruppi del genere non riescono a sfruttare con tale costanza. Non siamo forse ai livelli di loro dischi passati come Death & Legacy, ma Lionheart è uno di quegli album con cui gli amanti del genere potranno andare sul sicuro e che riuscirebbe comunque a far passare cinquantacinque minuti gradevoli a chiunque voglia lasciarsi andare -anche solo per una volta- a qualcosa di più melodico.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
78.4 su 5 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 12.45.24
9
Cosi, per curiosità (lo stavo ascoltando ieri sera a casa di amici...) chi suona le onnipresenti tastiere? Merci et au revoir.
Giaxomo
Venerdì 24 Novembre 2017, 10.23.02
8
@Le Marquis: diciamo che questa band oggigiorno si trova in ottima compagnia (per usare un eufemismo)..Au revoir.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 24 Novembre 2017, 10.06.24
7
Al di la della tematica, che mi sembra sia stata usata e riusata da band metal (mi vengono in mente i Grave Digger) a questi Sonata Arctica+ orchestra, va riconosciuta la capacità di sfornare dei pezzi un po' meno che scarsi, da intrattenimento (molto) easy ma che si lasciano sentire. Niente, comunque che valga la pene di dare più di un ascolto. Diciamo che "banale" è il termine giusto (insignifiant in Francese). Au revoir.
Vandroy
Mercoledì 22 Novembre 2017, 14.46.29
6
@Room101 si infatti quella frase era in contrasto con quello che avevi scritto dopo e non mi tornava a livello puramente storico. Ora con la tua spiegazione acquista molto più senso visto che si intende il fatto che perlomeno sia stato concesso ai pellegrini cristiani disarmati di visitare i luoghi santi. Spero di non essere stato pedante e ti ringrazio.
Room 101
Mercoledì 22 Novembre 2017, 10.36.35
5
@Vandroy: Probabilmente non sono stato abbastanza chiaro nell'esplicitare quella parte, ovviamente Riccardo I non è mai entrato a Gerusalemme (si rifiutò di entrarci di persona anche dopo i negoziati), ma quella frase è riferita al discorso dell'epica e dell'immagine che tanti altri hanno di Riccardo proprio in virtù di questa, cioè del re crociato che ha restituito la città ai cristiani. Come ho scritto poco dopo, la realtà storica è un'altra: ha ottenuto delle vittorie che ha potuto usare come leva per poter permettere ai pellegrini di entrare.
Vandroy
Mercoledì 22 Novembre 2017, 9.26.45
4
Non vorrei fare il pignolo ma ad essere onesti Riccardo I non riuscì mai a mettere piede, e quindi a strappare, a Gerusalemme, come scritto all'inizio. Ci riuscirà solo Federico II tramite diplomazia.
Sandro 70
Martedì 21 Novembre 2017, 13.04.34
3
Recensione perfetta. Ennesimo bell'album dei Serenity.
Armonie Universali (M. G.)
Martedì 21 Novembre 2017, 12.37.10
2
Quest'album si può sintetizzare con un grande e grosso sbadiglio. Che noia.
Maurizio
Martedì 21 Novembre 2017, 12.19.50
1
Purtroppo stavolta hanno sbagliato, le melodie non funzionano bene e il tutto rimane sempre sul banale e scontato. Peccato. Voto 65
INFORMAZIONI
2017
Napalm Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. Deus lo Vult
2. United
3. Lionheart
4. Hero
5. Rising Hero
6. Heaven
7. King's Landing
8. Eternal Victory
9. Stand and Fight
10. The Fortress (of Blood and Sand)
11. Empire
12. My Fantasy
13. The Final Crusade
Line Up
Georg Neuhauser (Voce)
Christian Hermsdörfer (Chitarra)
Fabio D'Amore (Basso, Cori)
Andreas Schipflinger (Batteria, Cori)

Musicisti Ospiti:
Katja Moslehner (Voce in traccia 6)
Federica Lanna (Voce in traccia 13)
 
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