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The Hawkins - Ain`t Rock n Roll
21/11/2017
( 516 letture )
Il garage rock, poi conosciuto anche come garage punk, è un genere non propriamente riconosciuto da tutti, venendo spesso confuso con altre correnti, come il rockabilly, la psichedelia, il proto-punk e via dicendo. In buona sostanza, si tratta a tutti gli effetti dell’antesignano del punk propriamente detto e vede la sua nascita già dalla fine degli anni 50, per poi divenire sempre più diffuso e apprezzato a seguito della British Invasion dei 60 e arrivare alla Detroit Rock City di The Stooges, MC5 e al proto punk. Le caratteristiche fondamentali riconosciute sono essenzialmente un’adesione ai canoni del rock’n’roll che viene però riportato alla sua forma più grezza e aggressiva, spesso con distorsioni sguaiate e cantati vicini all’urlo vero e proprio, come nel caso dei più recenti The Hives. Proprio dalla Svezia provengono anche i The Hawkins, band formata nel 2013 e autrice di tre demo e qualche singolo, giunta al debutto con Ain’t Rock n Roll, per la potente Gain/Sony Music.

Dieci brani per trentadue minuti e di fatto la recensione sarebbe già finita. Prendete Hellacopters, Backyard Babies e i citati The Hives, centrifugateli con velocità punk senza respiro, cori sguaiati, watt fuori controllo e una fiumana di assoli e avrete tutto ciò che Ain’t Rock n Roll può offrire. Una maleducata esibizione di forsennata esuberanza. La band non si preoccupa affatto di suonare diversa da quella che potrebbe sembrare alla prima impressione e anzi si fa un dovere di prendere a schiaffi l’ascoltatore dall’inizio alla fine dell’album, seppur concedendosi un attimo di riflessione sul finale. Eppure, basta valutare con un minimo di attenzione l’assolo col quale si apre Alco-Hole per capire che la pulizia di esecuzione e della produzione sono già piuttosto significative del livello tecnico espresso da questi ragazzi svedesi, che giocano a fare i duri e cattivi, ma evidentemente sanno anche come si tiene lo strumento in mano a dispetto dell’attitudine punk. In effetti, anche l’organo hammond fa la sua comparsa qua e là, donando ai brani anche una certa aura hard rock alla The Answer che non guasta affatto e contribuisce ad irrobustire la vena vintage dalla quale la band attinge a piene mani. Non sono certo arrangiamenti ricercati quelli degli Hawkins, che si fanno forti di una sezione ritmica quasi perennemente lanciata in corsa, e riff che si riallacciano al più classico immaginario, mentre Johannes Carlsson usa la propria voce spingendola ai limiti della stonatura e ricordando in questo Christoph Lindemann dei tedeschi Kadavar. Quasi inutile, con un disco che si regge su queste caratteristiche, tentare di concentrarsi su un brano piuttosto che su un altro: le canzoni viaggiano tutte sulle stesse coordinate o quasi, con la parziale eccezione iniziale di Before the Fall che sfoggia un inizio acustico, salvo poi ripartire a mille e la conclusiva Will & Testament, che sfrutta anch’essa una partenza più soffusa, prima di liberare nuovamente i watt mantenendo però un’atmosfera più “epica” se vogliamo rispetto al resto dell’album. In generale, i restanti brani sono tutti di livello omogeneo e non si segnalano particolari cali di tensione, anche se nella sua unilateralità Ain’t Rock n Roll rischia un po’ di suonare monotono. Eppure la spontaneità è tanta che risulta difficile annoiarsi davvero e i ragazzi come detto sanno davvero suonare.

Dai boschi di Arboga a Detroit la strada è tantissima, molto più facile quindi rimanere vicini a casa e riprendere una formula musicale che già ha portato fortuna a diverse altre band svedesi. Rock’n’roll, adrenalina e velocità, combinate con ritornelli killer e una ottima padronanza tecnica. Difficile chiedere qualcosa di più ai The Hawkins, se non quanto già detto in termini di auspicabile distacco da una formula che funziona e bene, ma rischia di risultare alla lunga un po’ ripetitiva e stancante. Trattandosi però di un album di debutto, Ain’t Rock n Roll ha esattamente tutto quello che serve per scatenare gli entusiasmi degli amanti di queste sonorità, se vogliamo ruvide e non propriamente originali, ma dannatamente sincere e piene di entusiasmo, come da tradizione. Interessanti e capaci, da tenere d’occhio senz’altro.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Metal Shock
Giovedì 23 Novembre 2017, 17.12.35
3
Proprio punk non direi, a me ricordano non poco gli Hellacopters, alcuni brani sembrano uscire da un loro disco tipo Alco-Hole. Comunque un disco godibile, discreto punto di partenza, possono crescere.
LAMBRUSCORE
Martedì 21 Novembre 2017, 19.41.56
2
Alcuni pezzi non mi dispiacciono, certo hanno suoni troppo puliti, per essere accostati al garage punk. Mi sa di band commerciale...
ricco96
Martedì 21 Novembre 2017, 13.23.33
1
Niente male davvero
INFORMAZIONI
2017
Gain/Sony Music
Punk
Tracklist
1. Alco-Hole
2. Fuck You All I'm Outta Here
3. Frankie Boy
4. Shaking Ground
5. Let's Go
6. Rat Race
7. Perfect Son
8. Ain’t Rock n Roll
9. Before the Fall
10. Will & Testament
Line Up
Johannes Carlsson (Voce, Chitarra)
Mikael Thunborg (Chitarra, Cori)
Martin Larsson (Basso)
Albin Grill (Batteria, Cori)
 
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