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Johnny Thunders & the Heartbreakers - L.A.M.F. - The Lost `77 Mixes
22/11/2017
( 996 letture )
Johnny Thunders & The Heartbreakers. Che meravigliosa, incredibile, romanticissima catastrofe. L’epitome della grandezza e della sgangheratezza, l’apoteosi di quello che di magico e degradato esiste nel mondo del rock’n’roll. Formato nel 1975, all’indomani dello scioglimento dei fondamentali New York Dolls, assieme al batterista Jerry Nolan e all’ex bassista dei Television, Richard Hell, il trio trovò una sua prima stabilità con l’arrivo di Walter Lure come secondo chitarrista e cantante. Chiarito con l’estromissione di Hell e l’arrivo di Billy Rath chi fosse a dirigere le cose nella band, i quattro furono invitati in Inghilterra per partecipare all’Anarchy Tour dei Sex Pistols. Senza un contratto discografico a causa della fama di eroinomani che coinvolgeva tanto Thunders quanto Nolan l’invito fu preso al volo, ma il boicottaggio causato dalla celebre performance televisiva dei Pistols allo show di Bill Grundy, ridusse di molte date il tour e lasciò di fatto gli Heartbreakers senza un soldo. Ormai definitivamente accasati in Europa, su insistenza del manager, i quattro riuscirono a trovare ingaggi per una serie di concerti e finalmente ad ottenere un contratto con la Track Records. Qua avvenne il fattaccio definitivo: insoddisfatti della qualità delle registrazioni e soprattutto dei suoni confusi e poco incisivi, i componenti del gruppo tentarono di rimettere mano ciascuno per conto proprio ai mix del disco, col risultato di complicare ulteriormente le cose, di dilatare enormemente le spese ed allungare i tempi dell’uscita; tutte cose che alla Track stavano cominciando a costare troppo care, se aggiungiamo al resto le fughe in taxi alla caccia degli spacciatori che venivano regolarmente addebitate alla casa discografica. In compenso, le due date di presentazione fatte allo Speakeasy Club vennero registrate per una futura pubblicazione e la band continuava a suonare regolarmente dal vivo, continuando ad aggiungere canzoni al proprio repertorio. Ma le cose non potevano durare e, alla fine, la Track decise di far uscire il disco come era, il che provocò la reazione di Jerry Nolan che decise di mollare la band a metà del tour inglese e tornarsene negli States, salvo poi rientrare brevemente come session prima dello split definitivo. L.A.M.F., che riprende una scritta che a New York si intendeva parte dello slang delle bande di strada (Like a Mother-Fucker), uscì quindi il 3 ottobre 1977 e fu accolto in maniera divisa dalla critica dell’epoca che ne riconobbe immediatamente il grande valore musicale e la potente immagine della band, ma non poté fare a meno di aggredire i suoni scarsi e la pessima qualità del mixaggio. Il disco vendette assai poco e l’uscita di Nolan portò alla fine della vita degli Heartbreakers, che si riformarono brevemente nel 1979 e poi nei primi anni 80, sempre in maniera estemporanea, lasciando quindi che L.A.M.F. rimanesse la sola testimonianza in studio della band.

Ma la storia di L.A.M.F. non finisce con gli Heartbreakers: a fatti ormai conclusi, il manager del gruppo riuscì, dopo il fallimento della Track Records a rimettere mano su tutti i mix lasciati dai componenti della band, sulle registrazioni in studio e su tutte le registrazioni dal vivo realizzate nel periodo inglese. Nel 1982 la Jungle Records acquisì i diritti sul disco e sulle registrazioni recuperate e chiese a Thunders di rimetterci mano, ma fu solo nel 1994 che finalmente la giungla di mix lasciati dalla band fu diradata e ci si rese conto che in realtà fu la pessima qualità del vinile utilizzato per la stampa originale a compromettere in gran parte l’uscita del 1977 ed a scatenare le critiche, più della confusione generata in studio. Fu così che una nuova versione dell’album venne pubblicata col titolo L.A.M.F.: The Lost ’77 Mixes dopo un’attenta selezione dei mixaggi originali. Album che è stato rimasterizzato nel 2002 e poi pubblicato ancora come Definitive Edition nel 2012 e che viene ripubblicato nel quarantesimo anniversario dell’uscita originale, con un nuovo e corposo booklet e una nuova rimasterizzazione.
Tanta descrizione della parte storica per parlare di un disco che è un classico assoluto, una delle più belle e sincere e potenti testimonianze del punk originale, ma la sua nascita e successiva storia risentono ancora oggi della travagliata lavorazione e di tutto quello che è venuto dopo, tra mixaggi abbandonati a metà, case discografiche fallite, scioglimenti, storie di droga, vinili di qualità scadente e via andando. Se vogliamo, è proprio a causa della brutta fama che la qualità della registrazione si fece all’epoca, ad aver condannato le vendite del disco e di conseguenza il suo riconoscimento. A tutt’oggi, gli Heartbreakers sono un culto assoluto, come lo è Johnny Thunders, ma certo è difficile che gli venga riconosciuta la stessa rilevanza che ebbero Sex Pistols, The Clash, Damned in Europa o i Ramones, i Television o gli stessi New York Dolls negli States. E’ proprio per rimettere in discussione questa ingiustizia che vale la pena concentrarci su questa ennesima ristampa, che di per sé non aggiunge niente alle precedenti, se non un packaging rivisto e ampliato e un ennesimo remaster che appellare come "definitivo" sembra davvero fuori luogo, visti i precedenti. E’ per rendere merito ad una band che ha saputo scrivere un album fondamentale, che gareggia direttamente con tutti gli altri classici dell’epoca a testa alta e per celebrare una delle più sfortunate, carismatiche e talentuose "mai-star" del circuito rock, Johnny Thunders.
Già l’opener Born to Lose, con il suo cantato sgraziato e il coro coinvolgente può ergersi di diritto ad anthem per eccellenza del punk, sgangherato ma irresistibile ed in una certa misura profetico di quello che sarebbe stato il destino di Thunders e soci. Ancora più aggressiva e tagliente la successiva Baby Talk, con un riff cattivissimo e la perentoria batteria di Nolan, appena in secondo piano nel mix, a favore delle chitarre che sembrano letteralmente bucare lo spettro sonoro. Molto inglese e divertente All By Myself, potrebbe ricordare proprio i The Who o una versione heavy dei Kinks, mentre ancora oltraggiosa e cattiva I Wanna Be Loved, col suo ritmo rock’n’roll e un riffing spietato, ai limiti del garage più feroce. Tempo di buttare giù una ballad e tocca quindi ai ritmi più blandi di It’s Not Enough, ma è difficile immaginare una ballad più decadente e drogata di quella realizzata dagli Heartbreakers, che neanche in questo frangente riescono a fare a meno di quella componente autodistruttiva che ne caratterizza l’intera esistenza. Altro capolavoro la successiva e non meno sgangherata Chinese Rocks, scritta assieme a Dee Dee Ramone e altro inno da mandare alla Storia come pietra miliare insuperata. Basso in evidenza per la Ramonesiana Get Off the Phone, divertente e scanzonato bop da rockoteca. Pirate Love spezza un poco il ritmo strepitoso tenuto finora, ma One Track Mind rialza immediatamente i giri, con il suo rock indiavolato e una bella serie di assoli che ben esaltano l’ennesimo refrain azzeccato. I Love You e Goin’ Steady si mantengono sulla linea del resto del disco, ma la seconda può beneficiare di un ottimo assolo e perfetta chiusura dell’album originale è Let Go. Si tratta di tre brani forse appena inferiori ai precedenti, ma comunque di indubbio valore nel contesto dell’epoca. Can’t Keep My Eyes on You si fa forte soprattutto di un ritmo divertente e di un ritornello ripetuto all’infinito, ossessivo e così facile da risultare vincente col minimo sforzo, col consueto assolo in evidenza. Chiude l’album la cover di Do You Love Me che riporta in alto l’asticella dell’album, con una versione strepitosa nella sua imperfezione e splendido sugello del decadente splendore dei suoi interpreti.

Rock’n’roll, rockabilly, garage, punk, richiami ai Rolling Stones come ai Ramones e forti di una storia che partiva già dai fondamentali New York Dolls, gli Heartbreakers di Johnny Thunders furono senza dubbio una delle punte di diamanti mondiali del punk in quello storico 1977. La sincera appartenenza ad un genere che stavano contribuendo a diffondere in tutto il mondo, la ruvidezza delle esecuzioni, come la carica autodistruttiva e nichilista, vengono esaltate al massimo tra i solchi di L.A.M.F., un disco che è un classico assoluto e irripetibile, unica testimonianza in studio di una formazione sfortunata quanto incoscientemente sperperatrice del proprio talento unico. Un album che dopo quarant’anni non ha perso nulla del proprio valore e del proprio oltraggioso impatto e che anzi conferma quanto sia stato influente nella scena punk mondiale, nonostante lo scarso successo e le critiche dell’epoca. Che gli Heartbreakers fossero più "inglesi" dei colleghi statunitensi più portati verso il filone hardcore, trova un preciso riscontro nelle composizioni di Thunders e soci e questo in una certa misura aumenta il rimpianto per un successo che non è mai arrivato nelle proporzioni meritate e che ancora oggi stenta ad ottenere il giusto spazio nella considerazione di stampa e fan. Chissà che questa ristampa non sia una buona occasione per rimettere in discussione questa ingiusta realtà o, perlomeno, per tappare un "buco" troppo importante nella discografia di qualche appassionato.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
87 su 2 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Domenica 26 Novembre 2017, 20.40.29
9
un grande del punk.mitico!
Rob Fleming
Domenica 26 Novembre 2017, 9.06.16
8
Punk'n'roll allo stato puro con veri e propri inni del genere: Born to Lose; I Wanna be Loved; Chinese Rocks, la travolgente Do You Love Me e l'ubriachissima I Love You. Una volta all'anno lo devo rispolverare: pura energia e pochi fronzoli (ma i New York Dolls erano tutt'altra roba però). 75
Angus71
Sabato 25 Novembre 2017, 10.40.19
7
Non li conoscevo e me ne pento. Grandissimo disci.
Galilee
Giovedì 23 Novembre 2017, 13.30.13
6
Ah no?? Vabbè allora ti perdono...
Lizard
Mercoledì 22 Novembre 2017, 22.06.32
5
Grazie... Ma spezzare il ritmo non è mica un'offesa sicuramente non vuol dire che sia brutta.
Galilee
Mercoledì 22 Novembre 2017, 21.39.39
4
C'è l'ho in tutte le versioni possibili. Uno di dischi punk rock ; non punk meglio specificare; più belli che abbia mai sentito. Ogni canzone è un gioiello, ma Pirate love che bella è!!!!!!!!! Spezzare il ritmo stocazzo, lo alza fino a limiti di coinvolgimento mai raggiunti prima. Solo Big love per un disco così. Comunque bravi bella recensione, ci voleva.
Metal Shock
Mercoledì 22 Novembre 2017, 17.52.37
3
Johnny Thunders: un mito!!!!!!!!! Ho detto tutto!!!
duke
Mercoledì 22 Novembre 2017, 17.26.23
2
disco storico del punk anni 70....suono grezzo e rude...altro che il finto punk di questi anni....
rik bay area thrash
Mercoledì 22 Novembre 2017, 17.17.25
1
Ogni tanto mi diletto ad ascoltare un po di 'punk' . Ramones, exploited, english dogs, ecc ... i/le new york dolls ( too much too soon) ebbero il grande merito di riportare tra i giovani i suoni grezzi ed immediati che l' hard rock aveva smarrito. Li conoscevo per i vari articoli a loro dedicati e per una fama di giovani scapestrati ( per usare un eufemismo). Musicalmente hanno un suono molto 'essenziale', immediato e irruente come il punk rock richiede ma soprattutto mai monocorde ed eclettici nelle varie influenze che il loro suono incorporava. (Imho)
INFORMAZIONI
2017
Jungle Records
Punk
Tracklist
1. Born to Lose
2. Baby Talk
3. All By Myself
4. I Wanna be Loved
5. It’s Not Enough
6. Chinese Rocks
7. Get Off the Phone
8. Pirate Love
9. One Track Mind
10. I Love You
11. Goin’ Steady
12. Let Go
13. Can’t Keep My Eyes On You
14. Do You Love Me
Line Up
Johnny Thunders (Voce, Chitarra)
Walter Lure (Chitarra, Voce)
Billy Rath (Basso, Cori)
Jerry Nolan (Batteria)
 
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