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Nachtblut - Apostasie
24/11/2017
( 433 letture )
I Nachtblut mi fanno sempre uno strano effetto.
Se fossimo alla ricerca del pentagramma o del testo di alta qualità, Apostasie non sarebbe nemmeno nella lista nei nostri ascolti a venire. Considerando però la grinta e l'impatto emotivo che infonde nei propri dischi, il gruppo di Osnabrück, secondo molti più efficace in live che in studio di registrazione, diventa meritevole di considerazione.
Ascoltando il gruppo tedesco non ci aspettiamo grandi sorprese, perché conosciamo ormai gli elementi che ne compongono lo stile. Senza pensarci troppo, immergiamo quindi le mani in un denso amalgama di black/extreme metal sudicio e immorale, ingentilito talvolta da un'eterea componente classica, in bilico tra l'alimentare l'impressione di inquietudine e quella di fragilità. Nel trovarci inoltre a sondare i condotti della Neue Deutsche Härte, ci raggiunge subito la materia sintetica, una vagonata elettronica e industriale pulsante e danzante, ascoltata di recente con l'ultima release degli Eisbrecher. L'utilizzo della lingua tedesca, imprescindibile, conferisce alla crudezza delle liriche dei Nachtblut una più vivida tridimensionalità. Da ultimo un evidente gusto per colonne sonore e musiche evocative è un fattore che il gruppo non ha mai nascosto come determinante del proprio sound. Un melodic black metal che quindi trascende le etichette di genere e arriva a sfiorare da lontano sponde più distensive. Stavolta abbiamo il piacere di essere sorpresi da qualche colpo di testa in più. I cinque puntano infatti a concedersi una libertà di composizione più ampia che si traduce in una maggiore varietà di spunti e influenze.

Il disco intavola subito le sue carte migliori con la tripletta Multikulturell-Lied für die Götter-Amok. Tre pezzi che con la loro carica black e le melodie penetranti possono attecchire facilmente già ad un primo ascolto. Non sono teatrali preludi ad aprire, ma piuttosto le battute di gravi campionature sintetizzate, che al servizio del gusto cinematografico di cui sopra, si calano in un ambiente sonoro il cui avvolgente turbidume riusciamo facilmente a figurarci. Attacca poi repentino un denso amalgama che incombe a passo pesante, al di sopra della quale domina l'impattante riff di chitarra con i suoi tremoli ben piazzati. Analogamente ad Amok, la rincorsa si dispiega precipitosa su linee scivolose e taglienti formate dalla foga di power-chord pesantemente distorti e andature ritmiche che trascinano giù tutto quello che trovano. Il basso rimane nelle retrovie, solcando la scia tracciata dalle chitarre e permettendosi di emergere durante qualche fortunato momento di diradamento del tappeto di suoni, dato che i brani certo non mancano di rallentamenti e distensioni. Su questo si gioca anche la voce, divisa tra un arido scream, che permette ad Askeroth di cavalcare l'onda, complici l'agile fraseggio e un poderoso growl, la cui pienezza ben accompagna nei momenti più cadenzati.
Sulle tastiere ci sarebbe molto da scrivere, a partire da Lied für die Götter, dove i giri di archi di queste contribuiscono a uno dei pezzi più evocativi del disco, non a caso un'invocazione agli dei pagani. Ma è Scheinfromm che ci segnala l'entrata definitiva nel dominio dei sintetizzatori e delle ritmiche danzanti, un reame che incute decisamente meno timore, e fa sballettare senza pretese né meriti con il suo "tanz tanz". La dimensione elettronica suona un nonsoché di indigesto, ma non ho dubbi che incontri largo consenso sia in patria che fuori per l'immediatezza raggiunta dal suo groove pulsante. La via elettronica raggiunge tuttavia il punto di non ritorno con la cover Wat Is' Denn Los Mit Dir, dei rapper Kollegah e Majoe. Allora tanto vale sfilare le cuffie e uscire, ché sarà sicuramente sulla tracklist di qualche locale alternativo. Ma le perplessità non sono finite, e si intensificano di fronte al rock'n'roll di Frauenausbeiner, una di quelle tracce che non ti aspetti di trovare e non sei sicura di voler incontrare di nuovo. Un brano che potrebbe passare per un volenteroso tributo a Malcolm Young, se non tenessimo in considerazione la data di pubblicazione. Una menzione va ad Einsam, pezzo lento e romantico, giocato tutto sull'ariosità di tastiere dall'attitudine introspettiva. Tastiere, va detto, suonate dalla giovane Amelie, al suo primo lavoro di un certo peso, in quanto musicista in erba ma -a quanto pare- affine alla personalità del gruppo. Soprattutto tra campanelli e amenità varie emerge la cantante Aeva Maurelle, voce degli Averium, che dà luogo a un momento di musica diverso dai precedenti, ed anche più piacevole.

I Nachtblut si sono promessi con Apostasie più libertà compositiva. Non ne è seguito ancora niente di nuovo in realtà, ma nel complesso ne è uscito un prodotto mediamente piacevole, il cui obbiettivo più che l'impeccabilità (quella è ancora lontana) è senza dubbio il voler divertire. Ed è quello che in effetti fa, servendosi di strutture semplici e melodie incisive e trascinanti. Il disco cerca di offrire una serie più ampia di suggestioni, ma che ci riesca in modo efficace rimane indubbiamente opinabile.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Sabato 25 Novembre 2017, 17.02.03
1
Il miglior album dei nachtblut.molto particolari!
INFORMAZIONI
2017
Napalm Records
Extreme Metal
Tracklist
1. Multikulturell
2. Lied für die Götter
3. Amok
4. Scheinfromm
5. Geboren Um Zu Leben
6. Der Tod Ist Meine Nutte
7. Mein Antschlitz Aschfahl Vor Gram
8. Frauenausbeiner
9. Einsam
10. Apostasie
11. Wat is' Denn Los Mit Dir
Line Up
Askeroth (Voce)
Greif (Chitarra)
Amelie (Tastiera)
Ablaz (Basso)
Skoll (Batteria)
 
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