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Enter Shikari - Take to the Skies
25/11/2017
( 660 letture )
La decade dal 2000 al 2010, non smetteremo mai di ripeterlo in queste sedi, è stata decisiva per ciò che concerne la nascita e la diffusione di tutta una serie di generi e poi sottogeneri di metal moderno. Sicché, se il metal core prendeva piede nella sua forma più classica durante i primi cinque anni, ben presto una serie di evoluzioni -naturali e non- si andarono a prospettare negli anni seguenti. Una di queste nacque di sicuro di seguito a contaminazioni e sperimentazioni con la musica elettronica e sonorità digitali, dando vita alla forma suprema di electronic core: fra gli iniziatori del genere (e insieme a loro ci saranno i The Devil Wears Prada con il loro Plagues) troviamo per l’appunto i britannici Enter Shikari, che con il loro album Take to the Skies hanno fatto uno dei più eclatanti e sperimentali debutti della storia della musica estrema. Infatti, mescolando hardcore, post-hardcore, metal, musica elettronica, pop, synth, tastiere, vari tipi di harsh vocal e cantato pulito in maniera estremamente caleidoscopica, vanno a creare una vera e propria avanguardia, qualcosa di davvero nuovo e per lo più mai ascoltato. Le influenze e le intenzioni sono davvero molteplici in questo lavoro.

Rivoluzionari, visionari, folli o tutte queste cose insieme? Quel che è sicuro è che i nostri riescono a creare un piccolo pezzo di storia, oltretutto perché questo lavoro ha vinto numerosi riconoscimenti, anche grazie un enorme riscontro di pubblico, nonostante l’assenza del supporto di un’etichetta discografica se non quella creata dalla stessa band (la Ambush Reality).
La produzione è in effetti abbastanza grezza per essere del 2007, ma questo si può ricondurre anche a una scelta e a una vera e propria attitudine hardcore che è ben evidente in tutto il lavoro. Tuttavia il genere è solo una parte in questo mix in cui i confini del songwriting vengono continuamente e ampiamente superati, ma anche la vera e propria espressione viene estremizzata, divenendo in molti mood differenti.
Non mancano le parti puramente emozionali che si alternano ai frame aggressivi e selvaggi, i momenti soffusi e sognanti a parti più sfacciate o giocose (nonché inserti di voci fuori campo e grida qui e là). Questo è un lavoro di ragazzi giovani ma intraprendenti, forse sgraziati a tratti ma semplicemente geniali. Come in tutto ciò che è sperimentale il genio va a braccetto con la sregolatezza: è facile pensare che ai tempi alcuni abbiano preso gli Enter Shikari per pazzi. Ma il risultato di questo lavoro è scioccante ed entusiasmante al contempo, l’esito di un desiderio di espressione che i nostri porteranno avanti fieri anche nei lavori futuri pur smussando gli angoli e affinando i mezzi. L’ascolto non è semplice -in quanto il lavoro si articola in maniera labirintica- ma è di sicuro intrattenente.
L’intro elettronico di synth e chitarre ci prepara ad entrare appieno nell’album, seguito dall’emblematico pezzo self titled Enter Shikari, pervaso da urla iniziali e rabbia. Esso ci dimostrerà già ampiamente i numerosi stili vocali adottati e la perizia del frontman Rou Reynolds con lo screaming graffiante, l’inhale e il risuonante cantato pulito, nonché i cori hardcore e le sensazioni emozionali. Ad aiutarlo con varie controvoci è il bassista Chris Batten. Si passa per Mothership nello stesso mood per arrivare a Anything Can Happen in the Next Half Hour con i suoi clean vocals intensi, proseguendo in uno dei vari interludes psicotropi del lavoro.
Labyrinth avrà invece una veste allegra e un gusto rock, mentre No Sssweat è forse il pezzo dall’attitudine hardcore più lampante –sempre pervaso da giocose linee vocali e tastiere- insieme a Return to Energizer che diviene in un ritornello sognante.
Il momento più interiore ed emotivo è invece Today Won’t Go Down in History, sicché possiamo ben dire che ciascuno dei numerosi pezzi ha la sua peculiarità: tuttavia la canzone più segnante e vero marchio di fabbrica dei nostri (che veniva suonata da loro live già dal 2003) è senza dubbio l’incalzante e mirabolante Sorry You’re Not a Winner, i cui riff iniziali fanno battere le mani automaticamente -più che nella sigla di Friends- mentre i breakdown a tempo con le tastiere mandano in loop il cervello e il ritornello si fa cantare a gran voce.
Seguono le carezzevoli e agrodolci Jonny Sniper e Adieu, i momenti più soft dell’album, per chiudere in bellezza con Ok, Time For Plan B, che conservando l’intenzione emozionale la alterna con momenti più estremi e l’outro Closing con la ripetizione del verso STANDING LIKE STATUES, leitmotiv di tutto l’album.
Dal punto di vista lirico i nostri affrontano in maniera più o meno ermetica e seria una serie di questioni sociali/culturali/politiche, impegno e spesso denuncia che perseguiranno anche nei lavori futuri.

In conclusione, gli Enter Shikari sono stati dei veri e propri pionieri: molte band della scena modern metal core si rifaranno, anche solo in parte, alle dinamiche e ai suoni innovativi di questo lavoro. Da ascoltare non solo a scopo accademico per capire l’evoluzione dell’electronic core nonché del metal moderno in generale, ma anche per un ascolto smagliante e assolutamente unico.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
72.6 su 5 voti [ VOTA]
SpataSplunz
Giovedì 11 Gennaio 2018, 0.42.06
5
@TheHumanRomance cosa ne pensi del nuovo album degli Enter Shikari(The Spark)?
AnalBag
Lunedì 27 Novembre 2017, 17.19.07
4
mi fà piacere vedere gli Enter Shikari recensiti qui,sono un gruppo valido davvero!
TheEnd
Domenica 26 Novembre 2017, 11.34.40
3
Finalmente qualcuno che da il giusto riconoscimento a questi ragazzi davvero bravi! Ottima recensione. Voto 80
Valerie The Human Romance
Sabato 25 Novembre 2017, 15.19.17
2
grazie mille Alex per il tuo interessantissimo feedback mi trovi d'accordo sopratutto sulla straodinarietà della loro carriera, anche successiva a questo lavoro. Gli ES si sono fatti da soli, fieri di ciò che volevano esprimere; sia questo fattore che il loro innato talento hanno fatto la differenza
Alex Cavani
Sabato 25 Novembre 2017, 11.48.34
1
Finalmente gli Enter Shikari su metallized!! Bella recensione per il disco che forse apprezzo meno della band, ma senza alcun dubbio importante e significativo per quel che riguarda il contesto e le dinamiche che precedono l'uscita di questo album. Voto forse un po' alto secondo me, ma solo perché considero tutta la discografia e secondo me la perfezione la raggiungeranno nel terzo disco per poi proseguire su stili diversi, ma sempre a livelli eccezionali (l'ultimo per dire secondo me è un capolavoro pop). La band che se mi venisse chiesto di rappresentare il mondo contemporaneo citerei senza a pensarci due volte, gli ES sono la modernità e la sua evoluzione, il convergere della tecnologia nell'esaltazione dell'umanità. E poi in quanti arrivati al loro successo attuale hanno ancora alle spalle la propria Etichetta, da cui tutto è partito e tutto si evolve? Grandissimi! Di questo disco sicuramente il pezzo che mi piace di più è No Sssweat, ma tutti i brani sono di gran livello. Voto 79
INFORMAZIONI
2007
Ambush Reality
Inclassificabile
Tracklist
1. Stand Your Ground - This is Ancient Land
2. Enter Shikari
3. Mothership
4. Anything Can Happen in the Next Half Hour
5. Interlude
6. Labyrinth
7. No Sssweat
8. Today Won’t Go Down in History
9. Interlude
10. Return to Energizer
11. Sorry You’re Not a Winner
12. Jonny Sniper
13. Adieu
14. Ok, Time for Plan B
15. Closing
Line Up
Rou Reynolds (Voce, Chitarra, Pianoforte)
Liam Rory Clewlow (Chitarra, Voce)
Chris Batten (Basso, Voce)
Rob Rolfe (Batteria, Percussioni, Cori)
 
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