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Infester - To the Depths, in Degradation
25/11/2017
( 1375 letture )
Gli Infester sono certamente tra i gruppi death metal più singolari che abbia mai sentito. La giovanissima età dei membri, contrapposta l'originalità delle loro idee, il modo unico di comporre e per contro l'esistenza estremamente effimera del gruppo hanno reso il loro unico album To The Depths, In Degradation una vera e propria gemma dell'underground novantiano più oscuro. Forse la neonata Moribound Records non ebbe modo di dare a questo disco una visibilità maggiore, e d'altra parte l’album fu subito stroncato da molte testate giornalistiche del tempo per motivi che non è difficile comprendere. La produzione è nettamente controtendenza rispetto a quella del death metal per così dire mainstream, sia per il budget basso sia per l’intenzione di cercare un sound più organico e naturale evitando di usare qualsiasi tipo di compressione, che motiva il così ampio range dinamico del disco. Quest’ultima informazione è tratta, nello specifico, da un intervista al batterista, unico membro del trio ad aver continuato a suonare death metal militando in ottime band come Drawn and Quartered, Funebrarum, Evoken e oggi Ritual Chamber, peraltro illustrati dallo stesso autore dell’abominio – in positivo - che campeggia sull’album degli Infester.

Inoltre, sempre per citare le sue parole, l’eccitazione collettiva che permeava l’underground fornì al gruppo l’ambizione per cercare di raggiungere lidi più estremi, che non fossero solo brutali, ma anche quanto più oscuri e malvagi possibile. Basilarmente, il death metal degli Infester ha matrice newyorkese, con non poche somiglianze da riscontrarsi con gruppi come Baphomet o Morpheus Descends, anche se la timbrica vocale e il groove ricordano sicuramente i Rottrevore; se considerassimo le atmosfere sinistre e lo stile di batteria, anche i texani Imprecation sarebbero un paragone calzante. Trattasi quindi di un disco death metal che certamente si allinea ai parametri dei gruppi più oscuri della scena americana della prima metà degli anni novanta, ma con peculiarità che li discostano nettamente da qualsiasi altro gruppo: innanzitutto lo stile chitarristico, e più nello specifico il songwriting nella sua accezione primaria, è quello che rende questo gruppo unico.

Riff fangosi, successioni sinistre e generalmente atonali, ma anche molto groove, un po' analogamente agli Incantation di Mortal Throne of Nazarene (che usciva nello stesso anno!), si mischiano a rallentamenti, per non dire dei veri e propri breakdown, che anticipano quello stile di death metal della East-side che pochi anni dopo avrebbe assunto l'accezione di slam (completamente distinta da quella attuale, però), con palm mute secchi, lunghe pause tra le note, tempi cadenzati. Se ne riconoscono già nei già citati Incantation e certamente nei Suffocation, e in maniera ancora più accentuata appaiono nel materiale dei primi Internal Bleeding e dei Damonacy (tutti gruppi newyorkesi, peraltro). Non mancano però sfuriate in tremolo picking, spesso armonizzate, e in generale passaggi più espressivi e meno atonali, quasi come partoriti da un gruppo black/death piuttosto primordiale, in cui urla strazianti si sostituiscono al gutturale del vocalist principale – dei low-growls praticamente disumani. Tutto questo, come se non bastasse, è più che occasionalmente condito da tastiere e synth che rendono irrespirabile l'atmosfera del disco, che talvolta assume anche dei connotati psichedelici (nel libretto del disco, i giovanissimi musicisti ringraziano l’uso di acidi per questa precisa peculiarità stilistica).

Nonostante quindi questo sia un disco molto chitarristico, la produzione premia in volume la batteria, che per più di tutti gli strumenti buca il mix con suoni piuttosto asciutti (non compressi appunto) e un rullante molto metallico che dà una dinamica ossessiva e quasi innaturale ai blast già velocissimi, ma evidenziando anche qualche sbavatura esecutiva - comunque perdonabile se si considera l’età media poco inferiore ai 18 anni. In effetti To The Depths, In Degradation è proprio un chiaro esempio che anche un songwriting immaturo possa parecchio impreziosirsi se arricchito da idee ambiziose ma ben realizzate, quel tanto che basta over-the-top, nonché aiutate proprio da quel sentore di acerbo che spesso rende la musica estrema così sregolata e incredibile, in una collezione così assortita di idee malsane messe in musica. Sebbene questo disco abbia sempre avuto una certa fama perlomeno tra i collezionisti, certamente l’iniziativa di Anastasis dei Dead Congregation che l’ha ristampato con la sua etichetta Martyrdoom ha riportato alla luce questo album unico, probabilmente prima sconosciuto ai più (me compreso).



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
79 su 2 voti [ VOTA]
legalisedrugsandmurder
Venerdì 1 Dicembre 2017, 20.50.04
7
acquistato ai tempi, in barba alle stroncature dei magazine TRUE UNDERGROUND e finalmente rivalutato
LAMBRUSCORE
Venerdì 1 Dicembre 2017, 10.51.44
6
Considerato che è del '94, un bel 70 lo merita per me, lo avevo sentito sul tubo anni fa, lo riascolto ogni tanto.
lisablack
Lunedì 27 Novembre 2017, 13.50.28
5
Non so se è un voto regalato perché non l'ho mai sentito..strano..comunque rimedio volentieri..
Galilee
Lunedì 27 Novembre 2017, 13.43.06
4
Buon disco dei periodo, ma al Death metal e anche al black si regalano proprio i voti.
Demanufattura
Sabato 25 Novembre 2017, 20.03.27
3
Roba marcissima come piace a me. 80/100
Shadowplay72
Sabato 25 Novembre 2017, 16.57.29
2
ottima death metal band!
Doomale
Sabato 25 Novembre 2017, 16.54.42
1
Album preso in pratica all'uscita dopo aver letto una recensione. E' di sicuro un piccolo cult...però onestamente non mi ha mai impressionato piu di tanto. C'era molto di meglio in qual periodo ma và bene così. Per me un 7 và piu che bene.
INFORMAZIONI
1994
Moribound Records
Death
Tracklist
1. To the Depths (in Degradation)
2. Chamber of Reunion
3. Braded into Palsy
4. Epicurean Entrails
5. A Viscidy Slippery Secretion
6. A Higher Art of Immutable Beauty
7. Clouding of Consciousness
8. Excoriation Killz the Bliss
9. Mephetic Exhumation
10. Outro
Line Up
Jason O. (Voce, Chitarra)
Todd S. (Basso)
DJ D. (Batteria, Voce)
 
RECENSIONI
 
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