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Hollenthon - With Vilest of Worms to Dwell
25/11/2017
( 531 letture )
Mettete una forte componente sinfonica accompagnata da una buona base di death melodico e qualche spruzzo qua e là di folk, unito ad avvincenti testi che hanno tutte le caratteristiche di essere un’interessante saga ambientata in un oscuro Medioevo. Con una premessa così si potrebbe pensare che il gruppo in questione appartenga a quel filone viking e pagan divenuto così ricco e popolare in particolare dall’inizio del millennio, e che si tratti con tutta probabilità di una band che sventola una bandiera scandinava. Ci allontaniamo al contrario da questi luoghi per arrivare in Austria, patria degli Hollenthon, e Britannia inglese, perché With Vilest of Worms to Dwell sembra proprio riferirsi alle vicende del Drago Rosso (lo stesso che campeggia sulla bandiera del Galles) che sconfigge un drago bianco, episodio usato da Merlino per predire a re Vortigern che gli inglesi avrebbero sconfitto i sassoni. Concept a parte scendiamo ora nei dettagli del secondo disco della formazione austriaca.
Fin dalle prime note dell’apertura del disco gli Hollenthon rendono palese il loro approccio sinfonico, unendo l’aggressività di sventagliate di doppio pedale e un riffing di chitarra deciso, sebbene mai troppo estremo, e il growling intenso di Martin Schirenc all’apparato orchestrale e sinfonico che rimane ben presente anche con l’avvicendarsi delle tracce.
Dalla coinvolgente Y Ddraig Goch, si passa all’altrettanto trascinante e magniloquente Woe to the Defeated, che viene aperta da una sezione corale e ci trasporta quasi subito ad un’atmosfera alla Therion, ma distaccandosi comunque dal gruppo capitanato da Christofer Johnsson grazie alla presenza degli inserti folkeggianti che colorano la traccia e che scopriremo con il proseguire dei pezzi non cosa rara.
Insieme alle già citate influenze sinfoniche -le quali si manifestano ancora con prepotenza in Lords of Bedlam che riprende la melodia di una parte del Romeo e Giulietta di Prokofiev- e death, non passano difatti inosservati anche diversi richiami folk e powereggianti e la seconda traccia è forse uno dei migliori esempi di questa commistione. Tutto ciò viene ripreso anche nella epica To Kingdom Come, nella quale si può rintracciare anche un frammento con un cantato femminile, unico episodio che viene appunto confinato in questa avvincente traccia, che ha tutti i crismi per essere una canzone live perfetta, con tanto di coro e di interessanti melodie intessute dalla chitarra che rendono la traccia immediatamente accattivante e maestosa, seguendo anche la vicenda raccontata dagli Hollenthon:

Fear not the thunder
Where the heart meets the sky
Slave to the irons
Thy kingdom shall come


Si procede dunque con la drammatica, ma dalla chiara impronta cinematografica, Fire Upon the Blood, mentre Conquest Demise “calma le acque” agitate della precedente traccia con un mid tempo e un intenso cantato, questa volta anche in pulito, di Martin Schirenc. L’ultimo pezzo, Conspirator, mette fin troppo presto la parola fine al disco, chiudendo le vicende raccontate dal gruppo austriaco quasi con un rincaro nella dose di cupezza e aggressività.

Tirando le somme, With Vilest of Worms o Dwell è sicuramente un disco piacevole, con canzoni che scorrono senza sosta una dopo l’altra, lasciando davvero poco respiro all’ascoltatore, che viene catturato dalla varietà delle influenze e dall’abilità degli austriaci di mescolarle in tutta naturalezza. In questa sede gli Hollenthon procedono, dunque, all’interno del solco tracciato dall’album di esordio, Domus Mundi, ma con un maggiore ordine nel miscelare le varie caratteristiche per quanto una produzione non cristallina sia leggermente penalizzante nel complessivo.
Malgrado ciò gli Hollenthon rimangono un gruppo sicuramente sottovalutato e anche quasi poco conosciuto rimasto all’ombra di altri nomi, ma la formazione si rivela non da meno un valido esempio di come si possano mescolare derive più estreme con la magniloquenza del symphonic senza perdersi comunque in ampollosità inutile. Gli amanti del mix tra generi diversi, tra l’aggressività del death, l’eleganza del symphonic e la verve del folk non ne resteranno delusi.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
96.83 su 6 voti [ VOTA]
Pagan
Domenica 26 Novembre 2017, 20.20.55
4
Disco pazzesco! Capolavoro ,Voto 95 ed altrettanto il primo, il terzo un po' meno spettacolare.
Tevildo75
Sabato 25 Novembre 2017, 17.32.01
3
Davvero un' ottimo disco che riascolto ancora volentieri, peccato che non abbiano saputo dare un seguito
ocram
Sabato 25 Novembre 2017, 16.40.22
2
disco splendido! questo e il debutto sono davvero notevoli, peccato che poi si siano persi per strada.
enry
Sabato 25 Novembre 2017, 13.08.27
1
Un bel disco, scorre senza annoiare e meritava il rispolvero. Bene anche gli altri, soprattutto il debut...80
INFORMAZIONI
2001
Napalm Records
Symphonic Death
Tracklist
1. Y Ddraig Goch
2. Woe to the Defeated
3. Lords of Bedlam
4. To Kingdom Come
5. The Calm Before the Storm
6. Fire Upon the Blade
7. Conquest Demise
8. Conspirator
Line Up
Elena Schirenc (Voce)
Martin Schirenc (Voce, Chitarra, Tastiera, Basso)
Mike Groeger (Batteria)
 
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