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Santa Cruz - Bad Blood Rising
25/11/2017
( 800 letture )
Può sembrare incredibile, ma dopo migliaia di anni di espressioni artistiche, ancora l’umanità non ha saputo dare una definizione univoca di Arte. Cos’è l’Arte e, ancora più subdolamente, qual è il suo compito? L’arte deve scuotere o consolare? E’ rappresentazione ed esaltazione dell’ideologia imperante o provocazione contro di essa? Immaginazione o raziocinio? Estetica del bello o cinica deformazione del vizio? Realtà o metafisica? Dominio della tecnica o trionfo dell’emozione? Creatrice di realtà o fedele specchio dell’esistente? L’unica cosa che tutti accolgono in maniera positiva è la correlazione tra Arte e sentimento. L’Arte deve suscitare emozioni. Ma potremmo forse dire che tutto quello che suscita emozioni sia Arte? Certo che no. Eppure andando avanti su questa strada, spesso si dice che se una manifestazione artistica non suscita emozioni, allora essa non è Arte, ma una costruzione fine a sé stessa. D’altra parte siamo naturalmente portati ad evitare tutto ciò che suscita emozioni negative: disgusto, irritazione, noia, disprezzo e via dicendo. Eppure molte delle provocazioni artistiche degli ultimi decenni hanno proprio lo scopo di scuotere l’assopita emotività del pubblico moderno prendendolo a mazzate, shockandolo, irritandolo, colpendo più duramente più sono radicate e indiscutibili le sue certezze, quelle che ritiene sue e che invece sono il frutto di una manipolazione sociale che impone una costruzione mentale oltre la quale sembra impossibile una via diversa.
Perché questo lungo sproloquio parlando di un disco di moderno hard rock? Il disco in questione appartiene ai Santa Cruz, band finlandese formata nel 2007 e giunta oggi al proprio terzo album ufficiale. La partenza per loro fu davvero col botto e Screaming for Adrenaline nel 2013 scaraventò il gruppo al centro dell’attenzione con una commistione vincente tra il classico hard rock ottantiano di Guns n’ Roses e Motley Crue e qualche influenza nordeuropea che confermava l’enorme potenziale e la qualità del songwriting. Il successivo Santa Cruz, invece di cullarsi sugli allori, tendeva a discostarsi dalla linea tracciata col precedente, inglobando nelle influenze di partenza anche elementi decisamente moderni, che portarono la stessa band a definire la propria musica “glam core”. Una svolta che forse in tanti non si aspettavano e che in una certa misura può essere intesa come il giusto tentativo di ancorarsi alla musica moderna, per portare a casa un disco di hard rock potente e al passo coi tempi. La sterzata stilistica comunque manteneva i piedi in due staffe, lasciando aperto ogni scenario per il futuro. Cosa attendersi quindi da Bad Blood Rising?

Per quanti stessero aspettando un passo indietro da parte della band, sarà difficile mandare giù il fatto che invece i Santa Cruz abbiano deciso di affondare ulteriormente il colpo verso il lato -core della propria proposta, abbandonando ancora di più le sonorità street iniziali, a favore di soluzioni apertamente riconducibili ad emocore e metalcore. Del proprio bagaglio iniziale il gruppo conserva il gusto per canzoni strutturate e nelle quali gli scambi di chitarra restano una componente fondamentale, così come gli assoli, una sezione ritmica potente e affatto statica e per un forte utilizzo dei cori, talvolta di matrice punk, talvolta decisamente -core, ma sempre enormi, come se a intonarli fosse davvero una moltitudine. Anche la voce di Archie si adegua a questi cambiamenti, pur guadagnando in spessore e potenza, con un timbro più sicuro e roco che in passato. Una trasformazione portata quindi a compimento in maniera forte, che pur conservando qualche reminiscenza nel riffing e nelle parti soliste, sposta decisamente il gruppo verso un genere che somiglia poco a quello che tanto aveva inizialmente impressionato, pur senza abbandonarlo del tutto.
La volontà di colpire il pubblico giovane appare chiara sin dai titoli utilizzati, con una Young Blood Rising che apre le danze su un riffone gigantesco, con cori di incitamento sparsi ovunque e qualche suono campionato che fa capolino qua e là; bel pezzo comunque, con la prima manciata di assoli a risplendere. Ancora in equilibrio tra hard rock classico e metalcore la seguente River Phoenix, evidentemente dedicata al celebre attore deceduto a soli 23 anni nel 1993 e dotata di un testo ambiguo che potrebbe scatenare polemiche. Più vicine al classico metalcore le seguenti Fire Running Through Our Veins e soprattutto la power ballad Drag Me Out of the Darkness con tanto di note di piano sospese, coretti e melodie della solista in bella evidenza. I ragazzi comunque confermano di saperci fare e di essere comunque capaci di mettere in campo quel qualcosina in più che altre band non hanno, i brani sono tutt’altro che brutti, ma il gioco appare troppo scoperto a questo punto e piazzare una ballad acustica non aiuta di certo. In Breathe ad emergere sono soprattutto le venature scopertamente pop, pur con una parte armonica centrale beatlesiana piacevole, mentre gli archi a chiudere sanno veramente di colonna sonora da film per teenagers; da notare, per contrasto, che il tema trattato, la morte di un giovane amico, rivela alla fine uno spessore molto diverso a quanto intuibile dal solo ascolto del brano. Si torna a picchiare duro con Voice of the New Generation, ma anche qua è soprattutto il metalcore a farsi strada, seppur con qualche divagazione rockeggiante nei disimpegni e il ritornello chiarisce una volta per tutte l’intenzione urlata al cielo dai Santa Cruz: quella di essere voce della nuova generazione. Intenzione più che lecita diremmo, mettendo da parte qualche scrupolo di coscienza sui mezzi utilizzati. Back from the Dead musicalmente torna verso territori più classici, ma la strofa rappata da Archie e il refrain coattone proprio non lasciano scampo anche ai migliori intenti. Inutile ribadire ancora i concetti già espressi con Bad Habits Die Hard, mentre invece una sorpresa non da poco è data da >Pure Fucking Adrenaline, che dopo una partenza che più rock non si può si trasforma subito dopo in una sorta di incrocio tra Symphony of Destruction e, soprattutto, She-Wolf dei Megadeth (stile del cantato compreso, crediateci o meno), per poi tornare su territori hard rock nel ritornello, regalandoci meno di quattro minuti della pura adrenalina promessa dal titolo, che si fanno quasi perdonare quanto ascoltato finora. Purtroppo, la ballatona acustica Get Me Out of California, pur con tutti i crismi del genere e rimanendo in ambito hard rock, con un basso davvero enorme in sottofondo, non risolleva le sorti del disco. Niente da dire sulla canzone in sé, ben fatta e costruita, con un bell’assolone ad esaltare il rocker romantico che è in tutti noi, ma no, non era questo che ci voleva dopo la scarica data dal brano precedente. Ancora peggio riesce a fare la seconda parte di River Phoenix, anch’essa senza distorsione all’inizio, cantata con evidente inflessione pop da classifica della peggior specie, compreso rappettino di bassa lega, mentre la seconda parte in distorto non cambia affatto le sorti del brano.

Torniamo quindi al discorso iniziale. Cos’è l’Arte? Espressione del pensiero dominante e sua esaltazione o piuttosto ribellione e contestazione? Aspirazione continua al bello o provocazione? Rassicurazione o sfida? Non ci sono riusciti pensatori illustri per secoli a dare una risposta, non arriverà neanche adesso. Certo è che di fronte ad una scelta radicale come quella compiuta dai Santa Cruz in appena cinque anni e tre album, la domanda è lecita. Fuga artistica verso lidi sentiti come propri o pura operazione di riposizionamento commerciale? I finlandesi possono forse essere accusati di qualcosa, nel loro tentativo di farsi portavoce della propria generazione? Certo che no. Lo fanno strumenti alla mano, mettendoci composizioni, faccia e nome, senza nascondersi dietro ad un dito. Semmai è discutibile che per fare questo, la band abbia deciso di buttare alle ortiche il proprio passato e adeguarsi fin troppo ad un canone già rodato e rifinito, al quale non sembra riuscire ad apportare granché, se non proprio quel che resta del bagaglio sleaze di partenza. Il risultato è degno di tanto cambiamento? Questo solo i Santa Cruz possono dirlo e, con loro, i fan che ascolteranno e compreranno o meno questo album. Certo non è che in passato la band avesse fatto sfoggio di quale originalità. Quindi, derivativi per derivativi, avranno pensato di essere perlomeno vicini alla propria generazione, invece che a quella dei loro padri. Musicalmente la band resta di qualità superiore alla media, ma non basta. La stoffa si sente ed è difficile negare che qualcuno potrà emozionarsi ascoltando queste canzoni, anche se purtroppo non si può fare a meno di palpare l’artificiosità di molte soluzioni adottate, con qualche bel pezzo nel mezzo che aumenta il rimpianto. Difficile dire se abbandonando un cliché fosse una buona scelta quella di cadere al volo in un altro, sincerità -e artisticità- o meno della scelta. Certo è che Screaming for Adrenaline era un gran disco, mentre questo Bad Blood Rising appare molto costruito, patinato e assai poco sincero, in confronto. Qualcuno potrà obbiettare che sia invece ambizioso e destinato a rimanere. Certo non lascia indifferenti, come tutti i dischi di rottura. Almeno in questo, come dicevamo in apertura, è riconoscibile l’intento artistico di suscitare emozioni. Come si suol dire in questi casi, ai posteri l’ardua sentenza.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
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Metal Shock
Lunedì 27 Novembre 2017, 5.16.04
1
Really? Really?? Realllyyy??? (Cit. The Miz.....) Metalcore????? Se dici questo termine penso a Caliban, As I.lay Dying, Killswitch, ma dove lo senti il metalcore qui Lizard?? L`emocore poi non so` neanche cosa sia. Qui si tratta solo di hard rock moderno, come da genere scritto. Se ascolti ai dischi di BigFoot, Debbie Rey, ma anche The Nights, siamo su quel tipo di suono, non lontano dagli ultimi Nickelback, lla, mama con un retro gusto piu` street anni 80`. I Santa Cruz fanno un gran disco, proseguendo sulla scia dell`omonimo, allontanandosi dal suono street puro dell`esordio, ma con una classe ben superiore. Di artificioso non sento nulla se non la volonta` di intraprendere un diverso sentiero. I riff di chitarra, quasi metal, incidono come i solos sempre di gusto, sezione ritmica perfetta e voce stupenda chiudono ol quadro di un disco dove trovi gli anthem, River Phoenix, le ballate toccanti, Breathe la nuova Patience, o le killer song, Pure fucking adrenaline, Skid Row anni 2000`. Un disco perfetto?? No, pero` uno dei migliori del genere, in un`anno strepitoso per il genere. Io gli do` un bel 85, ed entra nella mia lista di top dell`anno. Grandi!!!!!!!
INFORMAZIONI
2017
M-Theory Audio
Hard Rock
Tracklist
1. Young Blood Rising
2. River Phoenix
3. Fire Running Through Our Veins
4. Drag Me Out of the Darkness
5. Breathe
6. Voice of the New Generation
7. Back from the Dead
8. Bad Habits Die Hard
9. Pure Fucking Adrenaline
10. Get Me Out of California
11. River Phoenix, Pt. 2
Line Up
Archie (Voce, Chitarra)
Johnny (Chitarra, Cori)
Middy (Basso, Cori)
Taz (Batteria, Cori)
 
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