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Reverorum Ib Malacht - Ter Agios Numini
27/11/2017
( 343 letture )
Il timor dell'Eterno è il principio della sapienza […]
(Salmi 111:10)

Black metal e cristianesimo non costituiscono certo il binomio che chiunque si aspetterebbe di veder coniugato in una qualsivoglia proposta, eppure i Reverorum Ib Malach, formazione attiva sin dai primi anni Duemila, ha fatto sin dagli esordi di tale polarità il proprio marchio di fabbrica. Basti pensare al fatto che la formazione di Uppsala abbia esordito con un album intitolato De Mysteriis Dom Christi, reprise a dir poco provocatoria del titolo una pietra miliare tanto celebre che non ha bisogno di esser menzionata in questa sede. Non dobbiamo tuttavia lasciarci trarre in inganno da tali premesse: ciò che i Reverorum Ib Malach offrono non sono -fortunatamente oserei dire- odi gioiose intessute in chiave maggiore o soavi canti di voci bianche accompagnati a blast beat. Ci troviamo piuttosto dinanzi ad un ambient black terrificante e claustrofobico attraverso il quale la fede sembrerebbe -se prestiamo attenzione all’esergo che i nostri pongono come suggello dei propri lavori- essere veicolata attraverso il tremore e il terrore, una novella in cui il volto del divino è una presenza vendicativa e tremenda, quasi prendesse forma dai più terribili stralci veterotestamentari che la tradizione ci ha tramandato. E se il divino è un’essenza indecifrabile che si dà soltanto nel sottrarsi e nel ritrarsi -così come avviene in Esodo 3:14- i Reverorum Ib Malach scelgono di celarsi totalmente dietro la propria creazione, rifuggendo persino in parte da qualsiasi forma di pseudonimo e svelando solo in parte la propria line-up, offrendo inoltre all’ascoltatore un artwork che ha le sembianze di un vero e proprio rebus. Nonostante la difficoltà nel descrivere con parole un ascolto tanto criptico e poco ortodosso -in molti sensi- si tenterà di definirne la natura a dir poco sconcertante attraverso pochi tratti salienti.

Gli atti di cui si compone questo Ter Agios Numini sono quattro e, stando alle brevissime precisazioni fornite assieme al materiale promozionale, si tratterebbe non già di brani scritti ex novo bensì di una rielaborazione e riproposizione di materiale composto negli ultimi dieci anni.
Il vestibolo alla singolare esperienza che siamo in procinto di intraprendere è rappresentata da Synestesi, traccia totalmente ambient e spettrale, dal sentire quasi catartico. Ci troviamo difatti avvolti da essenziali linee di synth dal carattere quasi lunare, di tanto in tanto attraversate da quelle che sembrerebbero essere palpitazioni, in un crescendo che avvicina -mi si conceda l’iperbole- ad alcune composizioni di Xenakis. La lunga Long into the Time Beyond, introdotta da raggelanti e sinistri canti gregoriani, precipita immediatamente in un blast beat alienante e metallico, su cui si stagliano cori distorti ed estremamente filtrati e vocalizzi in scream taglienti e terrificanti. L’andamento della traccia tuttavia non è assolutamente lineare: ci troviamo difatti a sobbalzare in virtù di sinistri synth ingombranti e vocalizzi mostruosi. La trama cordofona, quasi del tutto inudibile, è relegata ad essere puro sottofondo, persino nei frangenti in cui rappresenta l’unico elemento armonico presente nella traccia -nella forma di arpeggio. Reverorum Ib Malach costituisce un ulteriore intermezzo costruito interamente in synth. Questa volta il tono è quanto di più rilassante e catartico gli svedesi ci sottopongano, quasi a prepararci alla successiva Dwellings Are His That Die. Essa è difatti introdotta da vocalizzi mostruosi sottoposti ad un beat disumano e metallico, attraversato di tanto in tanto da cori -questa volta davvero celestiali- in netto contrasto con il resto degli elementi che vengono progressivamente popolando la traccia. Layers vocali ultrafiltrati, blast beat, campionamenti, iniezioni noise, melodie di organo ultradistorte -che si tratti di un tributo ad Opera del nostrano Iugula-Thor?- la percorrono frenaticamente e frammentariamente da cima a fondo.

Come si potrà intuire dalla disamina, ci troviamo dinanzi ad un lavoro terribilmente ostico, non certo per tutti i palati e che, per forza di cose, sarà maggiormente accessibile a chiunque abbia consuetudine con l’ambient e l’industrial noise. L’ascoltatore più curioso e malizioso non dovrebbe tuttavia farsi spaventare da tali prerogative e tentare perlomeno di dare un ascolto a questa singolare produzione.

Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te.
(Ezechiele, 33:1-8)



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Tatore
Lunedì 4 Dicembre 2017, 10.48.33
5
Ascoltato "l'album" precedente e dopo 5 minuti mi è passata la voglia anche di provare questo...non c'è musica in quel lavoro...
lisablack
Sabato 2 Dicembre 2017, 8.51.36
4
La copertina già dice tutto..l'occhio nella piramide massonica..interessante anch'io lo cerco
AnalBag
Sabato 2 Dicembre 2017, 6.45.55
3
i Ned Flanders del black metal
Jan Hus
Martedì 28 Novembre 2017, 9.40.26
2
Le recensioni di Costanza sono sempre di un alt(r)o livello.
Doomale
Lunedì 27 Novembre 2017, 19.36.26
1
Interessante...mi incuriosisce. Lo cercherò...
INFORMAZIONI
2017
The Ajna Offensive
Black/Ambient
Tracklist
1. Synesthesi
2. Long into the Time Beyond
3. Reverorum ib Malacht
4. Dwellings Are His That Die
Line Up
Karl Hieronymus Emil Lundin (Voce, Chitarra, Tastiera, Batteria)
Karl Axel Mikael Mårtensson (Chitarra, Voce)
Sir N. (Basso, Chitarra)
Johan Gustafsson (Effetti, Campionamenti, Noise)
 
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