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Tim Buckley - Lorca
27/11/2017
( 426 letture )
Porto le caravelle dei sogni verso l'ignoto, e ho l'amarezza solitaria di non sapere la mia fine e il mio destino (Federico Garcia Lorca).

Che abbia letto questa frase Tim Buckley prima di cimentarsi nella scrittura di questo album? La quinta registrazione in studio del cantautore americano, oltre ad essere una chiara dedica nei confronti dello scrittore spagnolo, è un disco da sognatori con intenti indefiniti. Il fatto che si assista ad una commistione di suoni folk, jazz e psichedelici fortemente legati agli anni in cui l'artista compone le sue opere migliori (fra il 1969 e il 1970 usciranno Happy Sad, Blue Afternoon, Lorca appunto e Starsailor) non dice molto sui cinque lunghi brani del disco. Stravaganti di per sé e in quanto uno diverso dall'altro, essi si distanziano fra loro non tanto per la struttura compositiva bensì per le chiare e differenti percezioni esternate. La voce di Buckley è decisiva nel donare diverse sensazioni, regnando sovrana sugli altri strumenti. Tecnicamente eccelso, il singer svaria su diversi registri vocali, sfornando interpretazioni toccanti che pesano come un macigno sulle impressioni scaturite durante l'ascolto delle songs.

La titletrack è caratterizzata dalla base spettrale del pianoforte elettrico e dell'organo a canne. L'inquietante atmosfera iniziale è enfatizzata dalla calda e spaventosa voce di Buckley, il quale gioca col suo fantastico timbro sui bassi, mentre col vibrato conferisce un alone di terrore alle parole (il "love" conclusivo mette i brividi). Sulla seconda parte il pezzo se possibile si incupisce maggiormente complici l'organo funereo, il piano impazzito e l'interpretazione canora agghiacciante. Si sente la necessità di evadere dall'angosciosa track, in realtà la successiva Anonymous Proposition non lascia poi tante vie di scampo e l'incubo continua. È un pezzo fortemente sperimentale, ma dal modesto uso della strumentazione rispetto al precedente. La voce dell'autore è l'autentica protagonista, così la chitarra acustica e il contrabbasso non fanno altro che evidenziare i vocalizzi ed il vibrato insistito, con forte cadenza sulle note lunghe. Finalmente arriva un po' di relax con I Had a Talk with My Woman, canzone legata a connotati folk classici. Un brano romantico e delicato, ma unico per via del groove dato dalla particolare voce del singer e per la perfetta alchimia fra le due chitarre: da notare le discrete scale eseguite sullo sfondo da Lee Underwood, quasi a non voler disturbare il cantante e l'ascoltatore. Driftin' è probabilmente il brano più intenso del lotto. Il suono veritiero, nudo e crudo, ricorda quello dei live: l'artista suona la sua chitarra acustica, accompagnato soavemente dalle congas e dal basso. Egli si prende ancora una volta la scena dimostrando un'estensione invidiabile, mettendo alla prova le sue corde vocali sulle note alte anche con falsetti mirabolanti e persino mugugnando sul finale. Infine la frizzante Nobody Walkin' ribalta ancora una volta le nostre certezze (sempre se ce ne fossero) presentando ritmi e suoni completamente nuovi per il platter. Oltre alla consueta prova vocale stratosferica, spiccano il solo di piano, le frustate della chitarra acustica e le percussioni incalzanti.

Su Lorca le "caravelle" nella testa di Tim Buckley salperanno per approdare verso il porto più vicino, ovverosia il successivo Starsailor dove il cantautore apporterà una cesura ancor più netta col suo recente passato. Il disco in questione può quindi essere considerato come l'anello di congiunzione fra la sua intera produzione. Essendo gli strumenti ridotti all'osso o facendo perlopiù da base alle interpretazioni canore, spetta come detto proprio a quest'ultime il non facile compito di definire i brani, perciò il processo di assimilazione dell'LP passa necessariamente dall'esclusività della voce del cantante; dal percorso da essa tracciato fra i maestri folk rock degli albori, attraversando il ricordo di un amore infantile per Miles Davis e toccando lo sperimentalismo "zappiano".



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
90.5 su 2 voti [ VOTA]
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Martedì 5 Dicembre 2017, 12.54.06
14
@TheSkullBeneathTheSkin: Sì, anche quello... ma principalmente penso ad una persona curiosa e con le idee chiare, non necessariamente colto, intendo.
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 5 Dicembre 2017, 12.46.34
13
@cespuglietto (minchia sti nomi lunghi) non capisco cosa intendi per base intellettuale solida, immagino non centri nulla la cultura/scolarità... spiegami perfavore.
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Martedì 5 Dicembre 2017, 12.32.40
12
@TheSkullBeneathTheSkin: Indubbiamente una condizione di disagio può portare sia alle droghe che alla creazione artistica. O anche ad entrambi. E questo è evidente anche guardando ad di fuori dell'ambito strettamente musicale. Io credo che la volontà creativa di cui dicevo prima sia figlia di questo disagio, ma questa condizione interiore si può trasformare in arte solo se c'è una base intellettuale solida. Che poi il risultato possa apparire istintivo o cerebrale è legato al come si vuole veicolare il messaggio.
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 5 Dicembre 2017, 12.07.43
11
@L'adoratore del cespuglietto muliebre: "l'aiutino chimico" o anche etilico abbassa la soglia dell'inibizione, poi certo il comporre musica è un'altra cosa e l'aiutino (bella definizione) serve solo a porsi in una certa condizione iniziale. Non è un prerequisito imprescindibile, ma molti grandi artisti della storia hanno incrociato quel sentiero e credo che li abbia accomunati il disagio di cui parlo.
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 5 Dicembre 2017, 12.01.10
10
@L'adoratore del cespuglietto muliebre: è vero, il mio commento si chiudeva con lo stesso pensiero. Riguardo alla materia grigia, non mi trovi daccordo semplicemente perchè nella stragrande maggioranza della "nostra" (se me lo concedi) musica credo ci sia molta più "panza" (emozioni ventrali) che non materia grigia. Personalmente prendo il "disagio interiore" come motore dell'espressione e l'attitudine al consumo esasperato di droghe o alcool altro non fa sottolineare la presenza ed eventualmente la portata di questo disagio. Ci sono certamente vari modi di fare musica, mille stili, ma quando alla base c'è la necessità di dire qualcosa la differenza si sente, imho.
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Martedì 5 Dicembre 2017, 11.46.49
9
@TheSkullBeneathTheSkin: Va rilevato che un effetto di "amplificazione" delle percezioni non necessariamente comporta il saperle trasformare in musica. Il motore dell'arte è la materia grigia. Se c'è quella e c'è una volontà creativa, ne esce qualcosa a prescindere dagli aiutini chimici.
Crimson
Lunedì 4 Dicembre 2017, 16.24.21
8
Per quanto mi riguarda, il suo capolavoro assoluto.
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 4 Dicembre 2017, 14.55.32
7
@Lizard, è vero quel che dici... ma "purple" haze, deep "purple", "pink" floyd... sembrerebbero richiamare i -non meno famosi- campi di fragole dei Beatles, ovvero riverberi di allucinazioni rossastre che bene o male vanno sempre a lambire i fuoriclasse Sarebbe una gran bella discussione, marcioni vs. straight edge, se non fosse che visti i recenti deliri nei commenti credo che una discussione per il piacere di farla non sia semplicemente possibile. Biologicamente parlando, tuttavia, un effetto di "amplificazione" degli stati emotivi è comunque oggettivo. Può uscirne qualcosa come può uscirne niente. La storia insegna.
Lizard
Giovedì 30 Novembre 2017, 15.05.34
6
Il commento pro-droghe pesanti mi mancava.... A parte che è una affermazione senza controprova (siamo sicuri che ci sia un "merito" in questo senso da parte dell'eroina? E se c'è, come potremmo sapere se è stato in meglio rispetto a quello che sarebbe stato concepito senza?), ma sinceramente non è che tutti si fanno di eroina e scrivono Lorca e diventano Tim Buckley... Il concetto che le droghe aprano le porte della percezione è piuttosto discutibile e va anzi confutato.
Titus Groan
Giovedì 30 Novembre 2017, 13.25.01
5
L 'importanza delle droghe pesanti nella fase di composizione e ribellione verso i cantautori dei primi '70 americani e' stata una evoluzione fondamentale che solo con l'eroina poteva riuscirci. Non sono uno storico ma ricordo che solo il primo disco venne concepito da semi sobrio diciamo solo l'altra droga pesante legalmente venduta chiamata alcool. Nn facciamo i finti moralisti la sua eroina gli serviva per averci regalato il suo autodistruttivo e musicalmente ombroso del grande maestro.. grazie tan se riuscirai a sentirmi.
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 14.22.21
4
l'ultimo commento non l'ho messo io!
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 14.19.40
3
Grande artista,ma preferisco il figlio.il mitico jeff!!!
Voivod
Mercoledì 29 Novembre 2017, 14.10.27
2
Album complesso ma coraggioso e di una bellezza sofferente.
Galilee
Martedì 28 Novembre 2017, 21.38.27
1
Ma quanto è bello questo disco? È il mio preferito di Buckley, anche perchè si piazza a metà tra un blue afternoon di diciamo facile ascolto e uno starsailor che è pazzia allo stato brado. Buona recensione. Col voto forse un 90 l'avrei strappato.
INFORMAZIONI
1970
Elektra Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Lorca
2. Anonymous Proposition
3. I Had a Talk with My Woman
4. Driftin'
5. Nobody Walkin'
Line Up
Tim Buckley (Voce, Chitarra)
Lee Underwood (Chitarra, Piano)
John Balkin (Organo, Basso, Contrabasso)
Carter C.C. Collins (Congas)
 
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