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Antiversum - Cosmos Comedenti
28/11/2017
( 305 letture )
Può sembrare strano che da una città come Zurigo, che l’immaginario collettivo ascrive tra le dimore per antonomasia di fighetti e borghesucci, erompa una band come gli Antiversum; il combo elvetico si accoda infatti a quella schiera di gruppi death metal che in questo ventennio hanno riportato in auge e soprattutto dato una nuova spinta propulsiva allo stile impartito da maestri indiscussi come Incantation e Disembolwelment, marchiando finalmente il punto di distacco in grado di distinguerli dai vari emuli e tributari. Sfruttando un “artificio biografico” ultimamente in discreta voga, la band in questione ha scelto di calare su se stessa un velo di ombre a celare le identità dei suoi componenti, palesando in questo modo la volontà di focalizzare l'attenzione solo sulle deflagrazioni sonore prodotte, contenute in questo caso nel più recente Cosmos Comedenti ovvero il tassello che segna il debutto degli svizzeri.

L'approccio compositivo degli Antiversum, così come del resto già fatto intendere nel demo Total Vacuum, riflette la linea solcata da gruppi di culto come Mithocondrion, Abyssal e Diocletian, consentendoci dunque di collocarli nel filone death metal con spiccate propensioni oscure, funeste ed asfissianti, a cui si alternano squarci di rallentamenti che sconfinano nel versante doom/death, incrementando le sensazioni di oppressione e afflizione. L'inciso finisce così per affiancarsi quasi sinergicamente a potenziare l'energia negativa scaturita dal contesto sonoro, presentandoci nel complesso una matassa tanto organica quanto impenetrabile e trasformando il combo elvetico in un ennesimo messaggero del Chaos universale con la specifica missione di trasmetterne il suo epilogo, ovvero l'implosione stessa del Sistema.

Antinova si materializza quale primo infausto imbocco nei meandri sonori contenuti nel platter e non potrebbe essere altrimenti visto il titolo che esso porta; dopo una serie di stacchi, si scatena un intrecciarsi di chitarre dissonanti, mentre il drumming supporta alternandosi tra blast primitivi e pattern su tom e timpani dai connotati tribali, che si affiancano inaspettatamente alla perfezione al quadro impartito (come noteremo in seguito questo approccio risulterà uno dei punti di forza dell’intero lavoro), trasportandolo con efficacia verso una dimensione arcaica. Degno di nota anche il cantato, che, dall'alternanza di growl e screaming invasati, trabocca in alcuni frangenti nella follia del “choking” (4:55 Antinova e 4:10 Nihil ad Probandum). Creatio e Chao Aorta Est si divide abilmente su due sezioni antitetiche, la prima particolarmente flemmatica ed evocativa caratterizzata da arpeggi sporcati di disarmonie (su cui la batteria dipana un ennesimo tappeto ritmico che predilige sempre sequenze percussive ancestrali, permettendo al cantato di abbandonarsi in una sorta di oscura trance rituale), la seconda invece diretta ed esplosiva nello scatenare tutta la furia cieca ed irrazionale accumulata nella tensione dei minuti precedenti. Insiste su questa linea la titletrack, che si fa carico di un riffing impazzito, denso, cacofonico a governare il brano nella sua interezza ed alternandosi solo a brevi parentesi in cui i Nostri scandiscono degli stacchi convulsi, quasi a concedere parzialmente un attimo di tregua per il successivo e mortifero assalto. Calano un sinistro sipario i tredici minuti abbondanti di Nihil ad Probandum, traccia che ripercorre l'approccio compositivo adottato dagli elvetici alternando sequenze tribaleggianti con sfuriate death ed anossiche decelerazioni, a cui segue un interminabile intervallo temporale di feedback e effetti noiseggianti che risultano a conti fatti un elemento ridondante nel brano oltre che uno dei probabili fattori che, incidendo sul minutaggio, abbiano fatto passare questo lavoro, inizialmente pensato come EP, alla dimensione di full-length a pieno titolo.

Sia pure in gran parte debitori di una delle derive del death che in questi anni è stata particolarmente approfondita fino a toccare gli anfratti più inesplorati, con Cosmos Comedenti gli Antiversum sfuggono all’onda lunga della ripetizione dei cliché attestandosi su livelli di songwriting e performance di buon livello. Considerati questi presupposti, risulta tangibile d'altra parte che alcune soluzioni, ascrivibili soprattutto all'impostazione di alcuni pattern di batteria, risultino particolarmente efficaci nel donare maggiore respiro a soluzioni già ampiamente sviluppate, in grado quindi di raffigurare una certa propensione del combo a circoscrivere una dimensione propria della vorticosa violenza sonora che desidera trasmettere. Sull’altro piatto della bilancia, continuano a non essere particolarmente gradite alcune astuzie che sembrano mirare a un artificiale allungamento del minutaggio, in un quadro di insieme in cui, al netto di questi magheggi, i minuti effettivi di musica prodotta risultano comunque equivalenti a quelli di un formato EP. Ad ogni modo, non siamo in presenza di difetti in grado di minare irreparabilmente la resa qualitativa dell’album e non ci resta dunque che riconoscere a questa band quanto effettivamente è riuscita a portare alle stampe in questo suo debutto.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Invictus Productions
Death
Tracklist
1. Antinova
2. Creatio e Chao Aorta Est
3. Cosmos Comedenti
4. Nihil ad Probandum
Line Up
Sconosciuta
 
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