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Dark Avenger - The Beloved Bones: Hell
01/12/2017
( 1865 letture )
Forse poco conosciuti in territorio europeo, ma molto attivi in patria, i brasiliani Dark Avenger non sono certo dei novellini. Anche se il nuovo album è solamente il quarto full length della loro discografia, la band è infatti ormai vicinissima a celebrare i venticinque anni di carriera. Dopo l’omonimo disco d’esordio, datato addirittura 1995, i Nostri hanno dato il via a quello che potrebbe probabilmente diventare un loro must, ovvero la pubblicazione di album “doppi”. I successivi Tales of Avalon: The Terror e Tales of Avalon: The Lament sono difatti un unico album in due capitoli, pur distanti tra loro ben dodici anni, e il qui presente The Beloved Bones: Hell rappresenta la prima parte di un lavoro che sarà -presto o tardi, chi può dirlo- completato da The Beloved Bones: Divine. In questa prima parte vengono trattate tematiche inerenti le fasi psichiche (undici in tutto) in cui si può essere coinvolti vivendo una situazione di costante disagio, come un matrimonio senza amore, una malattia grave, un lavoro che non piace, difficoltà finanziarie, abuso di alcol o di droghe, molestie sessuali e così via.

Ma in che ambito musicale agiscono i Dark Avenger? È presto detto: la loro proposta verte su un power/symphonic metal dalle forti venature prog, avvertibili nella struttura stessa delle singole canzoni, spesso difficili da inquadrare ad un primo ascolto proprio a causa delle diverse sfaccettature da cui sono composte. Basti ascoltare l’iniziale titletrack per capire di cosa stiamo parlando. Un incipit sinfonico che farebbe gola ai migliori Cradle of Filth, e poi ecco comparire chitarre e batteria, con un andamento piuttosto contenuto a sottolineare la malignità del pezzo. L’ingresso della carismatica voce di Mario Linhares rende tutto più chiaro, ma l’evolversi del brano ci fa capire quanto i Dark Avenger amino le trame complicate. Fortunatamente possono permetterselo, avendo dalla loro capacità tecniche non da poco che fanno sembrare tutto più semplice e immediato. La prima mezz’ora scorre via praticamente senza intoppi, con brani eccezionali quali Smile Back to Me, King for a Moment e soprattutto This Loathsome Carcass, vera e propria top song del disco. Impossibile poi non entusiasmarsi con l’incipit di Breaking Up Again, canzone che prende una piega del tutto differente già dopo pochi secondi, amalgamandosi molto bene ai precedenti pezzi. Da qui in poi l’album inizia in parte a calare d’interesse, vuoi perché ormai il più è stato detto, vuoi perché la prospettiva di un’ora intera su questi ritmi può facilmente destabilizzare anche gli habitué del genere, ma brani come Empowerment, Nihil Mind e Purple Letter sembrano proprio aver poco da aggiungere. Con le ultime due tracce i Dark Avenger danno dimostrazione di saper creare dell’ottima musica anche in contesti differenti, sfornando due pezzi dall’atmosfera pacata e suadente, molto tranquilli, ma non per questo meno intensi.

Prodotto, registrato e mixato per mano del chitarrista Glauber Oliveira, col mastering affidato invece allo svedese Tony Lindgren (già all’opera, tra gli altri, con Angra, DragonForce, Highlord, Enslaved, Kreator, Leprous, Sepultura, James LaBrie e Marty Friedman), The Beloved Bones: Hell si rivela un lavoro molto ambizioso, propositivo e ricco di spunti interessanti. Indicati come ascolto ideale per fan di Symphony X, Adagio e Rhapsody, ma forse -almeno in questo caso- più vicini a gruppi del calibro di Kamelot e Angra, i Dark Avenger sono una band che merita di essere scoperta, approfondita e seguita, perché non è nuova a dischi di questa fattura e chissà quali altre sorprese potrebbe riservarci in futuro.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90.5 su 2 voti [ VOTA]
salvatore
Sabato 14 Aprile 2018, 1.37.03
2
Da ascoltatore e appassionato defender, trovo questa band un portento che secondo me prende le distanze sia dalle bands conterranee come Angra ,Viper , che da quelle estreme come i Sepultura...(ascoltai gia dal loro primo debut album , che le loro sonorita' fossero marcatamente legate a quelle del metal classico di Maiden e primi Judas Priest mescolando l'epic/prog metal ottantiano a meta' tra i Crimson Glory e Queensryche, con una maggior "rinfrescata"dalle influenze power di Kamelot e di magneloquenza medievaleggiante dei Shympony X che in questo nuovo lavoro,anchio riconosco molto piu marcate...comunque una band e un album favoloso....voto 85
Metal Shock
Venerdì 1 Dicembre 2017, 17.23.09
1
Band riscoperta con Tales of Avalon: The lament, album spettacolare, dopo tanti anni dal debutto comprato all` epoca. Questo nuovo disco e` leggermente inferiore al precedente ed un po` piu` potente, il paragone puo` essere fatto con gli ultimi Symphony X, ma i brasiliani ci mettono del loro e confezionano un buon disco, con masterpiece come This loathsome carcass. Linhares alla voce e` un leone, e la band sa` come suonare alla grande. Voto giusto.
INFORMAZIONI
2017
Rockshots Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. The Beloved Bones
2. Smile Back to Me
3. King for a Moment
4. This Loathsome Carcass
5. Parasite
6. Breaking Up Again
7. Empowerment
8. Nihil Mind
9. Purple Letter
10. Sola Mors Liberat
11. When Shadow Fall
Line Up
Mario Linhares (Voce)
Glauber Oliveira (Chitarra)
Hugo Santiago (Chitarra)
Gustavo Magalhães (Basso)
Brendon Hoffmann (Batteria)
 
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