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Stray Train - Blues From Hell - The Legend of the Courageous Five
06/12/2017
( 570 letture )
Chi ha detto che i sogni non si avverano mai o, addirittura, che forse sarebbe meglio che continuassero a rimanere tali, per mantenere quell’aura pura e intoccata che inevitabilmente perderebbero, una volta messi a confronto con la realtà, forse dovrebbe fare visita al piccolo studio nel quale sicuramente gli Stray Train stanno provando, nella loro Slovenia. La verità è che spesso si tende a sottovalutare parecchio l’importanza di dare forma ad un sogno e renderlo reale, per poi continuare a perseguirlo per il resto della vita. Perché se il sogno perde di significato messo a confronto con le difficoltà della sua realizzazione, probabilmente non era poi così forte e significativo. Se qualcosa è davvero sentito, fino a divenire necessario, realizzarlo e vederlo crescere è solo il primo passo di una strada che si percorrerà per tutta la vita, continuando a cercare l’ideale per sempre. Ecco quindi che quando cinque amici, provenienti da tante diverse esperienze, si ritrovano nel 2015 per formare una nuova band, con l’iniziale scopo di divertirsi e fare qualche concerto suonando cover di hard rock/blues, probabilmente non avrebbero mai sperato in qualcosa di più che un divertente passatempo. Eppure, a volte la magia avviene a nostra totale insaputa e senza alcun preavviso ed ecco che i cinque si ritrovano a scrivere insieme canzoni originali che andranno, a distanza di solo un anno, a comporre un album di debutto dal curioso titolo Just ‘cause You Got the Monkey Off Your Back Doesn’t Mean the Circus Has Left Town. Certo la Slovenia non sembrerebbe essere la capitale del metal mondiale, ma il buon risultato ottenuto permette agli Stray Train di ottenere un contratto con la tedesca SAOL e di misurarsi su palchi in giro per tutti i Balcani, fino a Tolmin sul Mar Baltico, per poi approdare in Spagna e Germania e partecipare ad un prestigioso tour con Blues Pills e Kadavar. Insomma, la ruota si è messa in moto e sembra proprio che le cose per i ragazzi vadano alla grande, tanto che a distanza di appena due anni dalla fondazione, arriva anche Blues From Hell, seconda prova da studio.

Quello che gli Stray Train ci propongono non è certo un sound innovativo o legato a particolari sperimentazioni e, d’altra parte, parlando di musicisti navigati che erano partiti con l’intento di suonare cover hard rock/blues non è difficile immaginarsi dove la Musa abbia condotto le loro doti. Stiamo quindi parlando di un robusto hard rock, ampiamente venato di blues, che sa però pescare anche in diverse altre fonti di ispirazione, tra cui funk, soul e perfino spingersi alle soglie dello stoner e dell’AOR, quando occorre. Un ventaglio di opzioni decisamente ampio, che conferma il bagaglio di esperienza messo in campo dalla band e che la avvicina ad altri grandi act quali Tesla e soprattutto Badlands. Una vicinanza quest’ultima che può ritrovarsi anche nella splendida voce di Luka Lamut, che pur senza arrivare ai livelli incredibili di un Ray Gillen, si eleva decisamente al di sopra della media e ricorda molto Magnus Ekwall, ex cantante dei The Quill. Come anticipato, siamo in un territorio piuttosto classico e manierista, nel quale comunque non mancano qualità individuali e di gruppo che garantiscono un ottimo amalgama e interventi singoli sempre di alta qualità strumentale, tutti al servizio di un songwriting non innovativo ma di buonissima qualità e piuttosto vario, coronato dalla prestazione vocale di Lamut. Tutti ingredienti che contribuiscono a rendere Blues From Hell un disco da appassionati del genere che apprezzeranno le robuste e roventi staffilate dell’opener Electrified, così come i piacevoli chorus e refrain, sempre molto melodici e ben fatti, ai quali si aggiungono le ottime inflessioni funk del basso di Niko Jug in Days Gone o la virata quasi stoner della titletrack, che potrebbe sembrare un brano degli Spiritual Beggars, con Lamut a dare spolvero alla propria bella vocalità graffiata e molto melodica, dotata di grande estensione. Ancora da segnalare House of Cards dallo sviluppo in crescendo, coronata da riusciti assoli di chitarra a profusione e da una pregevole evoluzione melodica, la languida Love Is Just a Breath Away, blues lento e senza distorsione gestito alla grande dalle chitarre e ancora una volta terreno di caccia per il singer. Sul finale, molto buona la doppietta costituita da Give It Away e No Easy, in particolare la prima, nelle quali a prevalere è invece una tutto sommato inaspettata propensione verso l’AOR, che ricorda gli Harem Scarem e conferma la capacità della band di spaziare su più fronti senza perdere credibilità e qualità; ulteriore menzione di affetto per l’entrata simil-Bonham di Ivanovic nella conclusiva Miracle.

C’è tanto di buono nella proposta degli Stray Train, pur nella sua canonicità e al netto di un paio di brani tutto sommato evitabili. Anzitutto, un professionismo di alto livello che mostra come anche in paesi tutto sommato periferici rispetto al grande circo del rock, esistano realtà capaci di parlare un linguaggio internazionale a testa alta e senza nessun timore reverenziale. In secondo luogo, una qualità di scrittura dei brani e gestione degli arrangiamenti che non fa rimpiangere altre realtà affermate. In terzo luogo, una qualità tecnico-esecutiva tanto nel collettivo quanto nei singoli, con una menzione particolare per Luka Lamut che nulla deve togliere agli altri. Uscire con un disco così classico nel 2017 potrebbe anche far un po’ sorridere e apparire ingenuo, ma qui siamo alle prese con una band nata quasi per caso e che invece sta macinando watt e chilometri ad alti livelli e non deve sorprendere che sia ancorata ad un immaginario che parte dagli anni Ottanta e arriva fino ai Novanta con grande naturalezza. Il bagaglio è quello dei musicisti con già alle spalle diverse esperienze, ma la freschezza delle composizioni non risente poi in maniera evidente del manierismo hard rock di cui si nutre l’ispirazione. Le carte per portare avanti il proprio sogno in maniera più soddisfacente gli Stray Train le hanno tutte e Blues From Hell – The Legend of the Courageous Five è un nuovo tassello da mostrare con orgoglio. Non cambieranno il mondo, ma meritano almeno un ascolto.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Galilee
Giovedì 7 Dicembre 2017, 7.50.18
1
Bravi.
INFORMAZIONI
2017
Dallas Records/SAOL
Hard Rock
Tracklist
1. Electrified
2. Heading for the Sun
3. Days Gone
4. Emona
5. Mad Machine
6. Blues from Hell
7. House of Cards
8. Love Is Just a Breath Away
9. My Baby's Ride
10. Give It Away
11. No Easy
12. Miracle
Line Up
Luka Lamut (Voce)
Jure Golobic (Chitarra)
Boban Milunovic (Chitarra)
Niko Jug (Basso)
Viktor Ivanovic (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Sven Figee (Hammond B3 su tracce 6,7,8,9 Wurlitzer e Clavinova su traccia 3)
Vladimir Pavelic (Cori su tracce 3,4,6,8,9,10,11,12)
Tina Kresnik (Cori su tracce 3,4,6,8,9,11,12)
Brian Williams (Cori su tracce 1,2,5,7)
Lenny Jay (Cori su tracce 1,2,5,7)
Wisseloord Crew (Mani su traccia 5)
 
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