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Audn - Farvegir fyrndar
08/12/2017
( 875 letture )
Se dico Islanda, voi mi dite…?
Aurore boreali? Geyser? Vulcani? Cascate? Sole di mezzanotte? Ghiacciai? La nazionale di calcio? Belle donne bionde?
Musicalmente?
Sólstafir? Skálmöld? Björk? Sigur Rós? Of Monsters and Men? Gli spesso anonimi artisti dell’Eurovision con quella bandiera particolare?

Va detto, non fa spesso parte della cultura generale la conoscenza di quella parte di metal scandinavo non figlia delle due grandi, storiche madri Svezia e Norvegia. Se la vicina Danimarca ha saputo tuttavia spiccare con singoli nomi di grande rilievo (King Diamond, Mercyful Fate, Artillery, Hatesphere, Panzerchrist, Saturnus, per citarne alcuni), il meno noto resto della Scandinavia che risponde al nome di isole Faroe e Islanda non si distingue certo per essere comune argomento di conversazione del metallaro comune.
Focalizzandoci in questa sede sulla “Terra di ghiaccio”, dove risiedono poco piů di 330 mila persone, una anche semplice ricerca in rete riporta dati che fanno comprendere anche al piů profano dei lettori come la scena metal islandese sia tutt’altro che limitata o poco prolifica. Circa un ottantina le band attualmente attive con almeno un’uscita alle spalle, fiorente l’underground esteso a quasi tutti i generi, sempre piů popolare, anche internazionalmente, il festival Eistnaflug che, ogni luglio, č punto di ritrovo dei metallari isolani grazie alla sua location unica e il giusto mix tra artisti emergenti, nomi noti della scena nazionale e alcuni ricercati act dall’estero (che nel 2017 sono stati, per mantenere viva la varietŕ, i Neurosis, i Bloodbath, gli Akercocke, i The Dillinger Escape Plan, gli Anaal Nathrakh e Max & Iggor Cavalera). Se dunque l’intraprendenza non manca, nonostante l’isolamento geografico e quelle classiche difficoltŕ nel trovare il giusto spazio e i giusti palchi per generi cosě estremi, che non si affievoliscono del tutto nemmeno a queste latitudini, una delle occasioni che negli ultimi anni ha saputo dare maggiore visibilitŕ ai progetti di recente formazione č la Wacken Metal Battle, che ogni anno vede in gara i migliori talenti ancora privi di contratto discografico e selezione un vincitore che si faccia portatore del tricolore isolano alla finalissima di Wacken.

Proprio da questo evento, nel 2016, č salito alla ribalta il nome degli Auđn (termine islandese per “deserto, terra desolata” e pronunciato all’incirca come öithn), combo formato da artisti d’esperienza e giovani, che č andato a rimpolpare le fila giŕ variegate delle band dedite alla plasmazione della fiamma nera, quali Svartidauđi, Misţyrming, Zhrine, Nađra, Dynfari e Sinmara, tutte realtŕ con comunque non piů di una decina d’anni d’attivitŕ alle spalle. Vincitori dell’edizione nazionale, nonché del terzo posto alla finale internazionale svoltasi all’interno del grande open air tedesco nel 2016, il quintetto di Hveragerđi ha saputo conquistare sempre piů consensi, riuscendo infine a entrare di recente nelle scuderie della Season of Mist, label con cui hanno licenziato questo loro secondo full-length, intitolato Farvegir fyrndar (Gli antichi letti dei fiumi, uno dei suoi significati), grazie al proprio black atmosferico che si distacca dalle due frange (una piů old school, l’altra maggiormente sperimentale ŕ la Deathspell Omega o con ibridazioni post) che avevano sino a quel momento diviso in maniera piuttosto netta la scena isolana legata a questo genere.
Chi giŕ aveva avuto modo di dare un ascolto alla proposta degli Auđn, in Farvegir fyrndar rintraccerŕ molti degli elementi che ne avevano caratterizzato la proposta sinora, quali un gelido black suggestivo e i testi interamente in islandese, che tuttavia in questa sede emergono ulteriormente evoluti, in maniera deliberata e calcolata, tanto che la calibrata dualitŕ fa sfilare lunghe tracce quali Haldreipi hugans senza far affatto pesare a chi ascolta il minutaggio piů elevato. L’atmosfera proposta appare difatti piů stratificata, densa, caleidoscopica nel suo incedere potente e determinato, che ben va a sposare i passaggi piů violenti e gli assalti piů aggressivi e old school, con i quali si intreccia con un controllo impeccabile. Il quintetto nordico sa infatti mantenersi con i piedi ben saldi all’interno del genere che piů evidentemente amano declinare (fin da subito, con gemme quali Lífvana jörđ), con qualche inevitabile eco cascadiana, senza tuttavia rinunciare a calcolati intrecci di Norwegian black novantiano piů tagliente ed incisivo, di ispirazione Gorgoroth o Burzum (come nelle centrali Prísund e Blóđrauđ sól) e qualche inserto inaspettato, come l’intro strumentale a tinte tribali dell’opener Veröld hulin, che nel suo ripetersi cadenzato manda l’ascoltatore in una trance degna dei Primordial, o un fugace occhiolino al blackgaze in Skuggar. La prova vocale di Hjalti Sveinsson appare non disattendere le aspettative, pur rimanendo innegabilmente l’elemento piů ‘semplice’ all’interno del lotto, attestandosi su un range che non abbandona pressoché mai un buon screaming e altrettanto validi interventi in growl e cantilenati, che ben supportano l’onnipresente dinamismo dell’album e la cui potenza, pienamente apprezzabile in brani quali Eilífar nćtur, non va che ad enfatizzare in maniera consistente l’ottimo lavoro dei due chitarristi.
Unico aspetto parzialmente negativo di quest’uscita č invece la produzione, che appiattisce e semplifica a tratti i vari, sfaccettati livelli del full-length, non permettendo all’ascoltatore di apprezzare al meglio l’ottimo e crescente drumming di Sigurđur Kjartan Pálsson, sempre preciso ed efficace, o i tremolo di chitarra, nonché disperdendo le parti di basso, che a tratti fanno quasi dubitare dell’effettiva presenza di Hjálmar Gylfason.

Indubbiamente un album ricco e maturo, specialmente se si considera chi ne sono gli autori, Farvegir fyrndar si configura come una secondo prova forte e convincente, da apprezzare come opera in blocco ancora piů che per i suoi singoli capitoli, in grado di far capire come il quintetto islandese abbia le idee chiare in merito a che forma dare al proprio stile, arricchendolo rispetto al passato di elementi peculiari che lo facciano spiccare all’interno dello sfaccettato mondo del black atmosferico. Indicato per gli amanti del genere, consigliato tuttavia anche a chi adora le suggestioni, le atmosfere notturne e le malinconie del grande nord, quest’ultima fatica degli Auđn non tarderŕ ad ottenere consensi anche tra il pubblico italiano, non da ultimo durante le due date che li vedranno proprio in questi giorni protagonisti, a supporto del piů recente progetto di un pezzo da novanta come Gaahl. Un platter da top 10 dell’anno, per quanto riguarda i nuovi frutti della fiamma nera.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
69.62 su 8 voti [ VOTA]
Steelminded
Lunedě 15 Gennaio 2018, 21.22.52
7
Visti dal vivo: convincenti. Il cantante sembrava si desse delle mazzate sui Maroni quando cantava da quanto sembrava soffrire... aspetto di ascoltarli su disco.
Todbringer83
Lunedě 15 Gennaio 2018, 18.17.36
6
Nella mia personale top 20 del 2017. Sicuramente tra le migliori uscite in ambito Black. E' verissimo che cresce con gli ascolti. Blóđrauđ sól č un capolavoro di atmospheric black metal figlio di tutta una corrente che all'estremo nord dell'Europa ha fatto la storia. Unica pecca se la devo trovare č la voce il piů delle volte prevedibile e monocorde. Nel complesso siamo al cospetto di un lavoro piů che positivo. 77
enry
Martedě 12 Dicembre 2017, 19.09.39
5
Lo avevo segnalato tempo fa sul forum, poi perň me lo sono perso io, a una certa etŕ dovrei iniziare a prendere nota di tutto. Poco male, mi arriverŕ a gennaio.
Le Marquis de Fremont
Lunedě 11 Dicembre 2017, 13.15.53
4
Album bellissimo, per me tra le migliori uscite dell'anno. Sorprendente questa capacitŕ degli Islandesi di tirare fuori band straordinarie che scrivono grande musica. Forse saranno influenzati dalla bellezza clamorosa della loro terra o dal clima che li costringe a stare indoor con piů tempo per comporre. Sottolineo anche l'ottima recensione che coglie, a mio avviso, gli aspetti principali dell'album. Tutti i brani sono notevoli ma metto Ljósaslćđur, Blóđrauđ sól e Skuggar tra i miei preferiti. Au revoir.
ocram
Venerdě 8 Dicembre 2017, 18.57.33
3
molto bello, forse un po' troppo spinto verso la Norvegia, ma di gran classe.
Forbiddenevil
Venerdě 8 Dicembre 2017, 14.31.27
2
Gran disco. Lo adoro.
Doomale
Venerdě 8 Dicembre 2017, 14.11.30
1
Bell'album, ne parlavamo sul forum. Ammetto che ad un primo ascolto mi sembrava abbastanza canonico..invece con gli ascolti successivi si e' rivelato per quello che e', con tante piccole sfumature impercettibili ad ascolti distratti. Alcuni riff davvero ottimi, Bloodraud Sol bellissima. Una gradita sorpresa ( anche se la piccola scena islandese, sorpresa piu non e') e se un etichetta sempre piu potente come la SOM si e' mossa un motivo c'č. 8 pieno
INFORMAZIONI
2017
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Veröld hulin
2. Lífvana jörđ
3. Haldreipi hugans
4. Prísund
5. Ljósaslćđur
6. Blóđrauđ sól
7. Eilífar nćtur
8. Skuggar
9. Í hálmstráiđ held
Line Up
Hjalti Sveinsson (Voce)
Ađalsteinn Magnússon (Chitarra)
Andri Björn Birgisson (Chitarra)
Hjálmar Gylfason (Basso)
Sigurđur Kjartan Pálsson (Batteria)
 
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