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Nocturnal Rites - Phoenix
09/12/2017
( 731 letture )
Dopo aver fatto uscire alcuni album che avevano consentito loro di ritagliarsi uno spazio di un certo rilievo sulla scena melodic power, dei Nocturnal Rites si erano perse le tracce. The 8th Sin del 2007 sembrava infatti rappresentare l’ultimo capitolo di una storia partita ufficialmente a metà anni 90 con In a Time of Blood and Fire e sviluppatasi attraverso otto album, fino a far cadere il gruppo in una specie di lungo sonno che sembrava non dover avere mai fine. Invece, dieci anni dopo lo stop, i Nocturnal Rites risorgono come la fenice. Nonostante dieci anni non siano certo pochi, a quanto pare la band ha sempre continuato a scrivere canzoni ed anche se il chitarrista Christoffer Rörland ha lasciato i compagni nel 2012 per raggiungere i Sabaton, la sua sostituzione con Per Nilsson sembra aver funzionato da propellente per arrivare a rimettere la macchina dei nordeuropei in pista. Presentato come un mix tra l’aggressività di Afterlife e la maggior ricerca della melodia di The 8th Sin, Phoenix si presenta come un lavoro decisamente made in Nocturnal Rites, conservandone intatti i tratti distintivi. Magari integrati da accenni epici e sinfonici.

L’album si presenta certamente molto curato in ogni sua parte ed il lungo tempo che la band si è presa per mettere a punto ogni aspetto della sua costruzione non è stato certo sprecato. Tutto, infatti, dalla copertina alla produzione, dagli arrangiamenti agli assoli, mostra chiaramente il lavoro che c’è dietro, proponendo canzoni molto lavorate ed incartate in una pregevole e riconoscibile confezione. Ogni pezzo mostra infatti con fierezza il proprio marchio di fabbrica e tutti i musicisti coinvolti forniscono una prova all’altezza delle aspettative. In particolare il cantante Jonny Lindqvist -il quale non sembra aver risentito molto dello scorrere di una coppia di lustri- ed il nuovo arrivato Per Nillson, autore di vari assoli che probabilmente non gli varranno il premio Hendrix, ma sono assolutamente adeguati alle canzoni che compongono la scaletta del CD e si fanno ascoltare con grande piacere. Ed allora sarà sicuramente rassicurante per i vecchi fan e discretamente appagante per i nuovi ascoltare l’opener A Heart as Black as Coal, bene equilibrata tra potenza e melodia, le stesse qualità riprese in maniera un po’ più sfumata in Before We Waste Away e la maggiore presenza di The Poisonous Seed, poi stemperata dalla classe di Repent My Sins e ribadita ancora da What’s Killing Me, questa impreziosita da un tocco di oscurità. A Song for You si basa su uno di quei ritornelli più che ariosi che sono disseminati per tutto l’album e sono marchio di fabbrica della band, ma poi The Ghost Inside Me chiarisce quanto i Nocturnal Rites non temano di spingere sul pedale dell’acceleratore e, contemporaneamente, di usare un’attitudine orchestrale ed epicheggiante, confezionando il pezzo migliore dell’album. Si prosegue su toni “fortemente melodici” con Nothing Can Break Me e poi con i godibili accenti AOR di Flames. Si ritorna subito su territori più marcatamente heavy con l’efficace Used to Be God e si chiude con la malvagia Welcome to the End.

Quello che viene maggiormente fuori con l’accumularsi degli ascolti è la già citata cura estrema del prodotto. Le tante sottigliezze produttive si apprezzano proprio quando il disco è stato assimilato completamente e restituiscono l’immagine di una band matura -e ci mancherebbe, in questo caso- che non ha tirato su ruggine durante la pausa decennale. Phoenix è dunque esattamente quel che il titolo promette: un uccello che risorge dalle proprie ceneri e riprende il suo volo. Magari scostandosi appena un pochino dalla rotta consueta, senza stupire nessuno per il suo comportamento in aria, ma volando con grandissima sicurezza fin da subito. Esattamente ciò che ci si aspettava dai Nocturnal Rites.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
65.5 su 4 voti [ VOTA]
Maurizio
Mercoledì 13 Dicembre 2017, 18.04.39
7
gran bel ritorno, li ho sempre amati e non hanno sbagliato mai un colpo. Voto 80
Ale
Martedì 12 Dicembre 2017, 19.21.18
6
Reputo The Sacred Talisman il loro album piu' bello insieme a Shadowland, comunque ho sempre preferito l'era Lindqvist, un vocalist eccezionale. peccato però che dopo 10 anni di silenzio mi sarei aspettato, non dico un capolavoro, ma almeno un discone degno del loro nome e invece l'ho trovato moscio e privo di ispirazione, peccato davvero perchè ho atteso il loro ritorno per tanto tempo.
Tarzan
Martedì 12 Dicembre 2017, 14.51.25
5
Questo cantante farebbe un figurone con i MASTERPLAN!!
Mauro
Martedì 12 Dicembre 2017, 8.13.45
4
Grandissima band che ha pubblicato perle come Afterlife e New World Messiah, e tutta la loro discografia è buona... ma questo disco è un flop clamoroso. Lindqvist ha una voce bellissima, la produzione ed i suoni sono al top... ma dove sono i pezzi??? Non c'è un solo brano degno di nota o che rimanga in testa. Comprato a scatola chiusa con le massime aspettative ed è stata una grandissima delusione
Giovanni
Martedì 12 Dicembre 2017, 7.54.27
3
Afterlife ottimo disco questo invece fa pena.. aspetto la rece degli elvenking.
Daniele
Domenica 10 Dicembre 2017, 9.49.27
2
Afterlife praticamente consumato.
JC
Domenica 10 Dicembre 2017, 8.30.03
1
Un buon disco, che ho ascoltato su Spotify per nostalgia per gli anni del Liceo, passati ad ascoltare i primi dischi, con tematiche fantasy e ritornelli pazzeschi. The Secret Talisman per me resta il loro apice e anche uno dei migliori dischi del genere.
INFORMAZIONI
2017
AFM Records
Power
Tracklist
1. A Heart as Black as Coal
2. Before We Waste Away
3. The Poisonous Seed
4. Repent My Sins
5. What’s Killing Me
6. A Song for You
7. The Ghost Inside Me
8. Nothing Can Break Me
9. Flames
10. Used to Be God (Bonus Track)
11. Welcome to the End
Line Up
Jonny Lindqvist (Voce)
Per Nilsson (Chitarra solista)
Fredrik Mannberg (Chitarra)
Nils Eriksson (Basso)
Owe Lingvall (Batteria)
 
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