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Discharge - Hear Nothing See Nothing Say Nothing
16/12/2017
( 940 letture )
Quando si utilizza l’aggettivo "seminale" per qualificare un’opera fondamentale per lo sviluppo di un genere o di una corrente artistica, non si pensa spesso alla sua connotazione spermatica. Sottintendendo la filiazione di tale opera, questo termine non fa che richiamare, in maniera abbastanza triviale, il "seme" che dona la vita. Discorso che si può ben applicare a Hear Nothing See Nothing Say Nothing, vero getto di sperma nero e corrosivo, prematuro quanto isolato, che ha dato vita ad un’infinità di figli bastardi.
L’avrete capito dunque, il primo full lenght dei Discharge è un album fondamentale. La sua eredità è enorme. Il thrash metal, lo speed, il black, il grindcore, il crust punk, lo stesso hardcore sono debitori di questa scheggia impazzita ed in avanti sui tempi. La "D" che designa il D-beat altro non è che la prima lettera del loro nome. Insomma, tutto il ramo più estremo e viscerale della nostra musica preferita trova qui una parte importante delle proprie radici.

Nati nel 1977 a Stroke-on-Trent, i Discharge si collocano inizialmente nel solco del punk a loro contemporaneo. I primi EP pubblicati all’inizio degli anni Ottanta sono caratterizzati da un suono semplice e grezzo, violento seppur ancora primordiale. Il quarto EP, Why?, precede la pubblicazione del debutto e ne lascia presagire la forza distruttiva. Il vero manifesto della band è però il qui presente Hear Nothing See Nothing Say Nothing, rilasciato nell’82 e unanimemente considerato come il loro picco compositivo.
La formula utilizzata è presto detta. Una manciata di brani che oscillano fra il minuto e trenta e i tre minuti scarsi, lanciati a velocità folle e costruiti attorno ad uno, due riff scarni e diretti, che si alternano ad inserti solistici caotici e veementi. L’ossatura è costituita da un drumming potente e regolare, mentre Kevin “Cal” Morris vomita sulla suddetta base testi semplici, spesso costituiti da poche frasi declamate. Il tutto è ripetuto sistematicamente per tutte le quattordici canzoni che compongono l’album, all’insegna del minimalismo più nichilista. Non un momento di pausa, né di respiro: spogliati di ogni minima infiorettatura o sofisticheria, i brani si susseguono uno dopo l’altro come i proiettili di una mitragliatrice. È quindi inutile citare degli episodi rappresentativi. Si tratta di un lavoro da assimilare per intero, un fiume in piena nel quale le canzoni si fondono in un unico, violentissimo insieme. Un riff indovinato e due frasi urlate bastano ai Discharge per scatenare l’inferno in terra e creare qualcosa di mai visto prima, di una violenza all’epoca senza eguali. Rispetto ai primi EP, la produzione migliora, pur rimanendo grezza ed essenziale. Il suono non perde il carattere ovattato di fondo, ma rende giustizia al contenuto. La chitarra zanzarosa enfatizza la violenza dei riff, mentre la batteria tende a perdersi nel caos sonoro, rimanendo un poco in secondo piano. All’inverso, la voce sgraziata di Morris sovrasta il muro sonoro creato dai musicisti.
I testi sono forti e comunicativi. Portatori di un messaggio di denuncia sociale pacifista ed anarchico, i Discharge se la prendono con il sistema, ingiusto, ineguale e votato all’autodistruzione. Lo stesso nome dell’album riprende l’antico motto giapponese delle tre scimmie sagge. “Non vedo, non sento, non parlo”: di fronte ad un problema, meglio fare finta di nulla, restare indifferenti e non reagire. Una denuncia attuale tanto oggi che all’epoca della pubblicazione di Hear Nothing See Nothing Say Nothing. In quei tempi, Margaret Thatcher è al potere, la guerra delle Falkland alle porte e manca ancora un buon decennio alla fine delle Guerra Fredda. Seppur non prive di una certa ingenuità, le liriche rispecchiano un malessere all’epoca ben presente.

Che dire quindi? Hear Nothing See Nothing Say Nothing è un passaggio obbligato per comprendere la storia di un intero genere musicale, una pietra miliare che ha aggiunto un altro, importante tassello di violenza in una musica dove la violenza è ingrediente fondamentale ed elemento di evoluzione. Posto all’incrocio fra hardcore e metal, e alla base di un bel pezzo di storia di entrambi, il debutto dei Discharge è da annoverare fra i classici.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
99 su 7 voti [ VOTA]
RedRoger
Giovedì 21 Dicembre 2017, 22.46.52
11
Disco seminale e influenza fondametale per tutta la musica estrema degli anni a venire
Galilee
Lunedì 18 Dicembre 2017, 22.24.13
10
Gran disco. Marcio, potente, diretto e minimale. Il ponte di congiunzione tra l'HC e il grind. Nota curiosa , il riff portante di una delle song è identico a quello di Live wire dei Motley. Sono spesso così labili le barriere musicali...
Giaxomo
Domenica 17 Dicembre 2017, 14.51.56
9
@Lambru: chi ascolta "musica estrema" e non conosce questo album dovrebbe recuperare entro stasera!
LAMBRUSCORE
Domenica 17 Dicembre 2017, 10.59.47
8
Non conosco altre band che abbiano così tanti cloni come i Discharge. Ovviamente questo qua è il loro disco più importante e rappresentativo. 90 anche per me.
gianmarco
Domenica 17 Dicembre 2017, 2.10.57
7
disco importante
Giaxomo
Domenica 17 Dicembre 2017, 0.26.17
6
@gianmarco: Reign in Blood? Vado a sentimento 😂
gianmarco
Domenica 17 Dicembre 2017, 0.24.42
5
scusa jaw r.i.b. di chi è ?
jaw
Sabato 16 Dicembre 2017, 23.14.34
4
Seminale per il grind, infatti scum ed altri neanche ci arrivano a questi livelli, in questo settore per me e' come r.i.b. Ovviamente per originalita' spazzano via molta roba estrema. Anche i neurosis sono debitori
Giaxomo
Sabato 16 Dicembre 2017, 23.03.48
3
@Duke: nulla togliere a gruppi heavy/NWOBHM/proto-black (mi riferisco ai Venom)/ hard 'n heavy (Motorhead / Saxon), ma secondo me Slayer, Metallica, Exodus e altre band thrash di culto nate in quel biennio, senza contare i Napalm poi, questo album se lo sparavano giorno e notte. Sono supposizioni mie, però questo è il classico album che segna quella linea immaginaria tra un "prima" e un "dopo". Ripeto, opinione mia opinabilissima.
duke
Sabato 16 Dicembre 2017, 22.31.49
2
giaxomo hai pienamente ragione....disco fondamentale...
Giaxomo
Sabato 16 Dicembre 2017, 12.25.10
1
Disco di importanza capitale non solo per l'Hardcore tout-court, ma anche per il thrash nato di lì a poco...credo che molte band thrash abbiano un debito immenso nei confronti di questo album, insieme ai soliti Venom e Motorhead. 90 alll'album, 100 per l'importanza / valore storico intrinseco.
INFORMAZIONI
1982
Clay Records
Hardcore
Tracklist
1. Hear Nothing See Nothing Say Nothing
2. The Nightmare Continues
3. The Final Blood Bath
4. Protest and Survive
5. I Won’t Subscribe
6. Drunk with Power
7. Meanwhile
8. Cries of Help
9. A Hell on Earth
10. The Possibility of Life’s Destruction
11. Q: and Children? A: and Children
12. The Blood Runs Red
13. Free Speech for the Dumb
14. The End
Line Up
Kevin "Cal" Morris (Voce)
Tony "Bones" Roberts (Chitarra)
Roy "Rainy" Wainwright (Basso)
Garry Moloney (Batteria)
 
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