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Blackfield - Blackfield
16/12/2017
( 543 letture )
Blackfield è il primo album della band omonima fondata dal combo Steven Wilson - Aviv Geffen nei primissimi anni del nuovo millennio.

Per via del suo passato come leader nei Porcupine Tree, una delle prog-rock band più conosciute ed apprezzate/disprezzate del pianeta, Wilson non necessita di presentazioni. C'è chi lo considera genio indiscusso e chi una specie di Lupin della musica, molto abile nel non farsi beccare tra un furtarello ed un altro dai grandissimi del passato. Geffen, invece, prima del sodalizio con il polistrumentista britannico, seppur stimato da David Bowie come compositore di talento puro e raro, non godeva di particolare fama internazionale, ma si accontentava di esser venerato in patria come una divinità, un po' come accade per Vasco Rossi o Ligabue in Italia. Il paragone riguarda solo la popolarità poiché diverso è il modo di concepire la professione svolta.

La storia dei Blackfield nasce proprio da Geffen e dal suo sincero sentimento per la musica dei Porcupine Tree. Così, tra una chiacchiera e l'altra, un inglese ed un israeliano, un po' come nelle migliori barzellette, decidono di realizzare un disco di una bellezza difficile da credere fino a quando non lo si ascolta. E pensare che sarebbe dovuto essere un semplice EP, poi trasformato in LP dalla consapevolezza dei due di viaggiare verso un risultato artistico di qualità inaspettata. Il pop-rock con sfumature progressive e classiche targato Blackfield è sorprendente, un'onda che cavalca su di un mare piatto.

Registrato in circa due anni tra gli ZaZa e Hamon Studios di Tel Aviv ed i No Man's Land e New Rising Studios in UK, Blackfield contiene dieci brani (nella versione standard) che in media sfiorano i quattro minuti a testa per una durata complessiva da molti definita giusta per l'accoglienza di un disco. Dieci singoli, insomma, tutti molto accattivanti ed orecchiabili nonostante le strutture degli stessi non siano così semplici ma impreziosite dal perfezionismo maniacale tipico di Wilson.
I brani sono scritti, prodotti ed eseguiti dal duo portante, ma compaiono anche delle preziose collaborazioni. In Open Mind, Lullaby, Summer ed Hello le parti di chitarra e basso sono eseguite dall'Illusion Quartet diretto dal maestro Daniel Salomon (bassista in sede live), mentre nel ruolo di batterista, oltre a Jeremy Kaplan, si sono avvicendate due conoscenze dei Porcupine Tree: Gavin Harrison e Chris Maitland. Ferme restando le invidiabili abilità tecniche, la differenza di gusto tra i due è evidente come tra un robot ed un umano. Maitland, spesso poco valutato o ricordato, rappresenta la bibbia dello strumento.

Una spettrale bottiglietta di codeina etichettata col nome della band su sfondo cupo in copertina presenta l'opera. Un artwork che funziona, diretto e facilmente riconoscibile da chi lo cerca. Carl Glover, molto richiesto da Wilson e Marillion per i propri lavori, ha colpito ancora.
La malinconia è ovunque, nel sound, nei testi, nelle pagine del booklet, la si può quasi toccare e la musica è un abbraccio consolatore che avvolge un'anima in pena che attraversa a capo chino una metropoli moderna, grigia ed indifferente tra grattacieli di ricordi.
Blackfield, a differenza di quanto si possa pensare, non è un disco depresso ma dinamico e vario, drammatico e a tratti nervoso, da ascoltare tutto d'un fiato e che ha nella nostalgica e wilsoniana titletrack il suo picco. Ma ridursi ad un solo episodio è un errore imperdonabile. Si possono citare anche Glow, l'elettronica Scars (eseguita dai The Mistakes) che battaglia con Hello per il miglior ritornello e Pain. Scegliere un brano al di sopra degli altri è un compito assai arduo poiché ciascuno di essi ha un passaggio o una peculiarità che si lega ad un determinato stato emotivo di chi ascolta. Eleganti e delicate le introduzioni, raffinati gli arrangiamenti, reali ed affascinanti le ambientazioni. La sensazione che nasce nell'ascoltare Blackfield è la stessa che regala la lettura di un bel libro prima di prender sonno o durante un trasferimento in treno dopo una sfiancante giornata lavorativa. La musica di questo primo capitolo profuma dei paesaggi che visitiamo o visiteremo, anche se soltanto mentalmente.
Evidente, inoltre, l'influenza che dischi meno psichedelici e più acustici come Stupid Dream o Lighbulb Sun dei Porcupine Tree hanno avuto nelle composizioni di Blackfield. La verità è questa: se vi piace la discografia dei porcospini tra Signify e Deadwing, allora non potrete snobbare questo album solo perché figlio di un progetto parallelo di Steven Wilson. Dovrà essere nella vostra collezione in uno spazio dedicato e sempre raggiungibile nel momento del bisogno, perché lo ascolterete spesso.

Blackfield è stato da poco ristampato sotto la Kscope dopo un lungo periodo di irreperibilità. Con un maggiore sforzo nella ricerca è anche possibile acquistare la versione con le bonus track Perfect World e le performance dal vivo di Cloudy Now e Where Is My Love? (presente nel secondo disco del gruppo) che sono un po' la ciliegina sulla torta.
Un album imperdibile per gli amanti di Steven Wilson, ma anche per coloro che solitamente preferiscono stargli alla larga pur apprezzando la musica di qualità.
Non solo Wilson, comunque. Strepitoso e necessario anche l'apporto di Aviv Geffen e del suo senso melodico visto che alcuni dei pezzi migliori portano la sua firma, Pain su tutte. Le canzoni, quelle che si inchiodano nella testa, le dobbiamo a lui. Se poi si considera che sarà l'israeliano a trainare il progetto negli anni successivi al posto di un Wilson sempre più affogato nei molteplici impegni, allora sarà impossibile non pensare di distribuire equamente i meriti per la riuscita di Blackfield.
Buon ascolto, vi servirà.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90 su 2 voti [ VOTA]
BlackSoul
Venerdì 22 Dicembre 2017, 21.00.48
9
Ecco, diciamo che su pezzi così "dritti", cioè da suonare semplici (non sono batterista, non so la terminologia), Harrison ha un po' un effetto metronomo, però non sempre, mi vien da pensare a una My Ashes, o all'intero album dei Pineapple Thief dove da solo fa praticamente il 60% della riuscita del disco
GT_Oro
Venerdì 22 Dicembre 2017, 15.21.18
8
Indubbiamente, certe canzoni sono imprescindibili dal drummer che ne ha pensato il ritmo, mi viene in mente Drown With Me perché la sto studiando adesso da coverizzare, suonata da Harrison non è a stessa cosa, nonostante sia un gran manico
BlackSoul
Venerdì 22 Dicembre 2017, 12.49.01
7
Anche a me piacciono entrambi, anzi secondo me ognuno dei due è adatto per la fase in cui si sono ritrovati a suonare nei pt
GT_Oro
Giovedì 21 Dicembre 2017, 8.16.27
6
Vabbeh è come dire è più bella la Ferrari o la Rolls Royce, sono cose diverse non paragonabili. Harrison è un mostro di tecnica ma soprattutto di inventiva, con il suo modo di suonare è diventato imitatissimo e un punto di riferimento per lo strumento, ma il "tocco" di Maitland, la sua sensibilità specialmente coi piatti, pur essendo molto meno dotato a livello di tecnica, è da brividi. Ad esempio Don't Hate Me, Stop Swimming, Stars Die... cavolo suonate da lui sono da pelle di cappone.
BlackSoul
Martedì 19 Dicembre 2017, 21.20.27
5
Maitland sarà pure la bibbia, ma Harrison è la divina commedia
alifac
Martedì 19 Dicembre 2017, 9.51.53
4
Questo magnifico esordio e Blackfield II da avere assolutamente!!! Recensione perfetta.
GT_Oro
Lunedì 18 Dicembre 2017, 9.50.37
3
Bella recensione per un grande esordio. Finalmente qualcuno che assegna un po' di meriti a Chris Maitland!!!
Lizard
Sabato 16 Dicembre 2017, 10.45.22
2
Colpa mia... scusate e grazie della segnalazione avantasia!
avantasia
Sabato 16 Dicembre 2017, 10.19.21
1
Occhio che la copertina è diversa! Avete messo quella di blackfield V
INFORMAZIONI
2004
Kscope/Snapper/Koch Records
Prog Rock
Tracklist
1. Open Mind
2. Blackfield
3. Glow
4. Scars
5. Lullaby
6. Pain
7. Summer
8. Cloudy Now
9. The Hole In Me
10. Hello

Bonus tracks nella versione estesa
11. Perfect World
12. Where Is My Love? (Live)
13. Cloudy Now (Live)
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarra, Tastiera)
Aviv Geffen (Voce, Chitarra, Tastiera)

Musicisti Ospiti:
Illusion Quartet (Chitarre nelle tracce 1,5,7,10)
Gavin Harrison (Batteria nelle tracce 1,6 e 11)
Chris Maitland (Batteria nelle tracce 2,9,10)
Jeremy Kaplan (Batteria nelle tracce 3,7)
 
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