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Pentagram - Be Forewarned
16/12/2017
( 721 letture )
Sean “Pellet” Pelletier: Have you ever done anything else besides rock & roll?
Bobby Liebling: Nothin'... Yeah, this (indica lo spinello NdR)... Drugs... Sex, drugs, rock & roll.
Dialogo tratto dal film documentario Last Days Here

Scegliere di abbracciare i dettami della sacra triade dell'edonismo per cercare di accarezzare il sogno dell'immortalità equivale spesso ad imboccare un tunnel senza ritorno, pagando dazi pesantissimi che portano ad annientare qualsiasi altro contorno della propria esistenza ed adornarla inevitabilmente di un'aura tanto incantatrice quanto contorta, enigmatica e maledetta; la storia di Bobby Liebling delinea ineluttabilmente questo destino e ad esso si affiancano conseguentemente tutte le vicissitudini che hanno marchiato la storia dei suoi Pentagram. Della carriera travagliata ma soprattutto della fondamentale influenza che questa band ha esercitato prima negli anni '70 nel rappresentare uno dei punti di giunzione tra rock e metal (ciò è stato ampiamente documentato nelle due splendide release della Relapse, First Daze Here e First Daze Here Too), poi nel decennio successivo nel definire i cardini del doom, si è già ampiamente discusso, mettendo in evidenza che in questo intervallo temporale i Pentagram bruciarono in differenti occasioni l'opportunità di tramutare quel miraggio di cui si parlava in sede introduttiva in effettività. Iatture a parte, le cause erano principalmente attribuibili ai continui dissidi interni ed ai conseguenti, altrettanto continui cambi di line-up, ma soprattutto all'indole del singer Bobby Liebling ormai contorta, scavata e snaturata dalle conseguenze innescate dalla sua profonda osservanza del secondo comandamento della triade (ed a tal proposito sussiste il mistero insondabile su come quest'uomo sia ancora in vita dopo oltre 45 anni di droghe all'interno del quale si evidenziano una quarantina di dipendenza dall'eroina, più una ventina dal crack).

Be Forewarned, terzo album ufficiale pubblicato nel 1994, sbuca fuori dopo una delle lunghe parentesi temporali in cui i Pentagram si erano nuovamente dissipati nel nulla proprio quando ci si aspettava la loro consacrazione definitiva dopo una doppietta micidiale costituita dall'ineguagliabile omonimo e dal bellissimo Day of Reckoning. Dopo un ennesimo pugno di cenere dunque, grazie al totale appoggio della Peaceville Records (che ristamperà tra l'altro l'ormai introvabile omonimo re-intitolandolo Relentless e Day of Reckoning), i Nostri si ricongiungono ancora una volta nella cosiddetta formazione “classica” (Liebling, Griffin, Swaney, Hasselvander) ritrovandosi in un ennesimo battito temporale in cui l'ispirazione può ricominciare a fluire; gli anni '80 sono ormai alle spalle ed il quartetto si ritrova improvvisamente catapultato in una scena completamente mutata nonché popolata di nuove band formidabili che hanno ri-elaborato brillantemente il linguaggio dei “padri”. Una simile circostanza, però, non sembra interessare granché, visto che Bobby & co. assecondano di fatto la propria indole compositiva piazzando un ulteriore centro degno della loro ormai leggendaria maestria nel plasmare la materia doom. Be Forewarned si riconferma come album al 100% Pentagram, tuttavia quelle sfumature marce, sporche e crepuscolari caratteristiche dei due lavori antecedenti qui si ritrovano affievolite, complice una produzione inedita in cui il suono emerge più nitido e potente, in grado di donare d'altra parte maggior risalto alla performance strumentale di musicisti che hanno chiaramente raffinato le proprie competenze tecniche; su tutti è assolutamente necessario menzionare l'incredibile lavoro alle pelli di Hasselvander (e ciò non è un caso visto che il signore in questione possiede un background di tutto rispetto) e soprattutto quello di Griffin, che nel suo imponente e funereo riffing incorpora qualche piccola venatura thrash (Live Free and Burn, The World Will Love Again, Nightmare Gown). Come era del resto più che lecito attendersi, l'opera di Bobby al microfono avvolge ancora una volta le canzoni di un'aura assolutamente singolare grazie a quel timbro capace di scavarti nelle viscere e che il solo vocabolo “unico” è in grado di descrivere, ergendosi come nefasto messaggero dall'edificio strumentale, a tratti ghignante, perverso, folle, gelido, a tratti mutando in lamenti schizoidi e inumani quasi a rispecchiare i suoi continui stati di alterazione; da questi “moniti” non può che materializzarsi nel nostro immaginario quella figura caratteristica adornata di un viso arcigno, occhi sporgenti, pupille dilatate e naso adunco, che si contorce caricata a molla dalle vibrazioni del rock e da quel sistema limbico sbrodolante di dopamina.

In linea con quanto accennato antecedentemente, l'attacco di Live Free and Burn si rivela dunque inaspettato, considerando il suo riffage piuttosto aggressivo ed il supporto della sezione ritmica che innerveranno l'intero episodio; il cantato di Bobby si manifesta puntualmente ad elargire la giusta dose di morbosità, raggiungendo il suo climax in un refrain tentatore che recita:

Live free and burn
Now you're gonna burn
Live free and burn
Your ashes in the urn
Live free and burn
Now its your turn


Anche Nightmare Gown disposta nella parte finale della tracklist solca un tracciato simile in termini di impeto, nonostante con maestria i Nostri evitino di inciampare in ripetizioni inutili soprattutto grazie ad una linea vocale inconsuetamente tirata e ben allineata al contesto sonoro. La quasi totalità delle tracce restanti stemperano invece l'effetto fuorviante che questi due episodi potrebbero indurre; il quartetto infatti modifica il registro a partire da Too Late, brano che, produzione a parte, sembra ri-tuffarsi nelle pieghe del rock settantiano mentre Vampyre Love a dispetto della poetica macabra contenuta nel testo si districa con un appeal orecchiabile ed accattivante. Wolf's Blood e Bride of Evil sfoderano d'altra parte un feeling più ottantiano diversificandosi rispettivamente con vibranti frasi in cui è riscontrabile quella matrice heavy tipica dei Sabbath della seconda era da una parte e gli ascendenti doom che infettano la mente di sentori horror dall'altra. Tralasciando l'acustica strumentale A Timeless Heart che, nonostante la gradevole eufonia, nulla toglie e nulla aggiunge al destino del platter, arriviamo finalmente alla “metà” saliente della tracklist; stiamo parlando di Ask No More (traccia nella quale la chitarra di Griffin trasuda purissimo doom da ogni poro e in cui il nostro Bobby abbandona la sua ugola in una danza ebbra accostandosi inconsciamente alle caratteristiche linee scalfite da Ozzy), The World Will Love Again, il cui main riff tanto anomalo quanto brillante sembra accostarsi ai Megadeth dell'era Youthanasia (circostanza comprensibilmente stranissima non solo per l'osservazione in sé ma anche perché la data di pubblicazione del sesto full length di casa Mustaine risulta, sia pur solo di qualche mese, successiva all’uscita di Be Forewarned), Life Blood, che dal suo principiare solenne si traspone celermente in una pulsante sezione principale dove le note inferme scandite dalla voce di Liebling si imbattono nelle repliche dettate dall'ugola profonda di Griffin. Portano al totale trabocco del platter le bellissime antitesi di Frustation, che rivelano il vertice emozionale nei frangenti acustici a cui si intercalano cori da brividi, la mastodontica Petrified (che, guarda caso, ci paralizza con un riffone cromatico maledettamente geniale ed ipnotico raggiungendo la sinergia perfetta con quelle fluttuazioni vocali folli, maligne e moleste), ed infine la straziante titletrack, che in questo lavoro ritrova una luce completamente inedita rispetto alla sua versione del 1972 targata Macabre e in cui emerge le prova magistrale di Mr. Liebling al microfono, la cui voce, inaspettatamente, qui ritrova tutti i colori e le sfumature del blues elargendo un'interpretazione da fuoriclasse assoluto.

Con Be Forewarned si completa la triade della cosiddetta “era doom” dei Pentagram; la band si scioglierà ancora una volta a fronte dei problemi di droga di Bobby Liebling ritrovando un nuovo corso nel 1996. Rispetto ai primi due album non ci sono dubbi che la caratura del materiale continui a viaggiare su livelli eccellenti, sebbene la produzione più alcune parentesi compositive abbiano decrementato quel marciume e quell'aura malsana che regnavano incontrastate e che agli occhi dei posteri hanno contribuito in maniera più marcata ad accrescere la riscoperta di questa band. Considerando sia la discontinuità che l'operato in epoche così differenti, ovviamente tale terna raffigura comunque ed ineluttabilmente una band dal talento immenso che, nonostante il suo infausto percorso, è destinata infine all'immortalità ascendendo quale una delle massime espressioni del doom. Con tutte le sue contraddizioni, ambiguità, eccessi ed afflizioni, nel suo essere perennemente in ostaggio dei propri demoni ma anche nel suo essere senza dubbio autentico interprete purosangue nonché messaggero dell'essenza del rock, non resta in conclusione che rendere onore alla volontà di un uomo che nei suoi oltre cinquant'anni di maledizione ha continuato testardamente ad inseguire il suo sogno ghermendo solo in questi ultimi due decenni il proprio seminato e divenendo oltretutto una delle icone di culto delle sonorità più lente e mortifere del metal. L'edonistica sacra triade secondo Bobby alla fine è riuscita a sortire il suo effetto.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Lunedì 18 Dicembre 2017, 3.29.47
5
produzione più curata e potente, riffoni quasi di matrice groovy, sempre restando su sonorità genuine. Tumultuosa Petrified. Egregia prova del dinamitardo Hasselvander. Disco tra i più belli dei maestri Pentagram
Maserburner
Domenica 17 Dicembre 2017, 23.44.48
4
Grazie per aver indicato anche il documentario, me lo sono visto e devo dire che è veramente commovente vedere la rinascita di una persona ridotta ad uno stadio terminale attraverso l'amicizia, l'amore e la musica
InvictuSteele
Sabato 16 Dicembre 2017, 13.38.08
3
Band superba e grande album
Rob Fleming
Sabato 16 Dicembre 2017, 11.56.29
2
Validissimo ritorno con una Be forewarned degna di giocarsela con i classici del passato
Lizard
Sabato 16 Dicembre 2017, 11.37.50
1
Un monumento doom. Ha un suono e una produzione diversa da qualunque altro disco dei Pentagram e anche un'atmosfera solenne e tombale molto peculiare. Sempre piaciuti in modo particolare loro, sono davvero un gruppo enorme.
INFORMAZIONI
1994
Peaceville Records
Doom
Tracklist
1. Live Free and Burn
2. Too Late
3. Ask No More
4. The World Will Love Again
5. Vampyre Love
6. Life Blood
7. Wolf's Blood
8. Frustration
9. Bride of Evil
10. Nightmare Gown
11. Petrified
12. A Timeless Heart
13. Be Forewarned
Line Up
Bobby Liebling (Voce)
Victor Griffin (Chitarra, Piano, Cori)
Marty Swaney (Basso)
Joe Hasselvander (Batteria)
 
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