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Thunder Lord - Prophecies of Doom
17/12/2017
( 149 letture )
L’America Latina nel corso degli ultimi trent’anni è sempre stata un fucina di band underground con una produzione a ciclo continuo e al suo interno il Cile è una nazione che si è ritagliata una posizione di primo piano in tutto ciò. Proprio da Santiago arrivano gli heavy metallers Thunder Lord, band a me totalmente sconosciuta ma esistente già da più di tre lustri che, dopo attenta ricerca, scopro essersi appena sciolta. Questo Prophecies Of Doom rappresenta quindi l’epitaffio dei ragazzi cileni pubblicato da Iron Shield Records ed è un tuffo nostalgico nel passato heavy power mondiale che strappa un sorriso amaro e nonostante l’anacronismo della musica e dei temi trattati si lascia ascoltare piacevolmente.

L’attacco diretto di End Of Time, così come la successiva Leave Their Corpses To The Wolves, sarebbero già due esempi esaustivi di ciò che i Thunder Lord masticano quotidianamente e venerano senza indugi o dubbi: un heavy metal ottantiano all’ennesima potenza farcito di ogni cliché del genere, dalla cavalcata up tempo all’armonizzazione power, senza dimenticare gli spadoni di rito o l’immancabile “fight ‘till the end”. Tutto ciò nell’ottica della distruzione globale da parte di un’entità mistico/fantasy (forse il drago in copertina) che non lascia scampo all’umanità già nella titletrack, dal ritmo sempre standardizzato ma comunque coinvolgente, non solo per la voce abbastanza rauca e perfettamente in linea con la proposta musicale ma anche per l’uso semplice delle armonizzazioni di chitarra, basilari e senza fronzoli, dritte al sodo, anche se troppo lineari, scontate e prevedibili. Se Pillan è un mid tempo decisamente rockeggiante ma decisamente piatto e noioso nonostante i rallentamenti atti a valorizzare al meglio la parte solista (che rimane in ogni caso scolastica e al pelo sufficiente), con The Darkness’s Breath si torna a martellare senza tregua grazie alla batteria super power di Eduardo Nuñez, davvero preciso e convinto in ogni passaggio, così come l’interazione tra le chitarre di Muñoz e Peñaillilo, anche se la voce di quest’ultimo risulta sempre più grezza e fuori luogo, andando quasi a rovinare il discreto lavoro fatto in sede chitarristica. La seconda parte dell’album (che nel suo complesso risulta comunque decisamente lento e logorroico, oltre che pedantemente ripetitivo nelle suo formule) si apre con lo slow tempo hard rock cadenzato e un po’ palloso di Condemned To Death, dove nemmeno il ritornello cantato in coro o gli assoli lenti e intrecciati dei due axemen riescono a creare un interesse degno di nota che porti l’ascoltatore a riascoltare il brano, e questa è forse la pecca più grave dell’intero album, che aleggia alla fine inesorabile su ogni brano. The Blood Red-Moon ne è un ottimo esempio: sembra un brano scritto da ragazzini alle prime armi con il mondo metal che si ritrovano nel garage di uno di loro il sabato pomeriggio per buttar giù qualche riff e vedere cosa ne esce; un tentativo che fa tenerezza per quanto genuino e vero ma che denota senza pietà i limiti strutturali e compositivi dei ragazzi cileni. L’incalzante e ritmato basso di Francisco Menares introduce Useless Violence, un brano in puro stile Kill ‘Em All che porta una leggera scossa tellurica al tenore fin’ora mantenuto lungo il corso dell’album e che tenta di risollevare le sorti di un platter un po’ troppo banale, grazie ad assoli più articolati e dalle velocità più sostenute e serrate. L’operazione sembra quasi riuscita in questa parte finale, grazie anche all’apporto della mitragliante Winds Of War, la cui parte centrale rallentata e riflessiva fa da apripista per la sfuriata finale, ma purtroppo ci pensa la conclusiva Metal Thunder a riportarci con i piedi per terra e a ricordarci che questo Prophecies Of Doom è proprio l’atto conclusivo di un percorso privo di vera qualità.

Lo split up dei Thunder Lord non sorprende onestamente più di tanto: si è al cospetto di un combo con tanta voglia di fare e di appartenere a un movimento ma dagli evidenti limiti tecnici e compositivi, con scarsa personalità e pedissequa propensione all’imitazione e alla citazione generalizzata degli stilemi classici del genere, per di più con un’insufficiente coraggio di osare, mettersi in gioco e differenziarsi anche solo un poco dalla massa più terra terra. C’è insomma da apprezzarne l’attitudine e la volontà ma di tutto il resto nessuno ne sentirà la mancanza.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Iron Shield Records
Heavy/Power
Tracklist
1. End Of Time
2. Leave Their Corpses To The Wolves
3. Prophecies Of Doom
4. Pillan
5. The Darkness's Breath
6. Condemned To Death
7. The Blood-Red Moon
8. Useless Violence
9. Winds Of War
10. Metal Thunder
Line Up
Esteban Peñaillilo (Voce, Chitarra)
Diego Muñoz (Chitarra)
Francisco Menares (Basso)
Eduardo Nuñez (Batteria)
 
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