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Blaze Of Perdition - Conscious Darkness
22/12/2017
( 920 letture )
Una carriera certamente non facile quella dei polacchi Blaze of Perdition, cominciata nel 2004 sotto la più contratta denominazione Perdition poi modificata tre anni dopo nel moniker attuale. Nel piuttosto breve arco temporale che va da 2009 al 2011, la formazione di Lublin ha realizzato una considerevole mole di pubblicazioni, consistente in uno split, due EP e due album, Towards the Blaze of Perdition e The Hierophant, segnali di una vena creativa particolarmente pronunciata. Un cammino artistico dunque ben avviato e promettente, improvvisamente interrotto nel modo più tragico da un destino ingiusto. Il 2 novembre 2013, durante il viaggio per un tour in Austria, un terribile incidente stradale lascia per sempre la band orfana del bassista Ikaroz.
Un evento di tale drammaticità ovviamente non poteva che minare la stabilità e l’esistenza stessa del combo, trovatosi improvvisamente a dover fronteggiare una realtà difficile da accettare. Ciononostante, i membri superstiti convennero che andare avanti con rinnovati stimoli ed energie fosse la scelta giusta per significare il lavoro svolto con successo sino a quel momento con il contributo dello sfortunato musicista. Il chitarrista Revenge si occupa quindi delle partiture di basso nel terzo full-length Near Death Revelations, un titolo che già in sé include un inequivocabile riferimento autobiografico.
Il nuovo capitolo Conscious Darkness edito dalla Agonia Records, si appropria naturalmente del lascito del suo ottimo predecessore, ampliandone ulteriormente gli orizzonti. Classificare la musica dei Blaze of Perdition con poche parole non è un’operazione immediata. La definizione black metal appare tanto corretta quanto restrittiva difronte a una moltitudine di sfumature appartenenti alle sottoculture del genere che si svelano lentamente nel corso delle quattro, lunghe composizioni che costituiscono questa quarta release.

Everyone must learn that it takes sacrifice and suffering to find God. It's too easy to come to terms with God as the sun is setting. They have to find Him in the cold and the dark of night. The way I did

L’incipit del disco è affidato ad una citazione in spoken words estratta da The Young Pope, serie televisiva diretta dal regista italiano Paolo Sorrentino. Parole colme di significato che risuonano come presentazione e manifesto dei contenuti artistici a seguire.
Gli undici minuti di A Glimpse of God rendono subito evidente la complessità dell’operato del trio esteuropeo. L’inizio è caratterizzato da un mid tempo con giri di chitarra dissonanti, ossessivi nel loro ripetersi, ad accompagnare l’ottima performance vocale del singer Sonneillon, personale ed avulsa dagli stilemi tipici del black. Il ruolo ricoperto da XCIII alle sei corde, come si vedrà anche nei brani successivi, è fondamentale, il reale focus attorno al quale si plasma l’articolazione del pezzo che dà vita a soluzioni armoniche molto particolari. Un riffing elaborato che prevede a sua volta una struttura ritmica di supporto dinamica, aperta a stop and go e repentine modulazioni di tempo che suggeriscono i cambi di atmosfera. In tal senso, l’esteso registro espressivo del vocalist diventa quindi un’ulteriore carta vincente.
La successiva Ashes Remain parte con un attacco violento, il principiare di un altro lungo viaggio verso scenari macabri ed orrorifici, abilmente orchestrati da sonorità riconducibili ad una interessante miscela di DSBM e post black metal, secondo una chiave di lettura dark che presuppone particolare cura ed attenzione per l’aspetto legato alla melodia. Si giunge così a una parentesi industrial-ambient, cui seguono sviluppi arpeggiati più rassicuranti grazie ai quali dopo le tenebre si intravede una fioca luce e il bravo vocalist può sfoggiare la sua eccezionale versatilità in un cantato basso e sofferto.
L’imprevedibilità è chiaramente un’innegabile peculiarità del songwriting dei nostri, ribadita nelle note iniziali di Weight of the Shadow, un preambolo strumentale dal gusto avantgarde che, come di consueto, anticipa le strofe arricchite da un background sonoro pieno e camaleontico. Il guitarwork poco ha da spartire con il modus operandi del black metal novantiano, ed esso prende forma a seguito di un approccio, per così dire, sperimentale che apre le porte a innesti di differente natura, entrati a far parte del DNA di questo ricercato sound. Si tratta di un’esperienza uditiva in continuo divenire, una stesura fluida ed ipnotica che trascina l’ascoltatore nel buio di un feeling costantemente cangiante.
Così come per le tracce qui sopra analizzate, anche la conclusiva Detachment Brings Serenity può essere paragonata a un’opera letteraria di numerose pagine, la cui narrazione offre un fitto avvicendarsi di avvenimenti e situazioni, in altri termini, un corposo e stratificato ordito il quale, oltre alle rare connessioni dirette con il metallo nero classico, include una profonda impronta di sottogeneri più contemporanei e contaminati, questi ultimi scanditi magistralmente nel loro proporsi dall’intelligente e fantasioso drumming di Vizun.

In un mercato della musica estrema sempre più saturo, inflazionato da pubblicazioni dai contenuti molto spesso ridondanti, i Blaze of Perdition occupano il loro posto nella schiera di act che spiccano per il loro riuscito tentativo di sviluppare un proprio riconoscibile linguaggio. Non rinnegando gli imprescindibili fondamenti del black metal, i polacchi edificano minuziosamente uno stile peculiare, facendo proprie e rielaborando le influenze acquisite dalle più diverse inclinazioni del genere, mantenendo un’attitudine comunque sempre ben distante da qualsivoglia mainstream.
Il risultato è, ancora una volta, un disco maturo, sofisticato e tecnicamente ineccepibile, compilato da stesure concepite con fine intelligenza e una razionale complessità mai fine a se stessa. Conscious Darkness è un potente veicolo emozionale di sensazioni forti, negative, racchiuse in quarantatré minuti coinvolgenti e totalmente non convenzionali.
Da rimarcare, inoltre, il lavoro effettuato in studio di registrazione, il cui output finale è una produzione moderna perfettamente adeguata al contesto, e lo stupendo e rappresentativo artwork, addizionali virtù di uno dei lavori più interessanti di questo 2017.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
87.33 su 3 voti [ VOTA]
Todbringer83
Martedì 13 Marzo 2018, 0.25.33
4
Opera pregna di ottime composizioni, passaggi e strutture avanguardistiche intrise di intimismo, spiritualismo, e malvagità. Ottimo modo di concepire il Black Metal oggi. A tratti mi sembra di sentire i connazionali Mgła. Sublime! Voto : 80
legion666
Sabato 23 Dicembre 2017, 13.22.17
3
ho appena ordinato entrambi i loro due ultimi lavori...davvero una bella scoperta!
Luca
Sabato 23 Dicembre 2017, 9.29.49
2
Un nuovo modo di concepire il Black Metal, un po’ figlio dei Deathspell Omega e a parer mio più malsano degli anni novanta
Doomale
Venerdì 22 Dicembre 2017, 16.48.09
1
Gran bell'album dei polacchi. Agonia records ormai è' garanzia. Voto giustissimo e meritato
INFORMAZIONI
2017
Agonia Records
Black
Tracklist
1. A Glimpse of God
2. Ashes Remain
3. Weight of the Shadow
4. Detachment Brings Serenity
Line Up
Sonnellion (Voce)
XCIII (Chitarra)
Vizun (Batteria)
 
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