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Brutal Truth - Sounds of the Animal Kingdom
23/12/2017
( 863 letture )
Violento, sconquassante, premonitore, crudele indagatore della natura umana. Una natura animale, primitiva, distruttrice, a stento mascherata da colletti inamidati e cravattine da bambocci alla moda. Una natura insulsa, carica di demenza, come recita il titolo della traccia d’apertura del mostruoso Sounds of the Animal Kingdom.
Ma cos’è esattamente il grindcore suonato da questi quattro pazzi scatenati che si fan chiamare per cognome (Sharp, Gurn, Lilker, Hoak)? Non lo so. Nemmeno loro, forse, lo sapevano in quel lontano 1997. Voi lo sapete? Tento (sbagliando certamente) di abbozzare una risposta: la proposta sonora dei Brutal Truth risulta essere così estrema e assolutamente personale che per cercare di riprodurla bisognerebbe innanzitutto prendere un frullatore dalle lame molto affilate e buttarci dentro i velocissimi riff grindcore dei Napalm Death, assieme a una bella fettona di hardcore punk, un pizzico di death metal e frullare tutto assieme alla massima velocità. Il pastone ottenuto sarà ancora lontano dal sound del quartetto perché, si sa, i Brutal Truth sono i Brutal Truth. Unici e inimitabili.
Non passino inosservati due dettagli forniti poc’anzi: l’aggettivo premonitore e l’anno 1997. Teneteli bene a mente e ora girate la custodia del disco. Da pelle d’oca vero? Ebbene sì, il retro di copertina raffigura un mirino militare puntato su New York con le sue belle Torri Gemelle che svettano grattando il cielo. In basso, una distesa di pietre sepolcrali capovolte. Non servono commenti…

A differenza delle sferzate punitive alle quali ci hanno abituato i Napalm Death però, le atmosfere dei Nostri sono molto più cupe e pesanti, così oscure da far pensare a risvolti doom: Unbaptized ne è l’esempio più lampante. Che sia efficace l’etichetta di “doomgrind”? Molto probabilmente no, le etichette non funzionano mai, specialmente non nel caso di una musica così carica di personalità.
Tracce brevi come vuole la tradizione, anche se non proprio brevissime a dire il vero. Costituiscono un’eccezione gli 11 secondi di Callous e i ben 22 minuti (esatto minuti, non secondi) della quasi inascoltabile Prey. Ma è l’intero album ad essere costruito attorno al concetto di eccezione. Non più di durata in questo caso, ma eccezioni compositive e stilistiche. Le tracce sono molto differenti tra loro, garantendo un ascolto davvero molto variegato e che non annoia. Non annoia quasi fino all’ultimo, non fosse per la già citata Prey, che ruota interamente attorno al concetto di fastidio. Del resto, questo tipo di molestia sonora fa parte del gioco quando si parla di grindcore, non a caso una delle sue tante estremizzazioni prende infatti il nome di noisecore. Rumore. Rumore animale, nel caso di Sounds of the Animal Kingdom. L’album è uno dei pochi esempi vincenti di calderone musicale dentro al quale si trova veramente di tutto. Solitamente questo tipo di operazioni sono destinate a fallire tristemente, per la troppa eterogeneità che le contraddistingue. Ma quest’album invece funziona alla grande, come mai? Funziona perché la produzione è unitaria innanzitutto, il concetto di sound tiene e si fa filo rosso dell’intero disco. Funziona perché è innovativo ma non così sperimentale da dimenticarsi della tradizione, la quale è presente sempre, quale a voler dire: “Pur sempre di grindcore si tratta”.
Con l’ottava canzone l’ascolto diventa davvero insolito per un album di questo stampo. Blue World è il motivo per cui quest’album merita l’acquisto. Questa è la vera essenza dell’intero lavoro, il grindcore non è mai stato tenebroso tanto quanto qui. Un lungo intro con rumori lontani e sfuggenti a cui fanno seguito i toni bassissimi del quartetto. Ovattata e spaventosa, così strana da lasciare il segno. Centinaia di sfumature oltre a questa caratterizzano l’album, come ad esempio le forti tinte contrastanti di Pork Farm, dove da un lato la batteria di Hoak trova la strada spianata e corre a velocità da brividi, mentre le chitarre incontrano mille insidie che rendono spigolose le loro melodie. E che dire dei lunghi growl iniziali di Sharp? Degni del miglior funeral doom da tanto sono profondi!

Sounds of the Animal Kingdom risulta così essere un album d’elevata fattura, pezzo fondamentale nella storia del grindcore per la sua incredibile varietà stilistica e per l’originalità compositiva della band, a cui va il merito di zittire in malo modo tutti quei detrattori che hanno sempre considerato il grindcore un genere fortemente derivativo, e per questo posto su di un binario morto e limitato già dalla nascita. Soverchiando tutto ciò, i Brutal Truth hanno dimostrato invece che il grind non ha affatto bisogno di binari, perché non è di certo un treno. È un carrarmato.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
88.42 su 7 voti [ VOTA]
Marco 75
Domenica 7 Gennaio 2018, 20.15.45
4
Album devastante, moderno e originale come pochi. La copertina del cd penso sia una delle più belle e incisive nella storia del rock..
Doomale
Sabato 23 Dicembre 2017, 15.20.26
3
Quoto Galilee, grande album. La cover poi è fantastica. A mio gusto preferisco il precedente Need to control, ma nulla toglie. Occhio pure a Kill trend suicide. Dove c'era il gigante Danny c'era sempre da divertirsi e scapocciare. Un grandissimo
Galilee
Sabato 23 Dicembre 2017, 15.13.02
2
Un disco che ha decisamente rivoluzionato l'estremo. Uno tra i più importanti usciti nei 90. Ottima recensione ma voto basso basso basso, considerando che si beccano almeno un 80 tutti i dischi death di culto usciti in quel periodo e che spesso non si è inculato nessuno. Qui siamo di fronte ad un bronzo di Riace. 90/100
Turbozauro
Sabato 23 Dicembre 2017, 11.57.32
1
Il miglior gruppo del regno animale. Punto.
INFORMAZIONI
1997
Relapse Records
Grindcore
Tracklist
1. Dementia
2. K. A. P. (Kill All Politicians)
3. Vision
4. Fucktoy
5. Jemenez Cricket
6. Soft Mind
7. Average People
8. Blue World
9. Callous
10. Fisting
11. Die Laughing
12. Dead Smart
13. SympathyKiss
14. Pork Farm
15. Promise
16. Foolish Bastard
17. Postulate Then Liberate
18. It’s After the End of the World
19. Machine Parts
20. 4:20
21. Unbaptized
22. Prey
Line Up
Sharp (Voce)
Gurn (Chitarra)
Lilker (Basso)
Hoak (Batteria)
 
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