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Sentenced - North from Here
23/12/2017
( 744 letture )
A gathering in the cold, in the North, in the dark lands of Pohjola
Where the sun had not been crossing the sky nor seen for centuries...


Il nord non è solo un punto cardinale.
Al di là degli stereotipi sul freddo, sulla natura incontaminata o in merito alla gente bionda, la parte più estrema dell'emisfero settentrionale evoca in molti di noi un fascino difficile da spiegare. Una meraviglia che affonda in storie d'altri tempi, saghe eroiche e racconti che mescolano coraggio e saggezza con sfumature molto meno manichee rispetto alle mitologie di altre culture. Molti artisti hanno attinto a questi elementi culturali e tra questi troviamo anche i primi Sentenced.
Era il 1993 quando la forma primigenia di una delle band cardine del gothic metal finlandese pubblicava il suo secondo disco, North from Here, ad appena un anno di distanza dall'esordio Shadows of the Past.

La band di Oulu (e provincia), era allora ancora legata ad una, personalissima, interpretazione del melodeath, che riusciva a miscelare in modo incredibilmente efficace le intuizioni melodiche del compianto Miika Tenkula con il desiderio di violenza del quartetto finnico (non dimentichiamo che gente come Taneli Jarva era all'epoca anche nella formazione degli Impaled Nazarene). Ciò che ne risulta è un disco dall'anima variopinta e dalle molteplici sfumature, che sfugge ad una catalogazione immediata e che proprio per questo continua a stuzzicare chi lo ascolta anche a oltre vent'anni di distanza.
Tutto sembra già chiaro con l'apertura di Sky is Darker than Thine: un breve e sinistro momento di synth apre la strada ad un dialogo armonizzato delle chitarre di Miika e Sami, che si inseguono, si completano per poi convergere in un rapido e serrato crescendo che dà il via al pezzo con la collaborazione di un'altra breve incursione delle tastiere. La strofa successiva rappresenta da subito un'ottima summa della capacità tecniche dei due chitarristi finlandesi: tremolo picking chirurgico, palm muting, variazioni costanti nel riffing e una ritmica che riesce a garantire violenza e solidità pur senza mai fossilizzarsi sugli stessi giri. Sami Lopakka ha il merito di reggere il peso ritmico di una situazione del genere e, nel mentre, il grande pregio di sapersi armonizzare con un chitarrista geniale come Miika.
La componente solistica in North from Here è qualcosa di assolutamente preponderante: Tenkula è infatti libero di sfogarsi in più occasioni, dimostrando un raro gusto melodico nel costruire solismi ad alta velocità e un'innata capacità di “incastrarli” in un contesto così tirato. C'è tutto: dallo sweep picking quasi neoclassico, ai bending da rocker sporchi e il bello è che le sue parti, per quanto numerose, non stufano mai. Sembra facile parlare positivamente di chi non c'è più, ma è palese che nel 2009 se ne sia andato un musicista con un talento abbastanza fuori dal comune. Proprio in quegli sprazzi meno death si riescono ad “intravedere” i Sentenced che saranno: le atmosfere sofferenti della sezione centrale di Northern Lights, l'apertura carica di pathos, i cori sintetizzati di Wings o l'intro sinistro di Awaiting the Winter Frost sono -in tal senso- degli elementi decisamente rivelatori.
La sezione ritmica non sta però a guardare: Vesa Ranta si dimostra un'autentica macchina da guerra, rimane sì in disparte nei -citati- momenti più calmi, ma per il resto la sua prestazione è un manuale del buon drumming death, con figure estreme (tappeti di cassa, blast beat) ben sfruttate e -in generale- un modo di costruire i filler che difficilmente annoia. La sua caratteristica vincente sembra risiedere nel dare l'impressione di costruire una struttura riconoscibile con combinazioni piatti/rullante/tom e poi -improvvisamente- cambiarla anticipando un colpo o inserendo un passaggio inaspettato appena prima che il nostro orecchio si sia abituato ad una “frase” solo apparentemente ripetitiva.
A supportarlo troviamo le linee di basso di Taneli Jarva, che -oltre ad occuparsi della voce- ha anche fatto il possibile per valorizzare ancora di più una ritmica tanto serrata. C'è da dire che le parti di basso sono forse l'elemento meno percepibile, anche a causa di un suono estremamente medioso, ma quando escono in modo più preponderante (per via di drastici cambiamenti di volume nel mix) si dimostrano serrate nell'accompagnare le chitarre con un uso veloce del plettro che insegue il tempo della cassa. Il quattro corde ha anche un ruolo notevole nella costruzione dei momenti più d'atmosfera, come i passaggi della sezione centrale di Northern Lights.
Dietro il microfono Taneli è invece autore di una prova estremamente malvagia, il suo screaming acido non stonerebbe assolutamente in un disco black metal classico (le sue radici sono più lì che nel death e le influenze le ha portate tutte anche qui), e le sue sporadiche parti quasi sussurrate veicolano anche una teatralità non così scontata in un contesto del genere. La capacità di interpretazione torna anche utile nell'approcciare testi per niente banali e che comunque hanno un messaggio da veicolare quasi indipendente dal tipo di musica che lo accompagna.

A livello di produzione, North from Here è un disco ben concepito. Ha, se vogliamo, i limiti tecnici delle registrazioni dell'epoca, ma ha tutti quegli elementi distintivi che possono far apprezzare una produzione sporca e non necessariamente patinata. Chiaramente, un mix moderno permetterebbe di godere meglio di certe finezze solistiche e migliorerebbe non poco la resa delle parti d'atmosfera, ma l'impatto di un disco estremo con le chitarre “zanzarose” e la batteria incisiva ma grezza rimane, per molti versi, impagabile. C'è qualche sporadico problema nel bilanciamento dei volumi, con momenti di chitarre troppo in evidenza e batteria e basso troppo indietro, ma nulla di particolarmente grave.

North from Here è un album dei Sentenced come non siamo abituati ad immaginarli. Proviene da un momento della storia della band che è stato messo un po' in secondo piano dalla -fondamentale- produzione gothic successiva, eppure nel suo essere così primordiale riesce già a mostrare dettagli e sfumature che lasciano intravedere le potenzialità della band nel suo insieme e dei musicisti come singoli (Miika soprattutto).
Il nord potrà talvolta sembrarci ostile, ma per molti è casa.

When life seems to be lost
And death comes to me door
I vanish into a dream
Into a place so cold, yet warm



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Mercoledì 27 Dicembre 2017, 18.36.55
8
Band che amo, anche se preferisco il periodo gothic, da Down in poi.
ledb
Martedì 26 Dicembre 2017, 23.13.51
7
Signori, Tenkula e Lopakka qui si ergono a maestri stile old school. Ho sempre preferito Ville al cugino di Miika, ma devo dire che Jarva ha decisamente il suo perché in questo cd... Northern Lights epica. Bella rece.
Doomale
Sabato 23 Dicembre 2017, 20.37.39
6
Lo puoi dire Steel! Evidentemente nel campo siamo cresciuti con la stessa roba! \m/
Steelminded
Sabato 23 Dicembre 2017, 19.36.53
5
Sempre d'accordo con doomale quanto a roba classica Death e Black
Doomale
Sabato 23 Dicembre 2017, 15.12.42
4
Quoto Steel, gran bell'album di finnish death prima della svolta heavy del grande Amok. Tutti bei pezzi, ma Northern light rimane la mia preferita. Vecchio cavallo di battaglia quando ancora suonavano. Un bel 8. Grande perdita la loro
Steelminded
Sabato 23 Dicembre 2017, 14.24.04
3
Bravo Gianluca, bel rispolvero.
thrasher
Sabato 23 Dicembre 2017, 13.55.40
2
Accipicchia... è da una vita che non sento questo disco ed è veramente valido suonato molto bene... da avere
nonchalance
Sabato 23 Dicembre 2017, 12.12.13
1
Eccolo!
INFORMAZIONI
1993
Spinefarm Records
Melodic Death
Tracklist
1. My Sky is Darker than Thine
2. Wings
3. Fields of Blood, Harvester of Hate
4. Capture of Fire
5. Awaiting the Winter Frost
6. Beyond the Wall of Sleep
7. Northern Lights
8. Epic
Line Up
Taneli Jarva (Voce, Basso)
Sami Lopakka (Chitarra)
Miika Tenkula (Chitarra)
Vesa Ranta (Batteria)
 
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