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Fleurety - Min tid skal komme
23/12/2017
( 869 letture )
Se volessimo iniziare ad elencare, a margine dei capolavori epocali e dei monicker leggendari che affiorano sulle labbra di vecchie e nuove leve, quei dischi che, pur avendo tutte le carte in regola per esser tali, non ebbero altrettanta risonanza, potremmo indubbiamente includervi la produzione dei Fleurety. L’esordio del duo norvegese, Min Tid Skal Komme -il titolo, recitante Il mio tempo verrà, risulta quasi ironicamente profetico- incombe a ciel sereno in una scena in cui la cosiddetta second wave sta offrendo -o è in procinto di offrire- il meglio di sé, non avendo ancora conosciuto appieno lo sperimentalismo di cui saranno capaci formazioni quali Dødheimsgard e Manes. Quaranta minuti dispiegati in cinque lunghe composizioni, un artwork tanto essenziale e discreto da rischiare persino di risultare anonimo: questo è quanto ci viene restituito da una fugace occhiata al packaging, eppure tali scarne vestigia racchiudono in sé una delle opere più incredibili e sottovalutate della sua epoca. I motivi per cui ci si spinga ad una tale ardita constatazione possono essere ben presto delineati lasciando fluire Min Tid Skal Komme attraverso il nostro impianto audio, possibilmente sul far del crepuscolo.

Chitarre acustiche accompagnate da linee di basso sinuose e suadenti ci introducono alla opener, Fragmenter av en fortid, ben presto confluente in passaggi nei quali un riffing ipnotico e circolare, riprendente il motivo di apertura, è intrecciato ad elementi tastieristici ed a delicati virtuosismi solistici, affidati alle sei corde. Non mancano tuttavia elementi a carattere più estremo, quali drumming serrato e screaming, calati alla perfezione nell’ordito caleidoscopico intessuto dai nostri. Ulteriore ed essenziale cifra della sintassi dei Fleurety è la presenza quasi spettrale delle delicate linee vocali di Marian Aas Hansen. Sono proprio queste ultime a dischiudere la successiva En skikkelse i horisonten, non soltanto nel corso della sezione iniziale atmosferica, tratteggiata ancora una volta da corposi e vividi fraseggi bassistici, bensì anche nel momento in cui ad affiorare sono blast furiosi e tremolo. Non mancano intarsi di hammond e passaggi quasi strizzanti l’occhio al progressive rock anni settanta: formazioni ben più giovani come gli ellenici Hail Spirit Noir, Aenaon -e non solo- mostreranno di aver saputo ben introiettare tale lezione. Hvileløs? a dispetto del minutaggio meno corposo, rappresenta uno dei brani più raffinati e complessi del platter: estremamente memorabili i vocalizzi della Hansen, modulati quasi fossero ululati di creature notturne, dispiegati su un arabesco in cui un riffing furiosi e mordaci riposano accanto delicati paesaggi acustici. Il sottofondo tastieristico avvolgente e mai prolisso di Englers piler har ingen brodd costituisce il palcoscenico sul quale Hatlevik e la Hansen duettano fascinosamente, prima che le innumerevoli torsioni che animano la traccia trascinino l’ascoltatore da frangenti dall’afflato quasi a riffing memorabili accompagnati dai sussurri e spoken words. L’estrema varietà del brano tuttavia, lungi dall’essere inutilmente ampollosa o dispersiva, tiene ben desta l’attenzione nel corso degli altre dodici minuti di cui si compone inanellando autentici frangenti di genialità musicale, l’uno più sublime dell’altro. Degna conclusione del full-length è la strumentale Fragmenter av en fremtid, riallacciantesi tematicamente alla opener a mo’ di asintoto: se difatti il titolo della prima può esser tradotto come Frammenti di un passato, la seconda recita Frammenti di un futuro. Qui i Fleurety si concedono, come mai prima, alla propria anima più avanguardistica: a dominare l’amalgama è difatti un lungo arpeggio, esaltato in più frangenti dalle sottolineature cristalline della Hansen. Qui trovano posto, senza esser affatto fuori luogo, persino rumorismi quasi noiseggianti e lunghi silenzi affidati al solo ride.

Sebbene l’ascoltatore contemporaneo di avantgarde possa agevolmente ritrovare in altri lavori ben più noti molti degli elementi qui racchiusi, il fatto che un giovanissimo duo -con all’attivo peraltro un solo demo- abbia saputo racchiuderli in un lavoro di tal levatura più di un ventennio fa, dovrebbe far gridare al miracolo. Lungi dall’essere acerbo, difatti, il songwriting dei Fleurety, riesce nell’intento di dar vita a brani tanto articolati e complessi quanto assolutamente piacevoli e stupefacenti: Min Tid Skal Komme è un lavoro enormemente multiforme e vario senza tuttavia risultare mai ostico o inutilmente ampolloso. Inutile dire che il combo non seppe mai ripetersi a questi livelli non godendo mai della fama o del profondo rispetto che tale platter avrebbe dovuto incutere sebbene molte siano numerosi gli spunti qui presenti che verranno fatti propri negli anni a venire da numerose formazioni più o meno note. Min Tid Skal Komme rappresenta dunque un lavoro inimitabile, una gemma purtroppo dimenticata e che qualsiasi amante delle sonorità estreme dovrebbe far proprio quale tappa indispensabile della propria formazione.



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
Aceshigh
Venerdì 18 Maggio 2018, 13.14.49
4
Album da conoscere assolutamente. Come fatto notare in recensione furono tra i precursori di un allargamento dei confini del black. Erano decisamente avanti e come dice Luca al #2 questo disco suona ancora attuale oggi. Voto 90
enry
Domenica 24 Dicembre 2017, 10.47.29
3
Sottovalutato o più probabilmente poco conosciuto...Peccato, si parla di un capolavoro dell'avantgarde estremo...90.
Luca
Sabato 23 Dicembre 2017, 20.03.29
2
Eh si un grandissimo album.. tutt’ora attuale
Doomale
Sabato 23 Dicembre 2017, 15.15.50
1
Album di culto. Tra i precursori nel genere, ricordo ancora le recensioni molto positive su grindzone e altri magazine. Molto bene, giusto riportare alla luce questo gioiellino. Brava Costanza, me lo aspettavo a dire il vero.
INFORMAZIONI
1995
Aesthetic Death
Avantgarde
Tracklist
1. Fragmenter av en fortid
2. En skikkelse i horisonten
3. Hvileløs?
4. Englers piler har ingen brodd
5. Fragmenter av en fremtid
Line Up
Svein Egil Hatlevik (Voce, Batteria, Tastiera)
Alexander Nordgaren (Voce, Chitarra)

Musicisti Ospiti:
Marian Aas Hansen (Voce)
Per Amund Solberg (Basso)
 
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