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The Lord Weird Slough Feg - Down Among the Deadmen
30/12/2017
( 501 letture )
Down Among the Deadmen. Questo il titolo del terzo full-length degli americani The Lord Weird Slough Feg, col tempo più semplicemente Slough Feg. Nato nei primi anni 90 in Pennsylvania e poi trasferitisi nella Bay Area, il gruppo di Mike Scalzi deve il proprio curioso monicker ad un comic book Slainé, che conferma l’interesse verso le tematiche celtiche e folk, le quali giocano un ruolo importante anche nella musica proposta.
Dopo l’uscita dell’omonimo album di debutto nel 1996 e del secondo Twilight of the Idols nel 1999, arriviamo quindi al fatidico anno 2000 e questa volta abbiamo il piacere di giocare in casa: la pubblicazione infatti è da attribuire all'etichetta Italiana Dragonheart Records che sulla cresta tra il vecchio e il nuovo millennio, a quanto pare, non ha fatto centro solamente con i nostrani Domine ma anche con questi quattro paladini dell'heavy metal d'oltreoceano.

Quel che ci suggeriscono le prime battute del disco è che il gruppo vada a pescare a due mani dal calderone del più classico metallo anni 80 lievemente smussato da atmosfere folk ed epic. I nomi si sprecano: Iron Maiden, Thin Lizzy, Manilla Road, Virgin Steele e via discorrendo. Quindi? Tutto qui? No. In questo caso non può davvero bastare qualche linea guida sorretta da paletti di genere per riassumere Down Among The Deadmen. Questa volta siamo di fronte ad una band che non si limita a travasare idee da quel famoso calderone sopra citato ma che assomiglia piuttosto ad un sapiente stregone capace di mescolarne minuziosamente il contenuto prima di estrarne preziose pozioni magiche. Una dispensa di tredici boccette da leccarsi i baffi speziate da qualche ingrediente che profuma di folk metal dei primi, ma non primissimi Skyclad, come si evince dalla breve strumentale Beast in the Broch.
Down Among The Deadmen è uno di quegli album che al primo ascolto colpisce, al secondo fa innamorare e al terzo è già una dipendenza. I brani, che paiono usciti da un best of, sono farciti da leggende celtiche ed elementi folkloristici tanto cari al vocalist Mike Scalzi ed hanno il pregio di succedersi con una fluidità incredibile. Da quel fulmine a ciel sereno chiamato Sky Chariots ad una sontuosa Warriors Dawn, un vero capolavoro. Dal manifesto Heavy Metal Monk alla cadenzata Psionic Illuminations presentata da un arpeggio ipnotico e tutt'altro che banale, come l'intero disco d'altronde. Questo il paradosso di un lavoro indiscutibilmente roccioso ma che fila liscio come l'olio.

La produzione è esattamente quella che dovrebbe essere. Per intenderci il disco suona terribilmente sincero, incontaminato da decorazioni studiate a tavolino e da tutto ciò che potrebbe risultare superfluo ad un lavoro di puro heavy metal come questo.I piatti fanno un gran baccano, l'elettrica rischia mangiarsi un po' il basso ma John Cobbet è in stato di grazia e sfodera una valanga di riff da manuale. La voce di Scalzi infine, tutta maschio e muscoli, va un po' a ricalcare quella di Dickinson senza mai cadere nella trappola fatale del copia e incolla. Il mix dei quattro elementi, numero di formazione che va sottolineare i principi classici della band, è quel che ci giunge dritto ai timpani e vi assicuro, è delizioso.

Insomma, un disco maledettamente ispirato che stupisce per l'elevato numero di spunti confezionati alla perfezione da un gruppo che probabilmente si meriterebbe qualcosa in più di quel che ha. Come se questo dettaglio potesse importare a chi ha saprà davvero apprezzare questo album, come se potesse in qualche modo deviare il chiarissimo percorso dei Lord Weird Slough Feg o intaccare il loro lavoro. No no no, questo è un metallo duro, solido e non lo si scalfisce con queste sciocchezze. Un Must.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
PaulThrash
Giovedì 4 Gennaio 2018, 22.02.43
4
Mike Scalzi è il #1, e i TLWSF una band immensa... peccato che, pur con una etichetta nostrana, qui da noi se ne siano accorti in pochi (a vederli a Brescia pochi anni fa saremo stati in 50, ad esagerare...). Quest'album è formidabile, basta la sola opener "Sky Chariots" a valere per intere discografie, da supportare!
Freddy
Mercoledì 3 Gennaio 2018, 0.19.53
3
Io sarei anche oltre al 90 se dovessi dare una valutazione. Disco fantastico e band da riscoprire.
Joker
Lunedì 1 Gennaio 2018, 15.50.08
2
Non smetterò mai di ringraziare il mitico Brutal Legend: è grazie a lui se ho scoperto un capolavoro epico come Warriors Dawn.
jaw
Sabato 30 Dicembre 2017, 22.57.34
1
Una band buona, alla lista dei confronti che ha fatto il recensore aggiungerei i debuttanti Jag Panzer
INFORMAZIONI
2000
Dragonheart Records
Heavy
Tracklist
1. Sky Chariots
2. Walls of Shame
3. Warriors Dawn
4. Beast In the Bronch
5. Heavy Metal Monk
6. Fergus Mac Roich
7. Cauldron of Blood
8. Troll Pack
9. Traders and Gunboats
10. Psionic Illuminations
11. Marauder
12. High Season
13. Death Machine
Line Up
Mike Scalzi (Voce, Chitarra)
John Cobbet (Chitarra)
Jon Torres (Basso)
Greg Haa (Batteria)
 
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