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Necrophagist - Epitaph
30/12/2017
( 1457 letture )
Quando, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta gruppi come Death, Atrocity, Nocturnus, Atheist e Cynic cominciarono quel particolare esperimento tecnico/musicale che avrebbe portato, nel corso degli anni, a mischiare al death metal crudo influenze, ritmiche e melodie mutuate dal progressive o, come nel caso dei Pestilence di Spheres, con la fusion e il jazz, contestualmente, in Germania, nella Fächerstadt, Karlsruhe, citta costruita con un centro da cui si diramano trentadue viali e strade seguendo la divisione della rosa dei venti, andava man mano formandosi uno degli esperimenti musicali più interessanti del genere, ovvero quello di Muhammed Suiçmez e dei suoi Necrophagist. Il chitarrista turco-tedesco, infatti, cominciò a plasmare la sua idea di musica già agli inizi del 1989, creando le basi per le canzoni che, una volta fondato il gruppo tre anni più tardi, avrebbero fatto parte della prima release, Onset of Putrefaction, uscito nel 1999. Onset of Putrefaction è un concentrato di primeva violenza che, partendo dalla lezione di gruppi come Suffocation e Cryptopsy, sviluppa una propria estrema identità in un tecnicismo talmente peculiare e concretamente perfetto da divenire, già alla sua uscita, archetipo del genere. A distanza di cinque anni, uscì la seconda e ultima release partorita dalla mente di Suiçmez, ovvero l’Epitaph che mi accingo a rispolverare quest’oggi.

Nel corso dei cinque anni trascorsi tra il disco di debutto e il suo susseguente capitolo, per la scena technical death, che oramai aveva assunto una forma ben delineata, cominciava quel necessario periodo di stasi che segue il ricambio generazionale. Infatti, solo un anno prima di Onset of Putrefaction, era stato dato alle stampe The Sound of Perseverance, settimo e ultimo parto della mente di Charles Schuldiner che, nel dicembre del 2001, si era arreso al tumore, mentre gruppi come Pestilence e Atheist avevano ormai abbandonato le scene. Tra il 1999 e il 2004, cominciarono a formarsi quei gruppi che avrebbero rappresentato la nuova generazione del technical death: nel 2002, a Landshut in Germania, nascevano gli Obscura, il gruppo che, dal 2008, avrebbe ereditato le redini abbandonate proprio dai Necrophagist dopo la pubblicazione di Epitaph; oltre oceano, nascevano i Between the Buried and Me, i Revocation e i The Faceless; infine andava delineandosi quella particolare vena creativa e sperimentale canadese che, partendo dai Voivod e passando per i Quo Vadis, avrebbe portato alla luce gruppi come Augury, Neuraxis, Negativa e Beyond Creation.

Epitaph è intimamente agli antipodi rispetto a Onset of Putrefaction. Mentre il primo lavoro mostra e ammanta quella primeva violenza sopracitata con un tecnicismo di una squisitezza formale indiscutibile, il secondo lavoro compie il processo inverso, ovvero è la violenza primeva ad ammantare quel medesimo tecnicismo, ora molto più sofisticato e intrigante. Mutuando da Malmsteen la passione per la musica classica e, ben coadiuvato dal genio creativo di Münzner, Suiçmez fa vibrare ogni singolo pezzo di Epitaph di una luce, di una ricercatezza e di una squisitezza che si rinnova con ogni ascolto. Le ardite estetiche armoniche che Prokof’ev aveva ereditato da Skrjabin, la complessità sinfonica classica di Beethoven che ispirò tanta parte della musica romantica, ben rivivono in questa release, oltre alle loro più dirette citazioni (vedi l’inizio del celebre Klavierstück Für Elise citato brevemente in inizio di The Stillborn One e il movimento numero XIII, la Danza dei cavalieri, del balletto Romeo e Giulietta, che costituirà la parte principale della suite Montecchi e Capuleti, citato nel solo finale di Only Ash Remains), e vivificano in ogni traccia conquistando una predominanza che avvolge l’ascoltatore, catturandolo in una rete che si erge a ponte tra passato, contemporaneità e futuro. Ciò che è tecnico non è mai mero esercizio di stile e pura accademia, ma il naturale collante per mezzo del quale veicolare un’estetica che non è barocca, né neoclassica, puramente tardo-romantica o atonale, ma un mescersi continuo di tutte le esperienze musicale con il gusto estremo del metal. L’apertura del disco è affidata a Stabwound, forse l’episodio più vicino, tra tutti gli otto che compongono Epitaph, al precedente lavoro. Segue The Stillborn One, dove possiamo udire brevemente, come già detto in precedenza, l’entrata della bagatella beethoveniana, mischiato all’interno di un riffing serrato a quarti. È un pezzo monolitico, prodromo di un’estetica oscura e dissonante che tanta fortuna avrà in gruppi quali gli Obscura (penso ad alcuni episodi di Cosmogenesis e di Omnivium), sul quale, tra le venature gutturali della voce di Suiçmez, liriche di chiara matrice kierkegaardiana e di schulderiana memoria si arrampicano:

A life free of guilt exists when the eye fights daylight, yet unseen.
A book without a page written means hope, yet sometimes to be the stillborn one.
When dawn and sunset coincide, the essence of a day is non-existent, – lifeless.
Dehydrated soil may not recover from the drought they might plagued with:
Prepare to be the stillborn one.

Una vita priva di colpe esiste quando l’occhio combatte la luce del giorno, per quanto invisibile.
Un libro senza una pagina scritta significa speranza, eppure qualche volta che si è nati morti.
Quando l’alba e il tramonto coincidono, l’essenza del giorno è inesistente, senza vita.
I suoli disidratati potrebbero recuperare dalla siccità con la quale sono stati flagellati:
preparatevi ad essere coloro che sono nati morti.


Only Ash Remains rappresenta la summa dell’intera release. L’apertura è affidata al basso di Stefan Fimmers, il cui tema, di gusto neoclassico, che si sviluppa lungo tre battute di ¾ e una di 5/4 (benché la seconda volta, la battuta di 5/4 sia di 4/4 con chiusa su una battuta di ¾), proposto in G minore armonica, viene poi ripresa dalle chitarre di Suiçmez e Münzner, armonizzate per terze, all’interno dell’ordito ritmico del basso di Fimmers, prima che questo riproponga il tema di Suiçmez sull’ottava bassa, e della batteria di Grossmann. La composizione tecnica, pur nella sua complessità e nella sua struttura irregolare, avvolge con suadente melodia l’ascoltatore e lo trascina, soprattutto all’interno della sezione strumentale, in uno spettacolo mozzafiato dato dal contrappunto dei chitarristi che sembrano rincorrersi lungo binari paralleli, prima di abbandonarsi alla spettacolare chiusa della Danza dei cavalieri di Prokof’ev. Infine, Seven, uno dei pezzi più estremi di questo Epitaph. Brandelli di accordi di sesta e armonici si susseguono lungo una struttura complessa e amorfa, lungo la quale il basso di Fimmers, con un movimento in tapping, emerge prepotentemente, sviluppando il tema principale, prima che la violenza e la tecnica si mischino in uno dei riff più belli del genere.

Epitaph, in conclusione, è un disco imprescindibile. Il suo valore oggettivo all’interno del panorama metal è, a mio avviso, fin troppo relegato alla sola categoria estrema che, sempre in mia modestissima opinione, esso trascende. L’esperienza della band di Suiçmez, infatti, va ben oltre la categorizzazione di genere, specie parlando di questo Epitaph, dove l’intera esperienza musicale dell’Ottocento e del primo Novecento si confronta con l’impronta progressive ed estrema metal non in un rapporto d’ispirazione e di simbiosi, come possiamo notare nelle varie rivisitazioni fatte da gruppi di matrice sinfonica (vedi Swan Lake dei Dark Moor, solo per rimanere nell’ambiente classico russo), ma in un parallelo di arricchimento reciproco dei due elementi che finisce per respirare vita in un sistema di complessa accademia che, al tempo stesso, è di una semplicità disarmante nella sua bellezza partorita dal caos.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
96.15 su 13 voti [ VOTA]
thrasher
Martedì 4 Settembre 2018, 15.07.40
33
Comunque poco importa... questo disco è stupendo
thrasher
Martedì 4 Settembre 2018, 15.06.54
32
Appunto chuck e non Charles semmai charles Michael... che è ben differente... culovic
Culovic
Martedì 4 Settembre 2018, 14.54.41
31
Appunto... "si chiamaVa Chuck non Charles" parole tue. Ammetti ogni tanto di aver fatto un errore, non ti arrampicare sugli specchi del secondo nome.
thrasher
Martedì 4 Settembre 2018, 14.47.18
30
Appunto... conosciuto come Chuck ma il nome era charles Michael non charles solamente
Culovic
Martedì 4 Settembre 2018, 13.39.08
29
Charles Michael Schuldiner, per l'esattezza.
thrasher
Martedì 4 Settembre 2018, 13.28.34
28
Il cantante dei death si chiamaVa Chuck non Charles
thrasher
Giovedì 23 Agosto 2018, 22.14.48
27
Voto 100 e anche Live macchine da combattimento
Stefano
Venerdì 16 Febbraio 2018, 23.53.59
26
Per me l'album è un vero capolavoro proprio perché fanno un genere già praticato da molti altri. E non è un fatto di tecnicismi, di difficoltà o altro è un fatto che i loro pezzi rimangono, rimangono in testa poco all'inizio e piano piano si insinuano in quella parte della testa che ne desidera ancora e ancora sia per la loro difficoltà tecnica ma soprattutto per quello che fanno e dove lo fanno. Il loro album ha tutto!! Il fatto che ci sia tanto tecnicismo è un'esigenza data la musica per questo ci hanno messo il giusto livello di tutto alla perfezione come anche in Onset of Putrefation!! 99
ObscureSolstice
Venerdì 5 Gennaio 2018, 21.16.26
25
@Francisarbiter: quindi dai un voto così alto in un confronto solo degli ultimi dieci anni di vita....ecco perchè poi ci sono valutazioni troppo alterate, soprattutto negli ultimi anni...quasi che vanno a raggiungere i classici o volendo vedere quasi a superarli...Rimane il fatto @Steelminded che non è una colpa il tecnicismo eccessivo, una scelta, sicuramente dall'altra parte di quello che si vuole fare quando si impreziosiscono di fraseggi e virtuosismi bellicosi puliti -seppur di bravura- un limite in un genere estremo, o vogliamo vedere come nei dischi prog metal difficilmente hanno il coraggio di bocciarne o rimanere coi piedi per terra e fioccano guarda caso questi voti spesso e volentieri sempre molto alti. Motivo? Come qui, certi numeri si danno soltanto a lavori emblematici che mancano quasi di rispetto le band storiche del passato. No, io non mi baso su un aspetto unico di sotto-sotto-genere di tech death moderno, ascolto tutto il death metal ma preferisco non tanto il technical death soprattutto se la distorsione e l'espressività delle chitarre è raffinata e leggiadra, sarà anche per quello che ha preso più questo del predecessore...per la strada intrapresa nell'aumento di parti strumentali prog tecniche e neoclassiche privando l'aggressività death del primo. Sempre prendendo riferimento da altri Grandi. Per me il death metal deve essere death metal. Buono, ma non montiamoci la testa a voler sovrastare la storia senza stoffa, o addirittura a volerla essere. Nella generazione dei "capolavori" infiniti in ogni dove, ma dove? (cit.)
Mulo
Venerdì 5 Gennaio 2018, 19.33.05
24
Gran bel disco,anche se c’erano già Cryptopsy,Suffocation,Dying Fetus,Deeds Of Flesh che facevano questo genere... Sul fatto di non aver successo il discorso è vasto ma se non suoni mai e non fai dischi da 14 anni diventa difficile emergere...X me 85/100.
kroky78
Venerdì 5 Gennaio 2018, 19.20.12
23
Migliorare la tecnica esecutiva non è assolutamente condizione, o garanzia di una miglior qualità compositiva. Tecnica esecutiva sopraffina non è sinonimo di musica di qualità, come una tecnica appena sufficiente non produce automaticamente musica scadente. La tecnica è solo il mezzo con il quale si concretizza una proposta musicale/artistica.
duke
Venerdì 5 Gennaio 2018, 10.55.14
22
era una semplice riflessione....perche' band cosi' ben preparate e con anni ed anni di sala prove raccolgono meno di band piu' scadenti e con meno voglia di migliorarsi tecnicamente per proporre prodotti sempre migliori?
metaller nel cuore
Giovedì 4 Gennaio 2018, 17.55.18
21
@duke cosa c'entrano i mayhem? Fanno tutt'altro genere, chi sei per dire che questo è metal e il black no? Ma per piacere ancora con sti discorsi del menga
metaller nel cuore
Giovedì 4 Gennaio 2018, 17.53.26
20
Bel disco, non ascolto più death tecnico da qualche anno (sti tecnicismi hanno iniziato a farmi cadere le balle) ma Epitaph è un lavoro ben curato che sa come stupire. 85
Mangrovia
Giovedì 4 Gennaio 2018, 17.39.43
19
Bah non capisco come possano piacere a qualcuno(pochi), i Necrphagist suonano un'accozzaglia di rutti e scoregge su base powettara becera neoclassica con inutili tecnicismi onanistici fini a se stessi.Ma ripigliatevi
Francisarbiter
Giovedì 4 Gennaio 2018, 17.08.46
18
@ObscureSolstice Ti invito a rileggere a modo la recensione e il commento dal momento che stai commentando a cose scritte riproponendo pezzi e bocconi e tralasciando parti e simili. Per me, te stai ragionando da un punto di vista meramente soggettivo: per te non sono dei pilastri, ergo non ha senso il ragionamento. Però, ti invito ad ascoltare attentamente la scena tech death moderna e dirmi quali, tra le band principi del genere, non mutua qualcosa dall'estetica proposta proprio da questo "Epitaph" o dall'esperienza dei Necrophagist in senso generale. PS il sostantivo è "recensore", non "recensionista". Suona un po' troppo denigratorio così ahahahahahah!
thrasher
Giovedì 4 Gennaio 2018, 17.06.51
17
Ma..... sono ancora attivi?
ObscureSolstice
Giovedì 4 Gennaio 2018, 14.45.40
16
Recensionista come puoi vedere il mio voto è 85, un voto molto alto direi...per cui è promosso, non voglio togliere niente alla band ma neanche aggiungere, fermo restando che è una buona band e non esageratamente niente di più da dargli valutazioni da pilastri. Il precedente e primo full-lenght del '99 personalmente gli darei qualcosa di più, ma sono sempre due dischi che si avvicinano di gradevolezza. Se i Necrophagist sono l'influenza maggiore del genere allora i Death chi cazzo sono? L'hai scritto anche a inizio recensione facendo alcuni nomi...
Steelminded
Giovedì 4 Gennaio 2018, 14.32.23
15
D'accordo con Galilee, poi qui si rischia del fare del tecnicismo una colpa a priori...
Galilee
Giovedì 4 Gennaio 2018, 14.21.38
14
Ci sono gruppi che riescono a fare dei tecnicismo un'arte. sono due modi di esprimersi. Due riff o mille cambia poco. Dipende solo da ciò che si vuole esprimere. Di certo una cosa non è meglio dell'altra. È solo diversa.
Francisarbiter
Giovedì 4 Gennaio 2018, 13.30.55
13
@ObscureSolstice Quindi, secondo te, i Necrophagist non hanno fatto niente del genere, ovvero niente di “importante e indissolubile in un genere”. Il semplice fatto che siano l’influenza maggiore del genere che hanno proposto, dovrebbe farti capire l’importanza capitale di un disco del genere e, anche, del precedente. Se a te soggettivamente non piacciono, niente da dire. Ma di qui a voler eliminare l’oggettivo valore del disco e del gruppo, ce ne manca e ce ne corre...
ObscureSolstice
Giovedì 4 Gennaio 2018, 13.25.06
12
@kroky78: Concordo su tutto, hai centrato il punto...e questo vale per tutti i generi. Bastano tre riff per entrare di diritto a fare la storia, ma la difficoltà è saperli creare. Conta più la composizione di pezzi che entrano in testa e rimangono, quei pochi che si riconoscono per storia fatta si dinstinguono e il motivo dell'attacco o ritornello "come fa", riconosciuti...il resto è al massimo godibile, poco godibile o insufficiente e da scartare...che si influenza e cerca di prendere spunto dai primi citati; puoi suonare tecnicissimo e veloce quanto vuoi...ma non entri da nessuna parte e non apporti niente di nuovo; novantacinque lo si dà soltanto a band che hanno consacrato e fatto qualcosa di importante e indissolubile in un genere. Bisogna dosare l'euforia avventata a dare una valutazione
kroky78
Mercoledì 3 Gennaio 2018, 20.25.57
11
Tre riff messi in croce (bene) possono creare atmosfere, trasporto e phatos che nessun "tecnicismo" può nemmeno lontanamente sperare di avvicinare... Musica diversa per sensazioni diverse.
duke
Martedì 2 Gennaio 2018, 22.07.43
10
super disco....tecnica superba....questa e' musica estrema suonata con tanto feeling e tecnicismo....altro che il black scarso tanto osannato....questa e' una band metal...altro che mayhem....
ObscureSolstice
Martedì 2 Gennaio 2018, 20.16.21
9
...influenza Malmsteen?? Ammetto che la prima volta che li ascoltai non riuscìi a finire il disco, poi lo ripresi, non sono molto lusingato da questi "sberleggi" e fraseggi lodevoli progressivi seppur di un innato tecnicismo, gradevolissimi ma che purtroppo affaticano l'impatto distruttivo in campo estremo. Quando si aumenta da una parte si toglie dall'altra...non si può avere tutto. Ma ammetto che è un tritacarne di spessore suonato. Voto 85
Carmine
Sabato 30 Dicembre 2017, 19.29.06
8
Da applausi
lisablack
Sabato 30 Dicembre 2017, 19.17.39
7
Una bomba atomica..pazzesco!!
LAMBRUSCORE
Sabato 30 Dicembre 2017, 19.03.48
6
Mo mama, che disco, siamo a livelli da paura......
Korgull
Sabato 30 Dicembre 2017, 16.42.42
5
Album incredibile
therox68
Sabato 30 Dicembre 2017, 15.39.26
4
Sbaglio o questa è una ri-recensione dato che la prima mi sembra avesse come voto un'inspiegabile 78? Comunque sia grandissimo disco e voto meritato.
Doomale
Sabato 30 Dicembre 2017, 13.31.29
3
Nulla da aggiungere ai commenti di Enry e Luca. E alla recensione ovviamente.
Luca
Sabato 30 Dicembre 2017, 13.10.32
2
Capolavoro
enry
Sabato 30 Dicembre 2017, 12.58.59
1
Disco strepitoso, anche per chi come me non è un grande fan del technical death, ma davanti a un lavoro del genere c'è da togliersi il capello...90
INFORMAZIONI
2004
Relapse Records
Technical Death Metal
Tracklist
1. Stabwound
2. The Stillborn One
3. Ignominious & Pale
4. Diminished to B
5. Epitaph
6. Only Ash Remains
7. Seven
8. Symbiotic in Theory
Line Up
Muhammed Suiçmez (Voce, Chitarra)
Christian Münzner (Chitarra)
Stefan Fimmers (Basso)
Hannes Grossmann (Batteria)
 
RECENSIONI
89
 
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