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Porcupine Tree - Stupid Dream
30/12/2017
( 1207 letture )
Stupid Dream è la quinta fatica dei Porcupine Tree, nonché la pronunciata svolta artistica già accennata col precedente Signify negli episodi Every Home Is Wired e Waiting. Con questo disco, la band fondata da Steven Wilson scopre una virtù che sino a poco tempo prima risultava sconosciuta o mai davvero considerata e coltivata: l'attitudine pop.

Il sogno di ogni musicista, di ogni ragazzo o ragazza che davanti ad uno strumento immagina la sua vita professionale tra album, tour e impagabile soddisfazione. Un sogno etichettato come stupido proprio per la contraddizione esistente tra il profondo e puro sentimento che dovrebbe guidare un individuo verso l'avventura musicale con annesse aspettative di un mestiere nobile apparentemente libero da vincoli o stress, e le disumane richieste delle case discografiche pronte a trasformare il sogno in incubo.
Questo perché le esigenze del professionismo non perdonano. Per vivere bisogna stare al gioco, occorre vendere copie, occorre prostituirsi al mercato creando musica mai creata, superando i limiti dell'ispirazione ed imparando metodi e tecniche compositive in gran parte mal digerite da chi cresce con l'idea di scrivere per se stesso (ed eventualmente per altri) e, a modo suo, ciò che gli piace.

Con Stupid Dream i Porcupine Tree si dedicano con l'efficacia degna di un grande gruppo a un concetto di brano molto più complesso, inedito, stratificato, curato e difficile da realizzare, a differenza del pensiero comune, perché una canzone che funziona e che colpisce nel segno necessita di grande lavoro e conoscenza della materia. Un virtuosismo sullo strumento è spesso ed assai più semplice rispetto al dettaglio da inserire in un contesto più popolare ed orecchiabile. Se The Unforgettable Fire degli U2 è catalogato come album storico (nonostante la struttura non così cervellotica) è solo grazie all'esperienza e al gusto di Brian Eno, il Quinto Elemento della band, che ha trasformato un disco normale in un trattato di pop/rock. E parliamo degli U2, non proprio dei maestri di tecnica.
Il vecchio metodo di scrittura viene così accantonato e se ne studia uno nuovo. Le jam non sono più sorgente di brani e le sperimentazioni spaziali dal sound fluido e avvolgente lasciano posto ai fondamentali acustici successivamente arricchiti da passaggi orchestrali eleganti e accoglienti. Nulla viene lasciato al caso. Il risultato è un lavoro magnifico che non ammette repliche, in grado di conquistare nel tempo anche gli amanti delle vecchie pubblicazioni della band.
Dodici brani di una qualità straordinaria e sorprendente per un gruppo che, fino a qualche anno prima, si ubriacava di psichedelia. Per intenderci, Stupid Dream non è un dischetto insulso zeppo di canzonette da karaoke, ma rock con una nitida spinta progressiva, nonostante tutto. È pur sempre un album dei porcospini, e come tale deve essere inquadrato.

La lontana ed emozionante risata di una donna apre l'album. Da Even Less in poi conviene rilassarsi e godersi il viaggio attraverso la vita di Steven Wilson. Sembra tutto così leggero (specialmente nei passaggi di Piano Lessons) ma allo stesso tempo nostalgico, con una faticosa messa a fuoco. I testi sono più intimi rispetto al passato e trattano delle insicurezze dell'autore, oltre che delle pesanti critiche che l'artista inglese rivolge al deprimente business creatosi nell'ambiente musicale. E se non c'è un minimo di malessere interiore, Wilson non scrive. Almeno questo non è cambiato. Sembra quasi chiedere perdono a se stesso, per aver venduto la sua anima al diavolo, per aver smesso di credere nel suo sogno ed essersi macchiato del peccato della pop star.
Don't Hate Me, riproposta nel più recente 4 ½ firmato Wilson con Ninet Tayeb alla voce, è il capolavoro del disco, retta dall'ipnotico groove e dal gigantesco solo di sax di Theo Travis: memorabile. Ma c'è altro, molto altro. Stupid Dream risveglia i sensi e una antica memoria. Commovente l'accoppiata Baby Dream in Cellophane / Stranger By the Minute (incredibile la sensazione di apertura dopo l'introduzione seguita dall'impeccabile utilizzo dello slide), struggente A Smart Kid che si dissolve nella strumentale Tinto Brass sotto i colpi di un eroico Colin Edwin che ci riporta ai tempi di The Sky Moves Sideways e Signify.
Wilson, inoltre, non ometterebbe di lodare allo sfinimento la sua preferita Stop Swimming, composizione conclusiva del platter (sussurrata e tristissima), basta leggerne i versi.
Una lista che non conosce punti deboli.

È solo grazie a quanto vissuto durante le sessioni di Stupid Dream che i Porcupine Tree saranno in grado di realizzare altri lavori altrettanto melodici e clamorosi come il successivo e gemello Lightbulb Sun e In Absentia a conclusione della seconda Era che caratterizza la discografia della band. Anche il progetto Blackfield deve molto a questa uscita.

Un lavoro sensazionale che va ascoltato sino allo sfinimento senza mai raggiungerlo davvero. Uno dei dischi più belli e importanti mai scritti negli anni novanta, ma anche uno dei più sconosciuti. È giunto il momento di rimediare ad una eventuale mancanza. Se conosciamo i Porcupine Tree è soprattutto grazie a Stupid Dream che ha trasformato in certezza il talento del quartetto emerso con Signify e il live Coma Divine di Roma.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
Lo Struzzo
Mercoledì 3 Gennaio 2018, 10.43.37
9
Grazie alifac, cerco di fornire un buon servizio, tutto qua. I complimenti andrebbero fatti alla band per questo disco meraviglioso, una vera esperienza di vita. Uno dei pochissimi album che è riuscito a lasciare una traccia indelebile dentro me e credo in molti altri, perché ognuno di noi fa sogni stupidi che non potrà o non saprà realizzare ma che nonostante tutto continua a rincorrere.
Luigi
Martedì 2 Gennaio 2018, 15.17.59
8
@GT_Oro grazie!
GT_Oro
Martedì 2 Gennaio 2018, 15.06.57
7
Grande album, e altrettanto grande il commento di Luigi!
bats
Lunedì 1 Gennaio 2018, 18.39.14
6
bello, ma con i successivi si sono superati
Electric Warrior
Domenica 31 Dicembre 2017, 11.13.05
5
Perfetto come ogni altro lavoro dei Porcupine Tree (scusate per l'imparzialità)
Hellion
Sabato 30 Dicembre 2017, 18.09.49
4
Il disco che me li fece conoscere. Dico solo una cosa, "Even less".
Luigi
Sabato 30 Dicembre 2017, 18.05.10
3
CAPOLAVORO VOTO 90. Album che farei ascoltare a tutti coloro che si sorprendono della cosiddetta svolta pop di To The Bone.
alifac
Sabato 30 Dicembre 2017, 13.41.00
2
Bellissima recensione... complimenti, davvero!
Rob Fleming
Sabato 30 Dicembre 2017, 13.13.54
1
Qua si privilegia la forma canzone e i risultati, per me, sono strabilianti. Innanzi tutto Don't hate me più pinkfloyd che non si può; e poi via via il volo psichedelico di Tinto Brass, Stop swimming capace di cullare e far sognare l'ascoltatore e la a dir poco superlativa Stranger by a minute con le sue armonie vocali.
INFORMAZIONI
1999
Snapper/Kscope
Prog Rock
Tracklist
1. Even Less
2. Piano Lessons
3. Stupid Dream
4. Pure Narcotic
5. Slave Called Shiver
6. Don't Hate Me
7. This is No Rehearsal
8. Baby Dream in Cellophane
9. Stranger By the Minute
10. A Smart Kid
11. Tinto Brass
12. Stop Swimming
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarra, Tastiera)
Richard Barbieri (Tastiera)
Colin Edwin (Basso)
Chris Maitland (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Theo Travis (Flauto e sassofono nelle tracce 11, 12)
 
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